Prima di addentrarci nei dettagli sulle varie tecniche di pesca in apnea è opportuno farci un’idea sulla fisiologia dei pesci, soprattutto per quanto riguarda gli organi di percezione del mondo esterno, che sono quelli che gli permettono di “accorgersi di noi sub“.
La forte variabilità di condizioni fisico chimiche dei primi 40 metri di colonna d’acqua costringe la maggior parte dei pesci a compiere frequenti spostamenti di zona e di batimetrica. A questo si aggiunge la pressione antropica come fattore fortemente impattante sullo spostamento delle popolazioni ittiche. Tuttavia i motivi principali che spingono i pesci a muoversi sono la ricerca di cibo e di condizioni ideali di temperatura, luce e salinità. La bravura del pescatore consiste anche nel conoscere le abitudini alimentari e comportamentali della preda che sta cercando, nonchè dei suoi sistemi di difesa per poter mettere in atto una strategia di caccia efficace. Sarà essenziale sfruttare i punti deboli della preda e le situazioni in cui essa è più vulnerabile per impiegare al meglio il poco tempo della nostra apnea.
Per una trattazione completa e dettagliata della fisiologia dei pesci rimando a qualche buon testo di biologia marina o alle innumerevoli risorse presenti nella rete. Ciò che a noi interessa in particolar modo sono i seguenti punti:
1- La visione del pesce.
La scarsa predisposizione dell’acqua alla conduzione della luce rispetto all’aria non ha certo favorito una specializzazione visiva nei pesci. A questo si aggiunge il fatto che la zona in cui i pesci hanno una visione bioculare (con conseguente possibilità di messa a fuoco) è molto ridotta. La caratteristica principale dell’occhio del pesce è la capacità di percepire anche basse intensità luminose e cogliere meglio il movimento della figura rispetto ai dettagli (scarsa capacità di messa a fuoco). L’occhio del pesce inoltre si adatta lentamente ai cambi di luce. Tanto per fare un esempio, è chiaro che il tramonto ma soprattutto l’alba sono momenti ottimi per sfruttare la scarsa vista del dentice che alle prime luci deve ancora adattare la sua pupilla al giorno.
La capacità dei pesci di distinguere i colori è in relazione con la batimetrica che usano frequentare. E’ chiaro che un pesce degli abissi sarà cieco, che un dentice distinguerà le tonalità di blu e verde e che un cefalo o una salpa distingueranno tutti i colori. Ciò è dovuto al fenomeno già visto di assorbimento della luce da parte della colonna d’acqua. In relazione a questa caratteristica si sono sviluppate le mute mimetiche. Come già detto parlando dei materiali io non considero particolarmente utile il mimetismo del sub, tuttavia se mimetismo deve essere, deve essere fatto tenendo presente come vede il pesce. In ragione della scarsa capacità di mettere a fuoco, l’occhio del pesce percepirà come un colore unico il mimetico della maggior parte delle mute in circolazione. Sarà sicuramente più efficace colorare la propria muta con macchie più grandi e consone al tipo di terreno in cui vorremo mimetizzarci.
2- Il sistema acustico con particolare riferimento alla linea laterale.
Se da un lato l’acqua assorbe velocemente la luce, dall’altro possiede un’ottima conducibilità sonora. Il suono viaggia 5 volte più veloce in acqua che nell’aria. Ovviamente i pesci non potevano che sfruttare nel migliore dei modi questa proprietà fisica. Per farlo hanno sviluppato oltre ad un ottimo udito, un sesto senso detto linea laterale per la posizione che assume nella morfologia del pesce. Tuttavia il nome non deve trarre in inganno perchè in molti pesci le diramazioni su cui sono distribuiti i sensori di pressione, proseguono anche sul muso. Questo particolare strumento percettivo permette al pesce di rilevare le varizioni di pressione dovute al movimento degli altri abitanti del mare, sia predatori da cui scappare che simili da seguire con una corretta posizione nel branco. Ancora una volta vedremo nella parte sulle tecniche come sarà importante (e difficile!) renderci invisibili alla linea laterale del pesce.
