Massimo Scarpati: intervista al mito

massimo-scarpati-subCos’è la storia se non l’insieme delle gesta di grandi uomini? E Massimo Scarpati, con i suoi primati, è stato uno degli artefici di una storia, quella della nostra pesca subacquea, tra le più belle ed entusiasmanti del secolo appena passato. Per noi apneisti dall’“antica” chioma, poi, con la sua carriera costellata di successi straordinari, che lo ha portato ai vertici ha mondiali, egli ha rappresentato l’emblema più assoluto del “CAMPIONE”.

Collaboratore e testimonial per lunghi anni della Mares, per la quale ha progettato e brevettato una famosa ed innovativa gamma di articoli, tra cui le prime pinne lunghe, con ogni probabilità è stato l’atleta che più di altri ha contribuito alla transizione delle attività subacquee dalla fase iniziale di sperimentazione ed evoluzione degli anni cinquanta e sessanta a quella più moderna degli anni settanta e ottanta, sfociata nell’attuale evoluzione tecnologica.

Instancabile viaggiatore, si è immerso in tutti i mari, girando molti documentari naturalistici tra i quali alcuni riguardanti la pesca in apnea in Polinesia. Dagli anni ’70 vive in Sardegna e, dagli anni ‘80, ha iniziato la carriera di pescatore di Corallo rosso, diventando anche il protagonista di documentari e programmi televisivi nazionali su questo tipo di pesca.

Abbiamo avuto l’occasione di trascorrere con lui un’intera giornata a Mola di Bari, in occasione del Campionato Italiano di Pesca in Apnea a Coppie con regolamento ecologico (gara annullata per le pessime condizioni meteo-marine) e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande:

Massimo, il regolamento ecologico nasce da una tua idea di circa 40 anni fa e messa in pratica solo da qualche anno. Cosa ti ha spinto a pensare questo particolare regolamento?

In verità fu organizzata una prima gara nel 1977 ad Ischia, ed ebbe un buon successo sia tecnico che di partecipanti. Tutto nasce nel ’74, quando vinsi Il Gran Premio di Ustica con un punteggio complessivo superiore a quello totalizzato da tutti gli altri concorrenti insieme. Si parlò di una pescata record nel Mediterraneo. Avrei potuto vincere ugualmente con molto meno pesce catturato e d’allora cominciai a pensare a regolamenti più in sintonia con l’esigenza di un minor impatto sul patrimonio ittico. Voglio rimarcare che non rinnego assolutamente ciò che sono stato e che ancora sono: un pescatore subacqueo in apnea. Ma se poteva essere messo a punto un regolamento che pur premiando i meriti avesse consentito un prelievo più in sintonia con l’esigenza di difendere le risorse, questo doveva essere fatto. Purtroppo non sono stato capito o forse ero troppo in anticipo nei tempi.

Il motivo per cui si parlava già d’allora di Regolamento Ecologico, è anche perché obbligava la direzione di gara a prendere le misure biometriche di ogni esemplare catturato. Se si fosse adottato quarant’anni fa, la raccolta dei dati di ogni gara ecologica avrebbe contribuito enormemente ad effettuare statistiche di enorme valore scientifico sul patrimonio delle specie ittiche di interesse del pescatore apneista.

Il Regolamento Ecologico premia il pescatore versatile, che riesce a catturare più specie e che, quindi, sa adattare le sue azioni sia a bassa profondità che a batimetriche più importanti. Pensi che se fosse stato adottato sin dalla data del suo concepimento gli specialisti della pesca profonda alla cernia, che avevano quella marcia in più rispetto agli altri apneisti del tempo, ne sarebbero stati penalizzati?

Ho gareggiato con campioni, e non faccio nomi, che in gara si dedicavano alla pesca profonda della cernia. Ebbene raramente li ho visti vincere. Qualcuno di questi ha avuto una carriera quasi trentennale, vincendo solo una o due gare in tutta la sua vita di sportivo. Anche allora bisognava essere completi e versatili. Oggi, tuttavia, questo regolamento è ancora più attuale, visto che è stata vietata la cernia in tutte le competizioni.

