[e-Training - Orientamento] Le mire a terra

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Tra le doti più importanti di un pescasub c’è sicuramente il senso dell’orientamento e della posizione. Sapere dove si è, dove si sta andando o meglio ancora essere in grado di ritornare su zone reputate interessanti, magari con precisione al metro. Questo deve essere in grado di fare un bravo pescatore in apnea.

Molti di voi penseranno che per questo ci sia il GPS. Ciò è vero solo in parte. Vedremo in un altro  capitolo l’uso di tale strumento e ne capiremo pregi e limiti. Qui invece illustreremo un metodo antico ma sempre valido per memorizzare la posizione esatta in cui ci troviamo e saperci quindi ritornare. Vedremo che ci sono circostanze in cui risulta essere il metodo migliore se non l’unico.

L’idea che sta dietro al metodo parte da alcune semplici considerazioni di geometria piana. A voler esser pignoli, la nostra è una geometria sferica, trovandoci sulla superficie terrestre, ma nel caso di superfici limitate (quelle che ci interesseranno) l’approssimazione piana è sufficiente. L’unico modo in cui si fa sentire la sfericità è nel limitare l’orizzonte visivo, per altro già limitato dalla scarsa trasparenza dell’aria.

mire
Figura 1

Per 2 punti passa una sola retta e 2 rette (non parallele) si incontrano in un solo punto. Questo è quanto ci basta, vediamo come.

Tenendo presente la figura 1, noi ci troviamo nel punto G. Esso si trova dall’intersezione delle linee rette A-C e B-D a loro volta ottenute congiungendo i punti A e C ed i punti B e D.

Questi punti rappresentano un particolare riferimento visibile dal mare guardando la costa. Trovarsi sulla retta che li congiunge significa poterli allineare. Provo a spiegarmi meglio perché qui siamo nel cuore della faccenda!

Dal punto in cui mi trovo in mezzo al mare (G) sceglierò un riferimento alla mia destra (B) vicino alla costa che farò collimare con un secondo riferimento (D) anch’esso alla mia destra ma situato molto più lontano, quasi all’orizzonte. Così facendo, ogni volta che ritroverò l’allineamento di questi 2 punti, saprò di trovarmi su di una retta che passa per il punto sul quale voglio ritornare (es. tana di saraghi).

Ovviamente lo stesso procedimento vale per la mia sinistra, in modo da ottenere la seconda retta per la quale passa il mio punto (G). Per ritornare sulla mia bella tana di saraghi non dovrò fare altro che ritrovare gli allineamenti di destra e quelli di sinistra. Vederli collimare sia a destra che a sinistra significherà trovarsi esattamente sul punto cercato.

Cerchiamo ora di capire quali sono i migliori criteri con cui i punti sull’orizzonte vanno scelti.

Innanzitutto spesso i punti da noi scelti avranno una dimensione (uno spessore) e quindi non corrisponderanno esattamente alla definizione di punto (privo di dimensione). La nostra abilità consisterà nel scegliere quelli che meglio si approssimano ad un punto, cioè quelli di larghezza minima. Ad esempio non sceglieremo semplicemente una casa, ma un suo angolo o una sua finestra. Tanto minore sarà la larghezza del punto scelto, tanto maggiore sarà la precisione ottenuta.

Quando dovrò ritornare sul punto memorizzato cercherò il primo allineamento e mi muoverò su questo fino a ritrovare il secondo. Ecco perchè è pure molto importante scegliere degli allineamenti che formino un angolo di 90 gradi tra di loro. Per capire quest’ultima affermazione basti pensare a cosa succede aumentando o diminuendo l’angolo tra i due allineamenti. Nel primo caso si arriva fino al limite dei 180 gradi che significa praticamente disporre di un allineamento solo, perchè quando sono sul primo sono anche sul secondo. Nel secondo caso si arriva al limite degli zero gradi, che significa banalmente avere lo stesso allineamento.

