I Lucci del Mar Baltico

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Come ogni estate lo scorso mese di agosto mi sono recato in Finlandia a visitare la famiglia della mia ragazza. Quest’anno però c’e’ una novità: muta, maschera, boccaglio e pinne sono in valigia!

E il fucile e piombi? Non c’è problema, il mio amico finlandese mi presterà un fucile (speriamo bene) e i pochi piombi necessari a scendere nell’acqua dolce del Mar Baltico. Si proprio acqua dolce e quindi? Lucci!

L’ultima volta che pescai in Finlandia era il lontano 2007, ricordo perfettamente l’acqua essere talmente fredda da non poter parlare perfettamente per una quindicina di minuti mentre cercavo di riscaldarmi in sauna a fine pescata. Si proprio sauna, ho sempre pensato alla doccia calda a fine pescata come un sogno ma la sauna è decisamente il top. Quell’anno a parte la sauna fui molto fortunato e riuscii nell’impresa di catturare uno splendido luccio di 7.5 chili, che bestia!

Per questo motivo dopo 4 lunghi anni e con il ricordo ancora vivido di tanta abbondanza di pesce, durante il volo non potei far altro che pensare a quei canneti e a quei pesci augurandomi questa volta di trovare acqua un pò più calda. Insomma le aspettative erano alte e ad ammetterlo un luccio delle stesse dimensioni del precedente mi avrebbe fatto la persona più felice del mondo anche se sotto sotto speravo di riuscire a battere il mio record personale.

Altra novità di quest’anno è che il mio amico, Manne, dal nostro ultimo incontro ha acquistato una barca a vela e con le ragazze ce ne staremo un paio di giorni fuori in mare a mangiare, bere e ovvio a pescare.

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Il viaggio mi ha confermato nuovamente come la Finlandia sia un paese fantastico, almeno in estate… temperature gradevolissime e paesaggi fantastici.

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Il primo giorno di lucci neanche l’ombra, l’acqua è calda e l’orologio segna 20 gradi – non male. Purtroppo però è sporca e ad ogni aspetto appaiono persici reali e sono in tanti. Non ho esperienza ma Manne, il mio guru per questi due giorni, mi dice che sono molto buoni da mangiare, soprattutto affumicati. E allora che persico reale sia! E così il primo giorno si conclude con una succulenta cena ma anche con un po’ di delusione per non aver concluso una cattura degna di nota.

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Poco male me ne vado a dormire pensando che il giorno dopo sarà migliore. La mattina Manne decide di cambiare posto, guardiamo le carte e mi dice di un canneto dove dei suoi amici hanno visto in diverse occasioni lucci sopra i 10 chili che non sono riusciti a catturare. Mi dice anche che sono pesci abitudinari e quando scelgono una zona ci ritornano. “Evvai!”: penso io.

Entriamo in acqua, Manne da una parte e io dall’altra. Passa poco tempo e vedo un ombra sollevarsi dalle alghe, è un luccio ed è grande ma lo vedo e non lo vedo a causa del torbido e del sole contro. Provo il tiro lo stesso e… sbagliato! Va bene, capita. Ricarico e continuo a nuotare lentamente tra le canne. In questa pesca ho capito che è meglio non immergersi o si rischia di sporcare l’acqua sollevando il fango depositato sul fondo. Così molto lentamente nuoto tra le canne approfittando delle ombre create dalle alghe per celare la mia sagoma e il fucile. Passa molto tempo senza neanche un avvistamento poi una coda. Ce l’ho li davanti ma vedo solo quella, tutto il resto è coperto da alghe. Che fare? Ci penso un po’ ma non voglio rischiare di ferire un pesce e mentre cerco di aggirare lentamente l’ammasso di alghe alla ricerca della testa in una nuvola di sospensione il pesce scompare magicamente. Che scatto ragazzi!

Niente, la giornata gira male e decido di tornare in barca, schiarire le idee e vedere come se la cava la mia ragazza. Rientro in acqua dopo pochi minuti ma questa volta non sono solo, la mia ragazza ha deciso di venirsi a fare un giro in acqua. E’ praticamente quasi la prima volta che si immerge e assolutamente la prima che impugna il fucile. Speriamo che riesca a vedere qualcosa mentre io la seguo lentamente a mani vuote.

