XI° Coppa di Rovigno: analisi tecnica

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La recentissima edizione della Coppa Città di Rovigno ha lasciato tutti a bocca aperta per i ricchi carnieri usciti. In molti si sono chiesti come sia stato possibile catturare tutto quel pesce, soprattutto in una stagione considerata “povera” come l’inverno.

Altri ancora sono rimasti scioccati riguardo la temperatura dell’acqua, che non ha superato i 7 gradi. Con questo articolo, oltre a fare un analisi tecnica della gara, cercherò di rispondere alle vostre curiosità e perplessità.

LE CONDIZIONI METEO MARINE

Cominciamo col dire che l’alto adriatico è un mare decisamente particolare rispetto al resto del mediterraneo. Fondali molto bassi (raramente oltre i 30 metri), costituiti da sabbia fangosa ed oasi di roccia, e ben irrorati dalle acque dolci della laguna veneta. Questo favorisce un’altissima concentrazione di pesce, anche se spesso il pescatore in apnea non se ne rende conto a causa della scarsa visibilità e dell’impossibilità di pescare nelle zone profonde e disperse in mezzo al fango.

In inverno succede che molti pesci si avvicinano alla costa e, soprattutto quando l’inverno è molto rigido, si intanano. Quando la temperatura dell’acqua scende sotto gli 8 gradi, in particolare, si intanano perfino i dentici.

Quest’anno si sono verificate delle condizioni di freddo davvero eccezionali, che tra l’altro hanno impedito a tutti di pescare in quelle zone per almeno 2 settimana prima della gara. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che oltre al freddo ci si è messo pure il forte vento di bora che ha soffiato ininterrottamente a grande intensità, rendendo la visibilità molto precaria (1 – 2 metri una settimana prima della gara).

A tutto questo, si è aggiunta l’entrata di un pò di tempo stabile, culminato con la calma piatta della gara. Si sa che le giornate di mare estremamente calmo sono ottime per la pesca in tana, soprattutto in inverno.

Il risultato, quindi, non poteva che essere quello che si è visto. Considerate, tra l’altro, che i pescatori in gara erano tra i migliori in Europa (quindi al Mondo) e che tra questi, molti conoscevano a fondo le zone di pesca.

COME RESISTERE AL FREDDO?

Per riuscire a resistere dalle 5 alle 7 ore nell’acqua a 6,5 gradi gli atleti hanno dovuto utilizzare mute molto pesanti, con tutte le difficoltà che ne derivano.

L’abbigliamento standard è stato il seguente: giacca da 8mm liscio spaccato, pantaloni da 7mm liscio spaccato e bermuda per evitare fastidiose infiltrazioni durante le sommozzate. Così bardati si sopportava abbastanza bene il freddo ma restava il problema di mani e piedi. Calzari da 5mm lisci fuori e guanti da 4 o da 5 mm non riuscivano ad evitare la perdita di sensibilità… non restava che soffrire!

In queste condizioni le zavorre utilizzate si avvicinavano e spesso superavano i 10kg! Dal momento che le quote di pesca andavano dai 13 ai 22 metri, vi lascio immaginare la fatica per i tuffi profondi.

Curiosità: solo il campione del mondo Daniel Gospic ha avuto il coraggio di utilizzare la muta da 5mm…un marziano!

LE PREDE

Le particolari condizioni verificatesi in gara hanno consentito una notevole entrata di pesce bianco. Quasi tutte le squadre sono riuscite a catturare i saraghi, che per lo più erano saraghi reali. Tra questi si sono intanati anche alcuni esemplari di saraghi pizzuti di buona taglia. Le squadre giunte tra le prime 10 posizioni sono riuscite a catturare diverse orate, con pezzi che hanno superato i 3kg.

I più esperti e quelli che hanno meglio preparato hanno aggiunto le prede più stanziali e nascoste, ovvero i tordi neri, le mustelle, le corvine e qualche raro esemplare di scorfano. Non sono mancati neppure i tordi pavone, nonostante la difficoltà a scovare esemplari che superassero i 400gr.

Tra le prede a coefficiente, i gronghi non sono mancati, anche se ce n’erano di meno rispetto agli anni passati. Le squadre più esperte sono riuscite a catturare anche qualche esemplare di gattuccio (uno squaletto leopardato in miniatura). Mentre qualche fortunato ha trovato perfino la rana pescatrice, anch’essa a coefficiente (1500 punti + i 1000 di specie).

La vera differenza tra le prime 3 squadre ed il resto del gruppo, tuttavia, l’hanno fatta i dentici. Chi conosce bene queste acque è riuscito a trovare quelle piccole zone dove il dentice si intana quando l’acqua è molto fredda (sotto i 9 gradi). Al 90% dei casi queste tane si trovano tra i 18 ed i 22 metri, dove le zone di roccia si fanno più sparse ed isolate nella sabbia, pertanto non erano alla portata di chi non conosceva bene il campo gara.

Per la cronaca, i 2 dentici più grossi erano quelli di Claut (circa 7,3kg) e quello di Gospic (7,2kg).

