[e-Training - Attrezzature] Le pinne

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LE PINNE
Le pinne sono l’attrezzo che ci consente di muoversi in modo efficiente nell’elemento liquido. In particolare le pinne che si usano per la pesca in apnea ed anche per l’apnea sono leggermente più elaborate di quelle presenti nell’immaginario di chi pensa al ragazzino che cammina sulla spiaggia con “le pinnette” sotto braccio.

IL MOVIMENTO
Prima di scendere nei particolari descrittivi dell’attrezzo in questione, saranno utili alcune considerazioni di natura ergonomica.

Al concetto di movimento è sempre legato quello di velocità. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a considerare la velocità semplicemente come una misura di tempo impiegato a fare un certo percorso. Ed è corretto. Tuttavia in acqua e per giunta in apnea è il caso di cambiare il nostro punto di vista. Qui abbiamo a disposizione una scorta di aria che ci consente di rimanere in immersione nella misura in cui la consumiamo. Maggiore è il consumo, minore è il tempo di immersione.

Torniamo ora al concetto di velocità. A velocità doppia noi sappiamo dall’esperienza quotidiana che corrisponde doppio spazio percorso a parità di tempo, ma noi dobbiamo considerare anche l’atrito, che è responsabile di un consumo energetico che va disperso, nel senso che non si trasforma in energia di movimento (cinetica). Tale dispersione aumenta come il quadrato della velocità. Per cui se per fare 10 metri a velocità=2 consumiamo 4, per fare gli stessi 10 metri a velocità =4,  consumeremo 16, cioè non il doppio ma il quadruplo.

Nell’apnea e nella pesca in apnea noi siamo interessati a compiere delle azioni col minor consumo possibile di energia ( = ossigeno ). Tra queste azioni la più comune è quella del semplice movimento traslatorio. Solitamente il movimento è verticale per raggiungere il fondo, oppure orizzontale nel tentativo di avvicinare una preda o per una semplice perlustrazione. Dalle considerazioni fatte prima si capisce come in entrambe i casi sarà molto più conveniente un movimento lento piuttosto che uno veloce.

Dal momento che esiste un consumo anche stando fermi, che dipende da vari fattori che qui non analizzeremo, in realtà esiste una velocità ideale per ognuno di noi. Qual’è?

Quella per cui il consumo da movimento + consumo di base ci consente il massimo percorso subacqueo.

A corpo libero saremo molto meno efficienti nel massimizzare tale percorso rispetto a quanto potremo fare con le pinne.

COMPOSIZIONE
Quindi un buon paio di pinne hanno lo scopo di trasformare l’energia delle nostre gambe in energia cinetica (di propulsione). Si badi bene che ci sarà sempre una certa dispersione di energia. Le cause sono molteplici. Dipende dall’efficienza del movimento, dalla velocità e dalla qualità dei materiali utilizzati, ecc..

Le pinne da apnea sono composte da 2 elementi principali: le pale e le scarpette.

pinne-carbonio

SCARPETTE
Le scarpette servono a far calzare il piede in modo confortevole ed a tenerlo fermo durante la pinneggiata. Se ciò non avviene si creano movimenti dispersivi che vanno a sommarsi ai fattori visti prima. La calzata poi dipende anche dallo spessore del neoprene utilizzato per coprire il piede, per cui sarà bene provare la pinna con il calzare che si utilizzerà. Personalmente uso tutto l’anno calzari da 5mm per evitare di dover cambiare scarpette. Sono caldi d’inverno e non danno fastidio d’estate.

Una buona scarpetta deve essere costruita con gomma morbida a contatto con il piede (soprattutto ai bordi), ma allo stesso tempo deve essere rigida nella sua struttura in modo da delegare interamente la flessione alla pala.

Fino a pochissimo tempo fa le scarpette erano fornite di due prolungamenti laterali aventi il compito di far meglio aderire la pala. Tali prolungamenti, detti longheroni, hanno però il difetto di inibire il ritorno elastico delle pale, per cui oggi si stanno cominciando a vedere in commercio delle scarpette che ne fanno a meno. L’attuale linea costruttiva è rivolta alla rigidità ed al confort, ma senza compromettere il lavoro elastico della pala.

In effetti è inutile investire tanto sulla pale in carbonio, se poi non si utilizzano con una scarpetta che sia in grado di farle rendere al massimo.

scarpette

PALE
La pala è la parte mobile della pinna. Essa può essere più o meno lunga e più o meno rigida a seconda delle esigenze. Una pala lunga consente di raccogliere più acqua mantenendo comunque una buona idrodinamicità.

Praticamente oggi si usano quasi esclusivamente pale di lunghezza medio-alta per la pesca in apnea. La scelta è sicuramente buona visto che grazie alla crescente cultura dell’apneista le quote operative superano molto presto i 10 metri. Tuttavia è bene considerare che per l’aspetto e l’agguato in basso fondo sono sicuramente più indicate delle pale più corte e magari più larghe.

DUREZZA
E’ ormai opinione consolidata che una buona pala non debba essere eccessivamente dura. Un po’ come avviene nel caso dei ciclisti che per aumentare le loro prestazioni in salita puntano ad una pedalata più agile (maggior frequenza e rapporto più leggero). In generale questo può valere anche per il pescasub che si ritrova a pinneggiare per ore, facendo quindi un sforzo aerobico simile a quello del ciclista, ed avendo quindi la necessità di preservare la muscolatura delle gambe dalla formazione di acido lattico e quindi crampi.

