Conosciamo: Massimiliano Barteloni

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Ciao Massimiliano,

partiamo dall’ultimo Assoluto  di Marsala dove ti sei piazzato con un ottimo secondo posto. Cosa ti è mancato per agguantare il Titolo di Campione d’Italia assoluto?

Per  agguantare il titolo,avrei dovuto fare meglio la prima giornata. Purtroppo non è andata così perchè non ho avuto fiducia nelle salpe che non sono una mia preda abituale e  alle quali ho pensato di dedicare la seconda parte della giornata, ma ormai erano già passati diversi atleti, e quindi ho avuto scarsi risultati. D’altronde  però,se avessi  fatto il contrario non avrei  comunque brillato, infatti la maggior parte dei concorrenti si sono distribuiti nelle due zone che io stesso avevo  individuato.

Il prossimo potrebbe essere quello giusto per vincere?
Magari! Mah… tutti mi dicono che dopo un terzo e un secondo ci vuole il primo… cosa ti posso dire? Ci proverò, questo è certo!

Che tipo di pescatore sei?
Preferisci stanare il pesce in casa sua o pescare in acqua libera?

Sono abituato a improvvisare, non mi ritengo specialista di una tecnica in particolare. Infatti è la versatilità  a caratterizzarmi, perché pratico la pesca subacquea  in qualunque stagione e in qualunque condizione. Questo succede  soprattutto perché quando ci si immerge più volte a settimana ci si trova di fronte a situazioni che si presentano tra loro molto diverse  e quindi bisogna escogitare nuove soluzioni!

Tra l’altro in Sardegna  gli stessi fondali hanno  caratteristiche differenti da zona a zona,  e questo  mi ha permesso di  maturare  una fondamentale  capacità di adattamento, raggiungendo una buona forma psicofisica e relativa capacità decisionale. Dal punto di vista dell’attrezzatura invece sono abituato a portare tutto, dallo schienalino al piombo mobile, dall’arbalète da 115 al 50 pneumatico.

Abbiamo notato fra le tue foto molte catture di grosse cernie.
Come imposti la battuta a questo serranide?

Mi capita di  fotografare solo alcune delle cernie che catturo, nella bella stagione, quando prendo quelle grosse. Nelle  giornate soleggianti infatti, pescando a profondità impegnative, c’è  bisogno di risalire in gommone per sistemare aste e fucile, riposarmi e soprattutto reintegrarmi, e allora ne  approfitto per fare una foto che altrimenti per pigrizia non farei.

In genere  cerco le cernie  facendo l’agguato nelle cadute ai bordi delle secche, nelle  frane o nei cigli di grotto. Qualche volta con certe condizioni, per esempio con un termoclino molto alto, o con correnti particolari, riesco a pescarle anche in poca acqua. In altri casi mi capita di trovarle mentre razzolo a caso, e queste  spesso sono catture più facili perché si tratta di pesci che tendono ad intanarsi in modo frettoloso sotto il primo sasso che trovano. Quelle più smaliziate invece  fanno finta di intanarsi per poi spiarti dall’ombra di un anfratto, diversi metri più avanti, pronte a sparire del tutto appena si accorgono di essere  scoperte.

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Che fucili usi per catturarla? E come sono settati.
Quando faccio l’agguato non uso fucili molto lunghi per non avere difficoltà di brandeggio nei tiri d’istinto,il  90 è quello che preferisco in questi casi! A volte la preda  ti parte a un metro e non fai in tempo ad allineare l’arma. Se invece  devo insidiarla in caduta, uso il 115 con asta da 7 più corta ed elastici da 20, fucile che uso anche per la pesca all’aspetto.

Uso sempre un monofilo da 200,ma mai nero o trasparente perché  devo subito capire dove va a finire quando si arrocca, e lo stesso vale anche  per il mulinello, per il quale utilizzo sempre trecciato bianco di buona qualità, che collego sempre con un nodino a otto con asola, per poterlo sciogliere subito. Questo  ha un’ottima tenuta anche per quanto  riguarda il carico di rottura, infatti diminuisce a seconda del tipo di nodo che si esegue . Una cura particolare, che a volte trascuro per pigrizia, si deve dare alla punta dell’asta che deve essere ben affilata e spesso,questo semplice accorgimento, salva la cattura.

Sei un profondista?
Su quali batimetriche ti trovi più a tuo agio per pescare?

