[e-Training - Attrezzature] La maschera

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Cominciamo con lo strumento fondamentale, quello che ha permesso l’inizio della pesca in apnea per come la conosciamo oggi, ovvero la maschera. Essa ci permette di vedere sott’acqua.

COS’E’
La maschera subacquea consiste in un telaio sagomato in modo da contenere occhi e naso, di materiale gommoso (oggi silicone) che sostiene e circonda due lenti in vetro. Tramite un lacciolo che passa dietro alla nuca esso è tenuto vincolato ed aderente al viso. Le lenti sono rigorosamente in vetro temperato per evitare lesioni gravi agli occhi in caso di rottura.

Ma più di ogni altra spiegazione valga una foto.

maschera

VOLUME INTERNO
I primi modelli erano costruiti in gomma e possedevano una lente unica. La loro struttura permetteva sicuramente di avere un ottimo campo visivo, ma a scapito di un considerevole volume interno, fatto quest’ultimo che di certo non agevolava la discesa in profondità. Sappiamo infatti dalla fisica che nei fluidi la pressione aumenta proporzionalmente alla profondità (ovvero all’altezza della colonna di fluido che ci sovrasta) ed inoltre che per i gas (quale è l’aria) il prodotto P x V (pressione per volume) rimane pressochè costante. Da queste ultime deriva quindi una diminuizione dei volumi d’aria durante la discesa in profondità.

Ora questo fenomeno ha innumerevoli conseguenze su qualsiasi attività subacquea, una delle quali è la riduzione del volume d’aria contenuto nella maschera man mano che scendiamo in profondità. Tanto per avere un’idea basti sapere che dalla superficie a 10 metri di profondità la pressione raddoppia passando da 1 ATM (1 atmosfera = pressione presente a livello del mare) a 2 ATM, causando quindi un dimezzamento del volume d’aria contenuto nella maschera. Quali conseguenze pratiche ha tutto ciò? Un forte schiacciamento della maschera sul viso!

COMPENSAZIONE
Come si ovvia a tale inconveniente?
Con una manovra di compensazione. Ovvero insufflando una lieve quantità d’aria dal naso, sufficiente ad eliminare tale schiacciamento. Si badi bene che l’aria che “sprecheremo” durante la discesa, saremo in grado di recuperarla durante la risalita semplicemente risucchiandola dal naso al verificarsi del fenomeno inverso, ovvero la riespansione del volume d’aria con il diminuire della pressione.

Questa seconda manovra è un pò più complessa della prima. Capita soprattutto ai neofiti di perdere tale quantità d’aria in risalita, tuttavia è bene abituarsi fin da subito a recuperarla correttamente. Quando poi saremo più esperti ed aumenteremo le nostre quote operative, aumenterà anche l’aria necessaria a compensare lo schiacciamento della maschera, sarà quindi indispensabile eseguire tale manovra con naturalezza.

COME SCEGLIERLA
Dalle considerazioni fin qui fatte si possono delineare le caratteristiche di una buona maschera, a seconda delle nostre esigenze.

Innanzitutto essa dovrà aderire al nostro viso nel modo migliore possibile. Con le moderne maschere in silicone di solito ciò non è un problema, tuttavia sarà sempre bene eseguire un semplice test all’acquisto della maschera. Basterà appoggiarla al viso senza l’uso del lacciolo, e inspirare un pò d’aria con il naso al fine di creare una leggera depressione tra maschera e viso. Se ciò sarà sufficiente a mantenerla aderente al viso, avremo trovato un possibile candidato per la nostra scelta.

Una delle principali caratteristiche di una buona maschera è di certo un ampio campo visivo. Tuttavia a maggiore ampiezza corrisponde solitamente un maggior volume d’aria da compensare. Entro i primi 10 metri questo aspetto non è molto rilevante, ma lo diventa a profondità superiori.

Negli ultimi modelli di maschere prodotte si è riusciti ad ottenere un buon compromesso tra volumi estremamente ridotti e buon campo visivo grazie ad uno stampo che permette alle lenti di stare molto vicine agli occhi. Questi rappresentano sicuramente un ottima scelta per chi voglia una maschera buona per ogni occasione.

