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	<title>I love pesca sub &#124; pesca sub, apnea, agonismo, eventi, attrezzature, interviste, racconti, foto e video di pesca in apnea &#187; pesca subacquea</title>
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		<title>Massimo Scarpati: intervista al mito</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 05:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cos’è la storia se non l’insieme delle gesta di grandi uomini? E Massimo Scarpati, con i suoi primati, è stato uno degli artefici di una storia, quella della nostra pesca subacquea, tra le più belle ed entusiasmanti del secolo appena passato. Per noi apneisti dall’“antica” chioma, poi, con la sua carriera costellata di successi straordinari, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10912" style="margin-right: 10px;" title="massimo-scarpati-sub" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/massimo-scarpati-sub.jpg" alt="massimo-scarpati-sub" width="250" height="270" />Cos’è la storia se non l’insieme delle gesta di grandi uomini? E <strong>Massimo Scarpati</strong>, con i suoi primati, è stato uno degli artefici di una storia, quella della nostra <strong>pesca subacquea</strong>, tra le più belle ed entusiasmanti del secolo appena passato. Per noi apneisti dall’“antica” chioma, poi, con la sua carriera costellata di successi straordinari, che lo ha portato ai vertici ha mondiali, egli ha rappresentato l’emblema più assoluto del “CAMPIONE”.</p>
<p><span id="more-10910"></span></p>
<p>Collaboratore e testimonial per lunghi anni della <strong>Mares</strong>, per la quale ha progettato e brevettato una famosa ed innovativa gamma di articoli, tra cui le prime pinne lunghe, con ogni probabilità è stato l’atleta che più di altri ha contribuito alla transizione delle attività subacquee dalla fase iniziale di sperimentazione ed evoluzione degli anni cinquanta e sessanta a quella più moderna degli anni settanta e ottanta, sfociata nell’attuale evoluzione tecnologica.</p>
<p>Instancabile viaggiatore, si è immerso in tutti i mari, girando molti documentari naturalistici tra i quali alcuni riguardanti la pesca in apnea in Polinesia. Dagli anni ’70 vive in Sardegna e, dagli anni ‘80, ha iniziato la carriera di pescatore di Corallo rosso, diventando anche il protagonista di documentari e programmi televisivi nazionali su questo tipo di pesca.</p>
<p>Abbiamo avuto l’occasione di trascorrere con lui un’intera giornata a Mola di Bari, in occasione del Campionato Italiano di Pesca in Apnea a Coppie con regolamento ecologico (gara annullata per le pessime condizioni meteo-marine) e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande:</p>
<p><strong>Massimo, il regolamento ecologico nasce da una tua idea di circa 40 anni fa e messa in pratica solo da qualche anno. Cosa ti ha spinto a pensare questo particolare regolamento?</strong></p>
<p>In verità fu organizzata una prima gara nel 1977 ad Ischia, ed ebbe un buon successo sia tecnico che di partecipanti. Tutto nasce nel ’74, quando vinsi Il Gran Premio di Ustica con un punteggio complessivo superiore a quello totalizzato da tutti gli altri concorrenti insieme. Si parlò di una pescata record nel Mediterraneo. Avrei potuto vincere ugualmente con molto meno pesce catturato e d’allora cominciai a pensare a regolamenti più in sintonia con l’esigenza di un minor impatto sul patrimonio ittico. Voglio rimarcare che non rinnego assolutamente ciò che sono stato e che ancora sono: un pescatore subacqueo in apnea. Ma se poteva essere messo a punto un regolamento che pur premiando i meriti avesse consentito un prelievo più in sintonia con l’esigenza di difendere le risorse, questo doveva essere fatto. Purtroppo non sono stato capito o forse ero troppo in anticipo nei tempi.</p>
<p>Il motivo per cui si parlava già d’allora di Regolamento Ecologico, è anche perché obbligava la direzione di gara a prendere le misure biometriche di ogni esemplare catturato. Se si fosse adottato quarant’anni fa, la raccolta dei dati di ogni gara ecologica avrebbe contribuito enormemente ad effettuare statistiche di enorme valore scientifico sul patrimonio delle specie ittiche di interesse del pescatore apneista.</p>
<p><strong>Il Regolamento Ecologico premia il pescatore versatile, che riesce a catturare più specie e che, quindi, sa adattare le sue azioni sia a bassa profondità che a batimetriche più importanti. Pensi che se fosse stato adottato sin dalla data del suo concepimento gli specialisti della pesca profonda alla cernia, che avevano quella marcia in più rispetto agli altri apneisti del tempo, ne sarebbero stati penalizzati?</strong></p>
<p>Ho gareggiato con campioni, e non faccio nomi, che in gara si dedicavano alla pesca profonda della cernia. Ebbene raramente li ho visti vincere. Qualcuno di questi ha avuto una carriera quasi trentennale, vincendo solo una o due gare in tutta la sua vita di sportivo. Anche allora bisognava essere completi e versatili. Oggi, tuttavia, questo regolamento è ancora più attuale, visto che è stata vietata la cernia in tutte le competizioni.</p>
<p><strong>5 volte Campione Italiano Individuale, 3 volte Campione Europeo a Squadre, 1 Titolo Europeo Individuale, 1 volta Campione del Mondo Individuale; 1 volta Campionato del Mondo a Squadre, 3 volte vincitore del Gran Premio Internazionale di <a title="Ustica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ustica" target="_blank">Ustica</a>, 3 volte vincitore del Trofeo Internazionale <a title="Mondo Sommerso" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mondo_Sommerso" target="_blank">Mondo Sommerso</a>; il tuo è un palmares davvero invidiabile, interrotto da un terribile incidente di caccia. Come sarebbe stato gareggiare con regole diverse e, cioè, con un regolamento come quello da te ideato?</strong></p>
<p>Purtroppo ho avuto una carriera di soli 9 anni di gare ed il Curriculum da te descritto corrisponde alla verità, anche se mancano altre competizioni di minore importanza. Credo che non avrei avuto problemi anche se devo riconoscere che non ho mai effettuata una Gara con il Regolamento Ecologico, pur avendolo ideato e rimuginato interiormente per qualche anno prima che ne stilassi la prima copia. Da allora non è mai stata apportata alcuna modifica e vorrei che ciò avvenisse solo con l’esperienza di molte competizioni svolte. Già da allora furono da me previste delle varianti proprio per adattare il Regolamento ad ogni campo di gara, come un vestitino che si deve adattare ad ogni persona.</p>
<p>Se si andrà avanti ed un giorno avremo quella capacità, quelle conoscenze dei comportamenti dei pesci, delle consistenze delle specie e riusciremo a confezionare “un vestitino su misura” per ogni tratto delle nostre coste, allora vuol dire che avremmo raggiunto un tale grado di conoscenza dei nostri fondali che tutti dovranno riconoscerci le nostre competenze.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10917" title="scarpati-cernie" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/scarpati-cernie.jpg" alt="scarpati-cernie" width="470" height="300" /></p>
<p><strong>Il mare si sta sempre più depauperando e, spesso, il pescapneista torna a casa con poche prede nel carniere o, addirittura, a mani vuote; il mare, inoltre, tra Parchi Marini e Aree Marine Protette è sempre più vietato ai sub armati di fucile. Eppure il numero dei praticanti la nostra disciplina non accenna diminuire. Come spieghi questo fenomeno?</strong></p>
<p>Bravo vuol dire che il pescatore in apnea non persegue solo l’atto dell’uccisione dei pesci per riempire il carniere. Tutti i sub che ho conosciuto che andavano per mare solo per il carniere hanno smesso presto, visto che la pesca diventa sempre più difficile e c’è sempre meno pesce. Può sembrare strano che il mare, pur appartenente al nostro pianeta, è in effetti un altro “Universo” con regole diverse ma pieno di vita e di cose meravigliose che vanno scoperte ogni volta che ci immergiamo, ed è per noi una fonte di cultura enorme la cui conoscenza di ogni piccolo segreto ci coinvolge e ci convince che c’è ancora molto da scoprire, per cui ogni volta ci ritorniamo sempre con maggiore curiosità nel tentativo di colmare la conoscenza globale che mai potrà essere completata nell’arco di una vita.</p>
<p>Gli astronauti sono sbarcati sulla Luna una sola volta e difficilmente ci ritorneranno, perché in quell’unica volta hanno forse esaudito ogni curiosità. Nel mare c’è la vita come sulla Terra, ed anche di quest’elemento e dell’uomo che ci vive ancora non sappiamo tutto. Il Mare è quell’Universo diverso che sempre, ed a poco prezzo, ci fa vivere le emozioni dell’esploratore che scopre un nuovo mondo.</p>
<p>Ciò che sta succedendo in Italia relativamente alle Aree Marine Protette non ha più nessuna spiegazione scientifica; è diventato solo un carrozzone dove i politici assegnano posti di lavoro a loro raccomandati, coinvolgendo gli abitanti locali in enormi finanziamenti della Comunità Europea. Quando ci si accorgerà che è tutta una truffa ecologista, ci si renderà conto di essere stati gabbati, perché finiranno anche i soldi per pagare gli stipendi del personale delle AMP stesse. Purtroppo, allora, tali istituzioni rimarranno solo sulle carte e diventeranno delle Oasi per i pescatori di frodo come già avviene, mentre non saranno fruibili per le persone oneste.</p>
<p>Può sembrare strano, la Campania, ed in particolare Napoli, famosa a livello mondiale per la sua cultura, l’unica cosa che è riuscita ad esportare in tutto il mondo è il vocabolo “MONNEZZA” e detiene il record di essere riuscita a fare Parchi sulle montagne di monnezza, come il Parco del Vesuvio e l’Area Marina Protetta davanti agli scarichi altamente tossici di Cuma. Quindi, si pagano persone per conservare e proteggere la monnezza e gli scarichi e non  si spendono soldi per impedire tale scempio. Ormai la quasi totalità delle coste campane sono AMP, dove tutto è consentito ed è vietata la Pesca Subacquea. Sono napoletano e sono enormemente deluso anche dal mondo scientifico, che ha consentito che si realizzassero tali storture.</p>
<p>La pesca subacquea per il suo fascino è anche una sana realtà economica che và incoraggiata anche se con regole più severe, come può essere, ad esempio, il Regolamento Ecologico da me formulato anche con lo scopo di coinvolgere gli appassionati alla raccolta di quei dati biologici rilevabili dalle loro catture. Non dimentichiamo, infatti, che solo il pescatore in apnea può effettuare dei prelievi selettivi per specie e per grandezza.</p>
<p><strong>La cernia è stata la regina indiscussa degli albori del nostro sport, oggi il pescatore in apnea è quasi come volesse snobbare i serranidi a tutto vantaggio di prede speciali, come i dentici. Probabilmente ciò dipende dall’evoluzione delle attrezzature subacquee, sempre più tecniche e performanti, dal miglioramento delle tecniche di pesca e da una maggiore conoscenza delle reazioni del corpo umano in immersione. Cosa si dovrà inventare quando anche i dentici diventeranno prede comuni nei nostri carnieri per rendere più stimolante la pesca in apnea?</strong></p>
<p>Certamente una evoluzione c’è stata nelle attrezzature e nelle tecniche, anche se in effetti coloro che riescono ad effettuare catture difficili, come il dentice appunto, sono pochi e potranno farlo solo per un limitato periodo della loro vita. Quando non ne saranno più capaci, alcuni continueranno ad andare con la speranza sempre più remota di un colpo di fortuna, come avviene per me che a 70 anni ancora ci tento. E poi c’é sempre quell’enorme contingente di giovani, che avendo sentito i nostri racconti vorranno cominciare da capo con la cernia, per poi tentare con il dentice. L’importante che lo facciano con intelligenza e moderazione. Il dentice per il pescatore in apnea può essere solo una parentesi della sua vita finché gli è consentito dall’età, dal tempo disponibile, e dalla forma fisica. Quello che mi preoccupa è che queste prede diventano sempre più facilmente oggetto di cattura al vasto mondo della pesca dalla superficie, per i quali basta avere un po’ di soldi, una barca e conoscere tutte quelle tecniche, tipo traina, vertical jigging, etc.</p>
<p><strong>In conclusione di questa nostra chiacchierata, come vuoi congedarti dai nostri lettori e che consigli vuoi dare alle giovani leve?</strong></p>
<p>Il Regolamento Ecologico fu anche formulato per impegnare l’apneista ad uno stress fisico meno intenso, per scongiurare gli incidenti di sincope ed anche per evitare quell’incidente che allora era ancora sconosciuto e che oggi viene denominato TARAVANA. Inoltre bisogna sempre tener presente un principio: tra due apneisti pescatori che ottengono lo stesso risultato, è sicuramente più bravo colui che ha impegnato meno energie, avrà effettuato apnee più brevi ed avrà pescato a profondità inferiori.</p>
<p>A cura di Antonio Mancuso</p>


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		<title>La pesca subacquea in Ucraina</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
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Se qualcuno ha mai fatto immersioni nel Mar Nero o nel Mare di Azov (due mari dell&#8217;Ucraina) ed ha visto i fondali poveri di pesce e l&#8217;acqua poco trasparente, dovrebbe essere convinto che la pesca subacquea in questo paese non può esistere. Invece non è così.

