[e-Training - approfondimento] Tutto sull’ oleopneumatico by Emanuele Zara – 1^ parte

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Per approfondire l’argomento sui fucili oleopneumatici passiamo la parola ad uno dei massimi esperti sul campo: Emanuele Zara. Oltre ad essere un bravissimo giornalista nel settore della pesca in apnea, è anche un esperto pescapneista che nella sua lunga carriera ha catturato le prede più ambite dai pescasub, tra cui anche un tonno!

Forse non tutti lo sanno, ma Emanuele è un vero maniaco dell’oleopneumatico. Vediamo quindi di approfondire con lui i segreti e le caratteristiche più importanti di questo tipo di fucili.

DIFFERENZE PRINCIPALI TRA FUCILI OLEOPNEUMATICI CON CANNA DA 11, DA 12 E DA 13.

Le differenze tra i vari diametri delle canne interne dei fucili oleopneumatici è relativa, in termini spiccioli, a tre fattori sostanziali: restituzione energia accumulata, facilità di armamento, abbattimento delle resistenze e degli attriti, impiego di aste tahitiane di diametro esile, tipo di prede abituali che si insidiano.

La canna da 13 mm è la più classica quella con cui è nato lo Sten, e in seguito i pneumatici delle grandi case come Cressi, Scubapro, Seac Sub, Tigullio, eccetera, molti decenni orsono. La superficie del pistone che corre al suo interno misura circa 1.33 cm². La canna da 11 mm è stata introdotta agli inizi degli anni 90, con il Cyrano, sempre della Mares, ora la montano gli Airbalete Omer, gli HF Seac Sub. In questo caso la superficie del pistone che si monta su una canna da 11 mm misura soli 0.95 cm².

La canna da 12 mm è la più recente in ordine di tempo e per ora è stata presentata ufficialmente in un prototipo artigianale, il Calibro 12, da un ragazzo abruzzese, Giuseppe Franchi; la superficie del pistone misura circa 1.09 cm².

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Cosa significano questa misure?

L’energia accumulata, immagazzinata all’interno dell’arma pneumatica è data dalla pressione di precarica, quella che si ottiene immettendo aria all’interno della valvola posteriore con la pompa in dotazione o con un raccordo apposito collegato a una bombola da sub. Questa è moltiplicata dalla variazione di volume all’interno del serbatoio poiché quando si comprime il pistone all’interno della canna il gas passa all’interno del serbatoio incrementando i valori energetici. Semplificando il tutto si può affermare che a parità di precarica, poniamo 20 atmosfere, otterremo tre risposte diverse per ogni diametro di canna.

La canna da 13 mm, comprimendo un volume d’aria maggiore per via del diametro generoso che essa possiede, avrà un grande accumulo d’energia. La canna da 11, sempre a 20 bar, all’arretramento del pistone che ricordo possiede una superficie minore ad un centimetro quadrato, ne immagazzinerà molta meno, sarà quindi meno performante in termini balistici puri. La canna da 12 mm è una novità targata 2009/2010, io non l’ho ancora testata in mare ma parlando con il progettista mi ha confessato che sta nel mezzo quindi le prestazioni balistiche dovrebbero essere una media tra la 11 e la 13 mm. Pensate che da rilevamenti fatti il differenziale di energia immagazzinata tra canna da 13 mm e canna da 11 mm è nell’ordine di circa il 4 % !

oleopneumatico

In pratica, in mare cosa succede con i diversi tipi di canne?

Bene, il primo dato che balza subito agli occhi è la difficoltà di armamento, di carica, sempre considerando la parità di atmosfere precaricate all’interno dell’arma pneumatica. Una canna da 13 mm richiede una forza muscolare di un certo impegno per spingere giù il pistone e agganciarlo al dente di ritegno. La canna da 11 mm risulta assai meno impegnativa, più gestibile anche da chi non è forzuto.

Per darvi un’idea le 24 atmosfere (kg/cm²) di una canna da 13 mm impegnano il pescatore in apnea pressappoco come le 35 in una canna da 11 mm! La canna da 12 mm sta nel mezzo, è un po meno “dura” da armare di quella da 13 mm ma nemmeno “morbida” come quella da 11 mm. Addentrandoci nel discorso pratico c’è da segnale un aspetto che se poco curato dal punto di vista tecnico può dare problemi rilevanti:  a secondo del diametro interno della canna si avrà un maggiore o un minore accumulo d’acqua all’interno. Nella canna da 13 mm ne entrerà di più perché possiede un volume maggiore, nella canna da 11 mm di meno.

