[e-Training] La pesca in franata

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La franata è sicuramente tra le tipologie di fondai marini più difficili ed allo stesso tempo più interessanti da affrontare.

La franata, lo suggerisce la parola stessa, consiste in un agglomerato più o meno esteso di massi di varie dimensioni accatastati uno sopra l’altro in modo da creare un dedalo naturale di roccia. Qui trovano rifugio la maggior parte di pesci tipici dei fondali rocciosi e delle tane, ma anche altre specie, soprattutto quando le camere interne sono sufficientemente ampie, quali la spigola ed il cefalo.

Per la sua struttura, altamente labirintica, la franata offre un rifugio quasi inespugnabile ai pesci che la frequentano e che spesso vi trovano dimora fissa. Il pescatore in apnea che vi effettua una battuta avrà sempre modo di divertirsi ed impegnarsi in numerose tecniche ma, a fronte dei numerosi avvistamenti, dovrà sudare le proverbiali sette camicie per portare a casa qualche preda.

La grande quantità di massi che quasi sempre formano la franata, consentono ai pesci di entrare da una parte e compiere un percorso anche molto lungo, per poi uscire indisturbati chissà dove. Ma vediamo nel dettaglio le varie tipologie di franata che potremo incontrare.

La franata con massi di piccole o medie dimensioni crea degli interstizi che solo in certi punti si allargano in modo sufficiente per offrire il giusto spazio a pesci interessanti quali saraghi e corvine. Qui sarà importante capire dove si concentra il maggior movimento di pinnuti e soprattutto dove entrano. Molto probabilmente le “tane” create dalla massicciata avranno delle aperture che permettono alla luce di entrare ed è da qui che dovremo cercare di cogliere l’occasione di un tiro, inutile dire che il colpo d’occhio e la prontezza di riflessi saranno le armi migliori.

agguato

Se anche troveremo più di un esemplare in un meandro dal dedalo roccioso, difficilmente potremo sparare un secondo colpo. La franata è sempre ricca di pesce proprio perché offre molte occasioni di riparo ai suoi abitanti, che non si faranno certo pregare per cambiare posto alla prima minaccia della loro incolumità.

Quando i massi della franata finiscono su di un fondo sabbioso o, meglio ancora, fangoso, si creerà l’habitat ideale per i gronghi e, dove la latitudine lo permette, cernie bianche.

Quando le dimensioni dei massi si fanno più consistenti, anche gli spazi interni diventano meno angusti e, di conseguenza, non sono più adatti ad offrire un rifugio che non sia solo temporaneo ai suoi abitanti. In questa tipologia di franata sarà più facile sorprendere la nostra preda con qualche agguato che la trovi distratta all’ombra. Per la pesca in tana, invece, dovremo essere molto più temerari perché sarà necessario infilarsi nei meandri più interni e nascosti. Solo li, infatti, gli spazi si faranno stretti e sicuri per le prede da tana.

E’ d’obbligo, quindi, ricordare che questo tipo di azione venatoria è riservata ai più esperti e sempre con la supervisione di un compagno che possa intervenire in caso di difficoltà. In tali casi sia la sagola della boa che il porta pesci saranno banditi a causa della possibilità che si impiglino tra le rocce condizionando pesantemente la nostra uscita dal dedalo.

mortellaro-tana

Pur offrendo molti nascondigli, non tutte le franate sono ricche di pesce. Soprattutto quando questo tipo di fondale si estende per lunghi tratti, capita di trovarvi il deserto totale, fino a quando non si incontra una piccola zona in cui sembra si sia radunato tutto il pesce dei dintorni. Come spesso succede in mare, le zone più interessanti sono sempre quelle che interrompono la monotonia del fondale, magari creando l’incontro di due o più tipologie di fondale marino, quello che in gergo i biologi chiamano ECOTONO o area ecotonale.

Quando, invece, è la franata stessa ad interrompere una vasta zona di fondale con pochissimi anfratti lo spettacolo è assicurato. Anche se la zona viene scoperta da più di un pescatore sarà sempre possibile effettuare almeno un cattura. La sua dimensione ridotta ed il “deserto” che la circonda ne fanno un oasi naturale, un pò come una piccola zona di grotto isolata nella sabbia o nella posidonia, con la differenza che qui il pesce si difende molto meglio.

TECNICHE DI PESCA IN FRANATA

 

Per la sua complessità, la franata offre la possibilità di cimentarsi in quasi tutte le tecniche di pesca.

Un aspetto in franata potrà far uscire allo scoperto saraghi e corvine. La presenza di una fitta nube di mangianza (boghe, castagnole, menole, occhiate) richiamerà predatori quali dentici e ricciole, lecce e barracuda, che si potranno insidiare con degli aspetti rivolti verso il mare aperto ben protetti tra qualche masso.

Importantissimi saranno gli orari, rigorosamente la mattina presto e verso il tramonto, sono questi infatti i momenti migliori per sorprendere il classico branco di corvine che rimane a mezz’acqua sospeso sopra i massi che gli daranno rifugio al minimo cenno di pericolo. Ricordate che proprio le corvine, in franata, non mancano mai, il problema è vederle.

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Quando la franata è formata da massi molto grandi crea il terreno ideale per la pesca all’agguato. Le prede saranno un pò tutte, ma le più ambite saranno (soprattutto quando la franata sprofonda nel blu) cernie e dotti. Questi ultimi impegneranno i sub più preparati ed esperti in inseguimenti estenuanti a profondità sempre maggiori, sarà quindi importante avere sempre un compagno sulla verticale ma, soprattutto, non lasciarsi andare al di la dei propri limiti!

La pesca in tana, soprattutto quando la franata crea spaccature e spazi angusti, è la tecnica più redditizia su questo tipo di fondale, va detto però che è anche la più difficile in questi casi. Il sub dovrà innanzitutto capire dove si concentra il pesce (principalmente saraghi e corvine) per stabilire il punto esatto in cui mettersi a cercare lo spacco che ci offra un’occasione di tiro. La difficoltà sta anche nel memorizzare lo spacco buono, una volta in superficie sembrerà tutto uguale visto dall’alto, per cui bisognerà avere una buona memoria visiva e focalizzare anche la struttura di contorno.

Ancora una volta vale una regola aurea della pesca in apnea. E’ fondamentale essere molto precisi sul punto esatto in cui si vede passare il pesce (in questo caso all’interno dello spacco), perché le occasioni si ripeteranno quasi sempre li.

Igor Bisulli

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3 Commenti a “[e-Training] La pesca in franata”

  1. Orlando scrive:

    Vere e proprie gocce di sapienza . Grazie

  2. livio scrive:

    Purtroppo non posso andare spesso su alcune franate isolane e quindi ti domando : la pesca sulle dighe .ove permessa, può essere un buon allenamento per pescare in frana? Grazie comunque!

  3. Igor Bisulli scrive:

    Le dighe sono un classico della pesca in tana e meriterebbero un capitolo a parte. Di solito però non ci si può pescare perchè fanno parte del porto da cui si deve stare lontani almeno 100 metri.
    Se hai appurato che in una determinata diga ci poui pescare…pescaci! Sono un ottimo allenamento e vale tutto quello che ho scritto nell’articolo.