Con i numeri  che si sparano in giro penso di no… Oggi un profondista pesca a 40 metri  in scioltezza!  Tendenzialmente realizzo  le mie pescate entro  i 30 metri. D’estate con la muta leggera e l’acqua calda faccio qualche puntata tra i 33 ed i 35 metri… Lo faccio per il gusto e l’emozione di spingermi verso il blu,infatti  non dedico quasi mai l’intera battuta a queste profondità, anche perché  in Sardegna è ancora possibile  fare delle belle catture anche a quote più basse . Non pesco a sgancio quasi mai, se non in casi particolari.

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Qual è il pesce più grosso che hai preso?
Una ricciola di 41 chili presa a Capo Frasca, in 13 metri d’acqua, all’aspetto col 90, asta da 6 ed  elastici da 18.

E il più difficile?
Un dentice di cinque chili, al quale ho iniziato a fare un aspetto che poi si è  concluso  con un agguato intorno ai 25 metri.

In inverno invece come imposti le tue battute di pesca?
Di solito imposto  le mie pescate invernali allo stesso modo di quelle estive. Essendoci  nel periodo invernale  una minore  presenza di cernie e pesce di passo, mi dedico con più assiduità al pesce bianco, pescando o  in tana o col mio solito razzolare alla ricerca di indizi che mi facciano capire dove devo insistere nell’azione. Vado più di frequente  nel sottocosta per fare l’agguato alle spigole, quando ci sono le condizioni giuste.

Stiamo assistendo secondo te ad un ricambio generazionale nell’agonismo italiano? Ci sono molti giovani saliti alla ribalta, chi ti ha impressionato di più?
Vedo che ci sono alcuni giovani che potrebbero essere molto interessanti per un futuro nell’agonismo italiano e noto in loro molto entusiasmo, tipico proprio della loro età  e fondamentale per poter ottenere dei buoni  risultati anche a livello internazionale. E’ prematuro però secondo me, parlare di ricambio, perché l’esperienza  è insostituibile  nel nostro sport e ancora di più in campo internazionale; quindi  a parer mio si dovrebbero unire l’esperienza e le capacità degli uni con la grinta e la voglia di emergere degli altri, per un team che guardi al futuro.

In molti ancora si lamentano dei nostri regolamenti agonistici, inadeguati secondo alcuni, per poter essere competitivi in gare internazionali dove ad esempio la cattura della cernia è consentita. Come la pensi a riguardo?
Se in Italia si è deciso che si disputino dei campionati con regolamenti compatibili con l’ambiente e sopratutto con le possibilità economiche di tutti i partecipanti,  possiamo solamente trarne beneficio.

Non credo che non catturando le cernie in gara non possiamo essere competitivi a livello internazionale,  perché in realtà  le cernie le prendiamo tutti quando andiamo a pesca per conto nostro. Inoltre se questo fosse vero,  dovremmo avere lo stesso problema con i pesci che non si trovano nei nostri mari…  Il fatto è che molti di noi me compreso, apprezzerebbero che fosse reintrodotta la cernia nelle nostre competizioni perché è il pesce simbolo del pescatore in apnea, come la beccaccia per il cacciatore, e ci sentiamo in un certo modo presi in giro da una politica ambientalistica che va tanto di moda di questi tempi!

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A quanti anni hai iniziato a pescare e come è successo?
Hai imparato tutto da solo?

Sin da piccolo avevo un debole per il mare e i suoi abitanti. D’estate infatti  passavo un sacco di tempo  tra gli scogli ad osservare il comportamento di piccoli granchi, ghiozzi e gamberetti nelle pozze… Ne ero letteralmente affascinato! I miei genitori mi hanno permesso di tenere in mano il fucile a sedici anni con la supervisione di  un adulto e fino alla maggiore età; prima di questo inseguivo i pesci del bagnasciuga  armato di fiocina o arpioni costruiti da me.

Avevi degli idoli da piccolo?
Certo… Jaques Mayol mi ha sempre affascinato col suo innovativo modo di fare apnea, dando una svolta a questa fantastica disciplina. Poi  il mitico Massimo Scarpati, Renzo Mazzarri, Riccardo Molteni e Nicolò Riolo, col quale non avrei mai pensato di  pescare gomito a gomito in un campionato italiano, superando enormemente quelle che erano le mie aspettative.