E&#8217; un fenomeno strano che non riesco a spiegare, però [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10963" title="pesca-ucraina" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pesca-ucraina.jpg" alt="pesca-ucraina" width="470" height="300" /></p>
<p>Se qualcuno ha mai fatto immersioni nel <strong>Mar Nero</strong> o nel <strong>Mare di Azov</strong> (due <strong>mari dell&#8217;Ucraina</strong>) ed ha visto i fondali poveri di pesce e l&#8217;acqua poco trasparente, dovrebbe essere convinto che la <strong>pesca subacquea</strong> in questo paese non può esistere. Invece non è così.</p>
<p><span id="more-10960"></span></p>
<p>E&#8217; un fenomeno strano che non riesco a spiegare, però quando ho iniziato a praticare la pesca subacquea nel lontano 1981 in Ucraina (anzi nella parte Ucraina dell&#8217;Unione Sovietica) già esistevano parecchi pescatori. A quell&#8217;epoca il regime comunista non faceva entrare i beni di largo consumo dall&#8217;estero e l&#8217;economia sovietica non era per niente preoccupata di produrre le <strong>attrezzature per la pesca subacquea</strong>. Perciò gli appassionati della pesca si facevano costruire per conto loro le pinne, le zavorre e i fucili. <em>E che fucili!</em></p>
<p>Un arbalete con gli elastici non esisteva neanche come concetto.</p>
<p>Tutti i <strong>fucili</strong> erano <strong>pneumatici</strong> o <strong>idropneumatici</strong>. Gli ingegneri appassionati della pesca facevano i disegni dei fucili e li pubblicavano sull&#8217;unica rivista subacquea dell&#8217;Unione Sovietica &#8220;Sportsmen podvodnik&#8221; (Subacqueo sportivo). Poi ognuno di noi tramite un amico che lavorava in qualche stabilimento metalmeccanico dello stato si faceva costruire un fucile utilizzando i disegni pubblicati o facendo il proprio disegno.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10964" title="fucile-idropneumatico" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/fucile-idropneumatico.jpg" alt="fucile-idropneumatico" width="470" height="230" /><br />
Fucile idropneumatico autocostruito nel 1984.</p>
<p>Nell 2003 durante una battuta di pesca sul fiume Dnepr ho conosciuto l&#8217;ideatore del <strong>fucile pneumatico</strong>; fucile che molti pescatori russi e ucraini preferiscono ancora oggi ai fucili commerciali di famose ditte. L&#8217;Ingegner <strong>Zelinski</strong> all&#8217;epoca era diventato un mito per noi. Quando l&#8217;ho conosciuto mi sebrava un &#8220;ragazzo&#8221; di settant&#8217;anni, come si comportava, pieno di vita e energia. Purtroppo non c&#8217;è più.</p>
<p>Adesso è diverso. Esiste una vasta scelta di prodotti per la <strong>pesca subacquea</strong> di ogni genere. Però i pescatori di vecchio stampo continuano ancora oggi a costruire i fucili per conto loro.</p>
<p>La <strong>pesca in Ucraina</strong> viene praticata maggiormente sui fiumi. Il miglior periodo è l&#8217;autunno e l&#8217;inverno. Ad ottobre l&#8217;acqua nei fiumi diventa trasparente perchè finisce il processo di vegetazione dell&#8217;acqua. La visibilità in quel periodo può arrivare a 5 &#8211; 7 metri.</p>
<p>La temperatura dell&#8217;acqua scende da 10º C a Ottobre a 2 &#8211; 4º C a Dicembre. E&#8217; molto difficile trovare sul mercato le <strong>mute</strong> di grosso spessore adatte per la pesca invernale. Qualche cosa fanno Picasso e Omer di 9 mm di spessore. Però la maggior parte dei pescatori ucraini usa mute fatte su misura da una piccola ditta locale con neoprene da 10 mm. Molti preferiscono le mute fatte con neoprene liscio perchè aderiscono meglio e sono più calde. Io uso la muta monofoderata perchè quelle liscie sono molto delicate e se ti capita di tagliarla con un ramo di un albero sommerso durante la pesca dopo sono dolori.</p>
<p>L&#8217;acqua gelida ti arriva sotto la muta e sei costretto a tornare subito sulla barca. Le mute si fanno con un&#8217;apertura facciale molto piccola, perchè le guance rimangono l&#8217;unica parte del corpo non protetta. Quando si entra in acqua si avverte un forte dolore alle guance che passa dopo 10 &#8211; 15 minuti. Le guance e le labbra si gonfiano di sangue e alla fine della pescata quando esci dall&#8217;acqua non riesci a parlare perchè hai le labbra gonfie come dopo un intervento di chirurgia plastica&#8230;</p>
<p>Però per non sentire il freddo non è tanto importante la muta quanto i <strong>guanti</strong> e le <strong>pinne</strong>. I guanti sono fatti a tre scompartimenti: uno per pollice, uno per indice e uno per le altre tre dita.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10965" title="guanti-3-dita" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/guanti-3-dita.jpg" alt="guanti-3-dita" width="470" height="250" /></p>
<p>I calzari sono di 10 mm di spessore, perciò se metti le pinne anche della massima misura le senti strette. Quando le pinne sono strette ostruiscono la circolazione sanguigna ai piedi e dopo un pò non li senti più. Perciò la tomaia della pinna si taglia longitudinalmente, dopo si applicano i fori e si mettono i lacci. La pinna si chiude come la scarpa. Certo, a vedere le pinne cosí uno si mette a ridere, però sono più comode.</p>
<p>I fucili sono perlopiù pneumatici. Sono più maneggevoli considerando il fatto che spesso si pesca sotto gli alberi sommersi in presenza della corrente con la visibilità ridotta. Un altro argomento a favore dei pneumatici è che i fucili a elastici al freddo perdono elasticità e forza. Se capita un grosso pesce gatto devi avere un fucile potente. L&#8217;acqua nei fiumi è un pò scura, poi d&#8217;inverno c&#8217;è poca luce, perciò alla profondità di 3 &#8211; 4 metri diventa buio. Si usano le torce, qualcuno fissa la torcia direttamente sul fucile.</p>
<p>Di solito si pesca fino a 5 &#8211; 7 metri di profondità, al massimo fino a 10 metri. Con la zavorra che pesa 12 &#8211; 15 chili è difficile andare oltre.</p>
<p>Il pesce più ambito e senza dubbio il <strong>pesce gatto</strong>. Capitano gli esemplari che superano i 100 chili. Purtroppo ultimamente sempre di meno. Le condizioni economiche drammatiche della vita in Ucraina costringono la gente a sopravvivere con ogni mezzo. Perciò ci sono tanti pescatori di frodo, bombolari che fanno strage. La polizia fluviale che deve controllare la situazione è molto corrotta. E forse i più coscienti e più responsabili in questa situazione sono proprio i pescatori subacquei che vedono l’impoverimento delle acque con i propri occhi e in qualche maniera cercano di contrastare il fenomeno.</p>
<p>I pesci gatto nel periodo autunno &#8211; inverno sono poco mobili. Si trovano nelle fosse sul fondo alla profondità di 7 &#8211; 10 metri. Perciò bisogna fare tanti spostamenti e tante apnee per trovarlo. E&#8217; fondamentale spararlo al centro del corpo. Mai nella testa, perchè l&#8217;osso della testa è talmente spesso che l&#8217;asta rimbalza senza fargli un minimo danno. Un pesce colpito inizialmente fa forte resistenza, però dopo un pò cede.</p>
<p>Le carni di pesce gatto sono ottime. Ci sono tante pietanze nella cucina ucraina dove è presente il pesce gatto. E&#8217; molto buono fritto, allo spiedo, in brodo di pesce.</p>
<p>Un altro ottimo pesce è il <strong>luccio persico</strong>. D&#8217;inverno si trovano sotto gli alberi sommersi. Di solito sono in gruppi di alcuni esemplari. Possono essere più di una ventina. E se ne prendi uno non facendo tanto chiasso gli altri pesci rimangono immobili. In questo caso solo la coscienza di un pescatore può limitare il danno alla natura.</p>
<p>Gli altri pesci sono luccio, pesce persico, carpa, trinca. Difficilmente rimaniamo senza pesce dopo una giornata di pesca.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10966" title="pesca-fiume" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pesca-fiume.jpg" alt="pesca-fiume" width="470" height="300" /></p>
<p>La pesca invernale si fa fino a Febbraio &#8211; Marzo. Se l&#8217;inverno è freddo e il fiume si copre di ghiaccio rimangono le zone del fiume oltre le dighe delle centrali elettriche che rimangono libere dove si può continuare a pescare.</p>
<p>Mi è capitato di pescare d&#8217;inverno con una temperatura esterna di &#8211; 20º C. Quando stai nell&#8217;acqua non senti la differenza. I problemi iniziano quando esci. La muta si gela subito e diventa rigida come una corazza. Per toglierla devi darti da fare. Dopo quando l&#8217;hai tolta per qualche minuto rimani nudo e bagnato sulla neve al freddo maledetto.</p>
<p>Ti salvano la vita solo le parolacce che ti escono dalla bocca e un bicchiere di vodka.</p>
<p>Certo se dovessi scegliere tra la pesca sulla Grande Bariera Corallina e quella invernale in Ucraina io sceglierei la prima. Però anche la seconda ha il suo fascino e la sua particolare bellezza. E io la faccio con molto piacere perchè mi fa sentire vivo e forte.</p>
<p>Gennady Chumachenko</p>


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		<title>Il Mondo dei sogni</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
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Nella serie di interviste che ho curato su Pescasub ad atleti e personaggi denominata “I Protagonisti”,  l’ultima domanda posta a tutti è sempre stata: “ dimmi tre parole per definire il nostro sport…”.
