Il richiamo del pelagico, di Mariano Satta

satta-marianoE’ UNA GRANDE FORTUNA poter collaudare continuamente nuove attrezzature per la pesca in apnea. Ogni volta è una sorpresa ed un maggiore stimolo per andare a pescare. Finalmente ritiro il pacco con gli ultimi prototipi di tre aste america con dei nuovi accorgimenti ed una nuova muta liscio spaccato.

Tre belle aste brunite due nella misura da 140 e una lunga 130. Una 140 la monto su un Cayman HF da 100 mono gomma, la seconda da 140 cm su un fucile ONE 105 doppia gomma e l’asta da 130 su un 95 Cayman.

IL PRIMO COLLAUDO lo eseguo all’alba a Capo Figari. Un’ora di pesca nelle zone di bassofondo dove una discreta orata e una bella spigola finiscono a cavetto. Soddisfatto della prima verifica, rientro velocemente da dove sono partito, grazie alle pinne in carbonio leggere e scattanti. Posiziono sul fondo un pesce bersaglio ed eseguo una lunga serie di tiri alternando i tre fucili subacquei. Più che soddisfatto dei dati rilevati sulle aste faccio rientro a casa mentre sale un forte scirocco come poche volte ho avuto modo di vedere.

I RICORDI STIMOLANO L’ISTINTO e mentre mi reco in studio per scrivere il report sulle prime prove appena compiute, mi accorgo di avere la mente distratta da un ragionamento. Quando il sole raggiunge lo zenit lo scirocco è fortissimo tanto da strappare foglie e rami dagli alberi. Con queste condizioni meteo il richiamo a rientrare in acqua è fortissimo perché con analoghe condizioni nel periodo di Giugno, ho fatto spesso importanti catture di pelagici che si avvicinano alla costa. L’attrezzatura è ancora in macchina mentre passo a prendere i miei figli da scuola, quindi li porto a casa e informo mia moglie che, rinunciando al pranzo, sarei rientrato in acqua nel basso fondale.

grossa-lecciaIL PELAGICO è un tipo di pesce di mare aperto che si avvicina alla costa solo in certi momenti. Il nome deriva dall’antico Greco Pelagos che indica il dominio delle acque libere. Si tratta di pesci che vivono negli strati superficiali del mare aperto. Hanno solitamente il dorso azzurro-verdastro o blu e il ventre bianco argenteo. Se l’animale è osservato dall’alto si confonde con il fondo del mare mentre se è osservato dal basso si confonde con i riflessi luminosi della superficie. Sono predatori per eccellenza che amano cacciare i branchi di pesci più piccoli.

IL FONDALE È UN MISTO DI SABBIA e sedimento con pochissima roccia. La profondità difficilmente supera gli otto metri e apparentemente non offre niente di eclatante, quindi è una zona scartata dalla maggior parte degli appassionati. Invece a me piace molto perché ho imparato che solo in tali condizioni e solo nei periodi di transizione tra due stagioni, regala gradite sorprese. La zona offre un sufficiente ridosso, quindi è anche comoda quando c’è una mareggiata di scirocco. Ecco quindi che mi dirigo senza ripensamenti verso la zona che ho scelto.

IMPUGNO IL 105 ONE con la doppia gomma circolare da 16 ed entro in acqua raggiungendo in pochi minuti il punto di pesca sfruttando la tecnica dell’aspetto. Scendo, mi apposto sfruttando le piccole rocce miste ad alga, soprattutto dove si creano zone di ombra che mi permette di nascondermi alla perfezione. Poi punto il fucile verso il mare aperto e cerco di rilassarmi. Pochi secondi di attesa poi risalgo e così via con un buon ritmo. Spesso mi è venuto da pensare ad un ipotetico incontro con un grosso pelagico, il massimo della soddisfazione! Sembrava che uno sconosciuto sesto senso mi avvertisse di qualcosa.