L’APPANNAMENTO
Aver cercato e trovato la maschera giusta per noi non è ancora l’ultimo atto. Infatti le maschere nuove (ormai tutte in silicone) presentano una patina siliconica sulle lenti. Questo le rende estremamente soggette al fenomeno della condensa, volgarmente detto appannamento. Per ovviare all’inconveniente (che comunque tende a sparire con l’uso) ci basterà togliere tale patina. Il modo più semplice per farlo consiste nel bruciarla con un accendino passato velocemente su tutta la superficie interna della lente.

In tale operazione dovremo stare attenti a non bruciare il silicone del facciale, cosa impossibile se eseguiremo il tutto con una certa velocità. Ci accorgeremo di aver rimosso la fastidiosa patina al comparire di un leggero alone nero sulle lenti. Sarà quindi sufficiente strofinare con il dito o con uno straccio per togliere anche il velo di silicone bruciato.

Quando poi useremo la maschera sarà bene cospargere il vetro interno con un pò di saliva e sciacquarla in modo che i vetri raggiungano la temperatura del mare. Quest’ultima semplice operazione andrà ripetuta ogni volta che indosseremo la maschera. In tal modo sarà sempre garantita una visione limpida.

VISIONE SUBACQUEA
Cerchiamo di chiarire un aspetto che spesso viene trascurato, ovvero la visione subacquea che si ha con la maschera.

C’è secondo voi qualche differenza tra la visione in aria e quella in acqua (con la maschera)?

Ebbene si! E non da poco.
Quando un raggio di luce passa da un mezzo ad un altro, subisce gli effetti di un fenomeno chiamato rifrazione. In sostanza nella zona così detta d’interfaccia (superficie di confine tra i due mezzi diversi) esso subisce una variazione dell’angolo d’incidenza.

rifrazione

Mi spiego meglio.
Se i due mezzi non fossero diversi, l’angolo di entrata dal mezzo 1 sarebbe uguale all’angolo di uscita nel mezzo 2 e non ci sarebbero sorprese. Quando invece i due mezzi sono diversi (ad esempio aria e acqua) l’angolo di entrata e quello di uscita differiscono. Non è questa la sede adatta per spiegare nel dettaglio in che modo e perchè quest’angolo cambia, basti sapere che ciò dipende dall’angolo di entrata e dalle proprietà ottiche dei due mezzi.

Nel nostro caso i raggi di luce partono nell’acqua, per poi attraversare un sottile strato di vetro (quello delle lenti della maschera) ed infine l’aria contenuta all’interno della maschera. L’effetto rifrattivo tra acqua e vetro e tra vetro e acqua si annulla riducendo la situazione al caso di due soli mezzi (acqua e aria). Se poi si considera che questi raggi passano attraverso il vetro della maschera con angoli diversi, essi subiranno deviazioni diverse. E cosa comporta tutto ciò?

Che in acqua vedremo gli oggetti ingranditi rispetto alla realtà aerea.
Ciò salva in parte il pescatore alle prime armi che spara a pesci sottopeso oppure riferisce di pesci enormi che magari non raggiungono il kg di peso. Ma lo sottopone anche ad errori di mira quando tenta di sparare a bersagli che stanno ai bordi del suo campo visivo, come si può intuire dalla seguente figura.

ingrandimento

Con la pratica ci si abitua a tale effetto in modo del tutto automatico.
Tuttavia si possono avere delle sorprese anche con una certa esperienza alle spalle.

Passando da acque torbide ad acque cristalline si possono commettere notevoli errori di valutazione sulla dimensione delle prede e (ciò che più importa) sulla loro effettiva distanza.

APPROFONDIMENTO SUGLI EFFETTI RIFRATTIVI
Come si può vedere nella figura 2 (pesce) la linea rossa continua rappresenta l’effettivo cammino del raggio luminoso, mentre quella tratteggiata rappresenta il cammino virtuale che il nostro occhio ( o meglio il nostro cervello ) gli conferisce pensando (erroneamente) di essere in assenza di rifrazione. Questo comporta una visione virtuale rappresentata in figura dal pesce con contorni blu tratteggiati.

Analogamente si spiega l’errore di valutazione degli oggetti presenti ai bordi del campo visivo.

La figura 1 mostra l’effetto della rifrazione sul cammino di un raggio luminoso. Il cambiamento dell’angolo di entrata si spiega e si ricava tramite la nota legge di Snell.