A testimonianza della grande passione che percorre trasversalmente l’ambiente dei pescatori e degli addetti ai lavori, nessuno degli intervistati ha dato una risposta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10535" title="figli-nettuno" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/figli-nettuno.jpg" alt="figli-nettuno" width="470" height="250" /></p>
<p>Nella serie di interviste che ho curato su Pescasub ad atleti e personaggi denominata “I Protagonisti”,  l’ultima domanda posta a tutti è sempre stata: “ dimmi tre parole per definire il nostro sport…”.</p>
<p><span id="more-10533"></span>A testimonianza della grande passione che percorre trasversalmente l’ambiente dei pescatori e degli addetti ai lavori, nessuno degli intervistati ha dato una risposta scontata o banale a questa domanda. Alcuni hanno deciso di rispondere “alla lettera” scegliendo tre parole adeguate, di solito tre aggettivi. La maggior parte ha optato per una breve definizione, sforzandosi di descrivere l’essenza del nostro sport in tre parole o poco più, e ne sono uscite definizioni quasi sempre sorprendenti e tutte molto coinvolgenti.</p>
<p>Ma uno solo mi ha dato una risposta che mi ha fatto restare a bocca aperta, lasciandomi sorpreso ed emotivamente coinvolto. Era proprio la risposta che avrei voluto dare io ad una siffatta domanda ma che ancora non mi era venuta in mente e, davvero, non so se sarei stato capace di trovarla da solo. Eppure, usare le parole per costruire frasi adatte a descrivere i sentimenti è un pò il mio mestiere. Comunque vi voglio raccontare come è andata.</p>
<p><a href="http://www.polosub.com" target="_blank">Giuliano</a> ed io eravamo seduti comodamente a fare l’intervista al tavolino di un bar ed avevamo lavorato, ma anche scherzato e discusso seriamente lungo tutto il percorso della lunga strada fatta di domande. Era già nell’aria la sensazione che il nostro lavoro, o gioco, stava per finire; esattamente come i due caffé, le cui tazzine erano sul tavolino davanti a noi quasi vuote. Alzai gli occhi dal foglio e pronunciai la classica ultima domanda: dimmi tre parole per definire il nostro sport…..”. Giuliano si appoggiò leggermente indietro sullo schienale della sedia ed indirizzò meglio lo sguardo a cercare il mio. Solo quando fu sicuro della mia attenzione, sorrise appena con quell’aria di chi ti dice: “ma amico mio perché mi stai facendo una domanda così ovvia?”. Sorrisi anche io per cortesia, perché vedevo che stava rimuginando qualcosa, anche se ancora non capivo di cosa si trattasse. Allora, continuando a sorridere, Giuliano scosse anche leggermente la testa, a sottolineare l’ovvietà della risposta e disse: “E’ il mondo dei sogni” e ribadì: “la <strong>pesca subacquea</strong> è il mondo dei sogni”.</p>
<p>A questo punto rimasi spiazzato da una risposta  tanto sorprendente, ma che l’istinto mi diceva essere giusta, anzi mi suggeriva essere forse l’unica risposta completamente esatta. Al momento non capivo per quale ragione l’istinto mi suggerisse una cosa del genere, eppure sentivo che quella era anche la mia risposta e, forse, anche la risposta di tanti altri pescatori. E mi chiedevo perché era esatta visto che si presentava come totalmente illogica. Infatti sembra straordinariamente fuori luogo parlare di “mondo dei sogni” per qualcosa, come la pesca in apnea, che avviene nella realtà.</p>
<p><em>Cosa significa fare una affermazione del genere? Apparentemente niente. </em></p>
<p>Si dice infatti che “i sogni finiscono all’alba” e, di solito, ciò è vero sia per i “sogni ad occhi aperti” che per quelli naturali che accompagnano il nostro sonno fisiologico. Ma d’improvviso capii che la regola per la quale i sogni sono sempre separati dalla realtà, può avere le sue eccezioni le quali, in fondo, finiscono per confermare la regola. Ripensandoci, il fatto che la pesca è il “mondo dei sogni” l’avevo sempre saputo nel mio cuore, senza riuscire a razionalizzarlo, così come invece era stato capace di fare Giuliano.</p>
<p>Il nostro sport, non solo per me, ma per l’anima di ogni pescatore, altro non è se non il mondo dei sogni nella vita reale. Per ciascuno di noi le avventure sul fondo del mare equivalgono a partecipare in prima persona al nostro film preferito, come se ci trovassimo fisicamente in mezzo alle avventure dei nostri miti. Come se potessimo alzarci dalla poltrona al cinema, attraversare lo schermo ed entrare direttamente nella storia. Per un pescatore subacqueo andare in mare significa essere il protagonista del “Gladiatore”, di “Titanic”, de “Le Grand Bleu”, di “Rambo” o di qualsiasi altro sogno possa venirgli in mente. Con la considerevole differenza che non si tratta di immaginazione ma della realtà che vive con il suo corpo e con il suo sangue. Come dice Giuliano la pesca subacquea è “il mondo dei sogni” per l’appunto.</p>
<p>Il set di questo mondo dei sogni è il mare e la storia, sempre uguale e sempre diversa, si chiama  pesca subacquea. L’esercizio del nostro sport è una attività fisica con regole tecniche e sportive ma è anche, per la nostra anima, quel  luogo spirituale dove possiamo vivere nel mondo fisico della realtà i nostri sogni più incredibili, volando liberi verso l’alto e verso il basso, protetti dalla nostra armatura di neoprene, e con ai piedi le nostre ali di carbonio. La pesca subacquea è quell’incantato mondo dei sogni dove, armati di una semplice arma bianca da cavaliere, possiamo andare alla ricerca del nostro drago.</p>
<p>E così, grazie al mio amico Giuliano, da oggi in poi se qualcuno verrà a chiedermi di descrivere con poche parole cosa sia il nostro sport saprò cosa rispondergli “La pesca subacquea? La pesca subacquea è il mondo dei sogni, naturalmente”.</p>
<p>Gherardo Zei</p>


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		<title>Sicurezza: la pesca in coppia</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
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[Premessa] Con i miei video di pesca profonda mi pongo spesso il dubbio se sia etico o meno postare in rete azioni di pesca che potrebbero portare a tentativi di imitazione soprattutto da parte dei più giovani ed inesperti.
Colgo l’occasione con questo articolo di ribadire che le azioni che si vedono nei video richiedono tanta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/cico-andrea.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9936" title="cico-andrea" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/cico-andrea.jpg" alt="cico-andrea" width="470" height="250" /></a></p>
<p>[<em>Premessa</em>] Con i miei <a href="http://www.youtube.com/user/ciconat" target="_blank">video di pesca profonda</a> mi pongo spesso il dubbio se sia etico o meno postare in rete azioni di pesca che potrebbero portare a tentativi di imitazione soprattutto da parte dei più giovani ed inesperti.</p>
<p><span id="more-9935"></span>Colgo l’occasione con questo articolo di ribadire che le azioni che si vedono nei video richiedono tanta esperienza e tanto allenamento specifico. Ogni tuffo è il risultato di anni di pratica ed ogni metro di quota operativa è stato conquistato con impegno e applicazione.</p>
<p>Purtroppo la vita del pescatore subacqueo, con qualche anno di esperienza, è spesso costellata di croci ed anche io non ne sono immune. Diversi sono gli amici, più o meno cari, che negli anni sono morti pescando. Ogni volta che accade un fatto del genere mi chiedo cosa si poteva fare per evitare che accadesse. Le risposte sono sempre molteplici ma una che vale sempre è quella che con un compagno sopra la testa probabilmente non sarebbe successo.</p>
<p>Purtroppo la <strong>pesca subacquea</strong> differisce da tutte la pratiche sportive anche in questo. E’ uno “sport” poco traumatico, fatta eccezione per i problemi timpanici è quasi impossibile farsi male autonomamente quando si è in acqua. Il problema è che la linea che separa la vita dalla morte è spesso molto sottile. Un tuffo tirato con una samba in uscita può risolversi con un grande spavento, ma può anche risolversi in maniera molto diversa e terribile.</p>
<p>Quando sui forum si parla di sicurezza a seguito di infortuni mortali quasi sempre la discussione finisce in rissa ognuno arroccato sulle proprie posizioni.</p>
<p>In questo articolo si potrebbero dire tante cose che sicuramente molti altri hanno già detto, quello che intendo fare io è spiegare esattamente come gestisco io le mie pescate profonde e dare una linea guida testata nel tempo. Io non sono un oracolo e quello che espongo è solo frutto della mia esperienza e quindi sicuramente opinabile ma indubbiamente concreto.</p>
<p>Io sono un ingegnere e mi occupo quasi esclusivamente di sicurezza in ambienti industriali, sono anche un istruttore di apnea (AA) ed istruttore RESCUE viene da se che l’attenzione verso questa problematica sia estremamente elevata.</p>
<p>Io pesco da tanti anni con un compagno di pesca abituale, con più o meno, le mie quote operative. E’ un sommozzatore dei vigili del fuoco e quindi estremamente esperto in acqua e nel recupero di infortunati.</p>
<p>Le nostre battute di pesca si svolgono quasi sempre senza barcaiolo, ancoriamo il gommone in una zona interessante, entriamo in acqua con un pallone segnasub e facciamo rigorosamente un tuffo a testa. Il compagno in superficie tiene il pallone ed ha <span style="text-decoration: underline;">l’obbligo</span> di controllare l’altro durante tutto il tuffo. Il nostro affiatamento è tale che io so sempre che all’uscita dal tuffo avrò Fabrizio che vigila su di me e lui viceversa.</p>
<p>Spesso capita di pescare a batimetriche alle quali anche con l’acqua limpida non si vede il fondo, uno degli espedienti che abbiamo adottato è quello di colorare alcuni piombi di bianco, questo permette di individuare il compagno anche in zone molto profonde. Due piombi colorati non influiscono sull’avvicinamento dei pesci, di questo ne sono sicuro.</p>
<p>E’ fondamentale che chi sta in superficie non si distragga e tenga sempre gli occhi sul fondo nel punto in cui si trova il compagno.</p>
<p>Francamente a me non è mai successo di dover intervenire in aiuto per una samba o sincope e viceversa neanche io ho mai tirato tuffi fino a quel punto, è capitato però varie volte di dover  intervenire per aiutare il compagno nel recupero di un pesce grosso (quasi sempre cernia), che una volta sparato si cerca di riportare in superficie per evitarne l’intanamento. In quel caso si può intervenire repentinamente scendendo quei 10/15 metri per recuperare il fucile con il pesce e permettere al compagno di risalire in tranquillità.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-natale-galeano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9937" title="pelizzari-natale-galeano" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-natale-galeano.jpg" alt="pelizzari-natale-galeano" width="470" height="300" /></a></p>
<p>A valle di quanto sopra mi sento di dare sicuramente i seguenti consigli a chi decide di pescare con determinate tecniche (aspetto, agguato profondo, tana) a batimetriche che sono al limite per le proprie capacità:</p>
<p>1) Fatevi un corso di apnea, qualsiasi didattica va bene, ma è indispensabile avere nozioni di base sulla fisiologia e sulle tecniche di respirazione prima e dopo l’apnea;</p>
<p>2) Trovatevi un compagno fidato che, come voi, voglia pescare in sicurezza e che abbia caratteristiche simili come pescatore;</p>
<p>3) Iniziate andando a pescare con un solo fucile in due, questo inevitabilmente obbliga a non distrarsi durante l’apnea del compagno;</p>
<p>4) Fate un corso di primo soccorso (BLS) per essere in grado di gestire un infortunato in stato di incoscienza o peggio ancora in arresto cardiaco e/o respiratorio;</p>
<p>5) Mettetevi d’accordo su alcuni segni convenzionali che vi permettano di comunicare immediatamente un eventuale problema.</p>
<p>Questi sono, a mio avviso, elementi fondamentali per una pesca sicura. Peraltro la <strong>pesca in coppia</strong> è anche un momento di condivisione, dopo ogni tuffo si parla, si decide insieme come e dove impostare il tuffo successivo. Ogni cattura vale doppio perchè si vive in due e l’emozione è amplificata.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/trio-pesca.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9939" title="trio-pesca" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/trio-pesca.jpg" alt="trio-pesca" width="470" height="280" /></a></p>
<p>La pesca in coppia nel mio caso specifico ha anche il vantaggio di ridurre la possibilità di insorgenza di patologie quali in “<strong>taravana</strong>”. E’ ormai assodato che fra le cause scatenanti rientrano sicuramente le quote operative e l’esiguità dei tempi di recupero in superficie fra un tuffo e l’altro. Con la pesca in coppia si riduce il rischio aspettando, in automatico, il tempo necessario e si riduce la noia dell’attesa tra un tuffo e l’altro.</p>
<p>Premetto, senza ipocrisia, che a me piace anche andare a pesca da solo, spesso capita che riesca a ritagliarmi un paio d’ore al pomeriggio e, anche senza compagno, mi faccia le mie ore di acqua. In questo caso le mie pescate si svolgono su batimetriche e fondali decisamente differenti, mi pongo in condizioni molto più conservative consapevole comunque della presenza sempre di un rischio residuo.</p>
<p>Io sono il primo a dire che la <strong>pesca profonda</strong> è bella e va fatta se ne avete voglia, ma può essere anche molto rischiosa indipendentemente dal vostro grado di esperienza. Se decidete di intraprendere questo tipo di pratica sappiate che l’incidente è sempre in agguato e solo osservando sempre determinate regole (quelle sopra riportate sono solo alcune e frutto della mia esperienza) potete evitare che uno spavento si trasformi in qualcosa di più grave.</p>
<p><em>Cico Natale</em></p>


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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 07:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
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Quando si chiede ad un qualunque pescatore di raccontare un episodio particolarmente significativo, le sorprese non mancano. E’ pur vero che molti raccontano la storia del pesce più grosso della loro vita ma, almeno altrettanti, privilegiano invece episodi di pesca diversi e quasi sempre singolari.