STRATEGIE E TECNICHE DI PESCA

Praticamente l’unica tecnica di pesca utilizzata in questa gara è stata quella della ricerca in tana. L’acqua molto fredda rendeva il paesaggio in apparenza deserto, ma ogni anfratto buono poteva nascondere una preda interessante. Tuttavia in alcune zone isolate nella sabbia e generalmente intorno ai 20 metri di profondità, si sono visti dei folti branchi di saraghi pizzuti e saraghi fasciati che si potevano prendere anche in caduta.

Anche chi conosceva meglio il campo gara non aveva a disposizione zone tanto ricche e sconosciute da poterci fare la gara in solitaria. Pertanto la strategia, ovvero la scelta della sequenza dei posti da visitare, è stata fondamentale. In questo senso il team ITALIA 1 è stato quello che meglio ha saputo interpretare la gara programmando ogni singolo spostamento con cronometro alla mano. Era importante prendere molto pesce, ma anche raccogliere più specie possibili, potendo raggiungere anche 10000 punti solo di specie.

I fucili utilizzati non hanno superato gli 80cm di lunghezza e nella maggior parte dei casi sono stati tra i 50 ed i 60 cm, ad elastici con fiocinetta a 4 punte o ad aria con la classica mustad 5 punte.

La gara di Rovigno ha premiato anche la capacità di pescare a segnale memorizzando le mire di ogni tana o spacco buono. La corrente presente per buona parte della gara e l’acqua torbida, infatti, rendevano difficile la discesa sul punto desiderato ed anche l’uso del GPS era complicato in mezzo al marasma di boe.

La Coppa Città di Rovigno si riconferma una gara a segnale in cui la conoscenza del campo gara fa la differenza. Basta dare uno sguardo alla classifica per rendersene conto. La nazionale 1 poteva contare su Stefano Claut, ormai esperto di questi fondali. Dei secondi arrivati faceva parte Branko Ikic, originario di Pola e sicuramente il miglior conoscitore dei fondali rovignesi. Mentre per quanto riguarda i terzi classificati, bisogna dire che un fuoriclasse come Gospic può sempre contare su un “aiuto” locale, a maggior ragione in Croazia, dove è considerato un intoccabile.

Dalla quarta posizione in poi, si sono piazzati gli “umani”, se mi passate il termine. Squadre locali come “Rovinj” 1 e 2 e “Upr Stari Morzevi” contavano su una buona base di tane da pesce stanziale. Quest’ultima annoverava perfino l’ex ct Croato, nonché grande campione, Livio Fiorentin, anche lui di Pola.

In questo contesto, le squadre francesi si sono comportate molto bene, forse anche meglio di quelle italiane se si esclude Italia1 che, come detto, fa storia a se. Ce ne erano ben 4 e si sono piazzate tra l’8° e la 12° posizione.

IL TEAM I LOVE PESCASUB

Infine, pur essendo di parte, non posso tralasciare l’ottima prova del team I LOVE PESCASUB, composto dal sottoscritto e da Riccardo Sciarrotta in acqua e dal Presidente Lorenzo La Manna in veste di motivatore stile “peppiniello di capua” e dal barcaiolo (senza il quale la spedizione era impossibile) Andrea Donaggio, semplicemente perfetto al volante del suo Master 550.

E’ vero che noi contavamo sulla mia ottima conoscenza dei fondali di Rovigno, ma nelle zone migliori che conoscevo non ho trovato le condizioni ed il pesce che speravo, soprattutto a causa della scarsa visibilità. Nell’unico posto che poteva fare la differenza, in preparazione avevamo visto una pallonata di saraghi fasciati da almeno 200 pesci ma in gara non c’erano più, forse perché già disturbati da qualcuno o catturati da qualche peschereccio. Di conseguenza la maggior parte dei pesci li abbiamo presi dove li avevano trovati in tanti, costringendoci ad una lotta gomito a gomito.

Igor Bisulli



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5 Commenti a “XI° Coppa di Rovigno: analisi tecnica”

  1. Andrea scrive:

    gran bella analisi… costruttiva e dettagliata! ancora complimenti per il risultato!

  2. Stefano scrive:

    bellissima analisi,io ho una casa a Rovigno mi sà che dovrò dare più attività durante l’inverno(anche se a me la pesca in tana non piace) a parte questa edizione che è uscito il mondo…ho visto che anche nelle altre edizioni in questo periodo ci sono saraghi grossi a differenza della primavera dove al massimo ne prendo da 7 hg per non parlare poi dei dentici oramai sono 4 /5 anni che da più di mezzo kilo non ne vedo durante la primavera

  3. Dario Ciriminna scrive:

    Peppiniello di Capua :) bravi bravi

  4. Devantoy scrive:

    Bonjour à tous , bravo pour votre prestation et vos commentaires sur cette splendide compétition remportée par des mains de Maîtres..
    Nous sommes très heureux d’avoir participé pour le 2ème année consécutive à la coupe de Rovinj.
    A l’année prochaine peut-être.
    Team UBACI France……20ème

  5. Lore scrive:

    Ciao Devantoy,
    grazie per i complimenti, siete stai in gamba anche voi,
    ci si vede l’anno prossimo a Rovigno :)

    Lorenzo La Manna
    Team I Love Pesca Sub