Pantelleria, storie di pescasub: Il Carango-dentice

carango-dentice

In tanti anni di pesca in questa meravigliosa isola ho vissuto numerosissime situazioni emozionanti, quella che racconto oggi è davvero singolare: la cattura di un carangide raro nel Mediterraneo, lo PSEUDOCARANX DENTEX.

Questo pelagico ha diffusione circumtropicale, lo si può incontrare in tutti i mari tropicali o subtropicali. Nel Mediterraneo è presente ma il suo incontro è davvero raro.

Definizione da: Bloch & Schneider 1801

“Si differisce dalle altre specie in quanto non ha muso rincagnato e pinne con lobi falcati.

Il corpo è ovale, ricoperto di squame piccole, le quali estendono anche nelle regioni toracica, nucale, post-orbitaria, nonché sulle guance e sull’opercolo. La linea laterale è meno arcuata anteriormente e nella parte posteriore, rettilinea dispone di una serie di 26-30 scudetti ossei. La testa è lunga con muso conico appuntito, l’occhio è relativamente piccolo, con palpebra adiposa molto ridotta. Le narici sono più vicine al margine anteriore dell’orbita. La bocca, non molto grande, ha labbra grosse. La mascella inferiore è lievemente più corta della superiore; entrambe posseggono una sola fila di denti minuti. Le pinne dorsali sono due: la prima con raggi spinosi (il terzo più lungo) e la seconda, vicina alla prima ma non collegata, ha i primi raggi un poco più lunghi e non formanti un lobo falciforme. L’anale, preceduta da due spine collegate da una membrana, è simile alla seconda dorsale. La coda, forcuta, ha lobi appuntiti più divaricati. Le pettorali, falcate, non arrivano col loro apice posteriore alla parte rettilinea della linea laterale.
La colorazione è azzurro grigiastra sul dorso, argentea iridescente sui fianchi. Una fascia dorata poco delineata corre lungo la linea mediana dei fianchi fino al peduncolo codale. Una macchia nera è presente al margine supero-posteriore dell’opercolo. Le pinne pettorali sono giallo dorate più o meno scure e le ventrali rosacee. L’iride è argentea.
E’ una specie pelagica e gregaria, che si avvicina alla costa alla ricerca di acque più temperate. Si alimenta in modo simile ai congeneri e si pesca con reti di circuizione, lenze trainate e palangresi. Nel Mediterraneo raggiunge i 50 cm. Sulle coste italiane è stato catturato a Genova, Napoli e Messina.”

Già in passato mi era capitato di incontrarlo e ne avevo catturato uno di un chilogrammo scarso.

Sia in questa occasione che in precedenza l’ho trovato in compagnia di altre specie; pare essere un pesce gregario. Nella prima cattura l’avevo visto nel sotto costa in mezzo ad un folto branco di salpe e in quest’ultima occasione circondato da barracuda e attorniato da altri piccoli pelagici.

LA CATTURA.

Mi reco con una piccola imbarcazione in vetroresina con fuoribordo a barra in una zona poco battuta dell’isola. L’alba è passata da forse mezz’ora e la corrente inizia ad aumentare con l’alzarsi del sole. Sono contro corrente e quindi le vibrazioni prodotte dal mio scafo non disturbano molto lo specchio di mare davanti a me.

Mi ancoro ad una certa distanza dal punto che voglio controllare, consapevole che il mio ingresso in acqua inizierà con una bella pinneggiata contro corrente. Aggiungo un Kg in cintura per essere sicuro di affondare facilmente senza allarmare troppo i pesci che potrebbero essere presenti.
Arrivo sul punto, mantengo la posizione e cerco di calcolare il tragitto da compiere per poter fare un agguato silenzioso e magari prolungare l’apnea con un aspetto in caso di incontri eccezionali…

Appena immerso vedo subito un nutrito branco di barracuda che staziona fermo là, in mezzo alla corrente. Mi rendo conto che potrebbe esserci molto pesce tutto raggruppato, pesce chiama pesce. So anche che, quando il pesce è così tanto radunato spesso si ha solo una possibilità di tiro. Dopo la stoccata del tiro tutti i pesci potrebbero entrare in agitazione e cambieranno zona.

Vedo una coda diversa da quella dei barracuda e decido di girare intorno alla roccia che si trova sulla mia sinistra. Stupore! Vedo una dozzina di carangidi pascolare tranquilli sul fondo. Inizio un lento movimento. I barracuda vedendomi così lento non si allarmano, anzi mi circondano e inducono la curiosità negli altri pesci presenti. Inizia una mirata ipnosi al Carango dentice, uno in particolare vuole vedermi da vicino e compie una virata completa per osservare meglio il mio comportamento.

E’ fatta, è questione di istanti. Aspetto che si allinei e premo il grilletto del mio Pathos Laser Open 82. E’ fatta!
Il pescione ha offerto due meravigliosi filetti e una minestra eccezionale.

alessandro-talò

pseudocaranx-dentex

Buona Visione e arrivederci al prossimo racconto,
Ciao Alessandro Talò.

4 pensieri su “Pantelleria, storie di pescasub: Il Carango-dentice

  1. Ciao, ti volevo chiedere che asta e elastico monta il laser open 82 utilizzato nella foto.

  2. Beh! Congratulazioni per la cattura e anche per la scelta del sottofondo musicale…

  3. Ciao, complimenti per la cattura e per il video davvero spettacolare! Sembrava di essere li con te in mezzo a tutti quei pesci, bravo!!!

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