C’è chi narra un tuffo molto profondo, chi una grande cattura [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/nettuno.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3534" title="nettuno" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/nettuno.jpg" alt="nettuno" width="470" height="300" /></a></p>
<p>Quando si chiede ad un qualunque pescatore di raccontare un episodio particolarmente significativo, le sorprese non mancano. E’ pur vero che molti raccontano la storia del pesce più grosso della loro vita ma, almeno altrettanti, privilegiano invece episodi di pesca diversi e quasi sempre singolari.</p>
<p><span id="more-7981"></span></p>
<p>C’è chi narra un tuffo molto profondo, chi una grande cattura mancata per un soffio, chi un’azione particolarmente tecnica e chi, infine, ricorda un’avventura di mare che ha un rapporto solo indiretto con la pesca (come uno spavento causato da un motoscafo, oppure un incontro speciale con una tartaruga).</p>
<p>Questo significa che pensando ai ricordi di mare più belli non rievochiamo solo grandi pescate ma anche tante altre cose. <em>Ma cosa ha lasciato per davvero il mare dentro di noi?</em> Questo punto di vista originale sulla pesca ci spinge, una volta di più ad interrogarci sulle ragioni della nostra passione per la <strong>pesca subacquea</strong>. Balza agli occhi che non è solo il pesce quello che cerchiamo, anzi, forse il pesce è soltanto un pretesto, una specie di simbolo intorno al quale costruiamo uno stile di vita che ci piace e che ci consente di passare molto tempo in posti che amiamo, facendo cose che ci interessano.</p>
<p>Se osserviamo i fatti dal punto di vista pragmaticamente oggettivo la cattura di un pesce è solo un “gesto tecnico” e la nostra preda è destinata ad essere niente di più di una “squisita pietanza”. Ma dentro l’anima di un pescatore subacqueo le cose non sono così semplici e accanto ad una “cattura oggettiva” esiste una “cattura emotiva”. Diciamo che si potrebbe definire la “<em>cattura emotiva</em>” come una specie di “aspirazione” o “sogno” destinato, dopo il suo conseguimento, a diventare uno straordinario, ineguagliabile ricordo.</p>
<p>Di solito il primo approccio emotivo alla pesca avviene attraverso il meccanismo dell’emulazione che, da sempre, induce i giovani a cercare un “maestro”, le cui avventure in mare vengono idealizzate come grandi imprese. Il giovane pescatore si autonomina discepolo di un pescatore più anziano (sia esso un agonista, un personaggio della subacquea o anche soltanto un forte pescatore locale). Non ha alcuna importanza che discepolo e maestro vadano a pesca insieme, anzi potrebbero addirittura non conoscersi e, nonostante questo, avranno una specie di rapporto reciproco di interazione psicologica.</p>
<p>Il <em>discepolo </em>imparerà da ogni parola del <em>maestro </em>o anche solo da ogni notizia avuta su di lui dalla carta stampata, mentre il maestro che conoscerà questo giovane anche solo per una e-mail ricevuta o per poche chiacchiere scambiate in qualche fiera del mare, ne sarà influenzato, percependo che il suo andare per mare ha un valore che prescinde dalla propria individualità, e si sentirà, pertanto, motivato a cercare di essere all’altezza dell’immagine che quel giovane ha di lui.</p>
<p>Il fatto che, molto spesso, il pescatore cominci ad andare in mare inseguendo l’immagine di un “maestro” pone le basi psicologiche perché la cattura che insegue sia una “cattura emotiva”, molto più che la semplice raccolta di pesce dal mare. Interiormente, infatti, è l’atteggiamento mentale che cambia il valore delle cose da oggettivo a soggettivo. E di solito la mente di ogni giovane pescatore è piena di racconti mitici e di immagini di grandi lupi di mare con prede formidabili. A questo punto intervengono le condizioni a contorno a creare il palcoscenico ideale per la “cattura emotiva”.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/zei-leccia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7982" title="zei-leccia" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/zei-leccia.jpg" alt="zei-leccia" width="470" height="627" /></a></p>
<p>Infatti il nostro sport sembra quasi fatto apposta per creare un atmosfera fortemente suggestiva. Tutto al contrario esistono altri sport (pur belli) che si svolgono nel mondo della comunità umana senza alcun fascino trascendente. A esempio il giocatore di tennis durante la partita litiga con l’arbitro o parla con l’allenatore, mentre il calciatore, fermo a centrocampo, può conversare con i suoi compagni. Del tutto differentemente il paracadutista acrobatico è solo con la natura seduto sul bordo della pedana di lancio dell’aereo, così come lo è il surfista mentre sfreccia appoggiato al muro di un’onda oceanica.</p>
<p>Eppure nessuno di loro ha un contatto così esclusivo con la natura e con la propria anima come il <strong>pescatore subacqueo</strong> nel tuffo verso il fondo, quando si trova ad essere totalmente isolato dal mondo degli uomini e fuso nell’acqua in caduta verso un altro mondo. Perfino nel nostro stesso ambiente si dice, con una certa ironia, che i pescatori subacquei hanno la buffa mania di mitizzare se stessi e, almeno in parte, è vero.</p>
<p>Condivido l’autoironia perché <span style="text-decoration: underline;">non bisogna mai prendersi troppo sul serio</span>, ma credo che sia giusto capire le serie ragioni che sono alla base di questa sorta di ingenua e sincera esaltazione. Infatti, quando il giovane pescatore subacqueo si trova, completamente da solo, finalmente in caduta verso il fondo, ad emulare le gesta del suo “maestro” e già sente il cuore scoppiargli di libertà e di avventura, ecco che interviene il “fattore pesca”.</p>
<p>L’azione della cattura che, in se stessa, è soltanto un gesto tecnico, si inserisce in questo quadro psicologico molto emotivo, apportando, essa stessa, ulteriori elementi catalizzatori di tipo fortemente emozionale: quali la difficoltà tecnica, l’incertezza sull’esito della cattura e, non ultima, la ferma volontà necessaria a superare la paura e la fatica (intendo dire la fatica vera, quella delle quattro o cinque ore di mare con il suo corredo di endorfine). A questo punto, per il pescatore, tutto ciò che avviene nella realtà dei fatti viene inserito in un contesto soggettivo, emotivo e personale, destinato a far diventare ogni episodio intimamente leggendario, come una esperienza spirituale <span style="text-decoration: underline;">molto più che come un evento sportivo e ricreativo</span>.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/spigola-orata.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7983" title="spigola-orata" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/spigola-orata.jpg" alt="spigola-orata" width="470" height="280" /></a></p>
<p>Ormai è chiaro perché l’aspetto della cattura del pesce non sia fondamentale e, per questo, se torniamo alla domanda iniziale, ci spieghiamo perché, tra i ricordi più importanti delle avventure in mare ci sono, oltre ai pesci più belli, anche tante altre cose: tuffi profondi, pericoli scampati, eventi curiosi e incontri inattesi. Mentre viviamo questa esperienza speciale che si chiama “<strong>pesca subacquea</strong>”, tutto intorno a noi si ammanta di leggenda. Ed è per questo che quando cominciamo a praticare questo sport non possiamo più abbandonarlo, anche se tutto il mondo ci rema contro.</p>
<p>Ed è per questo che, al rientro, in piedi sulla riva con la muta ancora gocciolante, ci basta fermarci qualche minuto ad ammirare l’orizzonte azzurro, per capire, con il cuore pieno di poesia, che quei due saraghi che pendono dalla nostra cintura non sono solo pesci ma sono piuttosto il simbolo di un grande amore.</p>
<p>Quei saraghi sono la nostra “cattura emotiva”.</p>
<p><em>Gherardo Zei</em></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La pesca subacquea in Croazia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 09:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
				<category><![CDATA[itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sub]]></category>
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		<category><![CDATA[Federazione Croata di pesca sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Hvar]]></category>
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		<category><![CDATA[Lastovo]]></category>
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		<category><![CDATA[pesca subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[Vis]]></category>
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		<description><![CDATA[
La Croazia è una nazione conosciuta per la pesca subacquea e sarebbe strano se non fosse così per i suoi 5835 chilometri di costa e le 1246 isole.

