
Alessio sei un campione di bravura e simpatia, parlaci brevemente di te, che tipo è Alessio Gallinucci?
Bella domanda!! Cosa dirti, alterno momenti di assoluta introspezione a momenti più relazionali, passo da periodi in cui mi accorgo di essere un orso e nei quali mi isolo, a momenti in cui ho molta voglia di frequentare persone, amo molto la natura in genere a mi piace passare tempo in acqua o in campagna, altra mia passione. Leggo molto. Sono particolarmente curioso, tenace, altruista (non in mare ed in campagna) ma ho anche molti difetti, sono permaloso, compulsivo, spesso pigro, riconosco questi miei difetti ma li amo nello stesso tempo.
A che età e come hai iniziato a pescare?
Ho cominciato a pescare all’età di 5 anni con la fiocina a mano poi mi auto costruii un arco con la stecca di un ombrello e cominciai ad insidiare piccoli pesci come bavose e ghiozzi per poi passare più in la alla cattura dei polpi, intanto, intorno a me, quando ero in acqua giravano pesci bellissimi che stimolavano ed accrescevano il mio istinto venatorio e la mia curiosità. Il vero battesimo l’ho avuto all’età di 14 anni quando iniziai con un ministen regalatomi dai genitori a fare le prime catture. A 16 iniziai ad andare per mare con Mastro Santino, fortissimo pescatore locale, anche lui trasferitosi sul mare per amore della pesca. Iniziarono così le prime catture di saraghi insomma iniziai a mettere in cavetto i pesci veri. A 19 cominciarono a portarmi in acqua Alessandro Martorana e Giovanni Cirincione e li feci davvero il salto di qualità.
E le gare? Come è scoccata la scintilla per l’agonismo?
Pescavo per fatti miei davanti casa quando all’improvviso fui attorniato da gommoni e da persone che si buttavano in acqua di gran carriera. Mi si avvicinò un giudice di gara, che mi intimò di allontanarmi subito dato che stavo pescando in un campo adibito alla competizione. Era Francesco Lanna, giudice Federale nonché amico fraterno di mio padre. Ritornai a terra, volli seguire la pesatura e capii che forse potevo iniziare a cimentarmi in questo nuovo sport. L’anno dopo terminai la mia storia agonistica nel nuoto ed iniziai a fare gare di pesca, era il 1991 anno in cui disputai la mia prima ed unica selettiva piazzandomi quarto. L’anno dopo decisi di cimentarmi seriamente e andai subito in seconda categoria. Vinsi addirittura la prima selettiva.
Sei un forte razzolatore e lo confermano i numerosi carnieri di saraghi e pesce bianco che abbiamo visto spesso nei tuoi carnieri in gara. Spiegaci dunque come imposti una battuta al razzolo e che attrezzatura adoperi.
Amo molto entrare in acqua e pescare con l’ancora galleggiante, alternando fucili corti ad elastico e dunque pesca in tana a planate all’aspetto/agguato con arbalete più lunghi. Mi piace la pesca al sarago ed alla corvina che imposto da Febbraio a Settembre intramezzando periodi ai dentici nei mesi di Maggio e Giugno. Naturalmente durante le battute capita poi ogni tipo di pesce da mettere in gommone, dalla cernia alla ricciola ecc. ecc. Inoltre adoro la pesca al cala sole, che per il pesce bianco è incredibilmente efficace.

Dacci qualche consiglio, ad esempio sui saraghi: come individuare la tana giusta?
È necessario avere il cosiddetto “senso del pesce” che si allena con anni ed anni di mare. Tuttavia si possono passare anni in acqua e non svilupparlo affatto. A mio avviso è la ricerca del pesce che lo stimola, non la semplice attesa. Inoltre bisogna avere un istinto venatorio innato, magari stimolato dalla cattura di lucertole sin dalla giovane età. La tana buona per i saraghi non la riconosci, la senti, la intuisci, anche se i pesci in quel momento non sono presenti.
Le condizioni meteo sono importanti? Che fucile utilizzare?
La conoscenza dei venti, delle maree, delle correnti e delle fasi lunari è fondamentale. Ogni mare ed ogni acqua ha la sua strategia di pesca ed il suo fucile che aumenta di misura a seconda del tipo di pesca da effettuare. In tana uso sempre fucili da 50 ai 60 centimetri naturalmente Cressi, così come il resto dell’attrezzatura.
In Sicilia al Campionato Assoluto ti sei ottimamente piazzato con un bel quarto posto. Che esperienza hai tratto da questa gara? Sei soddisfatto del risultato o speravi di piazzarti più su, almeno sul podio?
