La pesca del grongo con Stefano Claut

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Stefano Claut 33 anni, ha da poco celebrato una stagione molto positiva sotto il profilo agonistico. Top Ten agli Assoluti, ma soprattutto aiutante di Bruno De Silvestri insieme a Smeraldi, all’ultimo Mondiale in Croazia dove i gronghi sono stati determinanti.

Vive a Trieste dove la pesca al grongo è una risorsa fondamentale in quanto è molto diffuso e scarseggiano gli altri pesci, infatti sono molti i Triestini che si specializzano nel cercarli e stanarli.

Ciao Stefano,
chi meglio di te può parlarci della pesca al grongo, perché?

Dalle mie parti il grongo è molto presente, è stato quindi una delle mie prime prede “importanti” catturate quando ero agli inizi della mia carriera di pescasub; ricordo le mie prime avventure passate a stanarli uscendo dall’acqua tra lo stupore dei bagnanti,successivamente ne ho abbandonato la cattura per prede più pregiate.

Affacciandomi alle prime selettive a Trieste l’ho riscoperto e, come spesso accade nell’agonismo, ho sviluppato e perfezionato le metodologie per la sua ricerca e cattura.

Le selettive a Trieste sono gare strane: può capitare la gara dove gira tanto pesce, ne ricordo una dove ho vinto con ben 12 pesci validi ma può capitare anche la giornata con condizioni meteo avverse dove non gira una coda e dove, necessariamente, se si vuole avere qualche sicurezza, bisogna impostare a gronghi.

Il regolamento nazionale attribuisce un punteggio molto basso, per far si che il gioco valga la candela è necessario quindi catturarne tanti.

Che tipologie di tane e di fondale predilige?
Il grongo predilige i fondali fangosi dove ha bisogno di una tana nella quale riposarsi durante il giorno per poi nell’orario notturno spostarsi a caccia di prede.

Ogni posto ha regole diverse, ma il top a Trieste sono la base delle franette in costa che terminano nel fango oppure piccoli relitti o altre strutture finite in mare dove il grongo abbia la possibilità di scavare il suo rifugio, anche un copertone di ruota puo’ essere una potenziale tana. Mi è capitato solo in una occasione di trovare dei buchi scavati direttamente nel fango con un grongo dentro.

Ci vuole una ricerca certosina in modo da avere più mire possibili e metter in preventivo che per prenderne in gara un certo numero è necessario aver trovato in preparazione almeno il doppio di prede.

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Una volta individuato, come procediamo?
Se vediamo bene la testa dobbiamo indirizzare il tiro un paio di centimetri dietro l’occhio possibilmente dall’alto verso il basso, in questo modo si possono avere buone chanches di fulminarlo o di stanarlo facilmente. Se non vediamo la testa il discorso si complica: possiamo provare a punzecchiargli la coda, spesso il grongo si gira di muso e viene a controllare l’intruso, se invece non ha la possibilità di girarsi perché la tana è stretta procedo con un tiro direttamente in coda; quest’ultima è la vera forza del grongo con la quale si arrocca nelle tane, se riusciamo ad avere una buona tenuta con la fiocina  e applicare un pò di forza si riesce a stanarlo ugualmente, ma questa operazione la consiglio solo a chi deve necessariamente realizzare un punteggio in gara e non trova altro. Per un pescatore amatoriale diventa una lotta poco divertente e molto stancante quindi non ne vale la pena.

Nel caso che il grongo sia arroccato e magari sparato male ci può essere la necessità di molti tuffi prima di averne la meglio magari compiendo degli sforzi notevoli sul fondo, è quindi d’obbligo una certa prudenza soprattutto nel caso in cui si stia operando ad elevate profondità.

Qual è l’arma migliore per catturarlo?
Ci sono varie scuole di pensiero, ma io sono fortemente convinto che la fiocina a 5 punte montata su un pneumatico da 50 o 70 cm con asta da 8mm, nel mio caso il “Tempest” della Omer, non abbia rivali soprattutto per impatto e tenuta. Personalmente quando scendo su una mira di grongo impugno tutti e due i fucili menzionati, sparo prima con uno scegliendolo in base alla conformazione della tana e poi velocemente  lo doppio con il secondo fucile prima di risalire.

Durante l’operazione appoggio il secondo fucile in posizione comoda a fianco la tana per utilizzare la torcia. Per esperienza mi è capitato in passato di sparare gronghi posizionati male e magari perderli risalendo; il problema di fondo è che non sempre si riesce a piazzare il tiro ottimale e quindi capita che si strappino con le prime reazioni dopo l’estrazione dalla tana.

E’ molto importante avere una torcia potente nel mio caso utilizzo la la “Spora Flash Led” per bucare la coltre fangosa nel caso di una tana profonda.

Il suo morso è pericoloso?
La sua bocca pur non essendo dotata di denti come la murena ha una forza notevole capace di schiacciare con forza, è quindi sempre meglio evitare di mettere le dita nel raggio di azione del suo morso, è molto importante maneggiarlo con cura soprattutto quando lo mettiamo in cavetto. Personalmente ho un coltello seghettato  con lama a stiletto con il quale tramite un paio di passate a 2 centimetri dietro l’occhio, pongo fine alla sue sofferenze assicurandolo alla plancetta.