Questo bellissimo mare e le isole incontaminate hanno da sempre attirato moltissimi turisti tra i quali anche i pescatori subacquei. In quest’articolo tenteremo di avvicinarvi alle leggi che [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pesca-croazia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7861" title="pesca-croazia" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pesca-croazia.jpg" alt="pesca-croazia" width="470" height="230" /></a></p>
<p>La <strong>Croazia </strong>è una nazione conosciuta per la <strong>pesca subacquea</strong> e sarebbe strano se non fosse così per i suoi 5835 chilometri di costa e le 1246 isole.</p>
<p><span id="more-7860"></span></p>
<p>Questo bellissimo mare e le isole incontaminate hanno da sempre attirato moltissimi turisti tra i quali anche i pescatori subacquei. In quest’articolo tenteremo di avvicinarvi alle leggi che regolano la pesca e soprattutto la <strong>pesca sub in Croazia</strong>.</p>
<p>Il 7 maggio 2010 è entrata in vigore la <span style="text-decoration: underline;">nuova legge</span> sulla pesca, vediamo cosa c’è di nuovo per la pesca subacquea e per i turisti che vogliono gustare il mare croato e le sue prelibatezze.</p>
<p>Per prima cosa ogni persona che cerca di prelevare qualsiasi organismo dal mare deve avere il permesso! Si,dovete avere il permesso anche se pescate con la canna comprata sulle bancarelle con vostra figlia di 5 anni.</p>
<p>Gli stranieri possono comprare permessi giornalieri (60 kune – 1 euro cca. 7,40 kune), di tre giorni (150 kune), settimanali (300 kune) e mensili (700 kune). Oltre al permesso è necessaria la tessera d’iscrizione alla <strong>Federazione Croata di pesca sportiva</strong> che costa 100 kune ed è valida per un intero anno (dal 1 gennaio fino al 31 dicembre).</p>
<p>I permessi si possono comprare nei club di pesca, in vari negozi di pesca e anche in certe agenzie turistiche. Prima di partire sarà necessario mettersi d’accordo dove comprare il permesso. È importante notare la differenza tra il permesso sportivo di colore GIALLO, che permette di pescare con la canna o il fucile e, invece, quello ricreativo di colore VERDE, che non permette di pescare con il fucile. Per i pescatori subacquei è dunque indispensabile il permesso sportivo GIALLO.</p>
<p>Anche per i palamiti esistono permessi speciali, cioè con il permesso sportivo, giallo, non è possibile  pescare con i palamiti.</p>
<p>Per la pesca del tonno e del pesce spada esistono permessi speciali, <span style="text-decoration: underline;">è proibita la pesca con il fucile</span>.</p>
<p><strong>Le leggi per la pesca subacquea sono le seguenti:</strong></p>
<ul>
<li>È proibita la pesca subacquea dal tramonto all’alba</li>
<li>Si può praticare solo in apnea (è proibito avere contemporaneamente bombole e fucile sulla barca)</li>
<li>Il pescatore deve essere sempre adeguatamente segnalato (boa con minimo di 10 litri di capienza legata con una sagola alla cintura dei piombi del pescatore)</li>
<li>Non si può praticare la pesca subacquea al di sotto dei 16 anni</li>
<li>In un giorno si possono pescare fino a 5 chili più un pesce (per esempio  4.9 kg di pesce e un dentice di 4 chili = OK, 5,01 più un’orata di mezzo kilo = NON OK)</li>
<li>In barca è permesso avere fino a due fucili per permesso sportivo</li>
<li>Nella pesca subacquea è proibito tirare il pescatore con la barca (paperino)</li>
<li>È permesso l’uso della torcia subacquea</li>
</ul>
<p><strong>Dove si può pescare:</strong></p>
<ul>
<li>È proibito pescare a meno di 200 metri di distanza da allevamenti di pesce o di mitili</li>
<li>La pesca è proibita nei porti e porticcioli</li>
<li>La pesca è proibita sulle spiagge e luoghi balneari dal 1 maggio fino al 1 ottobre</li>
<li>È proibito pescare nelle zone protette (tutte le foci dei fiumi, riserve naturali e parchi nazionali – Isole Brioni, Kornati, Mljet)</li>
</ul>
<p><strong>Cosa si può pescare:</strong></p>
<ul>
<li>È proibito pescare il marvizzo (Labrusviridis) tutto l’anno</li>
<li>C’è il fermo pesca per la Corvina dal 15 maggio al 15 luglio e per tutti i tipi di cernia dal 1 luglio al 31 agosto</li>
<li>Il fermo pesca è inoltre attivo per i crostacei – aragosta (Hommarusgammarus) e astice (Palinuruselaphas) dal 10 settembre al 15 maggio e per la granceola (Maja squinado) dal 1 giugno al 30 novembreÈ proibito pescare pesci e altri organismi marini di dimensioni inferiori alle seguenti:</li>
</ul>
<p><strong>1. Pesci (PISCES)</strong></p>
<ul>
<li>Pagello (Pagelluserythrinus) 12 cm</li>
<li>Cefalo (Mugilcephalus) 20 cm</li>
<li>Sarago Fasciato -  Fratar, pic, šarag (Diplodusspp.) 15 cm</li>
<li>Ricciola &#8211; Gof (Seriola dumerili) 45 cm</li>
<li>Pesce spada &#8211; Iglan (Tetrapturusbelone) 120 cm</li>
<li>Tanuta &#8211; Kantar (Spondyliosomacantharus) 18 cm</li>
<li>Corvina &#8211; Kavala (Sciaena umbra) 30 cm</li>
<li>Cernia &#8211; Kirnja (Epinephelusspp.) 45 cm</li>
<li>Orata &#8211; Komarča (Sparus aurata) 20 cm</li>
<li>Sogliola &#8211; List (Soleavulgaris) 20 cm</li>
<li>Spigola &#8211; Lubin (Dicentrarchuslabrax) 23 cm</li>
<li>Merluzzo (Merlucciusmerluccius) 16 cm</li>
<li>Pagro &#8211; Pagar (Pagruspagrus) 30 cm</li>
<li>Palamita &#8211; Palamida (Sarda sarda) 45 cm</li>
<li>Sgombro &#8211; Skuša (Scomberscombrus) 18 cm</li>
<li>Sardina &#8211; Srdela (Sardina pilchardus) 10 cm</li>
<li>Scorfano &#8211; Škrpina (Scorpaena scrofa) 25 cm</li>
<li>Triglia &#8211; Trlja (Mullusspp.) 11 cm</li>
<li>Tonno &#8211; Tuna (Thunnusthynnus) 30 kg</li>
<li>Dentice &#8211; Zubatac (Dentexdentex) 30 cm</li>
</ul>
<p><strong>2. Crostacei (CRUSTACEA)</strong></p>
<ul>
<li>Aragosta &#8211; Hlap (Hommarusgammarus) 24 cm</li>
<li>Astice &#8211; Jastog (Palinuruselaphas) 24 cm</li>
<li>Granceola &#8211; Rakovica (Maja squinado) 10 cm</li>
<li>Scampo &#8211; Škamp (Nephropsnorvegicus) 7 cm</li>
</ul>
<p><strong>3. Conchiglie (BIVALVIA)</strong></p>
<ul>
<li>Cozza &#8211; Dagnja (Mytilusgalloprovincialis) 6 cm</li>
<li>Ostrica &#8211; Kamenica (Ostreaedulis) 7 cm</li>
<li>Jakovljevakapica (Pecten jacobaeus) 10 cm</li>
<li>Kokoš, prnjavica (Venusspp.) 5 cm</li>
<li>Kućica (Ruditapesdecussatus) 2,5 cm</li>
<li>Kunjka (Arca noae) 5 cm</li>
</ul>
<p>Le zone di pesca si distinguono in 3 tipologie principali e diverse, l’<a href="http://www.ilovepescasub.com/pesca-sub/2009/07/itinerari-la-croazia-del-nord-di-igor-bisulli"><strong>Istria</strong></a>, le <strong>Isole del Quarnero</strong> fino a <strong>Zara </strong>e la <a href="http://www.ilovepescasub.com/pesca-sub/2009/07/itinerari-la-croazia-del-nord-di-igor-bisulli"><strong>Dalmazia</strong></a>.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/croazia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-241" title="croazia" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/croazia.jpg" alt="croazia" width="470" height="302" /></a></p>
<p>L’Istria presenta un fondale che degrada dolcemente e raramente supera i 30 metri, anche al largo. A terra è roccioso, mentre uscendo diventa fangoso con belle zone di grotto ma molto ristrette ed isolate. Si può trovare di tutto tranne la cernia che per questi fondali è una rarità.</p>
<p>La parte orientale dell’Istria presenta una costa scoscesa con fondali che degradano subito a circa 50 metri. Qui si pesca principalmente in parete, o comunque a poca distanza dalla costa.</p>
<p>Le isole del Quarnero, tra le quali Lussino (teatro del recente <a href="http://www.ilovepescasub.com/category/mondiale">Modiale di pesca in apnea</a>), presentano zone molto rocciose intervallate a distese di posidonia nella parte esterna (quella che guarda verso l’Italia) mentre cadono ripidamente nella parte interna dove raggiungono fondali di 80 metri. Qui le zone più interessanti sono sicuramente le isole intorno a <strong>DugiOtok</strong>.</p>
<p>Infine la Dalmazia con le bellissime isole quali <strong>Lastovo</strong>, <strong>Korcula</strong>, <strong>Hvar </strong>e <strong>Vis </strong>che si raggiungono con il traghetto da Spalato o da Ancona. Qui le zone sono molto suggestive e vi si può incontrare di tutto, soprattutto dentici. A differenza delle altre parti della Croazia c’è anche una buona presenza di cernie.</p>
<p><strong>Elenco indirizzi Club che rilasciano il permesso di pesca:</strong></p>
<p><strong>ISTRIA</strong></p>
<p>1. ŠRD &#8220;BARAJ&#8221; 52450 Vrsar, ObalaM.Tita 35<br />
Tel/fax 052/441 048 &#8211; mob. 091/5364671</p>
<p>2. PŠRD &#8220;DELFIN&#8221; 52100 Pula, Kandlerova 25<br />
Tel/fax 052/217 635 &#8211; mob. 098/331736</p>
<p>3. DŠM &#8220;KOROMAČNO&#8221; 52222 KoromaČnob.b<br />
Tel/fax 052/876 180 &#8211; mob. 098/9185409</p>
<p>4. KSR &#8220;MEDULIN&#8221; 52203 Medulin, Osipovica 30<br />
mob.098/856649</p>
<p>5. ŠRD &#8220;RIBON&#8221; 52466 Novigrad, Porporela 11<br />
Tel/fax 052/757 646 &#8211; mob. 091/5243300</p>
<p>6. KSR &#8220;ULJANIK&#8221; 52100 Pula,Verudela 9<br />
Tel. 052/ 506 803 ,fax 506 812 &#8211; mob. 098/534273</p>
<p>7. SRD &#8220;UMAG&#8221; 52470 Umag,Šet.V.Gortanab.b<br />
Tel/fax 052/743 002 &#8211; mob. 091/5789627</p>
<p><strong>ISOLA DI RAB</strong></p>
<p>1. DSM &#8220;TUNERA&#8221; 51280 Supetarska Draga 37<br />
Tel. 051/775 150, fax 775 465 &#8211; mob. 091/ 2776417</p>
<p><strong>ISOLA MALI LOŠINJ</strong></p>
<p>1. ŠD &#8220;ŠKARPINA&#8221; 51554 Nerezine, Dolacb.b<br />
Tel. 051/ 237127 &#8211; mob. 098/638223</p>
<p>2. SRD &#8220;UDICA&#8221; 51550 Mali Lošinj p.p.62<br />
Tel./fax 051/232 155</p>
<p><strong>ISOLA KRK</strong></p>
<p>1. SRD &#8220;VELA STEN&#8221; 51514 Dobrinj, Čižići 17<br />
Tel. 051/853 082 &#8211; mob. 091/1848653</p>
<p>2. ŠRD &#8220;ZUBATAC&#8221; 51513 Omišalj p.p.37<br />
mob. 091/2021044</p>
<p><strong>ISOLA PAG</strong></p>
<p>1. ŠRD &#8220;LUC&#8221; 53291 Novalja, Zvonimirova 26<br />
Tel/fax 053/662 144 &#8211; mob. 098/247743</p>
<p><strong>GRAD SENJ</strong></p>
<p>1. DSRPA &#8220;USKOK&#8221; 53270 Senj, S.S.Kranjčević 9<br />
Tel. 053/881 366, fax 884 181 &#8211; mob. 098/825777</p>
<p><strong>DUBROVAČKO PODRUČJE</strong></p>
<p>1. PŠRD &#8220;BATALA&#8221; 20000 Dubrovnik, Lapadskaobala 8<br />
Tel. 020/416 859 &#8211; mob. 091/5863931</p>
<p>2. ŠRD &#8220;GLAVOČ&#8221; 20245 Trstenik,Krajb.b.<br />
Tel/fax 020/748 081 &#8211; mob. 091/5681360</p>
<p><strong>ZARA &#8211; ZADAR</strong></p>
<p>1. ŠRK &#8220;ORADA&#8221; 10000 Zagreb,Trnjanska 21<br />
Tel/fax 01/6606207 &#8211; mob. 098/740094</p>
<p><strong>GRAD ZADAR</strong></p>
<p>1. ŠRK &#8220;DONAT&#8221; 23000 Zadar, Liburnijskaobala 1a<br />
Tel. 023/250 856, fax 251 390 &#8211; mob. 098/677459</p>
<p>2. ŠRD &#8220;ZUBATAC&#8221; 23000 Zadar, Narodnog lista 2<br />
Tel/fax 023/ 212 708, 214 441</p>
<p>Il prefisso della Croazia è 00385 e quando si compone il numero va tolto lo 0 davanti al numero locale.</p>
<p><em>A cura di S. Carlin, I. Bisulli</em></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Avventure di pesca in apnea, episodi 5 e 6</title>
		<link>http://www.ilovepescasub.com/pesca-sub/2010/11/avventure-di-pesca-in-apnea-episodi-5-e-6/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 11:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventure]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sub]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Avventure di pesca in apnea]]></category>
		<category><![CDATA[pesca subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[spearfishing adventure]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio di pesca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Continuano le video avventure di pesca in apnea, ecco la quinta e sesta puntata, l’indice di tutte le puntate QUI.




