Tecnica: l’agguato profondo

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ATTENZIONE: l’agguato profondo è una tecnica di pesca pericolosa per atleti esperti, non forzate MAI l’apnea e pescate dove siete a vostro agio, grazie. Lo staff.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sull’agguato profondo l’idea mi ha subito entusiasmato perché amo questo tipo di tecnica di pesca ma dall’altra parte ero comunque titubante perché mi sembrava difficile poter dire qualcosa di nuovo, qualcosa che non fosse già stato detto mille volte o mostrato in qualche video.

Cercherò quindi di non essere ripetitivo basando l’articolo più sulle mie sensazioni personali che su quanto di canonico si conosca già.

E’ indubbio che è il tipo di pesca più impegnativo, si svolge a quote elevate e, a differenza dell’aspetto, implica una buona dose di movimento in orizzontale alla profondità massima.

Un altro aspetto che rende questo tecnica molto pericolosa è legata alla preda, la preda regina è sicuramente la cernia. Il grosso dispendio energetico si ha, una volta sparato il pesce, nel cercare di staccarlo dal fondo per evitare che si intani. Questo ha come conseguenza che, a fine apnea, ci troviamo a dover salpare, per vari metri, prima di poter filare il mulinello, un pesce anche di grosse dimensioni che, purtroppo, non ne vuol sapere di venire su con noi.

Chi decide di approcciarsi a questo tipo di pesca deve essere conscio dei rischi che corre, pescare in tana a 25 metri è cosa ben diversa che farci un aspetto e, provare un agguato, è cosa ancora più complicata.

Non mi stancherò mai di dire che la pesca profonda richiede inevitabilmente una lavoro di coppia, si deve avere un compagno in gamba, che abbia più o meno le nostre abilità, con il compito di vegliare sopra di noi come un angelo custode.

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A me capita di pescare da solo, mai alle mie quote limite e mai con l’agguato, in quei casi mi dedico quasi esclusivamente all’aspetto, con la consapevolezza di dover rinunciare ad una cattura se troppo impegnativa.

Spendendo un altro paio di righe sulla sicurezza vi spiego come gestisco, con il mio compagno, questo tipo di pesca. Essendo le quote quasi sempre oltre la possibilità di vedere, in maniera nitida, il compagno dalla superficie, abbiamo deciso di colorare di bianco un paio dei piombi che si trovano sulla schiena.

I piombi, così colorati, permettono di essere seguiti dalla superficie anche a profondità di oltre 30 metri, se l’acqua è pulita. E’ necessario che il compagno non distolga mai lo sguardo durante tutto il tuffo e segua dall’alto i movimenti sul fondo in maniera da essere sulla verticale nel momento della risalita. In caso si accorga dello sparo è buona prassi scendere una decina di metri per aiutare il compagno in un eventuale recupero e far capire di “esserci” per ogni evenienza.

Detto questo, passiamo all’azione di pesca vera e propria.

Quasi tutti gli agguati profondi li inizio come aspetti, una volta intravisto il fondale decido in quale punto appoggiarmi e verso quale direzione orientarmi. Iniziando con un aspetto viene da se che cerco un punto che mi può garantire una buona copertura orientato nella direzione da cui viene la corrente. Mentre aspetto orientato in quella direzione, se la mangianza non da cenni di nervosismo, inizio a ruotare la testa da una parte e dall’altra alla ricerca di una eventuale cernia in candela, o qualche altro pesce di ripiego, solitamente corvine. La cernia, come le corvine, nel periodo caldo, tendono a stare staccati dal fondo circa un metro e, se sono molto difficili da individuare in fase di discesa, a causa della livrea scura che si confonde con il colore del fondale, lo sono molto meno se siamo al loro stesso livello o addirittura più in basso perché si stagliano come macchie scure nello sfondo blu.

Se decido che l’aspetto non ha senso di essere portato avanti mi si possono presentare due possibilità per svolgere l’agguato, la prima, avendo già individuato un pesce e la seconda diciamo “alla cieca”.

Nel primo caso, se l’obiettivo è una cernia i movimenti devono essere estremamente lenti intervallati da piccole pause. Il pesce, se non troppo spaventato, apparirà curioso ed al tempo stesso pronto a partire. Solitamente intervalla rapidi movimenti verso la sua tana a momenti in cui si ferma curiosa con il muso rivolto verso di noi pronta a cogliere ogni movimento ostile dell’intruso.

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Qui verrà fuori tutta la nostra abilità di cacciatore, dovremo avanzare molto lentamente intervallando delle pause che hanno lo scopo di tranquillizzare il pesce a movimenti lenti e diretti, possibilmente tirandoci con la mano libera riducendo l’utilizzo delle gambe. Cosa essenziale è non perdere mai il contatto visivo, se il pesce non ci vede più interpreta la nostra scomparsa come un pericolo e tende ad intanarsi in attesa di vedere che fine facciamo. Con questa andatura a singhiozzo dobbiamo cercare di portarci a tiro, solitamente sono tiri lunghi. Personalmente quando ritengo che il pesce sia ormai a tiro allineo il fucile sul pesce di muso e continuo ad avanzare molto lentamente pronto a cogliere il suo scatto finale per entrare in tana. Appena il pesce inizia a girarsi sparo per colpirlo nel corpo su un bersaglio grosso. Faccio questo perché tutte le volte che ho tirato al pesce di muso mi è capitato di prenderlo lateralmente in un punto non ottimale… a quel punto tanto vale aspettare che si giri.

Quando spariamo, il pesce è ormai all’imboccatura della sua tana, ed è necessario staccarlo dal fondo con uno strattone energico, il pesce tenderà con tutte le sue forze ad andare verso il fondo, ma una volta staccato 4 o 5 metri perderà molta della sua energia e sarà più facile per noi gestire la risalita filando il tanto giusto di mulinello da permetterci di arrivare in superficie con il minimo sforzo impedendo allo stesso tempo al pesce di tornare sul fondo.

