Cernie da sogno

videointerviste

La seconda puntata delle videointerviste con Marco Bardi è dedicata alla pesca della cernia. Il video a fine articolo.

Marco con quale approccio mentale ci si prepara per una battuta dedicata alla cernia?
In effetti è difficile andare in mare pensando di pescare solo cernie, anche perché dove vivono questi pesci, quasi sempre è terreno adatto anche per molte altre specie. La scelta di pescare cernie si manifesta il più delle volte a causa delle condizioni. Ad esempio, quando i pesci pelagici spariscono è invece più facile trovare il pesce stanziale nei pressi della sua tana. Infatti con tali condizioni abbandono l’aspetto e inizio a spostarmi su zone dove posso contare su cernie stanziali anche se non è che ci sia tutta questa abbondanza. Aumento l’attenzione visiva e cerco di non distrarmi dalla ricerca della cernia.

Quante possibilità abbiamo di catturarla nei primi 15 metri? c’è speranza per tutti?
Mi è capitato spesso di catturare qualche esemplare in meno di 15 metri. Quest’anno ho catturato in tana una cernia di 10 chili in soli 8 metri di fondale all’Argentario. La batimetrica migliore che ho riscontrato è quella dei 18-20 metri specialmente dove il fondale è molto variegato. Ovviamente in profondità si trovano cernie più tranquille e più grosse.

Nel video che segue questa intervista si può vedere la cattura di una bella cernia effettuata in tana in soli 14 metri di fondale in una zona comune a tutti.

Ce la racconti?
Fuori stagione, stavo perlustrando una zona di grotto e alga. Durante una planata vedo in lontananza un branco compatto di occhiate e quindi mi avvicino lentamente. Effettuo una discesa di ricognizione, pronto anche ad un aspetto, quando vedo le occhiate fuggire alla mia sinistra. Allora guardo dalla parte opposta e invece di vedere dentici, vedo una grossa cernia che stava rasentando il fondo e scorreva non troppo veloce verso una zona ricca di anfratti. Ero preparato, quindi la seguo da lontano mantenendo una velocità non aggressiva e la cernia si gira due volte a controllarmi, poi lentamente si infila nel grotto. Non scoda ne aumenta la velocità, quindi immagino che sia entrata in una tana abituale. Chiamo il mio compagno con la telecamera e mi infilo consapevole che potrei trovarla a breve distanza incuriosita. Infatti era proprio in quell’anfratto e mi guardava di muso. E’ comunque un caso perché ti va bene una volta ogni tanto. Se c’è qualcosa dove sono stato bravo direi che è stata la capacità di seguire il pesce senza spaventarlo in attesa della sua mossa decisiva e la freddezza e rapidità di azione in tana sia nel tiro che nel recupero. Un insieme di esperienza e controllo.

Come riconosciamo una tana abitata?
Nel 75% dei casi chi si affaccia ad una tana abitata è perché la conosce oppure perché ha appena visto una cernia entrarci dentro. In altre parole ti dico che quando effettuo una ricerca in una zona che non conosco, prima di tutto mi armo di santa pazienza e la perlustro con lunghe planate ad ampio raggio, cercando di vedere la cernia fuori tana. In alcuni casi mi fido delle indicazioni dei saraghi fasciati che si radunano in piccoli gruppi dove si è da poco infilata una cernia. In qualche altra occasione ho scovato la cernia perché ho visto schizzare fuori dalla roccia un pesce impaurito. La scelta migliore è alla fine quella dell’istinto che senza troppo ragionare, può guidarti senza spiegazioni.

Oggi si pesca soprattutto all’agguato, coma mai? è la scelta migliore?
Direi che si pesca soprattutto all’agguato nelle zone più sfruttate dove la cernia ha imparato alla perfezione a non fidarsi dell’uomo con il fucile e quindi solo un perfetto agguato diventa una possibilità. In realtà ci sono tante altre zone dove conviene pescare in caduta sempre che sia effettuata nelle ore centrali e soprattutto con una perfetta tecnica. Chi ha visto i miei DVD avrà notato che la maggior parte delle cernie le prendo in caduta. Credo infatti che sia ancora la tecnica migliore se fatta bene. Confesso anche che ho catturato cernie in centinaia di modi diversi, quindi è tutto da scoprire.

marco-bardi-pesca-cernia

Quanto conta l’esperienza e quanto conta la preparazione?
Una eccellente preparazione alla profondità aiuta molto, anche perché la cernia grande vive quasi sempre a quote impegnative. Pertanto se abbiniamo esperienza e preparazione è chiaro che si ha un notevole vantaggio. Sempre nel video che segue, vedremo una cattura a 34 mt dove il comportamento della cernia è ben più rilassato di una che vive in 15. Praticamente è immobile, ma non bisogna farsi ingannare perché se l’avvicinamento si fosse svolto in modo sbagliato anche in quel caso sarebbe stata l’ennesima cernia che schizzava via veloce nella frana e non si faceva prendere. Un classico esempio di esperienza, tecnica e preparazione atletica.

Intravediamo dalla superficie la cernia: come prepariamo il tuffo?
L’acqua limpida e la luce alta è un vantaggio che ci aiuta a vedere meglio il fondale e la cernia quando guarda verso l’alto, rimane abbagliata dalla luce. Ecco perché le ore centrali sono uno dei momenti migliori. La preparazione dovrà essere accurata perché è impossibile sapere prima cosa accadrà e si deve essere pronti a tutto ciò che segue una caduta. Spesso la cernia si dirige in tana, allora è da valutare se continuare o risalire.