Pratichi altri sport oltre la pesca in apnea?
Un tempo ero della convinzione che fosse  superfluo praticare altri sport e che per migliorarsi in questa disciplina bisogna soltanto andare in acqua il più possibile. Invece ora ritengo che l’allenamento finalizzato sia di fondamentale importanza, soprattutto per chi fa agonismo e per questo  faccio yoga, jogging e nuoto. Da quando poi risiedo a Brescia per lavoro, sono stato adottato dagli amici dell’Europa sporting club, i quali, anche se non sono iscritto nel loro circolo, mi permettono di allenarmi in piscina in loro compagnia  per la preparazione specifica dell’apnea, il tiro al bersaglio subacqueo ed il biathlon subacqueo.

Riesci ad andare in mare molto spesso?
Come organizzi il tempo libero per pescare?

Fino ad ottobre 2008 andavo sempre in mare, tre, quattro volte alla settimana! Ora invece ci vado solamente tre quattro volte al mese ( una bella differenza!)… Sembra che per ora non abbia risentito di questo cambiamento a livello di rendimento, però mi manca molto il mare… tutto qui… Ho notato però che vado in acqua con più entusiasmo, e questo è positivo!

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Sappiamo che hai un account su Facebook.
Ti piace navigare su internet? Lo trovi uno strumento utile per il pescatore in apnea?

Da quando lavoro lontano da casa e dal mare utilizzo questo social network  per mantenermi in contatto con le persone che condividono con me questa passione. E’ un modo pratico ed economico per restare aggiornato anche perchè attraverso i collegamenti puoi approfondire certe argomentazioni aldilà  del semplice scambio di battute o messaggi in chat.

E’utile perché ho l’opportunità di collegarmi a prescindere dall’orario e mi aggiorno o leggo i post degli amici senza disturbare nessuno direttamente. E’ una risorsa  per chi non ha contatti diretti con persone più esperte e dalle quali trarre consigli e suggerimenti.Ovviamente non son d’accordo con chi usa la rete, in questo caso Facebook, come unico mezzo di comunicazione per rapportarsi agli altri.

Per ultimo, come da tradizione, raccontaci una cattura particolarmente emozionante che ricordi con piacere.
Ero impegnato in una battuta di pesca al largo di Oristano, nella Sardegna occidentale, quando decisi  di tentare un aspetto lungo un ciglio che delimitava una secca verso il largo e che  da trentadue metri risaliva sino a ventiquattro,  in un punto dove l’uniformità del  bordo era interrotta da una frana staccatasi da quest’ultimo. Dopo aver preparato bene  il tuffo mi immersi impugnando un 100 ad elastici.

Arrivato sul fondo nel punto desiderato, sui 25m iniziai un aspetto, ma la  pochissima mangianza lasciava presagire che non era ben frequentato in quel momento e allora, nello sporgermi un pò di più e guardando  in basso nella speranza di scorgere qualche cernia in candela, vidi in fondo lungo il ciglio un grosso dentice che risaliva in diagonale nella mia direzione, sopra  un lunghissimo taglio,  profondo a tratti più di due metri, che iniziava  negli anfratti dove ero appoggiato io e seguiva il profilo del ciglio stesso.

Il pesce però non era interessato a me, bensì al taglio che perlustrava con calma, forse alla ricerca di qualche polpo e a quel punto, sottraendomi alla sua vista e arretrando, feci il giro del riparo andandomi a infilare da sotto lungo lo spacco, avanzando lentissimo al buio e col fucile già pronto al tiro. Il pesce arrivava verso di me che ero occultato dal buio, finché giunse a tiro senza accorgersi della mia presenza, finì in sagola e il recupero fu facile… pesò più di cinque chili.

Grazie per la disponibilità Max, in bocca al lupo per i prossimi eventi.

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A cura di L. La Manna
Foto di E. Zara, M. N. Petruso, L. La Manna



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3 Commenti a “Conosciamo: Massimiliano Barteloni”

  1. Simone Bellonii scrive:

    Max è un Grande.
    complimenti.

  2. Dario Ciriminna scrive:

    Vai Barteloni, sei sempre un grande !

  3. Dario Ciriminna scrive:

    Non chiedermi perchè Max ma stanotte ho sognato che uscivamo dall’acqua a Pantelleria con Lorenzo e mio cugino Giuseppe Ciriminna con TANTO pesce… perchè proprio tu non lo capisco …. BAH ! Cose strane ! Lore indovina il posto dove eravamo nel sogno… :)