DIFFERENZE DI TECNICA DI TIRO TRA FUCILI OLEOPNEUMATICI E ARBALETE
Uno degli aspetti più evidenti riguardo la differenza tra fucili a propulsione elastica e pneumatica interessa proprio il modo di puntare, mirare, sparare.
Nell’arbalete che mostra sopra il fusto l’asta il piacere di colpire una preda è indubbio, a mio avviso uno degli aspetti più intriganti di questa tipologia di armi. La tahitiana è poggiata sul prolungamento dell’impugnatura, del suo castello e l’occhio si allinea direttamente sul bersaglio. Il feeling è quasi istantaneo, immediato e chi prende in mano per la prima volta un arma del genere si trova subito a suo agio.
Ma oltre la questione geometrica propria esistono anche altre componenti che incrementano il piacere di sparare con l’arma ad elastici. Uno dei punti indiscussi è l’assetto, l’equilibrio della struttura. L’arbalete non pesa in mano, si gestisce per ore senza affaticare il polso, l’avambraccio e certi modelli con uno studio particolareggiato delle forme e delle masse si impugnano proprio come il naturale prolungamento del braccio.
Nella gestione subacquea i movimenti sono fluidi e la rapidità di andare in mira elevata a patto di non avere gomme che vibrano eccessivamente, possedere fusti poco idrodinamici, silouette troppo ingombranti. Nell’azione del tiro, poi, si apprezza la possibilità in alcuni modelli di regolare il calcio e la corsa del grilletto, di stringere l’impugnatura quasi in asse con l’asta, di premere il grilletto e non accusare quasi il momento in cui il dente di sgancio libera il codolo dell’asta, di non accusare un azione di rinculo massiccia.
Il pneumatico, invece, è molto più arretrato come livello costruttivo e per la sua natura di funzionamento meno istintivo come facilità di mira e puntamento. A parte l’Airbalete della Omer che ha il calcio in linea con la canna interna e uno studio innovativo dell’impugnatura tutti gli altri modelli del mercato risalgono come design agli anni 50.
E quando si spara per la prima volta con un fucile a propulsione pneumatica si resta quasi sempre delusi; solo dopo un po di “allenamento” al tiro si acquisisce una certa sicurezza nel puntamento. E’ inesatto considerare impreciso un fucile ad aria, anzi. Per il fatto che l’asta è coassiale al serbatoio e il pistone corre in una canna con tolleranze centesimali il pneumatico è assolutamente preciso, il tiro è perfettamente diritto.
Cosa cambia è la difficoltà di traguardare le tacche di mira, peraltro inutili all’atto pratico, prendere la mira con dei riferimenti facili, vedere l’asta in linea con il pesce. Chi spara con il pneumatico con una certa regolarità affina più che altro un “automatismo” di mira che gli fa “coprire” con la volata la sagoma del bersaglio. Si comprende benissimo che la differenza con l’arbalete è sensibile, per ora un divario incolmabile.
Non vorrei neppure toccare il tasto della sensibilità di sgancio perché, a parte l’evoluzione del Cyrano nei primi anni 90 (pernino di connessione da 1.5 mm) il progetto AirBalete e certe realizzazioni artigianali, la differenza con la meccanica di sgancio degli arbalete più evoluti è ancora altissima, il grilletto dei pneumatici è duro da premere, il dente di sgancio libera l’asta con diversi chili di carico, manca la dolcezza di sgancio.
Ma allora quali sono i lati positivi del pneumatico in fatto di tiro?
In prima battuta direi che il tiro di un pneumatico equipaggiato di asta tahitiana con scorrisagola minimalista di diametro o addirittura “nuda” è velocissimo, la resa con i chili di precarica molto alta, assai più alta paragonandolo allo sforzo che si effettua tendendo una coppia di gomme toste.
Si pensi che un pneumatico di ultima generazione con canna da 11 mm, testata stagna e asta nuda, precarica di 23/24 atmosfere, proietta la freccia a oltre 35 m/s mentre un arbalete monogomma con elastico stirato a oltre 40 chili non supera i 26/27 m/s.
E in pesca, nella pratica quotidiana, ci si accorge che con l’arma pneumatica la preda non ha il tempo di girarsi, viene spesso anticipata, l’asta la trafigge quasi sempre insagolandola. Anche nella maneggevolezza il pneumatico ben assettato si difende alla grande.
Il serbatoio cilindrico, o leggermente tronco conico, non ha elementi che innescano vibrazioni, si muove su tutti i piani geometrici, si sposta da un punto all’altro senza troppo attrito. Il vertice della facilità di gestione si apprezza particolarmente nel mare mosso con risacca, negli spazi angusti delle tane, nell’esecuzione della tecnica dell’agguato.
In conclusione l’arbalete ha raggiunto uno sviluppo sensibile, il pneumatico ha ampi margini di miglioramento.
Vedremo cosa saprà offrire il mercato nei prossimi anni. La sfida è aperta.
Emanuele Zara
Indice speciale fucili oleopneumatici:
1- Differenze principali tra gli oleo con canna da 11, da 12, e da 13
3- Principali modifiche sugli oleo e loro efficacia
4- Differenze di tecnica di tiro tra fucili oleopneumatici e arbalete
5- Miglioramenti introdotti nelle ultime novità sul mercato (Mamba, Airbalete, STC, Calibro 12)
6- Il futuro degli oleo, dove ancora si può migliorare?
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Tag: airbalete, arbalete, Cyrano, Emanuele Zara, fucile ad aria, fucile pneumatico, fucile sub, fucile subacqueo, oleopneumatico, pesca agguato, pesca in apnea, tahitiana








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una maravilha…muy belo…salutos
Molto interessante, grande Zara
bell’articolo come il resto dello speciale, complimenti