Francamente dopo la prima giornata di scarso contenimento dovuta alla spaventosa corrente e forse anche al fatto di non aver effettuato la partenza nella zona giusta (rispetto all’intensità della corrente) avevo deciso di giocarmi il tutto per tutto per tentare una rimonta degna di questo nome. Sapevo che ci volevano 13/15 pesci per rimanere e incredibilmente le prime due ore sono rimasto appeso a bandiera al pedagno in perpendicolare sopra una tana piena zeppa di ogni ben di Dio. Sono riuscito a fare solo tre apnee e mettere a segno 3 pesci che, non adeguatamente “governati” hanno deciso giustamente di cambiare zona.
Poi mi sono spostato su segnali trovati in preparazione ed ho messo a segno 13 catture in tempo record. Nella pausa sono riuscito a fare tre spostamenti e catturare 3 pezzi. Purtroppo nella penultima apnea data la corrente ho strappato un tordone essendo al limite dell’aria, l’ultima apnea ho inanellato un bel saragone. Ho ribadito a me stesso, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non bisogna mai darsi per vinti. In gara può succedere di tutto, anche all’ultimo minuto. Per il podio poi a volte è una questione di grammi. Sono comunque molto soddisfatto.
Mi sono rifatto poi nel Campionato Italiano a Squadre dove con Deiana e D’Onofrio abbiamo conquistato l’oro.

Delle nuove leve, chi ti ha impressionato maggiormente?
Per la capacità di pesca, per il senso del pesce e per la bravura devo dire il laziale Maurizio Girolami. Credo che in un futuro prossimo sentiremo parlare di lui. Tra l’altro è una persona che va in acqua quasi tutti i giorni. Anche se è giovane è uno che viene dalla vecchia scuola del bravissimo Andrea Petrucci. Pesca davvero forte, bisogna dargli tempo.
Parliamo un po’ delle tue abitudini di pesca, ad esempio ti alleni quando non vai in acqua? Quante volte vai in media a pesca in settimana?
Pesco una media di tre uscite a settimana con picchi di 5 quando ci sono condizioni favorevoli per il pesce bianco. Mi alleno in palestra da Gennaio a Maggio anche alternando sedute di corsa. Da Settembre a Gennaio vado a caccia quasi tutti i giorni dunque le gambe ed il ritmo, considerati i posti di caccia e l’ambiente collinare, sono sempre allenati.
Segui un regime alimentare particolare?
Devo dire di no. Divoro di tutto, muoio sempre di fame però quest’anno prima della gara dell’assoluto venivo da 4 mesi di regime alimentare corretto e devo dire che gli effetti positivi li ho notati.
Che attrezzatura usi abitualmente? Sei un appassionato di modifiche o lasci tutto originale?
Uso solo materiali Cressi e non apporto modifica alcuna ai fucili.
Dentice o ricciola?
Di dentici ne prendo tanti ogni stagione ma la ricciola over 40 ancora la devo incernierare e l’aspetto ancora con trepidazione. Chissà?
Limpido e calmo o mosso e torbido?
Ogni condizione ha la sua strategia, io pesco con tutti i mari anche i più agitati.
Il pesce più grosso che hai preso?
Una cernia di 160 Kg. In Australia.
E il più grosso in poca acqua?
Una Leccia di 23 Kg.

Raccontaci un episodio curioso che ti è capitato a mare.
Tantissimi episodi ma uno lo ricordo con piacere. Avevo 16 anni ed a Macchiatonda trovai una tana piena zeppa di grandi occhiate. Una di queste aveva incastrato tra le branchie un paio di occhiali ai quali mancava una lente e se ne andava a spasso insieme a questa montatura di colore rosso.
Il brutto incidente che ti è capitato è ormai alle spalle; cosa è cambiato dopo questo episodio?
Ho cambiato radicalmente modo di pesca. Curo molto i recuperi in superficie anche grazie al computer da polso Edy II. Prima avevo ritmi davvero insistenti soprattutto se in presenza di pesce bianco. A certe profondità se sbagli paghi ed a me è successo. Ho notato che ai fini della cattura il ritmo non è tutto.
Che consigli ti senti di dare a che vuole iniziare a fare sul serio con la pesca in apnea?
