La pesca della spigola: di Vincenzo Solli

solli

Un pescatore in apnea sta uscendo dall’acqua; risalta la sua attrezzatura completamente mimetica, ma soprattutto la sua zavorra più pesante del normale dietro la quale una magnifica spigola ruba tutta l’attenzione.

La prima domanda che viene spontanea è quella di pensare a chissà quali segreti ha quel pescatore.


Ebbene, per poter realizzare la cattura di questo elegantissimo pesce, oltre l’attrezzatura di primo livello, bisogna avere anche una tecnica perfetta e tanta conoscenza del mare.

Questo pesce, infatti, in inverno raggiunge dimensioni ragguardevoli alle volte impressionanti e quasi sempre si tratta di una tra le prede più smaliziate.

bardi

Per non ripetermi sui soliti consigli relativi alle attrezzature o alle tecniche preferisco raccontare due momenti significativi, ma diversi, che hanno portato alla cattura di una spigola realizzati da due miei carissimi amici.

Il primo, risale alla “Semifinale del Centro Sud” anno 2008.

Ebbene, siamo ai primi minuti di gara, il fondo è di circa 13 metri, grotto con lastre rocciose miste a poseidonia, un fondale dove si può incontrare di tutto. Alcuni atleti stanno circondando l’uomo che poi vincerà il campionato. Ha appena portato in superficie una bella spigola che adesso è in mostra.

L’atleta in questione è Sandro Mancia, che sicuramente non si aspettava nemmeno lui una cattura di questo tipo. Sandro, in quel determinato momento stava pescando al razzolo con non più di 5 kg di peso in cintura e cercava di scovare saraghi e tordi, planando lentamente verso il fondale con un fucile corto, quando improvvisamente si è trovato al cospetto della spigola ferma tra le alghe e la roccia. L’unica difficoltà è stata quella di individuarla, mentre la cattura è stata facile.

Facilmente si può comprendere come non esiste una tecnica unica ed indiscutibile per poter insidiare la spigola, perché come sappiamo è l’aspetto in basso fondale la tecnica più utilizzata, ma tutto ciò ci dimostra che il mare è imprevedibile come lo è la spigola che si può incontrare in molte occasioni a volte impossibile da catturare altre volte più facile.

La spigola è un pesce tipicamente invernale ma nella storia appena raccontata il periodo interessato è quello del mese di giugno e il pesce pesava circa 2.5 kg.

Diversamente, molti pescatori in apnea, riescono a catturare l’elegante spigola attraverso l’utilizzo della tecnica dell’aspetto.

vincenzo

Questa particolare specialità consiste nell’appostarsi al fondo marino, ben nascosti, in attesa che sia il pesce ad avvicinarsi perchè incuriosito.

Se il mare è mosso è anche meglio perché la spigola ama avvicinarsi alla costa proprio con il mare che fa la schiuma bianca, dove la spigola si mimetizza pronta a scattare sui piccoli pesci che sono il suo cibo preferito.

In questi casi potrà risultare comodo l’utilizzo di uno schienalino con zavorra supplementare che ci faciliterà il posizionamento a fondo, oltre alle cavigliere da almeno 500 grammi.

La spigola si avvicina velocemente, ma è pronta a scattare via al minimo segnale di pericolo. Se si rimane immobili con il fucile puntato, arriva anche a pochi decimetri dalla punta dell’asta ed il gioco è fatto.

Come detto la tecnica dell’aspetto non è l’unica.

Infatti, molti cacciatori in apnea, tra cui il sottoscritto, preferiscono pescare la spigola all’agguato.

cattura-spigola

I fucili adoperati sono, solitamente, degli arbalete che variano da 75 a 90 cm; io personalmente utilizzo il modello Cayman, della Omersub con il quale effettuo tiri molto precisi ed è facile da brandeggiare.