5 volte Campione Italiano Individuale, 3 volte Campione Europeo a Squadre, 1 Titolo Europeo Individuale, 1 volta Campione del Mondo Individuale; 1 volta Campionato del Mondo a Squadre, 3 volte vincitore del Gran Premio Internazionale di Ustica, 3 volte vincitore del Trofeo Internazionale Mondo Sommerso; il tuo è un palmares davvero invidiabile, interrotto da un terribile incidente di caccia. Come sarebbe stato gareggiare con regole diverse e, cioè, con un regolamento come quello da te ideato?

Purtroppo ho avuto una carriera di soli 9 anni di gare ed il Curriculum da te descritto corrisponde alla verità, anche se mancano altre competizioni di minore importanza. Credo che non avrei avuto problemi anche se devo riconoscere che non ho mai effettuata una Gara con il Regolamento Ecologico, pur avendolo ideato e rimuginato interiormente per qualche anno prima che ne stilassi la prima copia. Da allora non è mai stata apportata alcuna modifica e vorrei che ciò avvenisse solo con l’esperienza di molte competizioni svolte. Già da allora furono da me previste delle varianti proprio per adattare il Regolamento ad ogni campo di gara, come un vestitino che si deve adattare ad ogni persona.

Se si andrà avanti ed un giorno avremo quella capacità, quelle conoscenze dei comportamenti dei pesci, delle consistenze delle specie e riusciremo a confezionare “un vestitino su misura” per ogni tratto delle nostre coste, allora vuol dire che avremmo raggiunto un tale grado di conoscenza dei nostri fondali che tutti dovranno riconoscerci le nostre competenze.

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Il mare si sta sempre più depauperando e, spesso, il pescapneista torna a casa con poche prede nel carniere o, addirittura, a mani vuote; il mare, inoltre, tra Parchi Marini e Aree Marine Protette è sempre più vietato ai sub armati di fucile. Eppure il numero dei praticanti la nostra disciplina non accenna diminuire. Come spieghi questo fenomeno?

Bravo vuol dire che il pescatore in apnea non persegue solo l’atto dell’uccisione dei pesci per riempire il carniere. Tutti i sub che ho conosciuto che andavano per mare solo per il carniere hanno smesso presto, visto che la pesca diventa sempre più difficile e c’è sempre meno pesce. Può sembrare strano che il mare, pur appartenente al nostro pianeta, è in effetti un altro “Universo” con regole diverse ma pieno di vita e di cose meravigliose che vanno scoperte ogni volta che ci immergiamo, ed è per noi una fonte di cultura enorme la cui conoscenza di ogni piccolo segreto ci coinvolge e ci convince che c’è ancora molto da scoprire, per cui ogni volta ci ritorniamo sempre con maggiore curiosità nel tentativo di colmare la conoscenza globale che mai potrà essere completata nell’arco di una vita.

Gli astronauti sono sbarcati sulla Luna una sola volta e difficilmente ci ritorneranno, perché in quell’unica volta hanno forse esaudito ogni curiosità. Nel mare c’è la vita come sulla Terra, ed anche di quest’elemento e dell’uomo che ci vive ancora non sappiamo tutto. Il Mare è quell’Universo diverso che sempre, ed a poco prezzo, ci fa vivere le emozioni dell’esploratore che scopre un nuovo mondo.

Ciò che sta succedendo in Italia relativamente alle Aree Marine Protette non ha più nessuna spiegazione scientifica; è diventato solo un carrozzone dove i politici assegnano posti di lavoro a loro raccomandati, coinvolgendo gli abitanti locali in enormi finanziamenti della Comunità Europea. Quando ci si accorgerà che è tutta una truffa ecologista, ci si renderà conto di essere stati gabbati, perché finiranno anche i soldi per pagare gli stipendi del personale delle AMP stesse. Purtroppo, allora, tali istituzioni rimarranno solo sulle carte e diventeranno delle Oasi per i pescatori di frodo come già avviene, mentre non saranno fruibili per le persone oneste.