Non sempre è possibile scegliere due mire a 90 gradi, l’importante è cercare di non discostarci troppo da questa misura, che ci fornisce la massima precisione.

Quali altri fattori contribuiscono ad una maggior precisione?

Chi di voi ha già un po’ di pratica con le mire a terra, avrà notato che esse sono buone quando basta spostarsi di qualche metro dal punto per perderne l’allineamento. Quando questo accade siamo nella situazione in cui la distanza tra noi ed il primo riferimento scelto è molto maggiore della distanza tra quest’ultimo e l’orizzonte (o lo sfondo scelto come tale). In gergo si dice che la mira si “muove bene”. Sarà quindi questa la modalità che dovremo preferire.

Avrete capito che tale metodo è suscettibile delle condizioni meteo. In una giornata con sole e cielo terso saremo tentati di prendere delle mire con sfondi molto lontani, salvo poi tornarci in una giornata di leggera foschia e renderci conto di non riuscire a ritrovare niente. Per cui il mio consiglio è di cercare sempre il miglior compromesso tra buone mire con distanze massime dello sfondo possibilmente minori di 10 km. Oltretutto i casi in cui ciò non è possibile sono quelli in cui ci troviamo molto distanti dalla costa e per i quali il GPS diventa indispensabile.

maltempo

Quando si sceglie un riferimento a terra è bene memorizzare anche il contorno in modo da identificarlo senza ambiguità. Spesso ci si trova a scegliere un certo albero che ci colpisce ed è perfetto per la nostra mira, ma successivamente ci accorgiamo che ce ne sono almeno altri 2 uguali. Se avremo descritto con precisione anche le case o la vegetazione adiacente, saremo in grado di identificarlo univocamente.

Anche la luce gioca un ruolo importante nella scelta dei riferimenti. Spesso capita di descrivere una casa come particolarmente bianca e magari è soltanto molto esposta alla luce del sole in quel particolare momento della giornata. Ritornandoci la mattina presto non la noteremo più in mezzo alle altre.

Probabilmente, arrivati fin qui, molti di voi si saranno spaventati davanti alla complessità del metodo descritto e penseranno che esiste la facile scorciatoia del GPS. Vediamo allora alcuni esempi di situazioni in cui saper prendere le mire a terra fa la differenza!

Mi tuffo sul punto preciso di una secca popolata dai dentici, la visibilità è scarsa ed il fondo non si vede e la corrente è sostenuta. Il GPS mi porta sul punto preciso, ma bastano pochi atti respiratori per farmi spostare di una ventina di metri dalla verticale per poi scendere nel punto sbagliato, forse addirittura dove la profondità è di 30 metri e non di 15 (come sul cappello). Nel frattempo i dentici mi hanno visto e sentito ed al secondo tentativo sono molto più diffidenti.

Con le mire a terra avrei potuto nuotare contro corrente e mantenere la posizione ventilandomi con calma. Avrei potuto perfino farmi lasciare una cinquantina di metri prima dal gommone in modo da non disturbare il branco con il rumore del fuoribordo. Avrei fatto il primo tuffo (quello decisivo) esattamente sulla pietra che mi consente il miglior appostamento ed avrei coronato una perfetta esecuzione con un bel dentice!

Mi trovo in gara. Sto sommozzando alla disperata ricerca di una preda a favore di corrente e con acqua torbida. Accanto a me ci sono altri concorrenti. Ad un certo punto riesco a notare un drappello di saraghi che si infila sotto una bella lastra, ma sono al limite dell’apnea e devo risalire. Potrei pedagnare, ma attirerei l’attenzione degli altri concorrenti e decido di non farlo. Appena in superficie, con uno sguardo veloce a terra memorizzo l’esatta posizione.

Anni di pratica con le mire a terra mi hanno reso veloce e preciso. A quel punto controllo la situazione, magari aspetto che gli altri se ne vadano per gestirmi da solo la tana che mi consentirà di risolvere una gara iniziata male. Oppure comincio subito un sali e scendi sulla tana. I concorrenti vicini non riescono a capire dove sparo a causa della corrente e dell’acqua torbida, quando e se l’avranno capito i pesci saranno già tutti nel mio cavetto.