Per maggiore chiarezza vi dico che mentre peschiamo all’agguato, i pesci, che si materializzano davanti i nostri occhi, stanno anch’essi pescando all’agguato, ovvero si avvicinano con la speranza di sorprendere qualche loro preda.

E’ una ruota vera e propria, con prede che erano fino a pochi momenti prima predatori.

Le situazioni in cui le spigole cacciano le loro prede è il momento in cui il mare incomincia a montare e le onde smuovono la mangianza dei pesci più piccoli mettendo in moto la catena alimentare.

Ma per descrivere come si fa l’agguato vi racconto la seconda storia ed azione di pesca di un amico che reputo uno tra i migliori pescatori all’agguato.

Ebbene, il suo peso corporeo è di circa 70 kg e normalmente entra in acqua con dieci kg di pesi, quando pesca nei primi metri di profondità con la tecnica dell’agguato. Usa 5 chili in cintura, 4 chili nello schienalino e mette le cavigliere curve da 500 grammi tra pantalone e calzare, un sistema che pochi conoscono ma molto efficace. Con la zavorra perfettamente distribuita e grazie alla sua eleganza mentre si muove tra le rocce del basso fondale si comprende subito che è un subacqueo più vicino ad un pesce che ad un essere umano.

Quel giorno il mare mostrava una onda lunga che frangeva sulle rocce e smuoveva il fondale. Condizioni ideali per la pesca all’agguato nei primi cinque metri di profondità.

Il suo fucile è un Cayman HF da 90 cm, la sua muta è mimetica e le pinne sono addirittura trasparenti. La sua azione di pesca è ripetitiva ed ogni discesa lo porta ad insidiarsi tra le rocce con piccoli spostamenti dove si affaccia da una roccia all’altra alternando brevi appostamenti in attesa della spigola. Si presentano altri pesci, ma lui vuole la spigola grossa e non si distrae. Ha un preciso obiettivo ed è molto concentrato.

Le onde cercano di strapparlo dal fondo marino, ma il suo allenamento a questo tipo di situazioni gli consente di effettuare tutte le manovre necessarie per scivolare sul fondale e sgusciare da una roccia all’altra come farebbe una murena in caccia.

Davanti a lui c’è una piccola punta rocciosa dove il mare frange e lui si avvicina dal fondo guardando verso l’alto dove la schiuma ribolle.

Improvvisamente si materializza una sagoma scura che diventa sempre più argentea. Si avvicina veloce di muso, ma non appena mostra il fianco si identifica come una grossa spigola. Arriva veloce e decisa fino a mezzo metro dal fucile poi gira di scatto perché ha soddisfatto la propria curiosità. Il cacciatore è concentrato e non appena comprende l’attimo, ovvero quando la spigola drizza la spina dorsale, lascia partire il colpo senza il tempo di mirare. La grossa spigola si ritrova da predatore a preda infilzata da una robusta asta. La lotta dura pochi minuti, ed alla fine il cacciatore in agguato vince la sfida. La Spigola è 4.8 chili, il giorno è il 22 Dicembre 2008.

La spigola per la cena di Natale è stata procurata come accade ogni anno perché si tratta proprio del periodo migliore e la spigola in tavola a Natale è un obbligo per qualsiasi pescatore in apnea che si rispetti. Alla base c’è un grande allenamento e una attrezzatura meticolosamente predisposta, ma l’atleta in questione è Marco Bardi, una vita dedicata al mare.

marco-bardi

Buon divertimento a tutti e buon appetito con cena a base di spigola.
Vincenzo Solli, team Omersub.

Potrebbe interessarti anche:

  1. CEFALI D’AUTORE – Lo Prete racconta
  2. A pesca di grosse orate con Mariano Satta
  3. Spigola compilation!
  4. Omer Sub: breathless emotions
  5. Come si misura la potenza di un fucile?


Facebook

Tag: , , , , , ,

Un Commento a “La pesca della spigola: di Vincenzo Solli”

  1. Salvo Nat. scrive:

    Bell’articolo sei un grande vicè

Lascia un Commento