SPORT POPOLARI E SPORT ARTIFICIALI

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(ovvero: la potenza delle Istituzioni Mediatiche)
La regola non scritta dei mezzi di comunicazione di massa dice che, se una disciplina sportiva NON è “Sport Olimpico”, il mondo non la conosce e, per quanto possa essere bella, questa disciplina non avrà mai un valore paragonabile a quello di uno sport olimpico. Forse solo il rugby ed il golf sono sport tanto famosi da fare eccezione a questa regola, ma pare che presto entreranno a far parte anche loro del grande “impero mediatico” delle olimpiadi, perché davvero nessuno può permettersi di restarne fuori.

Si potrebbe dire che tutto si spiega con la frase: chi è dentro il “circo olimpico” è dei “nostri” (intendendo per “nostri” le istituzioni sportive e televisive) e chi è fuori non conta niente! La televisione fa il bello ed il cattivo tempo e decreta il successo di una disciplina sportiva, nella misura in cui questa disciplina può diventare uno spettacolo “televisivamente commerciabile”, secondo le stesse regole che determinano il successo o il fallimento di trasmissioni popolari come il “grande fratello”, “l’isola dei famosi” o “amici”. Ci devono essere, cioè, tutti gli ingredienti della commedia umana in una forma molto semplice ed in dosi “da cavallo”. Il simpatico e l’antipatico, il buono e il cattivo, il felice e il deluso e così via, come in una specie di “Beautiful” in versione sportiva.

Ma lo sport?
Lo sport passa in secondo piano.

Infatti per qualsiasi sport (ad eccezione forse solo del calcio) vale la regola che, per quanti siano i suoi appassionati ad un certo livello ed i suoi sostenitori che lo conoscono almeno in modo elementare, sono molti di più quelli che non ne sanno niente. Ed è proprio nella spasmodica ricerca del consenso di questo ”spettatore qualunque” che si fonda il successo del concetto televisivo “Olimpico” dello sport contemporaneo. Una volta ogni quattro anni – durante il grande “circo olimpico” – lo “spettatore qualunque” è il cliente corteggiato dal grande mercato mediatico in cui viene offerta qualsiasi attività sportiva sia contrassegnata con l’etichetta olimpica. In molti casi questa opportunità delle Olimpiadi viene a premiare giustamente sport stupendi che, altrimenti, non avrebbero il seguito che meritano, come per esempio il nuoto (in particolare quello di fondo) oppure il triathlon (solo per fare due esempi).

nuoto

In altri casi premia sport che hanno un passato molto suggestivo ma scarso seguito popolare nei tempi moderni, come ad esempio il tiro con l’arco ovvero la scherma. Sto comunque parlando di tutti sport veri, che hanno propri praticanti, appassionati, tifosi e campioni. Ovviamente per questi sport che ho citato, come per tanti altri, non mi resta che dire: viva le Olimpiadi! Sono davvero contento che esista questa opportunità di far conoscere – in qualche modo – tanti meravigliosi sport al di fuori della propria nicchia di appassionati. Quello che ho detto vale per gli sport autenticamente popolari, legittimati cioè dalla passione della gente, indipendentemente dalla “santificazione” mediatica della passerella olimpica.

Ma quando una Istituzione (come quella olimpica)  ha tanto potere ecco che la tentazione di “creare” qualcosa dall’alto senza legittimazione popolare diventa forte. E alla fine succede. Un esempio per tutti è quello del Pentathlon moderno (sport sicuramente spettacolare).

Dove sono i tifosi del pentathlon? Dove gli appassionati? Dove gli atleti praticanti?

E’ inutile cercarli, non ne troverete nessuno.
Prima è nato lo sport e poi gli sportivi (poche decine di professionisti).

Esistono tre medaglie olimpiche in palio e le varie federazioni nazionali si impegnano a cercare un certo numero di atleti eclettici che possano competere per conquistarle, e li mettono sotto contratto. Alcuni di loro provengono dal nuoto, altri dalla scherma, altri dall’atletica e sono costretti – per lavoro – ad imparare le altre discipline.  Ma per come la vedo io è una cosa di una tristezza deprimente e, soprattutto, ingiusta nei confronti dei tanti meravigliosi sport poco conosciuti che, pur essendo popolari e vantando nel mondo centinaia di migliaia (e a volte milioni) di appassionati sono fuori dal “circo olimpico” e, per una ragione o per l’altra, sono destinati a rimanerne fuori per sempre.

Uno di questi sport, il più bello e completo di tutti, è la pesca subacquea.

Noi non potremo mai essere sport olimpico perché ammazziamo i pesci.