Ulteriori approfondimenti:
- RIFRAZIONE
- LEGGE DI SNELL

ASSORBIMENTO DEI COLORI
Infine ricordiamo un fenomeno che non ha a che fare direttamente con la maschera, ma che comunque riguarda la visione subacquea. Nella nostra attività la fonte luminosa arriva dal sole ed attraversa la colonna d’acqua. Succede che all’aumentare della profondità le frequenze che compongono la luce bianca (tutti i colori dell’iride) vadano assorbite. Per esempio già nei primi metri un oggetto rosso (ad esempio il sangue che fuoriesce da una preda appena colpita) ci sembri verde. Questo perchè la frequenza rossa non arriva e quindi non può venir riflessa. Oltre i 20 metri restano soltanto le tonalità più scure (verde e blu).

LENTI GRADUATE
Per chi soffre di problemi di vista esiste anche la possibilità di graduare le lenti in modo da correggere il difetto visivo, esattamente come avviene per gli occhiali. Le lenti possono essere smontate dal telaio della maschera e sostituite con quelle graduate oppure è possibile incollare le lenti graduate sopra i vetri della maschera originali. In lternativa esistono le lenti a contatto.

Igor Bisulli

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12 Commenti a “[e-Training - Attrezzature] La maschera”

  1. enzo old sub scrive:

    ottimo. Da collezionare con gli altri argomenti che verranno.

  2. Stefano Claut scrive:

    Complimenti per l’articolo, devo dire che tutti questi anni di approfondimento all’università stanno dando i suoi frutti :)
    A parte gli scherzi proprio un bell’articolo completo, penso che hai scritto tutto quello che si poteva scrivere.
    Un saluto dalla “Siberia” triestina

    Stefano

  3. Francesco scrive:

    Molto interessante! Grazie

  4. Evelina scrive:

    Carissimo Igor,

    grazie per il ripasso che serve sempre.

    fantastica la tua idea di un corso on-line di pesca in apnea!

  5. davide scrive:

    solo una parola esaustivo bravo e grazie

  6. fred scrive:

    complimenti, ottime informazioni soprattutto per quelli come me che stanno iniziando questa meravigliosa attività…

  7. Simone Bellonii scrive:

    Tanta roba! applausii

  8. gianluca scrive:

    bravo! chiaro completo e semplice nell’esposizione .

  9. Luca scrive:

    Bhè l’argomento penso che sia sta<to più che esauriente e di grande aiuto per coloro che sono acnora alle prime armi. =)
    Grazie per la tua disponibilità nel fornirci queste preziose informazioni e non vedo l'ora che arrivi la parte delle tecniche dalle quali si impara sempre qualcosa di nuovo.

    Ciao a presto !

    p.s. una cosa mi chiedevo per caso sai dirmi in ordine quali sono i colori che svaniscono via via che aumenta la profondità? Potrebbe essere interessante per il mimetismo ;-)

  10. Igor Bisulli scrive:

    Del mitetismo parleremo approfonditamente in una lezione a parte.
    Tuttavia ti anticipo la mia opinione. Secondo me i colori non hanno molta importanza nel mimetismo. Quello che conta è la scomposizione della figura.
    Al limite, possono essere utili dei colori simili al fondale in cui ci immergiamo solo nei primi 7/8 metri, ma è sicuramente meno importante di una buona tecnica ed di una buona acquaticità.
    Un saluto a tutti.
    Alla prossima!

  11. Luca scrive:

    Sì questo della scomposizione la penso anche io effettivamente. Il fatto è , per come la vedo io, la scelta dei colori è molto importante ed oltre a tener conto del fondale sul quale stiamo pescando è importantwe sapere la profondità alla quale si opera.
    Questo aspetto influenza a mio parere i colori che vogliamo utilizzare per mimetizzarci meglio in quanto via via che scendiamo i colori si incupiscono sempre di più. Ecco quello che mi sarebbe piaciutro sapere è proprio le varie tonalità che pian piano nel mare svaniscono in modo tale da tenerne conto nel momento in cui si deve mimetizzare quache patte della nostra attrezzatura.

  12. Federico scrive:

    Ottimo articolo, chiaro e comprensibile.

    Un solo piccolo appunto po’ si scrive con l’apostrofo poiché è la contrazione di poco.

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