
La tecnica di pesca che più esalta le doti di acquaticità del pescatore in apnea è senz’altro quella dell’agguato.
Con questo tipo di tecnica il pescatore cerca di avvicinarsi il più possibile al pesce, che alle volte (quando tutto riesce alla perfezione) neanche si accorge della sua presenza. Affinchè ciò avvenga è necessario curare al massimo il movimento (come abbiamo già visto) che deve essere fluido e lento.
E’ ormai diffusa la distinzione tra agguato in basso fondo, agguato in superficie ed agguato profondo, ma in sostanza la tecnica resta sempre la stessa e trova comunque la sua massima espressione a poca profondità. In ogni caso dovremo cercare di affinarla nei primi 7 – 8 metri, profondità che ci permette di eseguire un percorso subacqueo non troppo breve anche se non siamo allenatissimi e preparatissimi a livello apneistico.
Essendo tale tecnica molto impegnativa, si va incontro a notevoli rischi se la si pratica a quote superiori alla decina di metri, oltre le quali è riservata ai pescatori più esperti ed allenati.
IL MOVIMENTO
Nella pesca all’agguato l’azione deve sempre cominciare da un punto in cui le nostre possibili prede non potranno vederci ne sentirci (linea laterale), pertanto sceglieremo la copertura di qualche grosso masso o della costa stessa. La capovolta sarà silenziosa e sarà agevolata dalla piombatura che dovrà conferirci un assetto leggermente negativo alla quota in cui opereremo. A tal proposito, eventuali variazioni di assetto saranno possibili anche con qualche sasso raccolto sul fondo all’occorrenza ed infilato dietro la coda di castoro o tra schiena e schienalino. Quando dico assetto negativo non intendo, tuttavia, la situazione in cui si procede a balzi sul fondo. L’assetto dovrà essere solo leggermente negativo, in modo da consentirci l’avanzamento anche con il solo ausilio della mano libera.
Appena dopo la capovolta limiteremo la pinneggiata al minimo indispensabile in modo da planare leggermente sul fondo e terremo la testa in avanti per essere subito pronti all’azione.
Una volta sul fondo avanzeremo lentamente aiutandoci con la mano libera e stando sempre pronti con il fucile leggermente arretrato e pronto a distendersi nella direzione di un’eventuale preda. Se dovremo affrontare un tratto un pò più lungo completamente al riparo dalla percezione del pesce (ad esempio in un canalone o dietro ad un grosso masso) potremo anche pinneggiare, ma rallentando quasi a fermarci nel momento in cui ci affacceremo fuori copertura.
Voglio mettere subito in chiaro una regola fondamentale della pesca all’agguato, e cioè il percorso in copertura. Non ha quasi mai senso effettuare percorsi sul fondo se si è senza una copertura, ad esempio sul grotto basso o nella posidonia. Ricordiamoci che il pesce oltre a vederci ci può sentire con la linea laterale!
IL TIPO DI FONDALE
Il fondale ideale per la pesca all’agguato è molto frastagliato, pieno di massi anche molto grandi, di canaloni di roccia, di qualsiasi morfologia del fondale che ci permetta un percorso al coperto. Spesso già dalla costa capiremo se la zona è adatta all’agguato, altre volte lo capiremo solo in acqua.
LE PREDE
A differenza della pesca all’aspetto che ben si presta ad insidiare i predatori, della pesca in tana adatta saraghi e corvine, l’agguato è aperto ad ogni possibilità. E’ vero che ci sono delle prede che incontreremo con maggior frequenza e che meglio si prestano ad essere insidiate con questa tecnica, ma potrà capitare di tutto. Perfino i predatori come la spigola, il dentice o la ricciola potranno, occasionalmente, essere sorpresi mentre stanno in penombra a tendere loro stessi un agguato agli altri pesci. Detto questo proviamo a distinguere alcuni approcci diversi a seconda dell’indole della preda insidiata.
Nel caso di quei pesci intenti a “brucare sul fondo” come salpe, saraghi, cefali, orate ci troveremo nella condizione di doverli sorprendere mentre sono distratti ed intenti a pasteggiare. Sarà importante arrivare al pesce dalla parte della coda e strisciare il più possibile a contatto del fondo ma senza sbattere. In tale tipo di azione spesso capita di trovarci di fronte ad un branco di salpe che nascondono al loro interno qualche altra preda più nobile come una bella orata o spigola, in tal caso dovremo fare molta attenzione a non spaventare nessun esemplare del branco, pena il fuggi fuggi generale… orata compresa!
Quando, invece, ci troviamo di fronte a predatori come spigole o dentici, la situazione sarà leggermente diversa in quanto li troveremo fermi in corrente o pronti a sferrare un attacco a sorpresa sulla mangianza. Va da se che in questi casi il pesce sarà molto più attento, pertanto sarà fondamentale riuscire ad affacciarsi dal proprio nascondiglio vedendo il pesce dall’alto o di coda, cioè nelle zone d’ombra della sua linea laterale.
LE CONDIZIONI IDEALI
La giornata ideale per la pesca all’agguato è sicuramente la scaduta. Quando un forte vento di mare ha soffiato e gonfiato il mare per più giorni e poi si placa per lasciare il mare liscio ma con onda ancora importante. Saranno queste le giornate in cui andremo ad insidiare saraghi, orate, spigole, cefali e qualunque altra sorpresa ci presenti il mare.
Spesso ci troveremo a dover scendere da terra, per cui sarà importante trovare un ridosso che ci permetta una sicura entrata (ed uscita) in mare. Ecco perché sarà buona norma studiare il tratto di costa che si intende battere dalla mappa, magari con Google maps!
La visibilità dell’acqua sarà scarsa ma non troppo, diciamo tra i 4 e gli 8 metri. Una visibilità inferiore ai 4 metri renderebbe la nostra azione infruttuosa impedendoci di pianificare il percorso subacqueo e rischiando di vedere la preda troppo tardi. Con più di 8 – 10 metri è ancora possibile effettuare l’agguato, ma diventa più difficile ed è necessario pescare su un fondale molto frastagliato.
Le stagioni in cui troveremo maggiori soddisfazioni con questa tecnica sono la tarda primavera e l’autunno.
I FUCILI
In questo tipo di tecnica raramente si devono fare tiri molto lunghi e spesso capita di sparare da vicino avendo una roccia dietro il bersaglio. Inoltre nell’agguato è molto utile avere un’arma molto ben brandeggiabile.
Queste considerazioni ci portano a scegliere armi medie, tra il 75 ed il 90 ad elastici o tra 90 e 100 ad aria. Le aste saranno di spessore variabile tra i 6 ed i 6,5 mm monoaletta.
Ovviamente stiamo parlando di agguato classico, perché se faremo l’agguato profondo o sapremo di poter incontrare prede di una certa mole (cernie) dovremo passare a calibri più pesanti, rinunciando però a sparare ai saraghi vicini alle rocce.
A cura di Igor Bisulli
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INTERESSANTE… =) COMPLIMENTI…. =)
Molto interessante Igor,secondo te quando arriviamo ad avvicinare la preda ed e’ a tiro,conviene sparare quando il pesce e’ perfettamente immobile oppure aspettare che si sposti leggermente?
Mi e’ capitato spesso che il pesce da fermo schivasse l’asta!
Grazie
Meglio tirare subito. Se abbiamo fatto un buon agguato il pesce in quel momento starà ancora cercando di capire chi siamo o addirittura non ci ha visti.
I Love pesca all’agguato…