Quindi il mio consiglio è quello di abituarsi ad una pinneggiata più fluida con pale di media durezza, che possono anche essere morbide se la pesca è principalmente di superficie (lunghi spostamenti a nuoto).

Tuttavia bisogna fare delle distinzioni. Se l’individuo in questione ha una massa superiore alla media, oppure possiede una muscolatura più adatta a sforzi intensi, potrebbe sicuramente scegliere di utilizzare delle pale più dure trovandone beneficio. Inoltre nel caso della pesca profonda la pala più dura si presta meglio allo stacco dal fondo (momento importantissimo della risalita) ed in generale alla pinneggiata verticale. Ne parleremo meglio in merito alla pesca profonda. Qui voglio solo ricordare che in tal caso la pinneggiata si concentra nei primi metri della discesa e per metà della risalita perchè nel resto dell’immersione si tende a sfruttare l’inerzia del movimento.

Per chi comincia è sicuramente consigliata una pala morbida. Non dimenticate che ci vuole un bel po’ di allenamento per abituare la gamba a sforzi intensi e prolungati.

MATERIALI
I materiali vanno dai vari tipi di tecnopolimero al tanto agognato carbonio. Ed a tal proposito vorrei essere molto chiaro. Il carbonio è sicuramente il miglior materiale in circolazione per ottenere pale con grandi doti elastiche (ciclo di isteresi molto stretto), ma è anche piuttosto caro rispetto ai normali tecnopolimeri. Pertanto, a mio avviso, fino a quando non avremo raggiunto buone doti di acquaticità e quote operative di almeno 15 metri, saranno più che sufficienti delle buone pale in tecnopolimero.

Ricordo quando una decina di anni fa utilizzavo le “sula” della elios. Era come avere due tavolette di legno ai piedi e tuttavia mi permettevano di scendere anche a 25 metri. Oggi, con le migliori pale, raramente mi capita di superare i 30 metri. Non voglio certo sminuire la bontà del progresso ottenuto, e so che non tornerei indietro, ma non bisogna pensare (sbagliando) che le pale in carbonio ci regalino la profondità. Quest’ultima è frutto di un adattamento lento e graduale che si acquisisce solo con tante ore di mare. Il vero miglioramento avviene nella testa… non nelle gambe.

carbonio

CONSIDERAZIONE
Ricordatevi che in acqua ciò che più contrasta il movimento è l’attrito viscoso. Per aumentare la velocità, quindi, è sempre meglio ottimizzare l’idrodinamica piuttosto che aumentare la spinta. Per questo reputo più importante un buon lavoro sulla tecnica piuttosto che una grossa spesa sui materiali.

Tanto per fare un esempio vorrei citare il caso della monopinna che ha consentito di ottenere grandi miglioramenti nei record di apnea dinamica. Ciò non tanto grazie alla maggiore spinta, quanto all’ottenimento di un movimento più idrodinamico al quale si è allegato uno strumento adatto, la monopinna appunto. Non a caso il movimento ricalca quello dei delfini… e chissà che non sia questo il futuro mezzo propulsivo dei pescasub.

APPROFONDIMENTO
Questa volta non mi dilungherò in spiegazioni tecniche sulla biomeccanica del nuoto pinnato e sull’efficienza della pinna. Penso infatti che un lavoro davvero esauriente sia stato fatto da Giorgio Dapiran. Mi limiterò quindi a citare il link al materiale da lui messo liberamente a disposizione per chi volesse approfondire.
Vedi LINK.

Igor Bisulli

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4 Commenti a “[e-Training - Attrezzature] Le pinne”

  1. Giovanni scrive:

    “Tale dispersione aumenta come il quadrato della velocità…”

    Giusto, ma perchè nell’esempio che fai parli solo di spazio percorso e di consumo energetico, asserendo che a doppio spazio percorso corrisponde doppio consumo energetico?

    E’ assolutamente ovvio ma non ha attinenza con l’enunciato sulle resistenze.

  2. Igor Bisulli scrive:

    Caro Giovanni hai perfettamente ragione. Provvederò subito a correggere. Ovviamente la considerazione va fatta sulla velocità e non sullo spazio. Cioè :
    “Per cui se per fare 10 metri a velocità=2 consumiamo 4, per fare gli stessi 10 metri a velocità =4, consumeremo 16, cioè non il doppio ma il quadruplo”.

    Conto sulla vostra attenzione nella lettura. Il concetto esposto era corretto, ma l’esempio non era adeguato.

    Ti ringrazio per avermelo fatto notare.

  3. Giovanni scrive:

    Di niente Igor.

  4. alberto scrive:

    Articolo molto ben fatto. Igor. Hai spiegato con parole e concetti semplici quello che un apneista deve evitare in assoluto: la fretta. Sono passato recentemente da pinne “corte” con pala larga a pinne da apnea, molto più lunghe delle precedenti e decisamente più strette. Queste ultime sono molto più potenti delle precedenti, ti sembra di volare, e più acquisici velocità più l’istinto ti porta a forzare la pinneggiata. Il risultato, nel mio caso, sono sempre forti crampi al polpaccio che mi lasciano indolenzimenti per 2 giorni. Sono sempre più convinto che l’apnea ruota su 2 elementi: calma e testa..
    Grazie
    alberto

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