
Uno dei fattori che ha condizionato maggiormente le generazioni passate nella pesca subacquea è stato sicuramente il freddo. Solo pochi pionieri dotati di notevole resistenza fisica e di una vena di follia si azzardavano ad immergersi nei mesi di dicembre e gennaio per godere però di spettacoli che resteranno confinati alla loro memoria ed ai loro racconti.
Mi riferisco ai primi anni 50 ed ai caroselli di grosse spigole e di orate. Mi vengono in mente ad esempio i racconti del mitico e compianto Marò quando raccontava della sua liguria tardo autunnale. La tecnologia e l’innovazione hanno permesso a tutti di superare le avversità termiche del nostro sport, anche se gli scenari non sono più quelli di una volta.
La scoperta che, in particolare, ci ha cambiato la vita è stata quella del NEOPRENE da parte di Arnold Collins nel 1931. Le mute per la pesca in apnea sono quelle così dette umide in quanto è previsto che entri un po’ d’acqua che poi si riscalda a contatto con il corpo, ed il neoprene è proprio il materiale con cui sono costruite.

COMPONENTI
La muta d’apnea si compone di: giacca, pantaloni e calzari.
La giacca è la parte superiore che copre busto, braccia e capo (tramite il cappuccio). E’ dotata di un prolungamento sulla schiena detto “coda di castoro”, che permette la sua chiusura tra coccige ed inguine, tramite alamaro (meccanismo con uno o due fori nei quali si incastrano due fermi in plastica) o tramite velcro.
I pantaloni sono la parte inferiore e possono essere a vita alta (i più comuni) o a salopette (con bretelle).
I calzari, come dice il nome stesso, servono a coprire il piede.
Ci sono poi altre parti utilizzate per aumentare la difesa termica. Il sottomuta è una sorta di canottiera costruita con spessori ridotti (da 1,5 a 3 mm) e va utilizzato sotto la giacca. I bermuda sono dei pantaloncini, anch’essi a spessore ridotto, che servono ad evitare fastidiose infiltrazioni d’acqua tra giacca e pantaloni.
NEOPRENE
Cos’è il neoprene?
E’ un elastomero di sintesi che si presenta come una gomma porosa costituita da cellule gassose distribuite uniformemente in tutta la sua massa. Tale struttura gli conferisce le sue doti di elasticità e coibenza, essendo il gas (solitamente azoto) un buon isolante termico.
La sua superficie può essere sostanzialmente di 3 tipi:
- A cellula aperta, comunemente conosciuto come spaccato.
Ha il pregio di aderire molto bene alla pelle essendo quindi altamente termico, e di essere di gran lunga il più elastico dei 3. Tutto ciò a scapito di un’estrema fragilità . Va detto inoltre che necessita dell’ausilio di lubrificanti quali talco o più comunemente acqua saponata per la sua vestizione.
- A cellula chiusa, comunemente detto liscio.
Tipicamente usato per la fodera esterna, si asciuga molto facilmente e diventa un buon isolante anche a contatto con l’aria, motivo per cui è consigliato per chi pesca anche nei mesi più freddi con spostamenti in gommone. E’ consigliabile bagnarlo con acqua saponata per una svestizione più comoda e veloce.
- Foderato.
Si tratta di un rivestimento solitamente in nylon che può essere sia interno che esterno. Esso conferisce notevole resistenza agli strappi ed è quindi consigliato a chi comincia. I neofiti avranno già una buona muta anche senza spendere troppo, e la durata nel tempo sarà notevole.