Mi viene da ridere amaramente a pensare a questa frase, che sento ripetuta centinaia di volte. Quanto è ignorante ed ingiusto il mondo! Tutti i bravi spettatori televisivi delle olimpiadi possono mangiare “bastoncini di pesce” surgelati, che sono fatti con pesce pescato con mezzi industriali dotati di un massiccio potenziale distruttivo “da pulizia etnica”, ma non possono vedere un omino coraggioso con la muta addosso che si butta in mare in condizioni proibitive per praticare uno sport vecchio come il mondo che rievoca una tradizione culturale millenaria, esattamente come quella della scherma o del tiro con l’arco.

La ragione?
La ragione è che in questo sport si vede che si uccidono dei pesci.

cattura-spigola

Chiaramente, per un’ipocrita mentalità perbenista da due soldi, i pesci si possono uccidere tranquillamente, anzi si possono distruggere con  mezzi industriali,  ma lo si deve fare senza che la cosa sia vista e soprattutto lo deve fare qualcun altro (una specie di killer che ce li fa trovare già morti sul bancone del mercato). Allora va tutto bene. E il nostro bravo spettatore può sgranocchiare il suo croccante bastoncino di pesce mentre guarda le gare di atletica alle olimpiadi.

Che ipocrisia!

Per questa ragione possiamo ancora dirci fortunati che ci sia una federazione nazionale e internazionale che organizza gare del nostro sport in modo ufficiale, consentendo ai nostri atleti di fregiarsi di titoli nazionali e mondiali. Anche se a me francamente (facendo un parallelo con il Pentathlon moderno) fa un effetto stonato che si possano fregiare degli stessi titoli atleti che si impegnano in discipline sportive come il “rugby subacqueo” o “l’hockey subacqueo”. Discipline che non conosce nessuno e che io credo siano state inventate di sana pianta a tavolino. Poi magari mi sbaglio e la loro origine nasce dal desiderio di sport di qualche gruppo di frequentatori di piscine. Ma anche in questo caso la questione non si sposta di molto.

Infatti quanti sono i praticanti di questi sport? Dove sono i praticanti di questi sport? Io conosco tante piscine con istruttori di Pesca e di Apnea di varie didattiche, conosco perfino parecchi atleti che si occupano della disciplina del tiro a segno subacqueo (che è un gruppo molto più piccolo). Ma i praticanti di questi strani sport di squadra dai nomi suggestivi, non li incontro mai e scopro che esistono solo quando, ogni tanto, leggo su qualche rivista che si è tenuto un campionato e che qualcuno l’ha vinto. Dico ciò senza nulla togliere alla serietà degli atleti ed alla legittimità delle loro competizioni. Per carità. Se la federazione organizza le gare loro fanno bene ad iscriversi, divertirsi e vincere. Voglio solo intendere che si tratta di sport non paragonabili alla la pesca in apnea che è molto popolare lungo tutti i litorali del mondo (e ovviamente italiani) e che è un vero “sport della gente”.

Recentemente sul Pescasub cartaceo si è fatta una inchiesta sul fatto se le gare di pesca siano ancora attuali o se invece siano ormai da considerare anacronistiche (sempre per quel fatto che durante le gare si uccidono i pesci). Io stesso ho curato la seconda parte dell’inchiesta ed ho intervistato tanti personaggi del nostro mondo per raccogliere la loro opinione su questo tema ma, da bravo cronista, non ho detto la mia. Se l’avessi fatto avrei detto che ero d’accordo con Umberto Pelizzari. Infatti sebbene anche io non abbia mai partecipato ad una gara e quello della “competizione” non sia certo il mio modo di intendere la pesca subacquea.

pelizzari

Tuttavia sento il dovere morale di dire che non c’è niente di male a vivere il nostro sport in una chiave agonistica e ci mancherebbe altro che ci dobbiamo nascondere o vergognare. Anzi alle Olimpiadi (con la “O” maiuscola) ci dovrebbero invitare subito con tutti gli onori!

Molti altri avrebbero seri motivi per vergognarsi e non certo noi.
Allora  perché subiamo l’ostracismo e siamo relegati tra gli sport “popolari fuori dal palazzo”? Non è il valore che ci manca. E nemmeno il numero visto che siamo decine di migliaia di persone. Quello che ci manca, forse, è la capacità di comunicare in modo efficace. Come proprio Umberto Pelizzari ha dimostrato “comunicando” – invece – meravigliosamente il nostro sport in una trasmissione televisiva nazionale (cosa della quale non lo ringrazieremo mai abbastanza).

Saremo capaci di seguire il suo esempio?

