Innanzitutto mi scuso con i lettori di E-Training per il tempo trascorso dall’ultimo articolo pubblicato. Svariati impegni (agonistici e non) mi hanno impedito di trovare la necessaria concentrazione per scrivere. Nel riprendere la stesura degli articoli ho deciso di accogliere qualche vostro consiglio. Pertanto non andrò avanti nell’ordine che mi ero prefisso ma cercherò (ogni tanto) di anticipare alcuni argomenti che forse sono più stimolanti.
Questo però non deve far dimenticare che anche alcune questioni apparentemente marginali (come la conoscenza delle correnti, delle maree o l’uso delle mire a terra) sono in realtà indispensabili ad un buon pescatore in apnea.
Inauguriamo quindi la parte sulle tecniche di pesca in apnea con il primo articolo sul movimento.
TECNICHE DI PESCA IN APNEA: IL MOVIMENTO
Quella dote che consiste nel sentirsi completamente a proprio agio nell’acqua e che va sotto il nome di acquaticità, assume nella pesca in apnea un’importanza doppia. Se da un lato questa capacità ci consente di ridurre al minimo il consumo di ossigeno, dall’altro ci permette di condurre nel migliore dei modi la fase di avvicinamento al pesce.
Qualsiasi tecnica di pesca in apnea si voglia effettuare non può infatti prescindere da un corretto movimento sott’acqua. Per corretto si intende un movimento lento, fluido e silenzioso, dove con silenzioso non ci riferiamo solamente a ciò che è udibile ai nostri sensi, ma anche e soprattutto ai sensi dei pesci (linea laterale su tutti!).
Il movimento invisibile (così si potrebbe chiamare) deve comniciare già dalla capovolta facendo quindi molta attenzione a far scivolare dolcemente sott’acqua le lunghe pinne ed iniziando solamente in immersione la pinneggiata. Addirittura se si pesca nei primi metri è meglio avere una zavorra che ci consenta di sprofondare quasi senza muoverci.
Qui arriviamo ad uno degli aspetti più importanti del movimento subacqueo, l’assetto. I pesci hanno la vescica natatoria che gli permette di essere sempre neutri alla profondità di stazionamento. Il pescatore in apnea deve ricorrere all’uso corretto della zavorra ed alla possibilità di variarla durante la pescata in funzione delle tecniche e delle quote operative. In generale un assetto neutro o leggermente negativo sarà sempre una buona soluzione per poterci muovere agevolmente sott’acqua.
Soprattutto quando saremo a contatto del fondo sarà importante ridurre al minimo (se non del tutto) l’uso delle pinne come propulsore, ed aiutarci invece con la mano libera per avanzare lentamente quando ciò sia necessario. In tal modo eviteremo di urtare rumorosamente il fondo e saremo sempre in grado di fermarci lentamente al momento opportuno.
Un secondo aspetto fondamentale del movimento riguarda la velocità non aggressiva. Oserei dire l’atteggiamento non aggressivo. Quale che sia la tecnica che stiamo adottando, sarà sempre importante non essere mai bruschi nei movimenti. Come spiegheremo nella sezione riguardante la fisiologia dei pesci, essi non godono di una vista buona come la nostra (soprattutto per quanto riguarda i colori ) ma percepiscono molto bene i movimenti.
Nelle zone in cui i pesci sono più smaliziati è addirittura difficile vederli prima che essi vedano noi (per esempio le cernie per i neofiti). Ciò è dovuto senz’altro al movimento goffo che avvisa il pesce della presenza di un pericolo (sub con fucile). Nell’avanzare verso la preda sarà opportuno compiere anche delle brevi soste per tranquillizzare il pesce sulla nostra pericolosità.
Esempio di velocità non aggressiva:
Tuttavia la regola del movimento lento (come tutte le regole) ha la sua eccezione. In determinate circostanze, soprattutto se non visti e non avvertiti dalla nostra preda, potrà risultare conveniente un avanzamento veloce per non perdere l’attimo giusto per farci trovare nella condizione ideale per scoccare il tiro da distanza ravvicinata.
Un esempio può riguardare la pesca all’agguato quando con uno scatto cerchiamo di tagliare la strada alla nostra preda avendo capito dove essa sbucherà. Oppure nella pesca in tana su prede che trovano un rifugio assolutamente occasionale e momentaneo, circostanza in cui la rapidità d’esecuzione è necessaria.
Ricapitolando.
Sarà importante disporre di una zavorra variabile (schienalino e piombi a sgancio rapido) per poter adeguare sempre il nostro assetto alla profondità scelta. A qual punto dovremo abituarci ad un avanzamento lento e fluido accompagnato da un atteggiamento estremamente vigile su tutti i particolari che ci circondano, al fine di capire quanto prima la strategia da seguire.
Ricordatevi che sarà sempre inutile inseguire il pesce… anche un polpo può seminarci facilmente sott’acqua. La nostra arma principale dovrà sempre essere l’effetto sorpresa.
Siamo lenti nell’avvicinamento, ma letali negli ultimi 3 metri grazie alla velocità del dardo che scagliamo!
Consiglio a chi volesse perfezionare o anche solo testare la bontà del suo movimento, un semplice esercizio. Tentare di avvicinare i branchi di salpe senza allarmarle della nostra presenza.
Ogni volta che noteremo un improvviso scatto del branco dovremo riflettere su quale sia stato il nostro errore.
Ricordatevi che la bravura è inversamente proporzionale alla gittata dell’arma…
Igor Bisulli
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Sono d’accordo con te l’acquaticità ed il movimento sotto acqua devono essere fatte alla perfezione per poi avere buoni risultati finali.
Ciao
una maravilha como siempre abraços amigo Lorenzo……..
LA PESCA IN APNEA E’ LA MIA VITA LA AMO DI PIU’ ALTRA COSA AL MONDO IL MARE E’ UNA COSA BELLISSIMA MA BISOGNA TUTELARLO E RISPETTARLO CIAO E RISPETTATE IL MARE!