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Speriamo di non ritrovarmi faccia a faccia con un bestione – penso io. Appena entriamo nel canneto vedo Isa, la mia ragazza, un po’ spaesata ma ancora di più lo è un piccolo luccio di un chilo che le sta davanti. Non posso crederci, non lo vede! Le tocco la gamba e indico il pesce, lei gira la testa in tutte le direzioni e mi guarda interdetta. Decisamente non lo ha visto e il luccio seppur ingenuo capisce il pericolo e scompare tra le canne. Passano alcuni minuti e nessun avvistamento dopo di che improvvisamente vedo Isa cambiare completamente atteggiamento, ha visto qualcosa ma io da dietro non posso vedere nulla e poi ecco la vedo, la testolina del povero luccio e un attimo dopo il tiro scoccato e fortunatamente – penso io – sbagliato! Povero piccolo! Le ricarico il fucile e continuiamo ad agguatare nella foresta. Ad un tratto mi sento osservato e cio che mi auguravo non accadesse accadde. Isa mi sta davanti e proprio sulla mia destra eccolo il testone che mi guarda. È li ad un paio di metri da me ed è ampliamente sopra i 5 chili.

Sembra sappia che sono completamente innocuo senza fucile e mi guarda. Faccio un cenno ad Isa ma ci troviamo un punto dove le canne sono molto fitte. Lei non lo può vedere e l’unica cosa che può fare è passarmi il fucile molto lentamente. Nel frattempo però il testone indietreggia e lentamente sparisce tra le canne. Molto molto lentamente mi faccio strada tra il fitto intricarsi e più procedo e più si fa fitto. Poi lo vedo, è nascosto in 30 cm d’acqua ma mi è impossibile inquadrarlo con il fucile. Dopo contorsioni varie riesco ad inserire il fucile e a scoccare il tiro. Non ci credo l’ho sbagliato! Mi giro e Isa trema tra il freddo e la paura, mi confiderà più tardi della paura di essere morsa da un luccio. Tra tristezza e frustrazione decido di tornare in barca a rischiarirmi le idee. Il mio amico è tornato e anche lui a mani vuote. Sono si un pò triste e sconsolato ma non mi do per vinto e dopo una mezz’oretta sono di nuovo in acqua. Ho già ispezionato gran parte del cannetto e la speranza è di trovare l’ultimo pesce sbagliato che magari si è nascosto ancora di più all’interno. Dopo un’ora però a parte per qualche piccolo pesce, non ho visto nulla di interessante. Alzo la testa e vedo a pochi metri da me la fine del canneto.

E’ praticamente finita ma tante volte il mare mi ha insegnato che finche si sta in acqua non è finita e allora testa sotto e si continua fino alla fine. Arrivo alla fine del canneto e vedo 2-3 lucci di piccole dimensioni dileguarsi in mare aperto, allora uscito dal cannetto decido di seguirlo lungo il suo lato esterno uscendo un pò più fuori per poi rientrare all’interno e ispezionare quei pochi metri quadrati rimasti inesplorati. Eccomi sono di nuovo dentro e appena volto lo sguardo verso sinistra vedo una schiena enorme. Mi ci vuole un momento per capire di cosa si tratti in quanto è troppo grande per essere qualsiasi cosa che mi sarei potuto immaginare. Ma si, è un luccio enorme!

Non posso crederci ma l’istinto prende il sopravvento come sempre e in un attimo inquandro il pesce e scocco il tiro. La reazione è violenta e nella nube di fango posso vedere un lungo squarcio lungo tutto il pesce. So che devo agguantarlo il prima posibile in quanto le loro carni sono molto tenere e sono molto facili da strappare e dopo pochi secondi riesco ad agguantargli le branchie. L’acqua è bassa, il pesce è stremato. Lo guardo incredulo e non credo ai miei occhi, la testa è enorme e cosi lo alzo al cielo e grido di felicità. Non credo batterò questo record personale con facilità: la bilancia segnerà 12 chili esatti.

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Dario Deli