[e-Training] Unire le tecniche di pesca

Abbiamo parlato nei capitoli precedenti delle principali tecniche di pesca in apnea.

Da quanto abbiamo visto, il lettore si sarà fatto l’idea che il pescatore in apnea si sveglia la mattina e decide (magari dopo aver scelto la zona di pesca) quale tecnica effettuerà. In linea di massima ci possono anche essere situazioni simili, tuttavia esse rappresentano un caso estremo.

Nella stragrande maggioranza dei casi infatti, non esiste una netta separazione tra le tecniche. La loro descrizione pura serve per capirne i fondamentali, ma nella pratica noi eseguiremo sempre un mix tra agguato, aspetto, caduta, pesca in tana, ecc..

Un pescatore esperto segue il fondale scrutando ogni dettaglio per capire dove stiano le potenziali prede e quale sia l’approccio più conveniente per insidiarle. Di solito impugna il fucile che ritiene più adatto all’occorrenza, ma è pronto a sostituirlo con un modello più lungo o più corto a seconda dei casi. Anche quando si prepara a fare una discesa per eseguire un aspetto, si potrà trovare a concludere la sua azione con un approccio alla tana avendo notato uno spacco abitato che gli era sfuggito dalla superficie.

Oppure potrà scegliere di eseguire una agguato tra dei massi che gli sembrano interessanti per poi concludere con un breve aspetto la sua azione. Classico è anche l’inverso, aspetto con agguato finale per tagliare la strada ad un pesce che se ne andava per i fatti suoi dimostrandosi poco propenso ad avvicinarsi.

L’esperienza e la messa in pratica delle varie tecniche nelle situazioni più disparate, ci consentirà di acquisire quella sensibilità per capire quando è il caso di muoversi verso il pesce e quando invece conviene attendere che sia lui a venire da noi. Abbiamo visto che esistono delle indicazioni di massima, alcune di queste sono riconosciute da tutti, ma nella situazione particolare bisogna sempre valutare una miriade di fattori per scegliere la strategia migliore.

Il calcolo veloce (quasi istantaneo) di tutti questi fattori non è altro che la quintessenza del famoso “fiuto per il pesce”.

Venendo al cuore di questo articolo, il messaggio che mi preme comunicarvi è: ADATTAMENTO ED ELASTICITA’ MENTALE. In pratica non dovremo essere fissi nell’esecuzione di aspetti a ripetizione, ma attenti alla situazione e pronti a cambiare strategia continuamente.

Per rendere l’idea si pensi al karateka in combattimento, egli non si concentra sul calcio o sul pugno o altre mosse che padroneggia alla perfezione, bensì sul varco che l’avversario gli offre per entrare e colpire. Alla fine neanche si accorge come ha colpito, perché la sua attenzione era tutta focalizzata all’occasione da cogliere.

Nella mia lunga pratica della pesca in apnea mi sono posto il problema di analizzare cosa facevo in una determinata situazione, solo da quando ho cominciato ad insegnare ai miei allievi. Solo da quel momento ho cominciato a prendere consapevolezza di quante volte passavo da una tecnica all’altra quasi senza accorgermene. L’esigenza di spiegare a chi mi guardava, il perché di un gesto piuttosto che un altro, è servita molto anche a me.

In realtà ancora adesso ci sono situazioni in cui non so spiegare perché ho fatto quel determinato gesto, tuttavia un punto è assodato. Si arriva inevitabilmente a non pensare che si farà un agguato o un aspetto.

L’azione diventa un passaggio fluido tra una tecnica e l’altra, al punto in cui essa diventa un’altra cosa… il tuo stile.

Igor Bisulli

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