Verifico dal mio computer MIK1 i dati relativi alle immersioni. La temperatura è ottimale con 18° e non si avverte un cambio di temperatura sul fondo, non ho il minimo freddo con questa muta che oltre tutto mi consente di muovermi molto agevolmente. Nonostante la bassa profondità verifico sempre che sia passato almeno il doppio del tempo di immersione. L’apnea è buona anche se sto limitandomi a brevi attese.

AL QUATTORDICESIMO ASPETTO IN SEI METRI D’ACQUA LA SORPRESA si materializza. Mentre sono fermo e guardo davanti al fucile, mi accorgo di un lieve cambiamento sulla mia destra. La mangianza ha uno scatto nervoso, poi si ferma, rimane immobile e mentre studio la situazione ho già spostato il fucile. Improvvisamente i piccoli pesci esplodono in una fuga disordinata e una grossa leccia arriva rasente al fondo dal mio lato destro.

lichia-amia

La leccia è al limite del tiro, presumo sui 5 metri, quindi la punto nel centro del corpo pensando che colpendola in testa potrei non passarla da parte in parte. Allineo il fucile e premo il grilletto fiducioso dell’arma che impugno. Sento la sferzata delle doppie gomme e, sebbene sia un tiro al limite della gittata vedo l’asta sporgere quasi totalmente dal corpo del grande pesce.

PER UN ATTIMO IL SILENZIO sembra concludere l’emozione di quei brevi momenti che valgono mille sacrifici, sembra che tutti si fermi e ti dia il tempo di realizzare gli eventi. Pensi che il pesce sia colpito mortalmente, non si muove. Poi improvvisamente tutto torna alla realtà, l’adrenalina esplode in una tempesta di emozioni. La grande leccia si è decisa a partire, ma per esperienza non mi sono distratto, anzi ho già il mulinello pronto con la frizione regolata.

La grossa leccia esprime tutta la sua potenza in pochi attimi, quanto bastano a portare via tutta la sagola del mio mulinello ONE da 80 metri.  La capienza e la robustezza del mulinello mi regala sicurezza, la sagola è un dyneema da 320 kg quindi non ho incertezze. L’impiombatura è realizzata con un monofilo ad alta resistenza e anellini sicuri serrati alla perfezione. E tutto è sotto controllo per contrastare la forte reazione.

sattaTRENTA MINUTI DI BATTAGLIA per lavorarla che ti fanno ritornare alle ancestrali sensazioni di lotta per la propria sopravvivenza. Sei tu da solo che devi lottare contro la tua preda, un rito antico quanto inevitabile in ogni sfida leale. Il cuore non si controlla, l’adrenalina sale a livelli sconosciuti ed in quei minuti passi dalla gioia alla paura di perdere la sfida. E poi con un piccolo tuffo in caduta afferro l’asta e infilo la mano nelle branchie. Tutto si ferma di nuovo, irrompe prepotente il silenzio del mare e delle mille avventure che potrebbe raccontare. Sono solo ed ho il pieno controllo di me stesso. La preda è vinta, ma la sto ammirando con grande  rispetto.

La sensazione più sorprendente è che mi ritrovo a verificare che si tratta di un momento già vissuto! Quello che molti definirebbero un dejavu? Forse è solo l’istinto che riusciva a percepire qualcosa che la razionalità non può elaborare. Esco dall’acqua e raggiungo l’auto a poca distanza, dove chiamo subito mia moglie per raggiungermi a scattare qualche foto. La Leccia fermerà l’ago della bilancia a 21,700 kg.

Il computer stabilisce i seguenti dati: Cattura del 15 giugno 2010 – ore 14,30 – temperatura media 18°. Profondità della cattura 6.2mt. Tempo totale di apnea 1.20’ – profondità media di esercizio 5.8 mt. Tempo di apnea medio 1.15’. Totale immersioni 14.

Mariano Satta



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2 Commenti a “Il richiamo del pelagico, di Mariano Satta”

  1. Andrea scrive:

    Un raconto a dir poco emozionante…complimenti..:)