
La società umana sta cambiando in tutto il mondo molto più profondamente e rapidamente di quanto non sia mai avvenuto in passato e, con essa, anche il nostro piccolo Sport che ne costituisce una microscopica componente.
Non ci si può ribellare a questa temperie epocale e tanto meno si può tornare indietro. Ma una cosa la possiamo fare: governare il cambiamento con saggezza e lungimiranza. Credo che per difendere la nostra categoria sia miope, inutile e forse dannoso fare la guerra agli altri pescatori sportivi ed ai pescatori professionali. Non ci serve proprio a niente attaccare queste categorie per il fatto che prelevano più pesce di noi, provocando per reazione un attacco reciproco, con argomenti del tutto analoghi ma con superiore forza politica. Dobbiamo invece prendere atto che il prelievo massiccio delle risorse ittiche è un qualcosa che ormai sta volgendo al tramonto per tutte le categorie di pescatori e questo, in prospettiva storica, è un fatto che non potranno evitare nemmeno le potenti corporazioni mondiali della pesca industriale.
Ci potranno volere trent’anni, o forse soltanto dieci, ma alla fine saranno modificati tutti gli attuali meccanismi di prelievo delle risorse ittiche. La pesca professionale/industriale sarà in gran parte riconvertita nella piscicoltura, mentre la pesca sportiva cesserà per tutti di essere una fonte di guadagno ma, al contrario, sarà una spesa per chi la pratica. Come tutte le attività ludiche extralavorative (hobby o chiamateli come vi pare) diventerà un qualcosa per il quale chi vuole praticarla dovrà sopportare un esborso economico. Certo questo processo – che è già ampiamente avviato – non sta sviluppandosi con ordine e con equità. Al contrario sta determinandosi con accelerazioni settoriali e con strappi successivi e sta generando tutta una serie di incredibili iniquità.
Ed in questo momento storico in Italia convivono situazioni in cui vengono criminalizzate in modo esagerato alcune forme di prelievo (faccio riferimento alla sistematica esclusione del nostro sport dalle zone “C” dei parchi) con altre situazioni in cui vengono ancora consentite o tollerate forme di prelievo industriale altamente distruttive (come gli strascicanti o i ciancioli). Ma alla fine, a sbalzi e scossoni, un mondo naturale selvaggio sul quale operare un prelievo non regolamentato si trasformerà in un mondo naturale monitorato in cui il prelievo professionale sarà solo quello della piccola pesca locale (con strumenti considerati dignitosamente ecocompatibili) ed il prelievo sportivo sarà, a sua volta, regolamentato fortemente e legato ad un comparto produttivo di tipo ricreativo e turistico. Questo comparto produttivo di tipo turistico/ricreativo/hobbystico della pesca sportiva, come tutti i settori commerciali, dovrà generare ricavi per sopravvivere.
Quindi nella pesca subacquea del futuro non sarà più tollerata quella figura ibrida di pescatore sportivo/professionale o semiprofessionale per il quale la vendita del pesce costituisce una significativa od esclusiva fonte di reddito. Il pescatore sportivo del futuro non sarà uno che guadagna col pesce ma al contrario sarà un “cliente” commerciale che pagherà per praticare il suo sport. Pagherà non solo per l’attrezzatura o per i viaggi. Pagherà anche per contribuire a mantenere in equilibrio il sistema naturale che lui stesso manipola nel momento in cui effettua un prelievo di fauna ittica. In tutto il mondo oggi ci troviamo proprio nel confuso e travagliato passaggio tra il vecchio ed il nuovo. Ma in particolare per noi Italiani tutte le ingiustizie, le iniquità e le assurdità che sempre accompagnano i passaggi epocali sono aggravate dal fatto che il nostro paese, purtroppo, ha la spiacevole tradizione di una cronica incapacità di programmazione politica e sociale. Noi siamo la nazione dei rimedi dell’ultimo minuto e dell’improvvisazione.
Nel “Bello Stivale” la soluzione dei problemi è quasi sempre demandata a quello che scherzosamente chiamiamo lo “Stellone d’Italia” e cioè una via di mezzo tra una fatalistica concezione della fortuna ed un corno portafortuna. Quindi oggi in Italia quasi tutti i pescatori sportivi e professionali avrebbero ragione di citare singoli episodi e casi specifici di palesi ingiustizie per lamentarsi e gettare fango addosso a tutti gli altri. Ma purtroppo una situazione in cui tutti hanno ragione confina pericolosamente con una situazione in cui tutti hanno torto. Allora cosa dobbiamo fare, in pratica, noi pescatori in apnea per difendere il nostro sport ed il nostro piccolo mondo sociale in una temperie tanto complessa che rischia di travolgerci? La risposta l’ho già scritta all’inizio: governare il cambiamento con saggezza e lungimiranza. E cioè non cercare di opporci alla macchina micidiale di un cambiamento mondiale ma accettarne le conseguenze inevitabili attestandoci però poi saldamente a difesa della base fondamentale del nostro amato sport.