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Avventure di pesca in apnea, episodio 4
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="470" height="289" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/i-1fddBNd8M?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="470" height="289" src="http://www.youtube.com/v/i-1fddBNd8M?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Continuano le <strong>video avventure di pesca in apnea</strong>, ecco la quinta e sesta puntata, l’indice di tutte le puntate <a href="../category/avventure">QUI</a>.</p>
<p><span id="more-6415"></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="470" height="289" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qsyteEzoyaE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="470" height="289" src="http://www.youtube.com/v/qsyteEzoyaE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>


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		<title>L&#8217;eterno dibattito sulla sicurezza</title>
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		<comments>http://www.ilovepescasub.com/pesca-sub/2010/11/leterno-dibattito-sulla-sicurezza/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 08:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lore</dc:creator>
				<category><![CDATA[apnea]]></category>
		<category><![CDATA[nettuno]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sub]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Zei]]></category>
		<category><![CDATA[pesca in coppia]]></category>
		<category><![CDATA[pesca subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[pescatori in apnea]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza in mare]]></category>
		<category><![CDATA[sincope in profondità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ogni anno, malauguratamente, si verifica un certo numero di incidenti mortali nella pratica del nostro sport. In particolare le disgrazie si concentrano nei mesi estivi, quando il numero dei pescatori subacquei in attività è maggiore e le quote operative sono più profonde.

Questi incidenti hanno cominciato ad accadere negli anni sessanta, quando la subacquea si è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/nettuno.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3534" title="nettuno" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/nettuno.jpg" alt="nettuno" width="470" height="300" /></a></p>
<p>Ogni anno, malauguratamente, si verifica un certo numero di <strong>incidenti mortali</strong> nella pratica del nostro sport. In particolare le disgrazie si concentrano nei mesi estivi, quando il numero dei pescatori subacquei in attività è maggiore e le <span style="text-decoration: underline;">quote operative sono più profonde</span>.</p>
<p><span id="more-6386"></span></p>
<p>Questi incidenti hanno cominciato ad accadere negli anni sessanta, quando la subacquea si è diffusa nel mondo, e tuttora non si trova un rimedio efficace che possa interrompere questa catena di lutti, che sembra non avere mai fine.</p>
<p>Dalla fine degli anni novanta la comunità dei <strong>pescatori in apnea</strong> ha avuto la possibilità, tramite le mailing list ed i forum, di condividere, in tempo reale, il dolore e anche le angosciose riflessioni sulle catene di eventi che hanno portato a molte delle tragedie. Sono discussioni molto dolorose, alle quali non di rado partecipano anche i parenti e gli amici più cari dello scomparso. E non è infrequente che il compagno di pesca racconti quasi in diretta i minimi dettagli di quanto accaduto. Nel corso di questi dibattiti l’emozione e il dispiacere sono sempre grandissimi in tutti (e anche chi non lo ammette, si capisce che sta soffrendo). E come spesso succede agli esseri umani quando qualcosa li coinvolge profondamente, capita che si accendano polemiche e contraddittori che, pur nella buona fede di tutti, finiscono talvolta per degenerare.</p>
<p>Credo che tutto ciò sia molto doloroso ma, in qualche modo, logico e naturale e, personalmente, non me la sono mai presa quando qualcuno mi ha contraddetto anche molto bruscamente su questo tema. Infatti sono totalmente consapevole che parlare e scrivere di sicurezza significa assumersi delle <span style="text-decoration: underline;">enormi responsabilità</span> (tra coloro che leggono qualcuno potrebbe mettere in pratica i nostri suggerimenti) e, personalmente, sono stato quasi contento tutte le volte in cui sono intervenuti altri pescatori affermando &#8211; anche con molta decisione &#8211; che, dal loro punto di vista, io avevo torto. Infatti, pur restando convinto delle mie ragioni, ho sempre pensato che fosse utile un <strong>dibattito aperto</strong>, per far capire a tutti i pescatori in apnea che nessuno, ma proprio nessuno, è depositario della verità rivelata sul tema della sicurezza in mare e che quindi la cosa migliore è ascoltare i pareri di tutti ma poi agire di testa propria, perché <span style="text-decoration: underline;">ciascuno di noi è il vero e solo responsabile delle proprie scelte di vita</span>.</p>
<p>Fatta questa necessaria premessa, non mi tiro indietro, una volta di più, nel dire cosa penso sul problema della nostra sicurezza in mare. Anch’io, come tutti voi, ho una famiglia e dei figli, e quindi mi faccio spesso scrupolo di chiedermi se sto facendo le cose giuste o se invece potrei fare di più e di meglio per la mia sicurezza. Avendo passato i 50 anni di età, di cui almeno 35 in mare, ho avuto tutto il tempo di farmi delle idee molto chiare al riguardo, ma, come dicevo, non sono affatto sicuro che siano tutte esatte e tutte le volte che vado in mare le rimetto inevitabilmente in discussione.</p>
<p>Le “catene di eventi” che portano ad un incidente sono quasi sempre molto lunghe e ricche di piccoli fatti casuali che, nel linguaggio comune, verrebbero probabilmente chiamati “fatalità”. In ciascuna di queste catene sarebbe sufficiente che uno di questi piccoli fatti casuali andasse in un’altra direzione per evitare l’incidente (viene da dire che, quasi sempre, basterebbe un pizzico di fortuna). Ma certamente la fortuna può essere aiutata dalla prudenza e, per converso, la sfortuna può essere molto favorita dai comportamenti avventati. La prudenza è tanto più efficace se si tratta di una prudenza basata sull’esperienza collettiva, e cioè sulla conoscenza e sull’analisi dei nessi causali delle “catene di eventi” che hanno portato a centinaia di tragici incidenti. Credo che, se esiste un modo giusto di rendere onore e di manifestare affetto verso i nostri compagni che non hanno avuto la fortuna di poter rientrare dal mare, questo sia sicuramente quello di fare tesoro degli insegnamenti che le loro tragiche esperienze hanno potuto insegnarci. Così almeno la loro perdita, se contribuirà a spiegarci come salvare la vita di un altro di noi, non sarà stata inutile.</p>
<p><strong>IGIENE DI VITA E STATO DI FORMA</strong></p>
<p>Questo è un argomento misconosciuto dai più ma da me considerato fondamentale. Infatti credo che condizioni fisiche non perfette o non adeguate alla performance richiesta, siano il primo piccolo anello della maggior parte delle “catene di eventi” di moltissimi incidenti. Tutti noi abbiamo una vita sociale, ed è quindi inevitabile che siamo invitati fuori a cena proprio la sera prima di andare a pesca, ovvero che ci sia qualche altro obbligo sociale da assolvere che ci costringa a mangiare troppo a bere o a fare tardi la sera. Magari andiamo a pesca lo stesso e non succede niente e anzi facciamo un’ottima performance. Con il tempo poi rischiamo di abituarci a questo tipo di situazione ed a stare sempre meno attenti. <strong>A mio avviso è pericoloso</strong>. Se vogliamo tutelarci dobbiamo attaccare la catena di eventi fin da primo anello in modo deciso e quindi su questo punto dobbiamo essere inflessibili.</p>
<p>1 &#8211; Avere una forma decorosa prima di andare a pesca. Il pescatore subacqueo deve fare una vita basata su un’adeguata igiene fisica e alimentare. <span style="text-decoration: underline;">Non eccedere </span>abitualmente nel bere e nel mangiare e praticare sport con costanza in modo da mantenere un accettabile stato di forma fisica. Dopo un eventuale periodo di inattività invernale bisogna prima riacquistare la forma e poi andare in mare.</p>
<p>2 – La forma fisica deve essere parametrata a quello che andiamo a fare in mare. Se per tutto l’inverno ci siamo allenati intensamente in piscina possiamo sicuramente esordire con una pesca di ritmo in dieci metri d’acqua ma non possiamo andare a pescare sotto i venti metri perché la profondità si allena solo con la profondità e quindi bisogna riconquistare le quote poco alla volta.</p>
<p>3- Il pescatore prima di immergersi si deve sentire in perfetta salute e ogni sensazione di malessere (raffreddore, mal di gola, mal di testa) deve convincerlo a rinunciare all’immersione. Anche il fatto di aver dormito troppo poco la notte precedente (per qualsiasi motivo) è un valido motivo per rinunciare. Quante ore di sonno siano sufficienti è per ciascuno un fattore soggettivo; per me – a puro titolo di esempio &#8211; sei ore di sonno sono il minimo al di sotto del quale rinuncio, per altri potrebbero essere di più o di meno.</p>
<p>4 – Non tutti giorni abbiamo il medesimo rendimento. Ci possono essere molte ragioni fisiologiche per le quali alcuni giorni abbiamo apnee migliori ed altri giorni peggiori. Un grande allenatore mi disse un giorno: “il tuo corpo è più furbo di te e sa cosa ti serve”. Quindi i giorni in cui abbiamo apnee peggiori dovremo rassegnarci di buon grado ad effettuare prestazioni inferiori. Se invece non siamo in grado di controllare la nostra ambizione di scendere più profondi, allora sarà meglio che usciamo (subito!) dall’acqua.</p>
<p><strong>STILE DI PESCA</strong></p>
<p>E’ superfluo affermare che la profondità elevata costituisce sempre un rischio aggiuntivo. Ma come tutti i rischi del nostro sport anche il rischio della profondità può essere adeguatamente calcolato e controllato (lasciando sempre da parte le fatalità e cioè quegli eventi che hanno alla loro base una serie di coincidenze improbabili, che si potrebbero definire rocambolesche). Il tema di fondo, a mio avviso, è che ciascuno deve maturare uno stile di pesca che non gli faccia <span style="text-decoration: underline;">mai forzare le proprie quote operative ordinarie</span>. Ci sono grandi campioni che, con gli anni, si sono specializzati nella pesca profonda magari, solo a cernie, dentici e ricciole. Praticano sistematicamente questa pesca teoricamente rischiosa, ma ci sono arrivati per gradi e adesso sono perfettamente assuefatti a quelle quote. Non credo che rischino oltremisura e nemmeno che abbiamo sempre bisogno del compagno in acqua. Molti di loro pescano solo con il barcaiolo e, secondo me, sanno quello che fanno. Quasi tutti, prima di arrivare a fare quello che stanno facendo oggi, hanno fatto una gavetta lunghissima magari di dieci anni e anche di più. Quindi la cosa più importante è che per conquistare i metri non bastano i mesi ma ci vogliono gli anni.</p>
<p>Mentre – al contrario &#8211; per perdere metri i mesi sono più che sufficienti; nel senso che bastano pochi mesi di inattività per perdere completamente la forma e l’abitudine alla profondità accumulata con fatica e sacrificio, mentre per riconquistarla ce ne vorranno molti di più. Le mie possono sembrare delle affermazioni molto dure ma se la sicurezza è una cosa seria, ciò significa che per perseguirla bisogna essere <span style="text-decoration: underline;">inflessibili</span>. Nella mia pesca da terra a Santa Marinella, per tutto l’anno non scendo mai sotto i 15 metri, anche per ragioni di conformazione del fondale. Pesco con costanza senza saltare un mese e quindi, forse, potrei anche permettermi di pescare almeno a venti metri. Forse potrei permettermelo o forse no. In realtà mi capita solo circa una settimana all’anno di essere in vacanza in qualche posto che mi consentirebbe di sperimentare quote operative superiori ai 20 metri e una settimana è veramente troppo poco tempo. Quindi mi sono dato la regola di non scendere mai sotto i 18 metri. Faccio atto di modestia. Sono oggettivamente, per esperienze personali e per fondali frequentati, un pescatore di bassofondo e se “mi inventassi” qualcosa di diverso solo perché sono in vacanza farei qualcosa di stupido e di sbagliato.</p>
<p><strong>ACCORGIMENTI PER LA SICUREZZA</strong></p>