Si potrebbero fare tanti altri esempi. Proprio perché le situazioni in cui è utile saper prendere le mire a terra sono molteplici.

Prendere le mire a memoria non è cosa da principianti, pertanto quello che si usa fare è un disegno su di un foglio di carta (oppure una lavagnetta di plastica da tenere collegata alla boa) riproducendo in modo schematico i riferimenti scelti. Nel farlo sarà importante identificare senza ambiguità ogni particolare di interesse. Ad esempio “la terza casa bianca da destra dopo il monte…” oppure “la casa verde in mezzo a quelle due con il tetto rosso…”.

mira-terra

Supponiamo il caso di possedere soltanto una mira buona ed avere un dubbio sull’altra. Si potrebbe rimediare avendo preventivamente preso una terza mira (cosa che consiglio), tuttavia si può ancora rimediare.

Solitamente i due riferimenti scelti stanno uno sopra ed uno sotto per via della loro differente altitudine (altezza sul livello del mare). Essi stanno anche a distanze diverse da noi, il primo più vicino ed il secondo più lontano. Questo fa si che si possa valutare la distanza approssimativa in altezza del  primo riferimento (più vicino) rispetto al secondo (più lontano) per ottenere due coordinate da una mira.

La prima consiste nell’allineamento e la seconda (imprecisa) come distanza dal riferimento più vicino. Per capire meglio basti pensare che se ci troviamo molto vicini al primo riferimento, non riusciremo a vedere il secondo perchè oscurato dalla sagoma del primo. Mentre allontanandoci vedremo il secondo riferimento (quello più lontano e più alto) stagliarsi lentamente sopra il primo per poi distaccarsi da quest’ultimo.

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Nella figura una semplice bozza ci mostra quanto spiegato. Nella medesima la fig2 riproduce quello che l’osservatore vede nel caso A, mentre nel caso B egli non vede l’albero perchè coperto dalla torre.

A quel punto cercheremo la distanza che ci faccia vedere la posizione reciproca dei due riferimenti in modo quanto più simile al disegno preso.

A tal proposito ricordo (prima dell’affermazione del GPS sul mercato) di aver risolto il problema di riprodurre le mire nel modo più fedele possibile, tramite l’uso della macchina fotografica. Avevo sperimentato che una foto con obbiettivo da 200 mm era in grado di darmi una perfetta riproduzione visiva della mira che poi vedevo effettivamente in mare.

Pensate che mi è perfino capitato recentemente di tornare a visitare  una mira presa nel 1997 e di ritrovarla! Le case e gli alberi non erano più quelli di 13 anni prima, ma i profili dei monti e della vegetazione sono stati sufficienti per ritrovare la posizione… peccato che oltre alle case anche i pesci non c’erano più!

Igor Bisulli

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5 Commenti a “[e-Training - Orientamento] Le mire a terra”

  1. Stefano Claut scrive:

    Bravo igor, bell’articolo tecnico, in effetti saper prendere le mire serve sempre nonostante l’utilizzo dei gps.
    Ciao
    Stefano

  2. Renato scrive:

    Veramente interessante. Questo è un tema che non viene troppo trattato nei corsi base quindi utile anche a chi, come il sottoscritto, impazzisce ogni qualvolta cerca di ritrovare una mira.

    PS: Igor un domanda? Il Punto “G” è allusivo al piacere che si prova nel riuscire a ritrovare una tana?!!!

  3. S.N. scrive:

    PS: Igor un domanda? Il Punto “G” è allusivo al piacere che si prova nel riuscire a ritrovare una tana?!!!

    ECCEZIONALE (-:

  4. Igor Bisulli scrive:

    Il punto “G” serve a “stimolare”…..l’attenzione del lettore :)

  5. giorgio scrive:

    haha grande Igor :D

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