Questo diciamo che è un agguato da manuale, perlomeno per me, nel caso la preda sia una cernia e si sia individuata prima ancora di iniziare a muoversi. Nel caso la nostra azione debba svolgersi su altri pesci, la tecnica non si discosta molto, anche nel caso delle corvine l’azione dovrà essere diretta ma molto lenta per non allertare troppo il pesce. C’è da dire che solitamente a quelle quote le corvine agguatate dal fondo sono molto tranquille e non è raro che siano loro stesse a venire verso di noi a curiosare. Queste sono le due prede classiche dell’agguato profondo per gli altri pesci si deve un pò improvvisare in base al comportamento tipico di quella specie ricordandosi sempre di muoversi il più lentamente possibile.

Nel caso in cui l’agguato inizia “alla cieca” valgono le più semplici regole dell’agguato di superficie e cioè cercare di muoversi rasenti agli scogli decidendo in anticipo quale percorso fare. In profondità, l’avere il sole alle spalle non è una priorità, i raggi del sole filtrano meno e non possiamo sperare in un abbagliamento del pesce per un più facile avvicinamento. Ad elevate profondità il tragitto orizzontale che andremo a fare non sarà mai molto lungo e quindi è fondamentale “controllare” i punti giusti. L’ideale è trovare grossi massi, più grandi di quelli che li circondano e cercare di aggirarli agguantando la parte in ombra del masso, le cernie, i dotti, le tanute, le corvine ed a volte anche i dentici si fermano nell’ombra dei grossi ammassi rocciosi, meglio se a tettoia, per predare i pesciolini che gli girano intorno. La condizione ideale è un grosso masso a tettoia rivolto verso la direzione da cui viene la corrente. Una condizione di questo tipo merita sempre un controllo accurato.

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Due parole relativamente all’allineamento per il tiro, quando giriamo la pietra non è mai facile capire dove potrebbe trovarsi il pesce, li sta un pò alla fortuna, in ogni caso consiglio di “affacciarsi” il più lentamente possibile, puntando il fucile verso l’alto, solitamente i pesci stanno lì, prima di realizzare il pericolo hanno un momento di titubanza ed è allora che dobbiamo sparare, se aspettiamo troppo o se ci muoviamo troppo velocemente è probabile che il pesce scappi via vanificando i nostri sforzi.

Altre prede che possono capitare durante gli agguati profondi sono i saraghi e le orate, per i saraghi non c’è molto da dire, se non che non è sicuramente una preda esaltante ed evito di sparali se non di notevoli dimensioni, soprattutto per non allarmare i pesci vicini e poter ritentare un altro agguato lì vicino al tuffo successivo. Le orate in profondità sono molto più tranquille, spesso basta fermarci che vengono all’aspetto fin sulla punta del fucile, altre volte, invece, se ne vanno per la loro strada, ignorandoci completamente.

Un esempio pratico su una cernia di 4 kg:

In questo caso l’avvistamento è stato immediato, ho preferito aggirare la pietra che si trovava di fronte alla mia destra per due motivi, il primo perché movendomi direttamente sul pesce avevo paura che si spaventasse troppo e si intanasse direttamente ed il secondo perché, se l’avessi portata a tiro avrei dovuto sparare con la pietra dietro il pesce con la possibilità di rovinare l’asta su un pesce non particolarmente grosso.

Ho preferito così girare da destra, dal video non si capisce, ma mantengo sempre il contatto visivo con il pesce che intanto si era sollevato per vedermi meglio. Arrivato a tiro, ho preferito tirargli di muso abbassandomi il più possibile per alzare la traiettoria ed evitare le pietre dietro e perché era già quasi nascosta, se scendeva un altro po’ rischiavo di non vederla più.

A cura di Cico Natale

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8 Commenti a “Tecnica: l’agguato profondo”

  1. Salvatore Meli scrive:

    Grande Cico! Su YouTube ho visto tutti i suoi video…
    Forte pescatore e grande apneista!!!

    Ciao

  2. Francesco Sacco scrive:

    Quando dalle sole parole -come se i video non bastassero- si percepisce l’immensa esperienza! Grandissimo!

  3. Lore scrive:

    Si Cico è veramente in gamba ;)
    Prossimamente un nuovo pezzo.

  4. Pierre scrive:

    Ke Maestro!

  5. ale scrive:

    pezzo bellissimo, esperienza pura

  6. Manu scrive:

    Grazie per la dritta di colorare i piombi in cintura!

  7. STEFANO S scrive:

    vado amare da 41 anni e ne ho 49 . sicuramente sei un ottimo pascasub. ma dove vai apesca imassi di granito sicuramente della sardegna dove vivo sembrano quelli di villasimius. peccato che dalle mie parti non ci possa piu andare. la tecnica che utilizzi e lapiu reditizzia non che la piu pericolosa

  8. Alessandro scrive:

    Ciao Cico sei forte davvero , ma vorrei vederti all’opera su fondali molto sfruttati
    tipo quelli dell’isola d’elba .
    Sicuramente faresti ottimi risultati ma credo con molta piu’ fatica .
    Gli atleti come te fanno sognare chi ama questo sport , ma purtroppo nelle acque intorno alla mia isola c’e’ sempre meno pesce ed e’ sempre piu’ a fondo.
    Ora i barracuda ed i serra la fanno da padroni e pensa che fino a qualche anno fa’
    erano pesci difficili da vedere.
    Spero che tutto questo non succeda mai nei posti dove peschi tu.
    Ciao e continua a filmare.

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