Appare chiaro che l’attività dei professionisti o semiprofessionisti della pesca in apnea, e cioè di coloro che, ancora oggi, fanno del nostro sport una fonte di reddito significativa, è indifendibile politicamente. Non è una questione sentimentale o etica. Non c’è nessuna condanna morale nelle mie parole. Si tratta solo di una fredda e sobria considerazione politica: si tratta di un tipo di attività che, anche laddove non è già giuridicamente vietata, è comunque destinata a diventare presto anacronistica e quindi cercare di difenderla ad oltranza significherebbe mettersi a rischio di venire politicamente travolti ponendo a repentaglio il nostro sport nel suo complesso. Di più. Dovremo anche rassegnarci nel tempo sempre di più a dover pagare tutta una serie di dazi economici legati all’esercizio della nostra fruizione del mare. Tessere, iscrizioni, permessi speciali per riserve eccetera. Molti di questi dazi saranno sicuramente delle vere e proprie “gabelle” e parecchi degli enti fruitori faranno cattivo uso del nostro danaro ma probabilmente esisteranno anche delle istituzioni serie che useranno il contributo dei pescatori in apnea per lo sviluppo ed il migliore esercizio della pesca in apnea.
Alla fine, operati con calma e senza perdere la testa questi saggi sacrifici, non dovremo poi però cedere niente altro. Non dovremo più accettare di essere criminalizzati e dovremo rivendicare la bellezza e il valore del nostro sport sotto il profilo tecnico, culturale e – credo di potermi permettere di dirlo – artistico.
Nessuno più di me ha la nostalgia di un vecchio mondo selvaggio in cui l’avventura era un valore immutabile nel tempo, e anzi sono stato qualche volta criticato per i miei eccessi di sentimento. Ma la stessa natura ci insegna che chi non è flessibile viene spezzato dall’evoluzione e quindi oggi è venuto anche per noi il momento di dimostrarci flessibili e lungimiranti.
Gherardo Zei
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Tag: etica, Gherardo Zei, pesca in apnea, pesca sub

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come non essere daccordo,bell’articolo.
le norme per tutelare l’ecosistema marino ci sono, basterebbe rispettarle e farle rispettare.
non si capisce perchè chi come me ogni tanto prende qualche pesce per la cena (sempre molto meno dei 5 kg, spesso proprio nulla) debba pagare per farlo.
per come la vedo io, la licenza di pesca non cambierà nulla (se non aumentare i soldi nelle tasche di alcuni che come sempre in italia li utilizzeranno solo per il loro tornaconto); i bracconieri ci saranno sempre perchè chi dovrebbe fare i controlli in mare e a terra ovvero le forze di polizia, è senza uomini, mezzi ed è pieno di burocrazia.
Comunque se avessi la certezza (trasparenza e menzione sul testo di legge) che i soldi sborsati per un permesso di pesca fossero investiti per ripopolamento ittico, sarei il primo a uscire quei soldi.
Mi resta pero’ la sensazione che andiamo verso una restrizione del diritto per tutti anche per i piu’ poveri (che in Italia sono tanti) di fruire del mare liberamente.
Salvatore, sono d’accordo con te e condivido la tua amarezza. Purtuttavia, realisticamente, ritengo che accadrà quello che ho scritto. E quindi – come si dice – o nuotare o affogare!
Nel pezzo non ho parlato dei bracconieri ma, naturalmente, condivido il tuo punto di vista sul fatto che continueranno ad esistere. Anche se ci saranno norme più restrittive o rigidi e costosi permessi di pesca i bracconieri – come tutti i furbastri di ogni categoria umana – non si scoraggeranno di sicuro.
Ovviamente spero di sbagliarmi e mi auguro che in futuro ci si limiti ad applicare nei nostri confronti le norme attuali (più che sufficienti come dici tu). Spero che ad essere vietati e più severamente regolamentati siano solo quei tipi di prelievo massivo e indiscriminato, veri colpevoli del depauperamente ittico.
Lo spero con tutto il cuore ma non lo credo affatto.
un abbraccione.
Gherardo
Sì, tutto giustissimo, però… nessuno ha la palla di vetro per dire con certezza cosa accadrà nel futuro. Gli eventi che prevedi sono quelli che verosimilmente si verificheranno se la nostra società continuerà a navigare nella direzione nella quale va ormai da qualche anno.
Ma c’è chi sostiene che a breve (2012?) tutto cambierà perché questo modo di abitare il pianeta non è sostenibile. La società come la conosciamo oggi non esisterà più e il denaro perderà tutto il suo valore. Lo sviluppo andrà al contrario e riprenderemo una vita più a contatto con il territorio.
A quel punto chi sa procurare il cibo a sé stesso e alla propria famiglia sarà avvantaggiato nella gara per la sopravvivenza. Noi pescatori subacquei, che non abbiamo bisogno di niente oltre alla nostra attrezzatura per cacciare, saremo probabilmente una delle categorie più favorite. Mediante il baratto di quello che raccoglieremo in acqua, potremo sopravvivere agevolmente.
In pratica, se è giusta questa previsione invece della tua, c’è la possibilità che, contrariamente a quanto prevedi tu…. diventeremo tutti bracconieri!
)
Ciao!