Io nel mio piccolo – non certo con i risultati del grande Umberto – ci provo e continuerò a provarci. Spero che lo facciate anche tutti voi.

Gherardo Zei

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13 Commenti a “SPORT POPOLARI E SPORT ARTIFICIALI”

  1. antonio scrive:

    Grande Gherardo, sono molto vicino al tuo modo di vedere e argomentare. Nel mio piccolo cerco di scrivere e riportare quelle grandi emozioni, che mi fanno ancora palpetare nel ricordarle, che la pesca in apnea ogni volta mi trasmette e son contento che anche quest’anno Pescasub pubblicherà il mio racconto che ho inviato per il concorso “racconti dal Blu”. L’anno scorso sono arrivato primo; quest’anno ottavo, ma che importa spero ancora di riuscirre a fermare e descrivere, sicuramente non come vorrei, le mie sensazioni affinchè qualche altro comprenda e ci si riveda.

  2. davide scrive:

    Bell’articolo. Secondo me bisogna cominciare dal basso come in tutte le cose.
    ad esempio per cominciare si potrebbe mettere delle videocamere nelle maschere dei pescasub e trasmettere in rete per cominciare le diverese battute di pesca dei differenti atleti. lo spettatore magari potrebbe anche scegliere chi seguire.
    All’inizio credo saremo solamente noi appassionati a guardare i filmati delle pescate ma magari col tempo qualche curioso in più potrebbe affacciarsi a questo magnifico sport.

  3. Gherardo Zei scrive:

    Magnifica idea Davide. Puoi essere orgoglioso di te, infatti questa stessa idea l’ha avuta Stefano Bellani e me ne ha parlato all’Eudi di Bologna. Io, nel mio piccolo, ne ho già, a mia volta, parlato con Fabrizio D’Agnano, pensando che, forse, Sky Caccia e Pesca potrebbe essere al momento l’unico canale televisivo interessato a fare un investimento per una cosa del genere. Dopotutto stanno già facendo qualcosa di simile (una specie di gara filmata in diretta) per la caccia terrestre. Non so quanto grande sia stato il mio potere di convincimento con Fabrizio, comunque ci sto provando. Ma se qualcuno di voi ragazzi conosce qualche altra televisione che potrebbe essere interessata a fare questa scommessa io metto a disposizione la mia penna e la mia faccia (se possono essere utili) per tentare insieme.

  4. davide scrive:

    di televisioni non ne conosco anzi non avrei idea! se posso dare un consiglio nel mio piccolo! se volete cominciare anche da subito, la rete non ha costi eccessivi, 30 euro l’anno di dominio del sito, euro più euro meno ed è accessibile a tutti!
    Magari col tempo potrà interessarsene qualche tv!
    basta la videocamera nelle maschere degli atleti tipo quelle che usano i sub che hanno le maschere con la videocamera integrata… e a fine gara raccogliere i video e caricarli in rete.
    o magari durante gli spostamenti degli atleti sostituire le memorie alle maschere e cominciare a caricarli in rete ancora a gara in corso così si avrebbe un ritardo di un paio d’ore. magari per cominciare provare su un campione di atleti!
    Non so se esistano maschere per i pescasub ma a mio avviso le ditte che le fabbricano potrebbero prendere bene questa idea! magari nei filmati dei diversi atleti far comparire una piccola scritta con lo sponsor! Questo anche no! sta a voi la gestione di tutto!
    non sarebbe male come idea per cominciare a far conoscere questo sport e i costi non sono quasi irrilevanti a pensarci!

  5. davide scrive:

    facciamo così il sito lo intestate a me e lo pago io! non sarebbe un cattivo investimento!

  6. Gherardo Zei scrive:

    Allora per quanto riguarda il WEB lanciamo l’idea al mio editore Lorenzo La Manna!!

  7. davide scrive:

    Ok! speriamo bene allora! mi raccomando fate pubblicità, tanta pubblicità! tutti i siti di apnea e anche facebook in modo da attirare qualche curioso, ma questo è il vostro campo saprete meglio di me come muovervi! io incrocio le dita!

  8. Lore scrive:

    L’idea gira in testa da un pò anche a me, la difficoltà maggiore è la trasmissione dati online in diretta delle riprese. Pian piano cmq grazie alla tecnologia ci avvicineremo sempre più a una simile soluzione.

    I costi penso siano ammortizzabili grazie all’aiuto degli sponsor del settore (devo però smentirti sul costo dell’hosting, ti assicuro che per siti molto visitati non bastano 30 euro l’anno! siamo su cifre completamente diverse).