<p>Esistono un’infinità di accorgimenti per tutelare la propria sicurezza, il più famoso dei quali è la “pesca in coppia” che tratterò in seguito. E’ impossibile per ragioni di spazio trattarli tutti, ma facciamo comunque una carrellata, anche solo per far capire a noi stessi quanti sono i comportamenti prudenti e quanto sia difficile osservarli tutti in modo serio e senza superficialità.</p>
<p>Avere un’attrezzatura sicura significa avere una attrezzatura pensata in funzione della sicurezza. Lo stato del coltello, la posizione e la facilità di sgancio della zavorra e del pedagno, sono solo alcune delle possibili criticità da prendere in esame. La verità è che ogni componente della nostra attrezzatura deve essere ragionata in funzione del suo contributo alla sicurezza. Le pinne non si devono spezzare, la maschera non si deve allagare. Perfino il confort della muta può essere importante, perché se stiamo più comodi ed abbiamo meno freddo ci stancheremo meno facilmente e avremo più riserve e fisiologiche e psicologiche per affrontare le criticità. Infatti un altro accorgimento che costituisce un tema di fondo è quello di distribuire bene le forze ed uscire dall’acqua non appena si è stanchi, senza tirare oltremisura. <strong>Sembra incredibile ma non è facile capirlo</strong>. Infatti la trance agonistica della <strong>pesca subacquea</strong> è molto ingannevole. Capita di sentirsi ancora in perfetta forma quando invece siamo già stanchi. Sono le endorfine e l’adrenalina che ci ingannano, e allora come possiamo fare a capire che è arrivato il momento di smettere di pescare?</p>
<p>Anche in questo caso ci soccorre l’esperienza. Sarà capitato anche a voi di uscire dall’acqua ancora pieni di energia e di sentirvi, paradossalmente, quasi più stanchi la mattina successiva dopo otto ore filate di sonno. Scommetto che il secondo giorno avrete avuto apnee più brevi! Io per esempio in un periodo in cui mi sono immerso sempre con il computer subacqueo, consultando sistematicamente il diario di immersione, mi sono accorto di un fatto sorprendente. Praticamente, circa mezz’ora prima di sentirmi stanco, cominciavo già ad avere apnee mediamente più brevi. Nel senso che io mi sentivo ancora in piena spinta <span style="text-decoration: underline;">ma la mia apnea invece già denunciava già che stava arrivando la stanchezza</span>. Una differenza media di dieci secondi fisicamente non si avverte, ma il computer era li a testimoniare che il mio corpo sapeva che mi stavo stancando con mezz’ora di anticipo sulla mia mente. In certe circostanze non si può fare affidamento più di tanto sulle sensazioni ma bisogna affidarsi ai dati di fatto scientifici. Un buon metodo empirico è quello di rispettare sempre i propri tempi medi di pescata. Se in un certo periodo abbiamo una forma buona ma non eccezionale (diciamo da 3 o 4 ore di pescata), dobbiamo uscire dall’acqua una volta raggiunte le 4 ore anche se ancora non ci sentiamo stanchi. Solo un poco per giorno conquisteremo periodi di permanenza in acqua più lunghi.</p>
<p>Stesso discorso vale (da un altro punto di vista) per il pericolo dei <strong>motoscafi</strong>. Se c’è troppo traffico nautico meglio rinunciare a quella secca esterna e restare a pescare vicino a terra. Anche se abbiamo ragioni da vendere, sappiamo benissimo che non possiamo contare sul fatto che le istituzioni facciano rispettare la distanza dal nostro pallone e che sarà del tutto inutile cacciare i motoscafisti ignoranti ad urlacci, perché, dopo l’ultimo che avremo cacciato via, ne arriverà sempre un altro. Dunque, l’unico risultato che otterremmo ostinandoci, sarebbe quello di fare i nostri tuffi in uno stato di alterazione e senza la necessaria serenità che è un elemento di sicurezza fondamentale. <span style="text-decoration: underline;">Serenità e lucidità che bisogna avere anche durante l’azione di pesca.</span> Per esempio è essenziale, quando siamo in caduta, specialmente con il torbido, buttare sempre un occhio al fondale per vedere se per caso stiamo atterrando su qualche pericolosissimo spezzone di rete abbandonata. Anche se stiamo cappottando, è bene chiedersi due volte se è opportuno entrare con tutto il corpo in quella tana sconosciuta in cui abbiamo visto entrare una cernia o una corvina. Magari è meglio fare un secondo tuffo per guardarla meglio dentro prima di entrarci, in modo da verificare bene che non ci siano insidie destinate ad ostacolarci nella successiva fase di svincolo dalla tana e stacco dal fondo.</p>
<p><strong>LA PESCA IN COPPIA</strong></p>
<p>Quando si parla di sicurezza il discorso cade subito sulla <strong>pesca in coppia</strong>, considerata da molti la panacea di tutti i mali. In effetti potrebbe esserlo, non lo nego, ma ad alcune condizioni. La prima condizione è che il pescatore che “cura” il compagno (dando per scontato che sia esperto ed all’altezza della situazione) non si allontani e non perda il contatto visivo per nessun motivo (quindi pescare in due con un solo fucile è la cosa giusta per evitare distrazioni). La seconda condizione è che il fatto di avere il compagno sopra non induca il subacqueo che sta pescando a fare cose da pazzi (tanto ho il compagno…). Purtroppo abbiamo avuto casi dolorosi di situazioni del genere in cui il subacqueo troppo sicuro ha subito la <strong>sincope in profondità</strong> e quindi la presenza del compagno è stata non solo inutile ma, addirittura, involontario fattore di rischio per eccesso di sicurezza indotta. Terza condizione, corollario della precedente, è che la presenza del compagno e la pesca in due con un fucile sia effettivamente un elemento aggiuntivo di sicurezza alla normale prudenza.</p>
<p>Mi spiego meglio. Se da solo il pescatore avrebbe mantenuto certe quote ampiamente alla sua portata e sarebbe risalito con tempi di apnea ampiamente entro i propri limiti; ebbene con il compagno senza fucile sopra a guardarlo, il medesimo pescatore <span style="text-decoration: underline;">si dovrebbe comportare esattamente nello stesso modo</span>. Se, invece, la presenza del compagno induce il nostro pescatore a praticare abitualmente quote più fonde e apnee più lunghe di quando è da solo, allora è tutto inutile, perché quello che si guadagna in sicurezza aggiuntiva si perde in percentuale di rischio sulla performance. Non so se è chiaro il ragionamento.  Detto questo, se si rispettassero rigidamente (e dico rigidamente) queste condizioni, allora si che la pesca in coppia sarebbe la soluzione finale del problema. Ma si rispettano queste regole e condizioni? Forse qualcuno lo fa, ma solo qualcuno.</p>
<p>In ogni caso nella pesca all’agguato e all’aspetto in pochissima acqua che pratico io la pesca in coppia in due con un fucile significherebbe, praticamente, rinunciare a pescare, in quanto si tratta di una tecnica in cui il movimento in superficie del pescatore è importante quasi come quello sul fondo e &#8211; in due con un fucile &#8211; si farebbe solo una grandissima confusione.</p>
<p>In conclusione, fermo restando che una “perfetta pesca in coppia” darebbe la sicurezza quasi assoluta, credo di poter affermare che una “perfetta prudenza” sia decisamente più efficace di una pessima pesca in coppia, quale quella che viene più comunemente praticata</p>
<p><strong>PAURA, PRUDENZA E ONESTA’ CON SE STESSI</strong></p>
<p>Ed eccoci all’argomento degli argomenti nel campo della sicurezza. Il primo fattore da prendere nella massima considerazione è la <span style="text-decoration: underline;">paura</span>, senza la quale saremo sempre in pericolo. Se poi chiamarla paura vi sembra troppo, chiamatela timore, rispetto, senso di responsabilità o come altro vi pare. Io &#8211; che non mi vergogno &#8211; preferisco chiamarla paura, e vi assicuro che coltivo la mia capacità di avere paura tutte le volte che vado in mare come un elemento prezioso della mia sicurezza. Avete mai letto le statistiche degli incidenti stradali? Lo sapete che, molto raramente, capitano incidenti ai ragazzini i primi mesi di patente? I primi mesi sono morti di paura e sono prudentissimi. Mentre il momento più pericoloso avviene dopo, quando prendono sicurezza. Allora, improvvisamente, hanno come una reazione emotiva alla paura precedente. Si sentono capaci, forti, sicuri, invincibili ed è proprio in quel momento che fanno la cazzata fatale.</p>
<p>A me stesso dico sempre: “Gherardo tu hai paura, lo so, e non c’è niente da vergognarsi. La paura è una cosa umana e molto utile anche”. Solo un’adeguata e giustificatissima dose di paura può indurre la vera prudenza. Sarebbe infatti umanamente impossibile scrivere tutte le regole della prudenza in tutte le diverse situazioni. Ci vorrebbero dieci volumi e tutta la vita per mandarle a memoria. Mentre, se ci soccorre la paura, ecco che la prudenza arriverà subito, caso per caso, a dirci cosa dobbiamo fare nel concreto. Ad esempio se quel dotto furbo ci sta affondando davanti verso quote proibitive a cosa penseremo? Se abbiamo paura penseremo, per prima cosa, alla colonna d’acqua che abbiamo sulla testa e staccheremo verso l’alto con un sorriso. <em>Ma se non abbiamo paura cosa faremo?</em></p>
<p>E da ultimo c’è da parlare dell’altra caratteristica senza la quale anche la paura e la prudenza non saranno del tutto efficaci. Sto parlando della obiettività o, se volete, chiamatela pure onestà intellettuale. Tutti noi – bisogna ammetterlo – cerchiamo di giustificarci quando commettiamo degli errori. <span style="text-decoration: underline;">E’ una cosa umana</span>. Lo facciamo di fronte agli altri e tante volte anche davanti a noi stessi nella solitudine. Ci scoccia ammettere di avere sbagliato. Cerchiamo di dimostrare che, poi in fondo, i nostri errori sono stati veniali e causati quasi sempre da azioni di altri o da pure fatalità. Ma davanti alla forza e alla saggezza del mare questi giochini dovremmo smettere di farli e ammettere, una volta per tutte, i nostri errori e i nostri limiti. Solo accettando francamente i nostri limiti riusciremo a diventare più saggi ed a comportarci, la prossima volta, con maggiore prudenza e buonsenso. Lo so che è difficile farlo davanti agli altri (anche io ho i miei problemi) e spesso non ci si riesce. Ma perlomeno con se stessi e con il mare bisogna essere onesti, è una questione di fondo e, qualche volta, anche di vita o di morte.</p>
<p>Se abbiamo corso qualche pericolo perché siamo stati stupidi, avventati o superficiali, non bisogna minimizzare. Non bisogna scaricare sugli altri, sulla fatalità o sul destino una colpa che è nostra e soltanto nostra. Se abbiamo preso dei rischi e possiamo “raccontarla” dobbiamo ammettere che siamo stati degli stupidi e che non tutti hanno avuto la nostra fortuna. Dobbiamo dire a noi stessi: “sono stato uno stupido, ho sbagliato. Ma adesso ho imparato la lezione e non succederà più”.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>Lo so che sono un rompiballe e che vi propongo un mondo di regole standard molto rigide. Mi rendo conto che voi, giustamente, pensate che sono un vecchio rimbambito e rompiscatole che dice un sacco di cose antiquate, inutili e sbagliate. Ma siamo “fratelli della costa”, vi voglio bene, e su questo argomento non me la sento di scrivere cose “politicamente corrette”. Non me ne frega niente. Mi prendo le mie responsabilità e vi dico in faccia quello che penso, giusto o sbagliato che sia.</p>
<p>E quello che penso è che se &#8211; anche solo per un anno &#8211; tutti i subacquei seguissero le regole rigide che vi ho scritto, probabilmente riusciremmo, se non proprio a spezzare, perlomeno a ridurre questa catena di tragedie che ci strazia il cuore.</p>
<p><em>Gherardo Zei</em></p>


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		<title>Intervista: Umberto Pelizzari</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 08:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jimmy</dc:creator>
				<category><![CDATA[apnea]]></category>
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		<category><![CDATA[pesca sub]]></category>
		<category><![CDATA[dolphin man]]></category>
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		<category><![CDATA[pesca subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[record apnea]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Pelizzari]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ciao Umberto,
ovviamente non inizierò l’intervista chiedendoti: “parlaci di te” sei l’apneista più conosciuto e famoso al mondo. Con questa intervista vorrei che ci parlassi dell’attualità perché il tuo passato ormai è leggenda.

