Aldo Calcagno: una vita per il mare

calcagno

Allora Aldo spiegaci subito una cosa: un agonista puro come te che si ritira. Ma non ti mancano le competizioni?
Queste gare non mi mancano affatto e non tornerei mai indietro sulle mie decisioni. Ormai questo agonismo soporifero mi faceva venire la letargia. Insomma, invece di eccitarmi mi faceva venir sonno.

Ed allora mi sono ritirato. Manca tutto ciò che può stimolare: mancano le cernie, mancano gli spostamenti in gommone, mancano campi gara adeguati ed ultimo, ma non meno importante, mancano i pesci.

E’ cresciuto invece il fattore fortuna… pure troppo.
Ci si trova in 15 a fare la partenza su un pezzo di grotto dove si è visto un tordo. Ma ti sembra possibile?

Nell’ultimo Assoluto a Cinisi nel 2007 la seconda giornata ho letteralmente “raspato” il fondo per cinque ore per prendere due saraghi. Basta, continuo a pescare per conto mio e divertirmi ancora.

Poi faccio qualche gara extra, cose tra amici, ad esempio il trofeo G. Castorina o la Champions League, dove lo spirito è ancora stimolato.

Cos’è cambiato in mare negli ultimi trent’anni?
Molto, moltissimo. Il depauperamento dell’ambiente c’è stato ed in maniera significativa.
Non so da cosa francamente possa dipendere. Ne parlo spesso anche con gli amici professionisti e non si arriva a trarne una conclusione certa.

Chi dice lo sfruttamento al limite del lecito, chi dice l’inquinamento, chi dice l’irregolarità delle stagioni.
Sta di fatto che le cose sono cambiate e non certo per colpa del pescatore in apnea.
Una volta, ad esempio, si poteva fare un programma di pesca: sapevi che le acque si scaldavano in un tale periodo, sapevi che il pesce entrava in quel mese, le correnti fredde e torbide sparivano per un periodo e poi tornavano in un altro.

Ora non ci si capisce più nulla.
E’ sempre torbido, spesso freddo ed il pesce sparisce. Io, come sai, lo faccio di professione il pescasub e vivo il mare tutti i giorni: credimi è difficile capire.

Pensa che l’altro giorno sono andato a pesca in zone buone senza vedere un pesce, poi ho fatto l’ultimo tuffo in otto metri d’acqua su una tana che in estate è sempre vuota (una tana invernale): bene, c’erano dentro 4 saraghi da 1600 grammi. Roba da non credere!

Qual è la tecnica che prediligi?
La pesca in tana alla cernia.
E’ un pesce affascinante, un giorno facile un altro impossibile da catturare. Trovo incredibilmente emozionante fare un tuffo su una pietra e edere cosa ci riserva oggi quella tana.

Poi è sempre un pesce grosso, di una certa importanza. Personalmente sparo sempre pesci dai 4 chili in su, quindi riprodotti e prelevabili. E’ la forza del nostro sport la selettività. Ma ritornando al serranide credo sia il pesce più affascinante del Mediterraneo. Si muove sinuoso e si infila in posti inimmaginabili. Alle volte richiede vari tuffi per averne ragione e non sempre ci si riesce.

Alle volte devi tornare il giorno dopo per recuperarlo anche se, normalmente, riesco sempre ad estrarli. Pensa che una volta ho sparato una cernia di 18 chili a 29 metri alle otto del mattino e, tuffo dopo tuffo, sono riuscita a tirala fuori alle 14.

Che soddisfazione!

calcagno-cernia

Quali sono le tue quote operative?
Credo che si parli di profondità e non mi piace molto rispondere.
E’ molto pericoloso pescare fondi e, quando sono solo, non nego di non essere tranquillissimo.

In piena forma pesco anche a 32 metri, ma ho preso pesci anche più fondi. Il mio periodo di forma massima arriva ad inizio estate e termina a fine Novembre. Comunque quando pesco nelle mie zone le batimetriche che sfrutto di più sono quelle medie, diciamo tra i 15 ed i 25 metri.

In inverno pesco praticamente entro i 10 metri e al 90% solo in tana.

Cosa fai per mantenerti in forma?
Sorrido quando sento dire che basta andare in mare per mantenere una buona condizione.

Non è così! Bisogna allenarsi anche a secco e mettersi di buona lena.
Io faccio corsa lunga e lenta, un po’ di mountain bike e qualche peso leggero e veloce. Devi essere tonico, il fisico deve reagire bene agli sforzi, essere reattivo.

Tutti i muscoli del corpo devono essere sollecitati con degli esercizi. Poi ci vuole una vita sana ed un alimentazione piuttosto corretta. E’ difficile lo so, ma tant’è.

Qual è il fucile che usi di più nell’arco dell’anno?
La mia sacca è sempre piena di fucili quando parto per ogni pescata.
Se devo fare una scelta obbligata direi il cyrano 70 con fiocina in ferro d’inverno ed il 110 (arba o oleo a seconda delle situazioni) in estate.

Il primo è fantastico per il pesce bianco in tana. Caricato poco non rovina il pesce e ferma tutto, anche un’occasionale cernia se sparata in testa con perizia.

L’arbalete doppio elastico da 110 lo uso in prevalenza per i tiri in caduta ai cernioni o per i dentici. Quelle 4/5 volte che vado a pescare le ricciole di 20/30 chili ed oltre, allora porto un supersten surpotenziato e sono tranquillo.