Da evitare assolutamente di infilare le dita nei fori della fiocina durante questa operazione! In caso di reazione del grongo con avvitamento su se stesso ci potrebbero essere serie conseguenze per le articolazioni.

Hai qualche avventura curiosa con i  Gronghi?
Si, spesso mi è capitato di pescare in tana magari con tanto pesce e piu’ volte è successo che un grongo presente nei paraggi sfruttando l’occasione, mi ha strappato letteralmente dalla fiocina bei saraghi o corvine; sono animali molto opportunisti e approfittano spesso di queste situazioni, qualche volta mi è toccato “castigarli”.

Ricordo poi una scena inquietante proprio  l’inverno scorso: con visibilità di 1 metro e corrente mi sono infilato fino alle caviglie in un lastrone poggiato sui 20 metri; in fondo c’erano delle corvine di cui con un tiro lungo con l’hf80 ne ho catturata una decente; mettendo la retro marcia nel buio della tana per uscire  mi sono ritrovato circondato da tre grossi gronghi interessati alla corvina, uno tra l’altro l’avevo vicino ai piedi; sono uscito velocemente recuperando asta e pesce mentre i tre “pitoni” tentavano di bloccarmi.

Qual’è il più grosso che hai catturato?
25 kg in 20 metri d’acqua, ricordo che aveva un diametro come la coscia del mio amico.

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Quanto può arrivare a pesare?
So di catture di gronghi di 32kg documentate nel golfo di Trieste, proprio una di recente.

E’ buono da mangiare? Come cucinare il grongo?
Si, non è male, di solito le rare volte che li sparo fuori gara, li ho cucinati assieme ad un mio caro amico che è un vero estimatore culinario del grongo, riesce sempre a stupirmi con degli ottimi sughi dove utilizza la parte centrale del corpo (la zona del ventre) che in caso di gronghi grossi è completamente senza spine e gustosa, il resto lo scarta perché troppo spinoso.

L’ultimo Mondiale è stato vinto a suon di gronghi. Hai qualche retroscena del Mondiale da raccontarci?
E’ stata una bellissima esperienza, sapevamo dell’importanza dei gronghi anche in base al particolare regolamento che premiava la sua cattura con 1500 punti, (esattamente cinque volte  del punteggio che vale in Italia), quindi, anche se si può non essere d’accordo, bisognava far di necessità virtù e averne segnati il più possibile.

Durante la preparazione avevamo la nausea di marcarli, speravamo sempre di trovare la tana miracolosa piena di pesce, in realtà abbiamo trovato bellissime posizioni anche fonde ma complice l’acqua gelida (13°) e opalescente del fondo, i pinnuti erano pochi e non garantivano posizioni jolly dove poter puntare le sorti della gara.

Ne abbiamo marcati tanti dai 25 metri in poi fino anche a 34 metri, purtroppo due belle zone in 28metri di gronghi e tordi neri li avevamo in comune con un certo Carbonell nella prima frazione, quindi Bruno ha dovuto dividere le prede con lui altrimenti il risultato finale poteva esser diverso da ambo le parti.

Nella seconda giornata Bruno ha sparato un grosso grongo con la tahitiana: durante l’estrazione il serpentone ha spezzato di netto l’aletta compromettendone la cattura.

In conclusione è stato un Mondiale tecnicamente ed atleticamente molto impegnativo, prender gronghi oltre i dieci kg sul filo dei 30 metri con le condizioni che c’erano non è un’impresa semplice come possa sembrare, i croati hanno vinto perché sono esperti in questo tipo di pesca e perché lo stesso Daniel li estraeva con al massimo due tuffi, mentre altri hanno perso molto tempo incastrandoli e rallentando di molto la tabella di marcia sui segnali sicuramente per poca esperienza in questo tipo di pesca.

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E’ vero che in Croazia il pubblico esulta per la cattura di un Grongo?
Si, è un preda molto sentita ed apprezzata in Croazia, ricordo perfettamente una coppa delle città dove terminata la pesatura fecero la classica lotteria, il fortunato primo vincitore del pubblico non degnò di uno sguardo un grosso dentice ma si prese in spalla un grongo di 15 kg come premio.

Dopo averlo segnato in preparazione, lo ritroveremo con sicurezza in gara nei giorni successivi?
Non è certo: spesso il grongo caccia la notte soprattutto con la luna piena e finita la caccia si ferma su un’altra tana, è importantissimo averne tanti segnati perché tra quelli che si spostano e quelli che catturano gli altri alla fine è sempre difficile metterne a pagliolo tutti; pensa che nel campo gara dei mondiali di Punta Croce ne avevamo marcati un quarantina, Bruno ha chiuso la prima manche con 7 gronghi validi.

Nelle selettive a Trieste mi è capitato spesso di marcarne venti per poi catturarne appena 7-8 validi.

Grazie Stefano, alla prossima.

A cura di L. La Manna/M. Bardi
Foto: Marco Bardi



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3 Commenti a “La pesca del grongo con Stefano Claut”

  1. raffaella scrive:

    W IL GRONGO :) !!!

  2. CORINNO scrive:

    oggi 12 gennaio ho pescato a trieste il mio primo grongo.EVVIVA!!!!!!!!!!!!