Franco Villani: il lago, il mare… e la cernia!

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Possiamo dire che questa è una doppia intervista in quanto sei un pescatore sia di lago che di mare?
Quali sono le tue preferenze?

Sì è esatto, anche se ritengo che tranne in casi particolari la vera pesca in apnea si pratichi in mare. Diciamo che il lago è un’ottima palestra e può dare comunque notevoli soddisfazioni, sia durante un’uscita con amici, sia ovviamente a livello agonistico.

Come hai iniziato a praticare la pesca in apnea?
Rispetto alla maggior parte dei pescatori in apnea, che hanno iniziato perlopiù catturando polpi al fianco del padre, il mio avvicinamento a questa passione è avvenuto in maniera decisamente differente! Abitando a Brescia i miei primi contatti con il mondo acquatico sono stati, a soli 5-6 anni, con il Lago di Garda, dove seguendo la passione di mio padre, insidiavo con la canna dapprima piccole alborelle e successivamente i cavedani, pesci anche di mole considerevole, soprattutto per un bimbo di quell’età!

Col passare del tempo la curiosità di vedere come si comportavano questi diffidenti e smaliziati ciprinidi vicino all’esca mi ha spinto a mettere la maschera e osservarli con i miei occhi. Unendo poi questa passione della pesca di superficie con le esperienze che nel frattempo stavo facendo d’estate al mare, con una bombola da 5 litri sulla schiena, ho voluto provare ad usare un fucile e ovviamente ho dovuto mollare l’ARA e dedicarmi esclusivamente all’apnea. L’istinto del pescatore poi ha fatto il resto.

Qual è la differenza tra pesca al lago rispetto quella a mare?
Tu dove ti trovi più a tuo agio e perchè?

La differenza fondamentale è la visibilità in acqua. Tranne casi particolari sia in un senso che nell’altro al lago si scende molto spesso alla cieca e non si può prevedere una strategia di caccia dalla superficie. Altra diversità importante è che per questo motivo non si può farsi aiutare dall’istinto e dal fiuto stando in superficie. Ecco perché, come accennavo in precedenza il lago diventa un ottimo allenamento soprattutto a livello fisico. Mi spiego: sulla mia pelle, mi rendo conto che se non vedo il fondo e quindi non ho distrazioni esterne mi concentro molto di più sulla ventilazione e recupero molto meglio, di conseguenza tengo un ritmo decisamente maggiore che al mare, a parità di fondale. Se si opera a quote importanti bisogna però tener sempre presente le leggi sulla sicurezza fondamentali per ridurre il rischio di taravana!

Si allena il fisico ma anche la mente, infatti dovendo iniziare l’azione di caccia già sul fondo è necessario avere la mente sgombra da qualunque aspettativa e spesso bisogna adeguare la nostra tattica e tecnica a qualunque situazione ci si presenta davanti.

Concludendo credo di poter dire che mi trovo bene sia in acqua salata che in acqua dolce, anche se la vita marina è più affascinante e la varietà di prede ti lascia sempre la porta aperta a qualunque occasione di cattura. Questa suspense il lago purtroppo non la dà!

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Quali difficoltà si possono riscontrare al lago rispetto al mare?
La difficoltà principale è sicuramente psicologica e giustificata dal fatto che a volte si è costretti a scendere quasi alla cieca in un’acqua buia e fredda. Col tempo però ci si fa l’abitudine e si riesce a superare questo ostacolo, anche se in certe situazioni e in certe zone ancora oggi non sono tranquillo nemmeno io e le apnee si riducono in maniera davvero impressionante.

Raccontaci un’occasione nella quale ti sei trovato in difficoltà al lago.
Beh, ce n’è una in cui ricordo di aver provato una sensazione orribile. Era una mattina di luglio, intorno alle 8:30 quindi ancora abbastanza presto, pescavo con ben 5 amici nelle vicinanze, quindi sei palloni segnasub e due gommoni ormeggiati in modo che ci facessero da scudo con tanto di bandiere esposte. Insidiavo persici reali ed ero appoggiato all’aspetto sui 6 metri di fondo, all’improvviso ho sentito un motore lontano di una barca in avvicinamento. Per quasi un minuto ho continuato nell’azione di caccia, poi l’ho abbandonata e mi sono tirato la boa sulla testa rimanendo tranquillo sul fondo ad aspettare come se stessi facendo un’apnea statica.

Il rumore continuava ad aumentare sempre di più finché ho visto le eliche di un grosso yacht passare sopra di me a meno di 5 metri dal pallone… erano passati quasi 3 minuti! Me la sono vista davvero brutta! Lo stupore e la rabbia sono cresciuti quando l’ho visto puntare dritto verso i due gommoni e passarci in mezzo! Era un taxi per trasporto turistico… lascio a voi immaginare i commenti!

Parliamo della pesca della cernia; innanzitutto come individuare una zona da battere o una tana da esplorare?
Che batimetriche consigli di scegliere?

La cernia è una delle mie prede preferite!
La si può trovare su svariati tipi di fondale, dalle franate che cadono nel blu, a zone di massi isolati col fondo sabbioso, al grotto magari ricoperto di posidonia, oppure ancora su cigliate e secche al largo. Sicuramente la batimetrica da scegliere è in funzione della stagione e della nostra preparazione fisica, ma di certo è davvero ormai raro trovare esemplari di mole in pochi metri d’acqua.

