E-Training: la pesca profonda

Una delle tecniche più impegnative per il pescatore in apnea, è sicuramente la pesca profonda. Che si tratti di aspetto, di ricerca in tana o di agguato, l’impegno psicofisico rimane comunque molto elevato.

Va detto subito che per pesca profonda (pur essendo relativo alle capacità dell’apneista) si intende quella da effettuare a quote superiori ai 25 metri di profondità, arrivando spesso a toccare i 35 metri. Quote superiori sono prerogativa di pochissimi apneisti, molto esperti ed allenati e con doti apneistiche assolutamente oltre la media.

Prima di entrare nel dettaglio è doveroso ricordare che pescare oltre i 25 metri (anche per chi è dotato di ottime apnee) è estremamente impegnativo e pericoloso. Pertanto va fatto solamente in coppia con un compagno di pari livello, livello che deve essere molto alto. Per alto livello non mi riferisco solamente alle capacità apneistiche, ma anche (e soprattutto) all’esperienza pluriennale a quote tra i 20 ed i 25 metri.

Detto questo, iniziamo col dire che l’errore più comune che fa il neofita quando immagina il pescatore esperto insidiare prede a 30 metri, è quello di riportare la sua azione di pesca in 10 metri… 20 metri più giù.

Non è assolutamente così!
L’approccio è completamente diverso.

Se a 10 metri quando arrivo sul fondo studio e decido la strategia per insidiare la mia preda, a 30 metri ci arrivo con le idee ben chiare sul da farsi. In pratica già nella discesa avrò valutato la presenza di prede, le avrò focalizzate ed avrò deciso come insidiarle. Spesso mi troverò a concludere l’azione già in caduta, altre volte l’aspetto sarà breve quel tanto che basta a portare a tiro i dentici visti in caduta. Se avrò individuato una tana abitata dalla cernia (i saraghi è meglio prenderli più in basso) vi lascerò un pedagno sulla verticale in modo da effettuare un secondo tuffo mirato e con i fucile giusto.

Pur avendo un compagno fidato sulla verticale, dovrò evitare di trovarmi in situazioni complicate (cernie sparate male).

In sostanza la maggior parte dei tuffi saranno esplorativi, delle planate intorno ai 20 metri. Solo successivamente, quando avremo una buona certezza di trovare qualcosa, ci prepareremo per il tuffo profondo.

IL TUFFO

La preparazione richiederà tutto il tempo necessario, anche 5 o 6 minuti. La ventilazione sarà molto lenta e rilassata nel finale e ci servirà anche a visualizzare le manovre sul fondo. La zavorra sarà tale da farci diventare negativi oltre i 14 – 15 metri e possibilmente useremo mute non superiori ai 6,5mm di spessore per la giacca e 5mm per i pantaloni. Quasi sempre la temperatura sul fondo sarà molto inferiore a quella in superficie.

A tal proposito è sempre meglio riservarci questo tipo di pesca nei mesi tra fine agosto e fine ottobre, quando il termoclino si abbasserà di molto e sarà anche più facile vedere prede al libero a quote profonde. In tale periodo saremo sicuramente più allenati e forse ci potrà bastare anche una giacca più leggera (5mm) che si traduce in meno zavorra e minor variazione di assetto.

ZAVORRA MOBILE

In molti casi è opportuno utilizzare la così detta zavorra mobile. Essa consiste in un piombo (solitamente idrodinamico) tra i 3 ed i 6 kg, collegato ad una boa tramite una corda. Se per esempio peschiamo a 30 metri, ci terremo 3kg in cintura, 5kg di zavorra mobile con 25 metri di corda in modo da scendere quasi senza pinneggiare e risalire con altrettanto poco sforzo.

Oltre ad avere più autonomia sul fondo, avremo anche molta sicurezza essendo positivi già a 20 metri. Ovviamente i parametri di zavorra sono indicativi e vanno aggiustati sulla base delle caratteristiche della persona ed in base allo spessore della muta utilizzata. Tuttavia il concetto rimane identico. Lo scotto da pagare sarà quello di dover recuperare a forza di braccia il piombo mobile tra un tuffo e l’altro, ma questo si traduce in un ulteriore forma di sicurezza. Vediamo perché.

I RISCHI

Oltre alla già citata e molto conosciuta sincope, esiste pure il problema del taravana. Tale sindrome si presenta quando i tempi di recupero tra un tuffo e l’altro sono minori del doppio del tempo di apnea in caso di tuffi a profondità pari o superiori ai 25 metri. Vi sono parecchie condizioni che possono aumentare i rischi dell’apneista, una su tutte consiste nell’effettuare sforzi in profondità.

Senza voler entrare troppo nel dettaglio, il taravana è una patologia simile alla MDD (malattia da decompressione) tipica del sommozzatore con le bombole che non rispetta le tappe di decompressione. In pratica anche il taravana si manifesta con emboli di azoto che viaggiano nelle vene e possono causare paresi parziali o complete al nostro corpo. Approfondiremo l’argomento in un altro articolo.

Tornando alla discesa con zavorra mobile, si capisce che essa ci espone a minor rischi di taravana consentendoci una risalita più rilassata, non dovendo pinneggiare energicamente nei primi metri durante lo stacco dal fondo.

LE TECNICHE PRINCIPALI

Come già accennato, le tecniche di pesca andranno adattate alla situazione estrema della profondità.

In che modo? Riducendo all’essenziale il gesto.

Nella pesca in tana ci limiteremo a perlustrare una sola tana, avendola individuata molto bene durante la discesa o precedentemente. Molto utile è l’uso di un padagno con circa 15 metri di sagola, di colore bianco e con un piombetto da 300 g. Esso risulta comodo da tenere in cintura o tra la giacca ed il pantalone, ma molto efficacie per individuare il punto preciso in cui scendere quando il fondale è tutto molto simile e la visibilità non è ottimale.

Nella pesca all’aspetto dovremo assumere la classica posizione a foglia morta già a 10 metri dal fondo. In tal caso sarà meglio accorciare opportunamente la sagola della zavorra mobile. Una volta arrivati sul fondo l’aspetto si risolverà (se avremo fatto tutto bene) entro un massimo di 20 sec.

Nella pesca all’agguato dovremo sfruttare grandi ostacoli in senso verticale, come scalini o guglie che ci occulteranno alla vista del pesce già in fase di discesa. In pratica l’agguato avverrà durante la caduta e si concluderà con un breve tragitto sul fondo solo se necessario.


La cattura di una grossa cernia in profondità.

CONSIDERAZIONI FINALI

La pesca profonda è riservata a pochi apneisti molto ben preparati. Va praticata sempre e rigorosamente in coppia con un compagno di pari livello. Mentre uno scende, l’altro veglia vigilie sul compagno. Se la visibilità non è ottimale e proprio si vuole scendere fondo, è sempre meglio che il compagno in superficie ci segua a distanza con planate a profondità tali da consentirgli di vederci.

E’ molto importante che i tempi di recupero tra un tuffo e l’altro siano di almeno il doppio del tempo di immersione (meglio se il triplo). Alternandoci con un compagno, l’attesa sarà meno noiosa e la pescata sarà più divertente e sicura.

Igor Bisulli

Indice E-Training

Un pensiero su “E-Training: la pesca profonda

I commenti sono chiusi.