Una delle tecniche più difficili da imparare oggi è la pesca in tana. Questo perché, a differenza che agli albori della pesca sub, oggi è piuttosto raro trovare tane abitate a profondità accessibili al pescatore neofita.
La pesca in tana è forse la tecnica che più esalta le doti del pescatore che sa entrare in sintonia con l’ambiente marino che esplora e che gli permette quindi di capire dove e quando troverà rifugio il pesce.
Vedremo in questo capitolo quali sono i principi cardine di tale tecnica, tuttavia dobbiamo chiarire subito che quel sesto senso meglio conosciuto come “fiuto per il pesce” si può imparare fino ad un certo punto. In questa tecnica infatti, c’è chi più di altri possiede quella capacità innata di intuire, tra le tante rocce del fondo, quale sia abitata. Capacità che si sublima al punto da poter distinguere una tana di saraghi, di orate o di cernia anche quando gli inquilini non sono in casa.
LE BASI DELLA PESCA IN TANA
Per pesca in tana si intende quella tecnica di ricerca e cattura delle prede all’interno dei meandri della roccia. I fucili utilizzati saranno quasi sempre da piccole a medie dimensioni, anche se a volte potrà essere necessario utilizzare qualche fucile lungo per sparare in tane molto profonde.
Abbiamo già sottolineato come in ogni tecnica di pesca sia fondamentale l’uso corretto della zavorra al fine di ottenere il giusto assetto idrodinamico. Nel caso della pesca in tana l’assetto dovrà essere neutro e non leggermente negativo come nel caso della pesca all’aspetto.
L’approccio alla tana dovrà, infatti, quasi sempre avvenire a testa in giù, in modo da nascondere il più possibile la propria sagoma agli eventuali abitanti dell’anfratto. Sarà importante tenere il fucile arretrato e vicino al viso, in modo da tenerlo sempre nella stessa direzione verso cui si guarda. Dovremo fare molta attenzione agli angoli più nascosti della tana, ma anche all’ingresso mentre ci stiamo avvicinando. Spesso capiterà di trovare tane con qualche sarago, ma al primo colpo i pesci spariranno in qualche meandro inaccessibile. Ecco allora che potrà essere proficuo colpire un pesce all’imboccatura della tana per non disturbare i pesci all’interno.
I fucili che utilizzeremo andranno dal 75 ad elastici al medisten con fiocina nella maggior parte delle tane che presentano un ingresso spazioso, per finire al ministen ed anche mini-ministen nei pertugi più inaccessibili, dove di solito si nascondono i saraghi più corpulenti.
Un altro accessorio fondamentale per la pesca in tana è la torcia. Questa dovrà essere molto potente, possibilmente di piccole dimensioni e con un fascio di luce molto ristretto, in modo da concentrare la massima luminosità in un cerchio di piccolo diametro. Pur avendola sempre a disposizione, la torcia dovrà essere utilizzata con parsimonia. Solo quando avremo individuato quegli angoli della tana che non sono illuminati neanche dalla più debole infiltrazione della luce o quando sarà necessario bucare la sospensione fangosa dopo i primi spari, la accenderemo.
Il discorso è leggermente diverso per la pesca della cernia, alla quale (come per tutte le specie) dedicheremo un capitolo a parte, ma che comunque necessita di una distinzione. Quando la cernia si intana, spesso ha l’abitudine di indugiare all’imboccatura della tana e pertanto potrà essere molto utile illuminare il buco nel quale essa è entrata dall’esterno, anche a qualche metro di distanza, nel tentativo di colpirla subito in testa ed estrarla quindi senza difficoltà. In tali situazioni la torcia dovrà essere dotata di una luce intensa e possibilmente gialla, le moderne luci a led non si dimostrano all’altezza di tale situazione e, a detta di molti, non bucano bene la sospensione sabbiosa.
Le prede che andremo ad insidiare con la pesca in tana sono le più svariate. Le più comuni sono i saraghi, le corvine e le cernie, abitudinarie degli anfratti rocciosi. A queste si aggiungono i tordi (marvizzo e tordo verde) gli scorfani e le mustelle, i gronghi e le murene. Tuttavia anche prede che girano tipicamente al libero possono, ogni tanto, trovare rifugio nelle tane. Ad esempio le orate, che quando si incontrano in una tana permettono la cattura di grossi esemplari con grande facilità. Anche i dentici si possono intanare in certe zone ed in determinate circostanze, anche se nella maggior parte del Mediterraneo ciò avviene a profondità inaccessibili alla maggior parte dei pescapneisti.
COME SI CERCA UNA TANA
Nella pesca in tana, la parte più difficile consiste nella ricerca della tana abitata. Alla riuscita di questa difficile missione, concorrono molti fattori di non facile lettura.