Personalmente quando imposto un’uscita dedicata a questo serranide scelgo zone che vadano dai 25 metri in giù. Spesso la cernia si trova fuori dalla tana, o appoggiata o nella classica posizione in candela, e non facciamo fatica ad individuarla, se così non fosse io cerco di esplorare tane ampie che abbiano il fondo a sabbia, possibilmente più pulita di quella circostante, inequivocabile segno del loro continuo passaggio.

Qual è la stagione migliore per catturarla?
Indubbiamente dalla fine primavera a tutta l’estate, anche se qualche incontro è possibile averlo anche nel periodo invernale, ma sono casi sporadici e solo in determinati posti.

Con quale tecnica conviene insidiarla e qual è il fucile più adatto a questo tipo di pesca?
Dipende dalla situazione in cui avviene l’avvistamento, in generale preferisco insidiarla in caduta o all’agguato. Cerco di scoccare il tiro sempre fuori tana e frontalmente, scelta che riduce molto l’eventualità che si “arrocchi” in tana e aumenta la possibilità di recuperarla nella stessa immersione. Per farlo ovviamente è necessario avere armi molto lunghe e potenti; personalmente utilizzo arbalète da almeno 110 cm dotato di doppio elastico e asta da 7mm che garantiscono una buona penetrazione anche a notevole distanza. Al contrario se vedo il pesce entrare in tana adotto armi sempre potenti ma di lunghezza inferiore, da scegliere in base alla conformazione dell’anfratto stesso.

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Ci sono degli accorgimenti da considerare durante la fase di avvicinamento? E durante il recupero?
Fattore sicuramente fondamentale è la velocità con cui ci si avvicina, deve essere lenta ma non troppo, altrimenti daremo il tempo al pesce di soddisfare completamente la sua curiosità. In caduta consiglio di sganciare la zavorra mobile qualche metro prima della quota prevista in modo da non accelerare troppo nel delicato momento dell’avvicinamento al fondo.

Il recupero come ho accennato prima dipende da come viene scoccato il tiro, se è frontale non ci creerà mai grosse difficoltà. Al contrario se il pesce dovesse arroccarsi in tana è assolutamente consigliabile l’uso di un pallone di trazione. Mi è capitato spesso di lasciare la cernia in tensione, che deve essere sufficientemente forte, e vederla uscire da sola senza doverla colpire una seconda volta, scelta che in tana causerebbe un’ulteriore difficoltà nel manovrarla.

La cattura della cernia è senz’altro impegnativa, che consigli puoi dare a chi si avvicina alla cattura di questo serranide per pescare in sicurezza?
Proprio quelli appena menzionati, sganciare la zavorra mobile e utilizzare la boa di trazione per il recupero. E’ infatti importante ricordare che uno sforzo muscolarmente impegnativo a quote importanti è la causa principale di blackout nell’ultima fase di risalita. Per questo il consiglio che posso dare in assoluto è quello di avere sempre, e dico sempre, un compagno in superficie che sia in grado di alternarsi con noi e che sappia cosa fare in caso di necessità immediata.

L’assistenza di un compagno in superficie è importante?
Fondamentale direi, non importante! Senza l’assistenza di un compagno fidato e preparato certi tipi di pesca, come quella alla cernia o al dentice, non si devono neppure prendere in considerazione. Spesso oltre al compagno è necessario disporre di un bravo barcaiolo o nel mio caso, visto che è anche la fidanzata, barcaiola, che ci permette, seguendoci da vicino come un angelo custode, di avere quella tranquillità necessaria per impostare una battuta di pesca a prede importanti.

Raccontaci una cattura che ricordi con particolare soddisfazione.
Sarebbe scontato se ti dicessi una cernia, un dentice o magari una bella spigolona, che comunque regalano sempre grandi emozioni. Parlando di soddisfazione una cattura che mi viene in mente è il barracuda da circa 3 kg preso agli assoluti di Torrevado nel 2008. Dopo una prima giornata molto sottotono e un inizio della seconda senza catture di rilievo ho tentato il colpaccio su di una cigliata fonda trovata in preparazione. Dopo più di due ore di sommozzate intorno ai 30 metri, a meno di dieci minuti dalla fine, ho visto durante un agguato il branco dei barracuda.

Sembrava non fossero assolutamente interessati a me, li ho seguiti agguatando lungo il ciglio al limite di visibilità per più di 20 metri, finché un paio si sono staccati e girandosi sono passati a tiro del mio inseparabile Albatros 110. Il tiro è stato quasi senza speranza ma ormai non potevo fare altrimenti, con mio grande stupore ho visto le alette aprirsi di poco oltre il pesce! Arrivato in superficie dopo oltre due minuti e mezzo mi sono lasciato andare in un urlo liberatorio che ricorderò a lungo. Quel pesce mi è valso il quarto posto di giornata ma purtroppo non la riqualificazione in prima categoria.

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Ciao Franco, grazie e a presto per una nuova intervista, magari proprio sul dentice!
A cura di Jimmy Muzzone



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4 Commenti a “Franco Villani: il lago, il mare… e la cernia!”

  1. Dario Cdj scrive:

    Complimenti vivissimi!

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  3. Giuseppe Quartana scrive:

    Complimenti per il bellissimo pezzo!

  4. giuseppe scrive:

    salve vorrei sapere una cosa pescavo con lo scooter la mia ragazza dietro di me con altra boa mi strattona dice di aver visto un cernione enorme intanarsi mi dice dove se intanato io faccio più di 10 discese ma nn capivo dove potesse essere doveva essere li in qualche spacco ma volevo sapere come mai un cernione stimato più di 10 kg si trovava in 12 m d’acqua mi è successo pochi giorni fa ho letto che le cernie risalgono dagli abbissi in estate confermi