Alcuni pesci riescono anche ad emettere dei suoni per comunicare tra di loro. L’esempio più classico è quello della corvina con il suo battere caratteristico da cui un vero esperto può anche stimare la grandezza degli esemplari nascosti in qualche anfratto o in un giardino di posidonia…
3- Le abitudini alimentari con particolare distinzione tra predatori e non.
I pesci predatori sono quelli che si nutrono di altri piccoli pesci inseguendoli o cacciandoli con varie strategie. Il loro comportamento estremamente aggressivo e territoriale li spinge ad avvicinarsi al sub all’aspetto soprattutto quando sono in caccia. Sarà quindi molto utile conoscere i gusti della nostra preda ed i momenti di caccia. Ancora una volta un buon esempio è l’osservazione della mangianza (pescetti come castagnole e boghe) che si schiaccia al terreno o forma la classica pallonata all’arrivo di un predatore quale dentice o ricciola.
Per altri pesci non predatori come il sarago e l’orata sarà interessante di tanto in tanto eviscerarli per capire di cosa si nutrono in quella particolare zona. Potrebbero essere cozze, ricci, ma anche meduse smembrate dai marosi e ammassate in una baia. Tutti questi indizi ci consetiranno di scegliere la zona di pesca in funzione della presenza di cibo prediletto dalla nostra preda. Anche gli orari saranno importanti da annotare. L’alba per esempio è il momento in cui potremo incontrare l’orata intenta a sgranocchiare qualche cozza in pochissima acqua!
4- La capacità di adattamento alla concentrazione salina dell’acqua.
Questo aspetto solitamente non viene tenuto molto in considerazione, ma è importante al pari della temperatura. Alcune specie come la spigola e l’orata sono estremamente adattabili ai cambi di salinità al punto da preferire le acque salmastre in prossimità degli sbocchi di acqua dolce a mare. Altre invece sopportano solo una certa salinità. Al cambiare di questa sono costrette a spostarsi. Ecco che dopo una pioggia intensa sarà più difficile incontrare un dentice che caccia in costa per esempio. Si noti che la salinità del mare costringe il pesce a bere molto per idratare i liquidi che perde per osmosi essendo la sua carne meno salata del mare. Sarà poi compito dei reni eliminare il sale in eccesso.
5- L’etologia.
Conoscere il comportamento della preda che si intende catturare è fondamentale. Tanto per cominciare serve a capire dove e quando trovarla. Con l’esperienza poi saremo anche in grado di insidiarla quando è più vulnerabile.
Un modello semplice ed efficace per spiegare il comportamento di un pesce è il seguente. Qualunque sia l’azione che il pesce sta per compiere essa è determinata da una somma “algebrica” di 3 fondamentali istinti: la conservazione che lo fa scappare dai pericoli, la territorialità che lo porta a controllare e mantenere il territorio che sia di caccia o come zona scelta per la riproduzione, e la fame che lo fa spostare alla ricerca di cibo. Per esempio il branco di dentici che a primavera inoltrata colonizza alcune zone ristrette che erige a suo territorio, si comporta in modo aggressivo verso gli intrusi venendo quindi molto facilmente all’aspetto. Dopo essere stato insidiato più volte, manterrà l’stinto terrioriale con un giro ricognitivo da lontano e al minimo sospetto (istinto di sopravvivenza) sparirà nel blu.
Vedremo poi entrando nello specifico delle tecniche di pesca come sfruttare a nostro favore questi istinti in funzione della particolare tecnica adottata.
A cura di Igor Bisulli
Potrebbe interessarti anche:
- [e-Training - Tecniche di pesca] Il movimento
- [e-Training - Attrezzature] Le pinne
- Quando la sfiga ci vede benissimo…
- [Recensione] Senza Respiro: nuovo video di pesca in apnea in dvd by Marco Bardi
- A pesca con Igor Bisulli
Tag: corvina, dentice, e-Training, etologia pesci, fisiologia dei pesci, igor bisulli, linea laterale, mangianza, mute mimetiche, Tecniche di pesca in apnea, visione bioculare, visione del pesce






Loading ...



bravo champion
Ottime spiegazioni, veramente formative.
grande igor , articolo molto interessante !
Soprattutto il tema della salinità che non conoscevo.