
Giugno 2006, esco in fretta e furia dal lavoro alle 18:10. Venti Km mi separano dal porticciolo di Numana, li devo bruciare in non più di una ventina di minuti per non essere sorpreso sul più bello dall’oscurità.

Giugno 2006, esco in fretta e furia dal lavoro alle 18:10. Venti Km mi separano dal porticciolo di Numana, li devo bruciare in non più di una ventina di minuti per non essere sorpreso sul più bello dall’oscurità.
Protagonisti di questo racconto: Jacopo “Il fuoriclasse”, Lorenzo “Senex”, Egidio il professionista detto anche “Mano di Ferro” ed io, Tiziana, amichevolmente chiamata dalla truppa “l’animala”.
Una cosa che mi ha sempre affascinato dei nostri amati pesci è quanto siano differenti usi e abitudini tra le varie specie.
Ciao Riccardo, per prima cosa puoi chiarirci le idee sulla pesca profonda (fermo restando che rimane una pratica pericolosa)?
Com’è cambiata la pesca in apnea; agli albori impostata principalmente sulla cattura di prede intanate, col passare degli anni sempre più indirizzata verso prede di prestigio da insidiare in acqua libera.
Un’ultima inspirazione profonda, poi le pinne al cielo e, immediata, la discesa verso il fondo. L’azzurro domina l’ambiente, mentre, man mano che si va giù, un ombra delinea i suoi contorni. Il cuore palpita mentre l’ombra diventa un gigante inanimato che, ben presto, prenderà la forma del relitto.
Prima di addentrarci nei dettagli sulle varie tecniche di pesca in apnea è opportuno farci un’idea sulla fisiologia dei pesci, soprattutto per quanto riguarda gli organi di percezione del mondo esterno, che sono quelli che gli permettono di “accorgersi di noi sub“.
ATTENZIONE: Sideris, come pochi altri al mondo, possiede doti naturali che gli permettono di pescare a quote impensabili. Ilovepescasub insiste affinchè non proviate ad emulare le sue gesta che, ripetiamo, non sono raggiungibili con il solo allenamento.
Buona lettura.