Vista la tua disponibilità vorrei approfittare chiedendoti un tuo parere sui nuovi record mondiali, secondo te fin dove si riuscirà a scendere in profondità? [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/umberto-pelizzari-apnea.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6290" title="umberto-pelizzari-apnea" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/umberto-pelizzari-apnea.jpg" alt="umberto-pelizzari-apnea" width="470" height="340" /></a></p>
<p>Ciao Umberto,<br />
ovviamente non inizierò l’intervista chiedendoti: “parlaci di te” sei l’apneista più conosciuto e famoso al mondo. Con questa intervista vorrei che ci parlassi dell’attualità perché il tuo passato ormai è leggenda.</p>
<p><span id="more-5734"></span></p>
<p><strong>Vista la tua disponibilità vorrei approfittare chiedendoti un tuo parere sui nuovi record mondiali, secondo te fin dove si riuscirà a scendere in profondità? le quote che una volta erano un limite per l’uomo sono già state superate di gran lunga, cosa ne pensi?</strong><br />
Credo sia il frutto di allenamenti sempre più specifici e seri. Ormai l’apneista è un vero e proprio professionista sportivo, con tanto di preparatore atletico, staff medico, allenatore, etc&#8230;</p>
<p>Inoltre, si è arrivati a  questi incredibili risultati perchè l’apneista (a parte <strong>Herberth Nitsch</strong>, <span style="text-decoration: underline;">che ritengo essere il più forte apneista nella storia dell’apnea</span>) è sempre più specializzato in una sola disciplina.</p>
<p><strong>Herbert Nitsch che conosci bene <a href="http://www.ilovepescasub.com/apnea/2010/09/herbert-nitsch-dichiara-305-metri-no-limits">ha dichiarato un no limits da -305 metri</a>… il suo precedente di -214 m era già un traguardo incredibile, cosa ne pensi di questo nuovo tentativo di record?</strong><br />
Se lo dichiara significa che se lo sente.<br />
Significa che questa nuova tecnica di compensazione, su di lui, ha dei limiti che sono ben più in là di quello che ci immaginiamo. E&#8217; molto serio ed equilibrato. Credo che sarà un tuffo che passerà alla storia. Speriamo faccia tutto con serietà ed attenzione alla sicurezza, per evitare brutti incidenti.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/record-nitsch.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4946" title="record-nitsch" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/record-nitsch.jpg" alt="record-nitsch" width="470" height="350" /></a></p>
<p><strong>Ormai sono anni che hai lasciato i record mondiali… non ti è mai venuta la voglia di riprendere, magari per proporre un record in una delle tue specialità?</strong><br />
Il mondo dei record mi è mancato moltissimo subito dopo che avevo smesso. In quel periodo mi alzavo ogni mattina e pensavo di rimettermi in allenamento per dei record. Adesso non ho più questa smania. Mi alleno sempre molto. <span style="text-decoration: underline;">Ho toccato quote anche superiori alle profondità dei miei record</span>, ma non ho voglia di tornare a gareggiare. Anche perchè se dovessi tornare, i più forti apneisti in costante mi bastonerebbero di brutto!</p>
<p><strong>Tu che hai girato il Mondo in lungo e in largo, puoi stilare una piccola classifica con i 5 posti più belli e suggestivi nel Mondo dove andare a tuffarsi in apnea?</strong><br />
Il mare che preferisco è il Mediterraneo.<br />
Io adoro la Sardegna, nord della Sardegna e la Corsica. Sono affascinato anche dai banchi nel canale di Sicilia. Queste preferenze in mediterraneo derivano soprattutto dal fatto che <span style="text-decoration: underline;"><strong>mi piace la pesca subacquea</strong></span>. Altri spot particolari sono il Mar Rosso, se possibile lontano dalle solite destinazioni turistiche e le Bahamas.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-delfini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6291" title="pelizzari-delfini" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-delfini.jpg" alt="pelizzari-delfini" width="470" height="329" /></a></p>
<p><strong>“Il sub si immerge per guardare, l’apneista per guardarsi dentro”, questa è una delle tue frasi più celebri. Tu cosa vedi dentro di te quando sei sul fondo del mare?</strong><br />
Tutto.<br />
Andando sott’acqua in apnea riesco a vivere delle sensazioni che altrimenti in me non riesco a riprodurre. Senso di libertà, spensieratezza&#8230; spesso, quando arrivo sul fondo, mi fermo e aspetto: riesco a vivere una pace interiore unica. In queste condizioni mi rendo veramente conto di essere un privilegiato, e spesso mi ritrovo a pregare per ringraziare Dio di quello che mi ha fatto scoprire in acqua, in apnea.</p>
<p><strong>Oltre ad essere un apneista sei anche un pescatore in apnea. Ti emoziona di più un tuffo a 50 metri  o sparare un dentice a 50 metri?</strong><br />
Sono due cose diverse.<br />
I tuffi in apnea li affronti con la concentrazione di un tuffo ‘puro’, quindi vi è molto spazio per le sensazioni. Il tiro al dentice è un altro tipo di soddisfazione. E&#8217; difficile dire se meglio o peggio. Sono due cose diverse.</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-dentici.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6297" title="pelizzari-dentici" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pelizzari-dentici.jpg" alt="pelizzari-dentici" width="470" height="430" /></a></p>
<p><strong>Sei uno dei pochi che si prende l’incarico di dare una bella immagine del nostro sport al grande pubblico; tuttavia siamo sempre meno considerati dall’opinione pubblica. In questo senso cosa possiamo fare per far capire alla gente che “quel pesce messo in mostra nella foto con il pescatore” è il frutto di tanti sacrifici, ore di mare e passione?</strong><br />
Se ci troviamo in questa situazione è anche per colpa nostra.<br />
Per tanti anni ce ne siamo sbattuti completamente delle regole: mattanze, pesce venduto, molto menefreghismo verso i problemi reali della pesca subacquea. Ognuno di noi badava al proprio orticello. Se chiudevano zone di mare lontano da noi, il problema non ci toccava.</p>
<p>Siamo sempre stati dei ‘cani sciolti’. Ognuno pensava solo a se! Ora che ci siamo accorti che le leggi sono sempre piu’ limitanti cerchiamo rimedio&#8230; ma ormai in molte zone è troppo tardi!</p>
<p>Organizziamoci, facciamo sentire la nostra voce. Cerchiamo almeno di salvare il salvabile. E speriamo che la federazione decida finalmente di intervenire presso gli enti competenti (ministeri, commissioni di lavoro, enti locali&#8230;) in modo vero e forte per salvare quelle poche zone dove ancora possiamo andare a pescare. Non solo a parole!</p>
<p>Otto anni fa a Città di Castello presenziai ad una conferenza sulla pesca subacquea. Si è parlato di tante cose, progetti, piani d’azione&#8230; lo scorso anno a Bologna, 7 anni dopo, sono state ripetute esattamente le stesse identiche cose. Ma cosa è stato fatto di pratico nel frattempo?!? Intanto in questi sette anni altre decine di progetti di parchi marini sono stati presentati&#8230; e noi (o meglio, chi ci dovrebbe rappresentare ) continua  a parlare!</p>
<p><a href="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/umberto-pelizzari.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1210" title="umberto-pelizzari" src="http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/umberto-pelizzari.jpg" alt="umberto-pelizzari" width="470" height="327" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La Francia ha abolito le gare di pesca in apnea, è forse questa la strada da seguire?</strong><br />
Io credo che le gare di pesca non tolgano e non diano nulla all’immagine della pesca subacquea.<br />
Quello che mi dispiace è che non richiamino più tutta ta la gente che accompagnava le gare all’epoca di Mazzarri, Molteni, etc&#8230; questo mi spiace.</p>
<p>Mi spiace quando le premiazioni di certe gare vengono fatte negli scantinati degli hotel o nelle stanze del circolo che organizza. Bisogna farsi vedere. Bisogna andare in piazza, bisogna raccontare alla gente come quel pesce è stato pescato, i sacrifici, le difficoltà. La gente, se conosce queste cose, apprezza la pesca subacquea.</p>
<p><strong>Che attrezzatura utilizzi abitualmente per la pesca?</strong><br />
Attrezzatura Cressi Sub.<br />
Alcuni attrezzi, soprattutto i fucili, me li modifico.</p>
<p><strong>Qual è il pesce piu’ grande che hai mai preso ? ti ricordi come l’hai catturato?</strong><br />
In mediterraneo, una ricciola di 43 chili.<br />
Proprio davanti a Riolo, sul banco Scherchi, al largo della Sicilia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Hai seguito il <a href="http://www.ilovepescasub.com/category/mondiale">Mondiale in Croazia</a>? Sei soddisfatto del nostro piazzamento?</strong><br />
Mi spiace che l’Italia non abbia vinto.<br />
Però credo che abbiamo ottenuto un ottimo risultato. Sono felice per Daniel, il ragazzo croato che ha vinto, anche lui è del team Cressi. Per questo lo conosco. E&#8217; davvero una bella persona, simpatica, umile. Oltre che chiaramente un ottimo pescatore.</p>
<p><strong>Tornando a te, quali impegni ti aspettano prossimamente? Qualche partecipazione in tv?</strong><br />
In televisione ti dicono sempre tutto all’ultimo momento.<br />
Sto aspettando delle risposte ma finchè non sono certe preferisco non parlarne. Per il resto continuo con i miei stage, conferenze, presentazioni, e&#8230; a pescare appena posso!</p>
<p>Grazie Umberto, alla prossima!</p>
<p><em>A cura di J. Muzzone e L. La Manna</em></p>


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		<title>Diretta seconda giornata Assoluto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 07:15:05 +0000</pubDate>
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