TIPI DI MUTE
Vediamo ora nel dettaglio quali sono i principali tipi di mute che si possono utilizzare nella pesca in apnea. In funzione del loro uso vediamone pro e contro.
Bifoderata
La muta più semplice e versatile che ci sia è sicuramente la bifoderata da 5 mm. Ideale per chi comincia, è molto resistente e piuttosto economica. Come suggerisce il nome, essa è costituita da neoprene foderato sia all’interno che all’esterno. Con essa ci abitueremo alle manovre di vestizione e svestizione che dovremo eseguire correttamente sia per essere in grado di toglierci la giacca anche quando siamo da soli che per indossare neopreni più delicati come il liscio spaccato senza romperli.
Sia per quanto riguarda la giacca che i pantaloni, consiglio gli spessori di 5 e 3 mm per i motivi suddetti, soprattutto per la robustezza. Sconsiglio invece l’uso di spessori superiori con questo tipo di neoprene per la scomodità e la scarsa elasticità . Tra l’altro chi decide di immergersi anche nei periodi freddi ha già superato la fase da neofita e può sicuramente utilizzare tessuti più tecnici.
Foderata spaccata
E’ sicuramente la muta migliore da utilizzare nel periodo estivo negli spessori da 5mm per la giacca e da 3mm per il pantalone. Si indossa con l’ausilio di un lubrificante, che può essere della semplice acqua quando è nuova, oppure acqua saponata.
Sconsiglio l’uso del talco perchè troppo problematico ed inefficace se la muta è ancora umida come spesso succede nel periodo estivo con un uso frequente. I suoi punti di forza sono la comodità e la buona elasticità . Inoltre il foderato esterno disperde calore per evaporazione donandoci un po’ di sano refrigerio nelle calde giornate estive durante le soste sul gommone.
Liscia foderata
Come la muta precedente, possiede una buona resistenza allo strappo grazie alle cuciture interne (esterne nel caso della foderata spaccata). I suoi pregi sono una discreta elasticità , ma soprattutto l’impermeabilità del liscio esterno che asciugandosi ci manterrà più caldi nelle soste sul gommone o durante gli spostamenti a contatto con l’aria. Proprio per ciò è consigliata nelle mezze stagioni (maggio e giugno,settembre e ottobre), quando l’aria può essere frizzante. Superflua se peschiamo solo da terra.
Liscia spaccata
E’ la muta più calda e morbida che esista! Per chi va in mare molto spesso è praticamente l’unico tipo di muta da indossare, soprattutto nel periodo invernale. Coniuga l’elasticità con l’alta coibenza termica. Ha un solo difetto… la fragilità . Il tipo di neoprene di cui è fatta non può essere cucito ma solo incollato, motivo da cui nascono gran parte delle sue criticità , vediamole.
Soprattutto quando è nuovo, questo tipo di neoprene è particolarmente fragile e necessità quindi una particolare cautela sia nella vestizione che nella svestizione. Poi con il passare del tempo tende ad irrigidirsi ma anche ad irrobustirsi. Basta uno strappo maldestro, un oggetto acuminato sul quale sfregarsi (anche le unghie…) che vedremo il tessuto aprirsi all’istante!

Con le colle bicomponenti che si utilizzano oggi la cosa non è gravissima perchè è facile ripararla. Va detto infatti che i punti di incollaggio hanno una tenuta del tutto paragonabile ad un qualsiasi altro punto della muta grazie all’efficacia di questo tipo di colle. Ci resterà però la giornata rovinata se non avremo una muta di riserva in gommone, cosa che consiglio altamente per chi usa il liscio spaccato.
Queste criticità sono particolarmente accentuate negli spessori da 5mm, ma vanno attenuandosi negli spessori maggiori (6,5 mm o 8 mm).
Per il periodo invernale, quando la temperatura del mare scende anche sotto i 13 gradi, una giacca liscio spaccato da 8mm diventa praticamente necessaria. Mentre per i pantaloni sarà sufficiente un 5 mm (nell’alto adriatico con l’acqua a 8 gradi anche 6,5 mm).
FINE PRIMA PARTE
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Igor Bisulli
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Tag: bifoderata, foderata spaccata, liscia foderata, liscia spaccata, muta, neoprene, POLOSUB, Tecnoblu



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Ma Marò non era toscano?!