Massimo Quattrone: professione pesca sub

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Ciao Massimo,
come è nata la passione per la pesca in apnea?

La passione mi è stata donata do mio papà Enzo, da piccolo mi portava con lui e io assorbivo tutto come una spugna. Mi ha insegnato innanzitutto a conoscere la natura e a notare che rimanendo con Lei avrei potuto interagire e riconoscermi  “animale”, ho imparato ad assaporare la profonda libertà che questo rapporto può regalare, il rispetto verso una Madre che da migliaia di anni detta le regole della vita sulla terra, a temerla perché anche se l’uomo si illude di dominarla Lei ci riporta costantemente alla realtà, a godere dei “frutti” che ci regala senza approfittare troppo della sua benevolenza.

Tu sei ligure di nascita cosa ti ha spinto a trasferirti in Sardegna?
In Liguria mi sono fatto le ossa e ho potuto imparare molto ma lì ormai l’uomo ha esagerato, gli animali selvatici diffidano dalla civiltà soprattutto quando questa non gli concede più gli spazi vitali, troppo caos, troppo inquinamento, poco rispetto verso il posto che ti permetteva di respirare aria pulita, mille difficoltà per riuscire a vivere la mia passione senza combattere quotidianamente contro l’indifferente egoismo consumistico. In Sardegna ho ritrovato un posto “quasi” vergine dove per fortuna l’industria non è ancora riuscita a fare grossi danni, l’aggressione da parte dell’uomo dura solo pochi mesi poi il “circo” cambia sede e tutto ritorna a vivere e Madre natura fà da padrona.

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Sappiamo che la pesca in apnea oltre che una passione è anche il tuo lavoro principale, quando hai capito che poteva essere un lavoro?
Ho capito che poteva essere un lavoro quando il pescato giornaliero avrebbe permesso di guadagnarmi da vivere. Le mie pescate potevano superare i 5kg consentiti dalla legge e questo mi imponeva di regolarizzare la mia posizione per poter vendere il pescato senza incombere in sanzioni. Il posto che ho scelto per vivere è una realtà molto piccola dove i pescatori locali mi hanno accettato perchè, avendo acquisito una licenza di pesca professionale in apnea, rilasciata dalla Regione Sardegna, sono diventato a tutti gli effetti uno di loro.

Sono molti i pescatori che sognano di far diventare la pesca in apnea un lavoro; ma non è così semplice giusto? Quali sono le principali difficoltà da affrontare?
Giusto, la prima in assoluto è la consapevolezza dei propri mezzi. E’ un lavoro duro dove quotidianamente ti devi confrontare con un elemento che si chiama Mare. I pesci hanno la coda e solitamente stanno dove preferiscono, per prenderli devi essere allenato, avere la fortuna di essere sempre al 100%, scontrarti quotidianamente con le regole imposte dall’uomo che non sono mai chiare e uguali per tutti.

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Ultimamente in Sardegna qualcuno si è svegliato e ha deciso che per praticare la pesca subacquea professionale è necessario avere una barca appoggio immatricolata da pesca e un barcaiolo obbligatorio a bordo con tanto di brevetto per poter utilizzare le bombole ma come riesci a pagarlo se lo sono dimenticato. Da quest’anno autorizzano la pesca all’interno dei parchi ma a discrezione dell’ente gestore, se per caso te la concedono, puoi pescare solo dentro al parco, sai i pesci stanno dove li metti… se volete saperne di più, potete andare sul sito delle regione autonoma della Sardegna assessorato dell’agricoltura e riforma agro pastorale… e sei diventato un contadino…

Secondo te fino a che età è possibile lavorare con la pesca?
Qualche 65enne attivo lo conosco! …e forse anche tu.

Esci ogni giorno, tempo permettendo?
In estate se la salute mi assiste esco tutti i giorni, alterno molto il tipo di pesca e le quote, cerco di alimentarmi al meglio e non dimentico mai di bere molto, la disidratazione è il nostro nemico principale, in mare difficilmente senti il bisogno di bere e di mangiare, quindi te lo devi imporre.

Cosa cambia nella tattica di pesca quando si và per lavoro?
Devi cercare di fare carniere assolutamente, questo alla lunga ti stanca psicologicamente, ho imparato che alcune giornate è inutile insistere, meglio conservare le forze e dedicarsi ad altro, il mare è bello anche per questo.

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Ti dedichi a delle specie in particolare?
Seguo le stagioni, anche se attendo con ansia l’arrivo della primavera e le sagome rosa sui cappelli delle secche ma ogni anno ho notato che una specie è più abbondante di altre, in questo appena passato la corvina non mancava mai.

Secondo te è possibile vivere di pesca sub in Italia anche al di fuori della Sardegna?
Penso che si possa vivere “anche” di pesca subacquea, alternandola con altri lavori sempre legati al mare.

Cosa ne pensi di quelli che vendono il pescato in nero? Ti danneggiano sicuramente; secondo te cosa si può fare per arginare il problema?
Aumentare i controlli a terra!