    Sarebbe un sogno vedere più pesca in apnea in tv…

  9. davide scrive:

    io ho scritto 30 euro circa perchè sono i soldi che ha speso la società di calcio del mio paese per il sitoweb. Se sei sicura credo allora che il costo dipenda dalla quantità di Mb caricati e dalle pagine. cmq internet per iniziare resta sempre l’opzione a minor costo.
    Non so se esista una trasmissione dati subacquea per una visione in diretta… oppure la sparo grossa, mettere all’interno della boa l’antenna wifi che trasmette i dati, e il cavo della boa che sia un cavo dati con una specie di protezione, che in qualche modo si collega alla camera del pescasub. qui si creerebbe un problema di sicuerezza per l’atleta, che se per caso il cavo dati della boa andasse ad impigliare da qualche parte e l’atleta fosse costretto a sganciarlo in fretta servirebbe un meccanismo di sgancio rapido che non si bagni e non bruci tutto.
    A questo punto meglio una visione in ritardo di un paio d’ore.
    Il tempo che passa tra la consegna del pesce e i risultati della pesata del pescato dovrebbe bastare a far si che la visione dei filmati finisca prima dei risultati.
    Questo sarebbe molto bello da un punto di vista sportivo. (immaginate di vedere una partita di calcio dove magari a metà partita sapete già come finirà)

  10. giovanni peditto scrive:

    Ciao Gherardo…adoro la pesca ma il problema non è il fatto che si ammazzino i pesci ma piuttosto che in ITALIA ci sono solo 1200 praticanti circa..non sono pazzo è che non c’è modo di quantificare i praticanti di questo sport…quindi per il CONI siamo e saremo sempre 1200..E QUESTO è IL PRIMO PROBLEMA…il secondo è che non c’è un settore giovanile… e terzo e che non abbiamo visibilità alcuna…in spagna le gare sono una festa..il campionato spagnolo un evento…noi ci nascondiamo come ladri…

  11. davide scrive:

    il sistema per comunicare lo hanno già inventato…
    basta adattarlo alle maschere da apnea…
    http://www.calypsosub.it/tecnica/attrezzature/2682-ocean-reef-il-primo-cellulare-per-subacquei

  12. Sarago scrive:

    Sinceramente non capisco di cosa stiamo parlando Gherardo.

    Dopo il pessimo servizio pubblicato dal tuo giornale sull’agonismo (non che sia colpa tua intendiamoci, ma di Laudati che ha scelto da tempo questa linea), e in conseguenza del quale ho felicemente smesso di comprare una rivista che con gli anni è diventata veramente insulsa, sono ripartite le discussioni sull’opportunità o meno delle gare di pesca subacquea sui vari forum della rete.

    Bene, basta dare uno sguardo per capire come, se fosse per i pescatori amatoriali, le gare andrebbero cancellate seduta stante. Quindi perchè far finta che il cancro sia altrove quando sono il 90% dei pescasub ad essere ottusi, scarsi e invidiosi?!

    Vedersi tirare fuori dal mare di casa pesci di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza è un duro colpo per il proprio ego e con qualcuno bisogna anche prendersela.

    E poi che dire di produttori di attrezzature CIALTRONI che hanno solo tratto vantaggio dalle sponsorizzazioni agli agonisti e poi sputano nel piatto che gli dà da mangiare?! Forse sarebbe ora di cominciare ad isolare questi ipocriti non comprando più uno spillo dalle loro aziende non credi?!

    Resta l’invidia endemica del pescatore scarso che non si riuscirà mai a debellare. Oggi tutti fan del dapiranismo, pescare per mangiare, pesca ecosostenibile. Certo che dopo decenni di mattanze e vendita del pescato sono buoni tutti a fare i santoni della situazione però!

  13. roberto la mantia scrive:

    mi trovo molto daccordo con giovanni peditto e sarago ma questo non esclude che sono daccordo anche col rendere più spettacolari le gare di pesca che, ad oggi, con questi nuovi regolamenti, sono di una tristezza unica. l’idea delle telecamere nelle maschere la vedo accattivante ma attualmente irrealizzabile, io proporrei invece, visto il successo che hanno, una sorta di reality, dove alcuni atleti presi a campione, vengono seguiti costantemente da un cameramen anche prima della gara, durante la preparazione e durante la competizione vera e propria, in modo da far emergere ogni lato dell’atleta, ogni stato d’animo, eventuali “segreti” del garegiante, paure insicurezze o magari strategie, insomma, lo scopo sarebbe quello di rendere lo spettatore partecipe di ogni cosa!
    la finestra potrebbe essere sempre un sito web e gli sponsor del settore potrebbero investire sull’immagine dei propri atleti del team.
    io lo guarderei!

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