Da cosa valuteresti la scelta?
Quando fugge veloce è perché si trova lontana dalla sua tana stanziale e quindi non si sente sicura. In questo caso spesso si intana casualmente ed è molto probabile che si sposti sotto la roccia passando da un meandro all’altro. Quindi non guardo dove si è infilata, ma vado subito alla prima apertura opposta dove immagino possa spostarsi. Diciamo che più o meno su 20 volte una sola va bene. Quando invece si dirige molto lentamente verso una apertura è chiaro che si tratta della sua tana. In questo caso ci sono due reazioni.

1. Può avvicinarsi alla tana lentamente e poi scodare all’imboccatura. Si tratta di una tana che conosce bene dove con la scodata cerca di disorientare l’intruso. In genere gira subito di lato e sparisce. Qui conviene evitare di andare a vedere al termine della caduta con il fucile lungo, ma attendere qualche minuto, cambiare fucile, ed esplorare accuratamente tutto intorno.

2. Quando invece si avvicina lenta alla sua tana e poi scivola dentro senza scatti, è perché si fida del suo rifugio ed in questo caso termino la caduta andando subito a guardare dentro perché nella maggior parte dei casi la si trova ancora indecisa dentro la tana pronta a scattare, ma ancora incuriosita e vulnerabile.

Quali caratteristiche deve avere il fucile “da cernia”?
Per la pesca in caduta e agguato ovviamente lungo e potente, ma anche molto veloce perché non è solo questione di potenza. La cernia pur grande che sia è abbastanza rapida a schivare il tiro. In tana ovviamente un fucile più corto, ma in questo caso molto potente perché a breve distanza la penetrazione si riduce molto. Pensa che ho ancora un vecchio fucile che usavo in gara quando la cernia era ancora consentita ed è un fucile che ne ha prese davvero tante. Un 75 con asta da 7mm e gomme da 20mm con sagola in nylon del 200. Lo tengo in gommone e ancora oggi nonostante abbia più di 20 anni, ogni tanto gli faccio vivere qualche emozione. Il mulinello è indispensabile per mettere subito in trazione la cernia ed evitare che si sposti nella sua tana non appena colpita.

Chi meglio di te può informarci circa lo stato di salute di questo serranide?
In realtà lungo le coste con un fondale adatto, si vedono sempre più cernie, ma si tratta soprattutto di esemplari giovani, dal chilo ai tre chili. Quelle grandi se ne vedono sempre meno. Solo dieci anni fa in certe zone ne vedevo almeno una decina grosse al giorno anche se imprendibili. Negli stessi posti oggi ne vedo raramente una, quindi è palese che sono diminuite, ma se ci sono le piccole significa che qualche cernia si riproduce. Non posso sapere con certezza se è un segno buono o negativo, ma mi piace credere che sia un buon segno. Mi dissocio totalmente da chi cattura una cernia più piccola di 3 chili che è circa 60cm. Potrei non rivolgergli più la parola.

Il pesca sub ha delle colpe sulla diminuzione dalle coste della cernia?
Purtroppo ci sono alcuni pescatori in apnea che non sono sportivi e non rispettano ne la misura minima di 45 cm, ne la quantità di una al giorno consentita dalla legge, ma credo che queste pecore nere non abbiano davvero causato un grosso danno, oltre tutto noi operiamo solo entro certe profondità. Sono da condannare, hanno contribuito al danno, ma non sono la causa. Invece ci sono delle forme di pesca professionale che sono micidiali e vanno a colpire a tutte le profondità e tutte le taglie. In più secondo me, la causa primaria è l’inquinamento che ogni anno si vede aumentare lungo i fondali e oltre alle cernie si è visto sparire in poco tempo anche altri tipi di pesce che noi non catturiamo quasi mai. Se la logica non è una opinione la risposta viene semplice.

Tu ne hai catturate veramente molte, ci puoi rivelare qualche astuzia che hai elaborato negli anni?
Non è un fatto di astuzie o segreti ma si tratta di fare bene quello che serve. Ci ho messo anni per capire queste sensibilità e mettere a punto una discesa adatta, un insieme di tecnica e di esperienza. Pertanto credo che non è giusto pensare ai segreti, conviene impegnarsi nel fare bene ciò che va fatto.

Marco Bardi
marcobardi.com



Facebook

Tag: , , , , ,

6 Commenti a “Cernie da sogno”

  1. Francesco scrive:

    Grande Marco!!!

  2. giacomo scrive:

    Complimenti, molto bella e istruttiva questa nuova rubrica.

  3. Luc scrive:

    Che cernioni!

  4. david scrive:

    veramciaente molto istruttiva ora speriamo che ne posso prendere pure un po di gernioni !ciao marco

  5. gianni scrive:

    credo di aver imparato tanto solamente nel guardarti pescare.sei sempre il migliore,ciao marco.saluti da gianni e lia.

  6. max tupone scrive:

    Grande Marco. Grazie per avermi avvisato, spero di vedere quanto prima i nuovi video realizzati.

    Complimenti ancora.

    Max