Va da se che quando si schiaccia il grilletto questa colonna d’acqua comporterà un certo “freno” alla corsa del pistone durante la sua corsa verso la boccola di ammortizzo. La testata ha dei fori di scarico acqua e per la canna da 13 mm dovranno essere molto generosi per minimizzare l’attrito, di minor diametro e meno influenti nel complesso per la canna da 11 mm. I sistemi stagni, che di fatto isolano tutti i diametri delle canne attualmente sul mercato, che vedremo in un capitolo a sé, hanno rivoluzionato questo campo.

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I pregi della canna da 11 mm saranno poi quelli di poter usare aste molto sottili, 6.5 mm, 6.75 mm, 7 mm perché la forza di caricamento è bassa e non si corre il rischio di piegarle. Minor impegno nell’azione di armamento, aste leggere, significa anche minor rinculo, ottima precisione complessiva. Poi la canna da 11 mm è leggera come peso complessivo, i pneumatici con questa canna interna generalmente sono più neutri come assetto e si gestiscono con maggior facilità in mare. Si sono rivelati ottimi in tutti i tipi di strategia, un canna 11 mm a secondo della precarica, e dell’allestimento adottato, può essere usato dappertutto, con tutti i generi di prede.

Nei fucili subacquei equipaggiati con la canna da 13 mm l’impegno muscolare per armarli sarà maggiore ma il livello di prestazioni di tiro superiore. Anche a parità di lunghezza e diametro di asta otterremo prestazioni balistiche “esuberanti”. Purtroppo il maggior accumulo di energia è sfruttabile in pieno solo dagli atleti con grande forza fisica, inoltre caricare una tahitiana da 7 mm su un fucile ben pre caricato è un’impresa se non si è un po esperti.

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Il peso di queste canne montate su un classico serbatoio da 40 mm esterno comporta un fucile con assetto quasi sempre negativo e ciò limita moltissimo la gestione corretta di questi cannoni. Sulla canna da 13 mm si possono montare aste sino ai 9 mm di diametro, e aste pesanti su fucili medio corti (sui lunghi bisogna precaricarli molto e questo è un limite enorme al loro impiego) assicurano un’energia cinetica terminale impressionante, adatta ad esempio ai tiri in tana su serranidi. Una 8 una 7.5 mm, invece può essere usata con successo anche nelle varie tecniche al libero.

Il diametro 12 mm sembra stare nel mezzo, accumula un po più di energia rispetto alla canna da 11 mm, dicono che l’azione di carica sia poco più impegnativa, ma non arriva a stressare troppo il pescatore come invece succede con la 13 mm. A 18/20 atmosfere ha fornito dati balistici eccellenti.

FINE PRIMA PARTE

Seguiranno:

2-Riduttore di potenza: cos’è e come usarlo al meglio… e quando e perché toglierlo (quanto migliora l’arma?)

3- Principali modifiche sugli oleo e loro efficacia

4- Differenze di tecnica di tiro tra fucili oleopneumatici e arbalete

5- Miglioramenti introdotti nelle ultime novità sul mercato (Mamba, Airbalete, STC)

6- Il futuro degli oleo, dove ancora si può migliorare?

Emanuele Zara

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5 Commenti a “[e-Training - approfondimento] Tutto sull’ oleopneumatico by Emanuele Zara – 1^ parte”

  1. Marco Paganelli scrive:

    Un saluto personale al Grandissimo Emanuele. Sempre professionale ed esauriente,

  2. roberto la mantia scrive:

    bell’articolo! io pesco alternando un mamba, un airbalete e un pneumatico assemblato da 115 con canna da 11…chi più di me poteva apprezzarlo?

  3. Lore scrive:

    Se ti è piaciuta la prima parte… vedrai il resto!
    Emanuele Zara è veramente l’enciclopedia dell’oleopneumatico.
    ciao

  4. simone scrive:

    ho gradito molto l’intervista e attendo impaziente il seguito……grazie

  5. med kawech scrive:

    fantastico!!

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