Seguire senza dubbio un corso che lo instradi prevalentemente sugli aspetti legati alla sicurezza a mare. Tuttavia noto con disappunto che la maggior parte dei fuoriusciti dai corsi, equipaggiati di ogni bene, iniziano a pescare con attrezzature e utilizzando tecniche non idonee allo scopo. Mi spiego meglio. Dai corsi escono tutti aspettisti e non capisco per quale motivo. Per riuscire nella pesca, non bisogna aspettarlo il pesce, bisogna imparare a cercarlo, così come si cerca un cinghiale od una lepre. Solo successivamente si potrà passare a tecniche quale quella dell’aspetto. Quello che manca ai giovani d’oggi è l’istinto venatorio che noi, appartenenti ad un’altra generazione allenavamo inconsapevolmente cercando lucertole da ragazzini nei campi. E’ singolare ma è così. Iniziare con la pesca all’aspetto significa tralasciare la parte più importante dell’apprendimento che è data dalla ispezione dei fondali, ricerca, dallo scovare il pesce e successivamente catturarlo.
Hai pescato in giro per il mondo, anche in Australia: qual è il posto più bello dove ti è capitato di pescare?
Senza ombra di dubbio, con le condizioni meteo marine favorevoli, il posto più bello mai visto è quello delle Secche di Torre Flavia a Ladispoli, un posto unico davvero, bellissimo. I fondali sono unici al mondo. Anche la Secca del Biscione mi ha entusiasmato per la costante presenza di pesce comunque “protetta” da una corrente vorticosa.
Il Mediterraneo si sta impoverendo secondo te? Di chi è la colpa?
L’aumento esponenziale dello sforzo di pesca da parte delle marinerie professionali sta depauperando il Mediterraneo, così come gli oceani. La natura ed i cicli industriali non possono coesistere e per ragioni ovvie non è possibile che un essere umano, in una qualsiasi ora del giorno possa avere la possibilità di mangiare pesce pescato. Tutto ha un prezzo. E’ un fatto assolutamente innaturale. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Gli stok ittici sono considerevolmente intaccati. Purtroppo anche la politica degli struzzi, legata agli interessi di mercato, fa il resto. Il discorso è tuttavia lungo e non può essere liquidato con poche battute.
Come vedi il futuro della pesca in apnea? Saremo sempre presi di mira dagli ambientalisti (senza motivo ovviamente) e ghettizzati?
Il lavoro della Federazione volto alla quantificazione scientifica dell’impatto della pesca in apnea porterà a breve a dati certi ed inoppugnabili. Nessuno avrà più alibi e parlo delle file ambientaliste. Questi dati saranno poi eventualmente spesi nelle opportune sedi. Personalmente non mi sono mai sentito ghettizzato e sono sempre andato fiero della mia passione.
E il futuro dell’agonismo?
Questi spagnoli ci stanno dando un bel filo da torcere…
Il futuro dell’agonismo dipenderà dalla sinergia di tutti i soggetti in campo, Federazione, atleti, appassionati e Società produttrici di materiali.
Per quanto riguarda gli spagnoli cosa dire sono bravi ma non sono assolutamente imbattibili, questa è una sensazione forte avuta al recente europeo. La Federazione sta lavorando anche su questo aspetto. Sarà necessario credo un ricambio/avvicendamento degli atleti. Intanto prepariamoci bene al prossimo mondiale in Croazia.
Infine parlaci della tua tecnica segreta: il gioco di gambe alla Don Lurio. Puoi spiegarci in cosa consiste e che benefici apporta?
Tra tutti noi amici abbiamo ciascuno un appropriato soprannome conquistato sul campo. C’è “Il Primario” che quando scende in acqua si fa passare i ferri dall’ “assistente”. C’è il Fracicone e ci sono anche io “Don Lurio” soprannome conquistato sui fondali di Follonica alla cattura dei saraghi. Il mio soprannome è intercambiabile tuttavia anche con “Sparide Orfei” nel caso in cui, in tane particolarmente difficili ci fosse bisogno, per l’estrazione del pesce bianco, di sedia e frusta.
Ultimamente, a Marsala, con il mio secondo Roberto abbiamo propeso per un nuovo soprannome anche in onore al mio luogo di residenza, dove anticamente sorgeva il porto etrusco di Pirgy ed è, date anche le mie rotondità e la mia statura: “Robustino da Pirgy”.
Un caro saluto a tutti voi lettori di ilovepescasub!
A cura di Lorenzo La Manna
Foto di Alberto Balbi e Alessio Gallinucci
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Tag: agonismo, Alessio Gallinucci, Campionato Italiano, Cressi, Don Lurio, pesca sub, razzolo, Santa Marinella

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Alessio è prioprio un bravo ragazzo.. ed un ottimo sub
ebbbbbravo er Gallina………………….
Felicidades desde Tenerife( Canarias)
bravo les champions un salut de chasseur marocaine
grande Alessio..ma ti sei dimenticato dello spoisor che ti ha dato tanto..Floscion Sub
è un simpaticone