Può sembrare strano, la Campania, ed in particolare Napoli, famosa a livello mondiale per la sua cultura, l’unica cosa che è riuscita ad esportare in tutto il mondo è il vocabolo “MONNEZZA” e detiene il record di essere riuscita a fare Parchi sulle montagne di monnezza, come il Parco del Vesuvio e l’Area Marina Protetta davanti agli scarichi altamente tossici di Cuma. Quindi, si pagano persone per conservare e proteggere la monnezza e gli scarichi e non  si spendono soldi per impedire tale scempio. Ormai la quasi totalità delle coste campane sono AMP, dove tutto è consentito ed è vietata la Pesca Subacquea. Sono napoletano e sono enormemente deluso anche dal mondo scientifico, che ha consentito che si realizzassero tali storture.

La pesca subacquea per il suo fascino è anche una sana realtà economica che và incoraggiata anche se con regole più severe, come può essere, ad esempio, il Regolamento Ecologico da me formulato anche con lo scopo di coinvolgere gli appassionati alla raccolta di quei dati biologici rilevabili dalle loro catture. Non dimentichiamo, infatti, che solo il pescatore in apnea può effettuare dei prelievi selettivi per specie e per grandezza.

La cernia è stata la regina indiscussa degli albori del nostro sport, oggi il pescatore in apnea è quasi come volesse snobbare i serranidi a tutto vantaggio di prede speciali, come i dentici. Probabilmente ciò dipende dall’evoluzione delle attrezzature subacquee, sempre più tecniche e performanti, dal miglioramento delle tecniche di pesca e da una maggiore conoscenza delle reazioni del corpo umano in immersione. Cosa si dovrà inventare quando anche i dentici diventeranno prede comuni nei nostri carnieri per rendere più stimolante la pesca in apnea?

Certamente una evoluzione c’è stata nelle attrezzature e nelle tecniche, anche se in effetti coloro che riescono ad effettuare catture difficili, come il dentice appunto, sono pochi e potranno farlo solo per un limitato periodo della loro vita. Quando non ne saranno più capaci, alcuni continueranno ad andare con la speranza sempre più remota di un colpo di fortuna, come avviene per me che a 70 anni ancora ci tento. E poi c’é sempre quell’enorme contingente di giovani, che avendo sentito i nostri racconti vorranno cominciare da capo con la cernia, per poi tentare con il dentice. L’importante che lo facciano con intelligenza e moderazione. Il dentice per il pescatore in apnea può essere solo una parentesi della sua vita finché gli è consentito dall’età, dal tempo disponibile, e dalla forma fisica. Quello che mi preoccupa è che queste prede diventano sempre più facilmente oggetto di cattura al vasto mondo della pesca dalla superficie, per i quali basta avere un po’ di soldi, una barca e conoscere tutte quelle tecniche, tipo traina, vertical jigging, etc.

In conclusione di questa nostra chiacchierata, come vuoi congedarti dai nostri lettori e che consigli vuoi dare alle giovani leve?

Il Regolamento Ecologico fu anche formulato per impegnare l’apneista ad uno stress fisico meno intenso, per scongiurare gli incidenti di sincope ed anche per evitare quell’incidente che allora era ancora sconosciuto e che oggi viene denominato TARAVANA. Inoltre bisogna sempre tener presente un principio: tra due apneisti pescatori che ottengono lo stesso risultato, è sicuramente più bravo colui che ha impegnato meno energie, avrà effettuato apnee più brevi ed avrà pescato a profondità inferiori.

A cura di Antonio Mancuso



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3 Commenti a “Massimo Scarpati: intervista al mito”

  1. Luciano Orrù scrive:

    Onori!

  2. ivanaqua scrive:

    è il Signore del mare

  3. Umberto Fiorenza scrive:

    Ciao massimo sono umberto fiorenza mi piacerebbe contattarti il mio numero e 00441225424800 ciao tanti saluti tuo cugino

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