La prima cosa da tenere in considerazione, e forse la più importante, consiste nell’osservare i movimenti della nostra preda in modo da cogliere il punto in cui scompare all’interno del dedalo roccioso. Non sempre essa ci porterà alla “tana mastra”, ma qualche volta avremo una bella sorpresa nell’affacciarci sotto a quella lastrina dove avremo appena visto sparire una coda di sarago.
Quando nuotiamo in una zona rocciosa che ci sembra interessante ma tutta uguale, potrà essere utile compiere qualche aspetto per vedere se dei saraghi o delle corvine usciranno allo scoperto. Questo approccio risulta particolarmente utile quando l’acqua sul fondo è molto fredda ed i pesci stentano a farsi vedere al libero. Una volta individuato il punto da cui abbiamo visto affacciarsi il pesce, potremo proseguire la nostra ricerca con un importante indizio in più.
Chi avrà maturato una certa esperienza nella pesca in tana, potrà accedere ad una fase successiva, più complessa ma anche più ricca di soddisfazioni, ovvero quella che potremmo definire “deduttiva”. Con ciò intendo un approccio che procede per deduzione dai piccoli dettagli. Vediamo qualche esempio che potrà chiarire meglio il concetto.
Spesso tra la miriade di lastre poggiate sulla sabbia capita di trovarne una con dei piccoli saraghi o delle piccole occhiate all’imboccatura. Ecco che questo sarà il segnale della presenza di un anfratto sufficientemente ampio da poter dare rifugio a qualche preda più interessante.
Stiamo effettuando una serie di planate su un fondale di grotto che apparentemente è tutto uguale. Il fondo si presenta non molto alto e compatto, quando improvvisamente notiamo aprirsi delle macchie di sabbia ed una nuvola di occhiate volteggia su due panettoni di grotto fessurato. Pur non avendo visto ancora ne un sarago ne una corvina, saremo fiduciosi di poter effettuare qualche cattura ispezionando attentamente tutti gli anfratti.
In una zona di roccia e alga notiamo una macchia di sabbia che in un punto risulta particolarmente pulita dai resti di posidonia (a differenza del circondario), inoltre la roccia che circonda l’apertura dell’anfratto antistante la sabbia si presenta particolarmente consumata da un lato. Molto probabilmente ci troviamo al cospetto di una tana di cernia. Anche se la tana non è abitata, varrà comunque la pena di segnarla e controllarla nel tempo, quasi sicuramente ci troveremo il serranide!
La continua osservazione dei dettagli ci fornirà strumenti sempre più raffinati per cogliere le numerose differenze tra le rocce interessanti (poche e ben nascoste) e quelle banali (la maggior parte).
Ogni specie ha le sue particolari abitudini ed esige un certo tipo di tana in un certo tipo di fondale che tratteremo quindi caso per caso.
ATTREZZATURE
I fucili ad elastici saranno di medie o piccole dimensioni, dal 75 al 55 e solo nelle misure più lunghe saranno dotati di tahitiana. In quest’ultimo caso sarà importante effettuare la legatura nel buco terminale dell’asta in modo da non rischiare di incastrarla all’interno della tana durante il recuero della stessa. Nel caso delle aste con fiocina sarà preferibile usare una 4 punte stretta, che risulta veloce ed efficace anche in tiri non molto ravvicinati.
I fucili ad aria, come già detto, andranno dal ministen al medisten (50 e 70 cm) a seconda dei casi. Quasi sempre dotati di fiocina 5 punte (meglio il modello mustad). Il vantaggio in questi casi consiste nella maggior velocità di caricamento e nella possibilità di usufruire del riduttore di potenza che potrà essere azionato per tiri ravvicinati con la roccia retrostante, in modo da evitare il rimbalzo della fiocina e l’eventuale sfiocinamento della preda. La sagola sarà bianca e robusta (non troppo sottile) ed il manico del fucile sarà ricoperto da nastro isolante bianco per poter essere meglio avvistato dalla superficie.
Infine sarà importante, qualunque fucile si utilizzi, collegare la sagola al fucile con un nodo facilmente scioglibile, ad esempio la gassa d’amante in cui si fa passare il finale di corda ad “U”, così da scioglierla semplicemente tirando la parte corta (la vedremo nel dettaglio in un articolo a parte). Questo per evitare di tagliarla nei casi in cui si dovesse estrarre la preda da un’apertura diversa da quella in cui si è sparato.
Igor Bisulli – Indice articoli E-Training
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Tag: gassa d’amante, medisten con fiocina, mini-ministen, ministen, pesca della cernia, pesca in tana, tecnica di pesca, torcia






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Gianluca la pesca in tana si può effettuare a tutte le profondità