Ma non trovi qualche problema a passare da un oleo ad un arbalete?
Mai avuto problemi.
Sarà perché in fondo non sono per nulla maniaco dell’attrezzatura, ma francamente passo da uno all’altro senza risentirne né in sensibilità, né in mira.

Torniamo all’agonismo: qual è la gara che non dimenticherai mai?
Sicuramente il Mondiale 1998 disputatosi a Zara in Croazia.
Una gara che sentivo particolarmente e nella quale dedicai tutto me stesso.

Ero titolare insieme a Ramacciotti e Antonini e terminai 4° assoluto e vincemmo a squadre.

Ricordo ancora le tensioni della vigilia.

Col capitano c’eravamo accordati perché io andassi in una zona con tre pesci e spartirmela con almeno 10 atleti. Insomma, avrei preso un pesce se tutto andava bene ed avrei tralasciato un paio di mire bellissime che mi ero trovato con fatica.

La notte prima della gara fu un travaglio: cosa faccio?

Al mattino il mio istinto prese il sopravvento e andai sulle mie mire: fu un successo perché presi diverse corvine, tordi ed un grongo e terminai terzo di frazione.

Dove dovevo andare non presero un pesce.
Insomma feci la mia bella gara. Ancora oggi credo che quella mia scelta ed alcune dichiarazioni mal interpretate mi siano costate la Nazionale.

La tua più grande delusione agonistica?
L’Europeo del 2005 a Saint Jean De Luz  in Francia.

Avevo tutte la carte in regola per far bene ma l’Oceano ha sconvolto i piani di un po’ tutti.

Nella prima frazione avevo tanto pesce segnato, ma nella seconda avevo trovato un posto magico: alcuni tagli nella roccia in una zona piuttosto ristretta con dentro un acquario di spigole, saraghi, tordi ed altro pesce.

Insomma alla fine non ritrovai nulla e presi un paio di salpe.

Che botta!

Hai vinto tre Campionati Italiani Assoluti consecutivi, quale ti è rimasto di più nel cuore?
Il primo, quello che si disputo in Puglia a Leuca nel 1997.

Tutti ricorderanno il carniere della seconda frazione ricco di cefali, ma pochi rammentano quello della prima giornata.

Quella fu una bellissima pescata.
Partii su una secca conosciuta da tutti ma in una zona vicina avevo segnato alcuni bei saraghi su alcuni massoni in 29 metri d’acqua. Erano pesci molto difficili ma con molta calma e attenzione in un paio d’ore riuscii a catturarne ben nove più una corvina trovata in giro.

A quel punto andai a terra e rimediai altri otto bei pesci tra cefali e salpe. Vinsi la frazione d’apertura.
Poi vinsi anche la successiva con un carniere di cefali dalla gargia gialla che tutti ricorderanno bene.

Ma ripeto, la prima giornata fu quella che mi entusiasmò.

calcagno-corvine

Come pescatore quali sono i pregi e difetti di Calcagno?
I pregi sicuramente l’istinto e la determinazione, i difetti non saprei risponderti, sai?

Tecnicamente non mi sembra di averne, insomma mi vado bene così.
Preferisco che siano gli altri a giudicarli.

Qual è la cattura che non dimenticherai mai?
E’ una domanda a cui è difficilissimo rispondere.

Ce ne sono tante.
Rimanendo in ambito agonistico mi torna in mente una cernia che presi all’Assoluto del 1995 Pizzolungo.

Era la seconda giornata ed avevo catturato diverse orate e spigole in alcune spacchette ricoperte dall’alga.
Ricordo che poi mi spostai su un ciglio di grotto in 22 metri dove avevo visto girare dei saraghi. Ne presi un paio e durante l’ultimo tuffo col quale avrei finito di controllare bene la zona, alla fine della stessa mi imbattei un questa cernia di 7 chili ferma in una spacca.

Gli poggiai la fiocina vicino alla testa e la fulminai.
Quando uscii dall’acqua urlai di gioia.

Per la cronaca la fiocina non riuscimmo a toglierla neanche durante la pesatura.
Può sembrare una cattura banale ma, visto il momento, ritengo sia difficile da dimenticare.

Chi sono i personaggi che hai ammirato di più in questo sport?
Salvatori e Mazzarri.

Due persone intelligenti e fortissime.
Il primo mi affascinava per le profondità a cui operava ed il secondo per la forza e la bravura.

A cura di Simone Belloni

Potrebbe interessarti anche:

  1. Riccardo Andreoli: the blue water hunter
  2. Massimo Quattrone: professione pesca sub
  3. Quando la sfiga ci vede benissimo…
  4. La pesca sul grotto, di Daniele Colangeli
  5. La pesca dello scorfano, con Nilo Mazzarri


Facebook

Tag: , , , , , , , , ,

3 Commenti a “Aldo Calcagno: una vita per il mare”

  1. carlo santoro scrive:

    ATLETI CHE IN ALTRI PERIODI FAREBBERO PARLARE ANCORA DI LORO , UNICI!!!!! GRANDE ALDO!

  2. igor bisulli scrive:

    Gran bell’intervista!
    Bravo come sempre Simo! E comunque Calcagno è un campione con la C maiuscola!

  3. Dario Cdj scrive:

    Grande Aldo !!!

Lascia un Commento