Ci sono dei mesi più proficui rispetto ad altri? Meglio l’estate o l’inverno?
In estate sono costretto a spostarmi in mezzo al mare lontano dall’inquinamento acustico causato dalle migliaia di imbarcazioni che a folle velocità vagano senza meta e senza rispetto della vita altrui. In inverno quando tutto tace e si riesce a rimanere in pace con noi stessi mi piace ritornare alle origini cercando le spigole.

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Parlando di attrezzature, utilizzi qualche accorgimento particolare?
Solitamente utilizzo l’attrezzatura che ho avuto la fortuna di  progettare per testarne pregi e difetti, per migliorare mi capita spesso di provare prodotti di altri e di valutarne i  contenuti.

Oleo o arba?
In assoluto arbalete.
Mi appaga  l’oggetto e tutte le regole di balistica che devono essere applicate per renderlo una macchina in equilibrio. Io personalmente ne utilizzo due in particolare (serie narvalo) un 115 in legno con asta da 150 diametro 7.5 e due elastici circolari da 17,5 e un 85 sempre in legno asta 6,5 per 120 mono elastico circolare da 19, all’agguato in inverno è davvero divertente.

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Sappiamo che hai collaborato alla realizzazione di queste innovative aste distribuite dalla Salvimar, le Torsion, che hanno questa caratteristica aletta incassata girevole. Parlaci di questo progetto.
Per questo progetto abbiamo ricevuto i complimenti anche da un certo Valerio Grassi, di questo sono molto fiero lui per me è sempre stato un esempio, il padre dell’arbalete in Italia. Il sistema Torsion2 conferisce, con la sua geniale semplicità, talmente tanti vantaggi che rende una banale asta in acciaio un vero strumento di cattura. La sua caratteristica migliore si chiama penetrazione, bucare è il suo mestiere l’aletta aperta non è più in grado di richiudersi e il pesce non riesce a fare leva sull’asta. Nella pesca al dentice fà davvero la differenza, ho potuto testare la sua robustezza a Bali sui carangidi: ha strabiliato tutti.

Fra le tue foto ammiriamo bellissime catture; raccontacene una che ricordi in particolare.
Sono passati 5 anni, Ivan mi aveva spedito la prima asta con sistema Torsion modificata secondo le mie indicazioni, era da 7,5, non vedevo l’ora di provarla. E’ fine maggio; sto cadendo lento su un sommo, intravedo un grossa sagoma che in candela mi osserva titubante, le grosse pettorali come due ventagli la tengono sospesa ad osservarmi.

Immobile cado su di lei, appena l’animale accenna a muoversi  premo il grilletto, l’asta attraversa la cernia  dalla testa alla coda, inizio a risalire incredulo, a galla rimango per alcuni istanti ad osservare l’animale che allo spiedo non è in grado di opporre alcuna resistenza, recupero la sagola uscita dal mulinello e mi ritrovo tra le braccia una cernia di 25 chili infilzata come un branzino… Salvatore osserva curioso ma le prime due parole sono ”Voglio anche io quell’asta”.

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Progetti per il 2010?
Stai testando qualche altra novità? Puoi svelarci qualcosa?

Chi si ferma è perduto! …seguite le novità sul sito Salvimar.

Un saluto a tutti i lettori.
Massimo Quattrone

Intervista e impaginazione a cura di Lorenzo La Manna
Foto di Stefano Navarrini

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5 Commenti a “Massimo Quattrone: professione pesca sub”

  1. vincenzo scrive:

    complimenti a massimo.nn è facile fare della propria passione un lavoro.,cmq lavorare a mare nn è facile come farsi una pescata tra amici, c’è sempre l’impegno di prendere qualcosa per poter vivere e questo alla fine ti logora.da NN sottovalutare anche la regione in cui si vive e la morfologia dei fondali.io per esempio vivo in sicilia (costa del ragusano) e vi assicuro che se dovessi vivere cn la pesca sub. a quest’ora sarei gia’ bello e imbalsamato;premetto che su 365 giorni a mare ci posso andare 100 giorni…..il resto visibilita’ ridotta a 30cm……

  2. luca deambrosis scrive:

    Ciao Massi, la mia curiosità è stata ben ripagata da quanto letto e dalle bellissime foto pubblicate! Complimenti per le prede…. Un saluto. Dea

  3. Matteo Grassellini scrive:

    Un grande pescatore ed un ottima persona. davvero un bell’articolo.

    Matteo G.

  4. Lore scrive:

    Grazie Matteo :)

  5. Carmine scrive:

    Oggi, che più giovane non sono. vivo di ricordi. Il mare, la pesca subacquea le mie passioni di gioventù l’ho paraticata da inizio sessanta a fine ottanta. Caro Stefano Navarrini, forse mi sbaglio, ma non sei quello che nel millenoventosessantanove venisti a Napoli a disputare a Nisida la gara di qualificazione e ti classificasti al secondo posto dietro Pasquale Sansone? Io mi classificai terzo. Oggi che vivo di ricordi, il mare e la pesca sub la rivivo attraverso i siti internet. I Love pesca sub uno dei migliori. Visto il periodo, Vi invio gli auguri di un sereno Natale e buon anno, e come diceva il Professor Cutolo: Salute e denaro.

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