
Cosa vogliamo dire quando parliamo di “mondo moderno”?
Mondo moderno è un’espressione sintetica che usiamo per descrivere il sistema di vita, il modello culturale, industriale e – più in genere – economico che nel corso degli ultimi cento anni di storia abbiamo costruito intorno a noi pezzo dopo pezzo.
Lo sviluppo che ha portato al mondo moderno siamo soliti chiamarlo molto impropriamente “progresso”. Ed è opinione assai comune che il “progresso” abbia portato buona parte dell’umanità ad uno stile di vita considerato più gratificante, più ricco e – in definitiva – migliore. A chiunque tenti di opporsi a questo punto di vista dominante vengono tradizionalmente contrapposti alcuni argomenti ritenuti insuperabili: le scoperte della medicina ci hanno allungato la vita, la tecnologia e l’industria ci hanno affrancato dai bisogni e lo sviluppo dei mezzi di trasporto e comunicazione ha permesso a tutti di girare il mondo (in modo reale o virtuale) e di fare le più diverse esperienze.
Nessuno mette ovviamente in discussione l’esattezza di queste affermazioni ma viene da chiedersi se i frutti della nostra epoca non abbiano determinato un prezzo troppo alto da pagare. Sono sotto gli occhi di tutti, per esempio, la sovrappopolazione e l’antropizzazione galoppante che stanno invadendo come una malattia proliferante il libero e selvaggio mondo del bel tempo che fu.
In ogni parte del pianeta dopo l’arrivo della cosiddetta civiltà quello che resta sono solo sconfinate periferie urbane e “riserve naturali” che si presentano come una via di mezzo tra uno Zoo ed un Luna Park. In queste riserve, chiamate pomposamente “Parchi”, gli esseri umani si muovono come alienati spettatori di un assurdo documentario.
La necessità di aumentare continuamente la produzione industriale provoca un insostenibile inquinamento e rende indispensabile l’utilizzo di tecniche di produzione oggettivamente rischiose (prodotti chimici di sintesi o organismi geneticamente modificati) e l’adozione di ritmi di lavoro e di vita disumani e alienanti.
Il modello di vita cosiddetto moderno si identifica con quello dell’ambiente urbano nel quale siamo letteralmente circondati da beni di consumo, prodotti tecnologici e servizi. Spesso possediamo più oggetti di quelli che umanamente possiamo utilizzare. Tre televisori, due videoregistratori, DVD, videogiochi, personal computer, decine di accessori e così tanti telecomandi che qualche volta ho cercato di cambiare canale al televisore con il telecomando dell’aria condizionata oppure di accendere il lettore di CD con il telecomando della telecamera, mentre contemporaneamente si azionava da solo anche il FAX.
E’ una follia.
Ma dicono che la grande città offre tanto e che a Roma ci sono decine di teatri, centinaia di cinema, migliaia di locali di tutti i generi e decine di migliaia di negozi. Cosa vuoi di più? Dicono. Allora adesso ve lo dico io cosa voglio di più!
Io a Roma ci sono nato e sono stato in tutti i teatri, in tutti i cinema e in quasi tutti i locali. Possiedo quasi ogni genere di giocattolo e di accessorio ma non è davvero questo che mi rende una persona felice. Proprio per niente!
Ciò che mi rende felice è la mia seconda vita. Quella che vivo quando – ogni venerdì- faccio una follia. Ogni santo venerdì – dopo cinque giorni passati per ragioni di lavoro vicino al cuore pulsante del business della metropoli – io semplicemente dico basta. Pur avendo cento e più cose da sbrigare nel fine settimana io abbasso la leva. Premo l’interruttore. Giro la chiave. Insomma stacco la spina e vado al Mare. Vado a casa mia, in un paradiso chiamato Santa Marinella.
Uscito dall’autostrada mi fermo per qualche minuto sulla grande piazzola dell’Aurelia che si affaccia sulla baia delle grottacce e gli eterni ritmi del vento mi parlano delle condizioni meteomarine del fine settimana. Il mare e il vento se ne fregano altamente del nostro mondo civilizzato: erano già li da prima e continueranno ad esserci dopo che l’ultima eco della nostra folle presunzione si sarà spenta da un pezzo. E mentre la mia mente cessa, come per incanto, di essere attanagliata dall’ansia delle “cose da fare” e dagli impegni assurdi, idioti e del tutto inventati del mondo moderno, sento già una nuova serenità che mi invade la mente e il corpo. Penso all’attrezzatura ed allo stile di pesca che userò in mare sabato e domenica e comincio a percepire l’ordine e la quiete che si impadroniscono del mio cuore.
La mia casetta al mare mi accoglie così tranquilla e serena. Appesi alle pareti ci sono i cimeli di una vita in mare e non c’è nulla di urgente da fare. Mi siedo in terrazza nella notte calma, sotto un tetto di stelle con un bicchierino ed un buon sigaro, e penso all’universo finché non mi commuovo.
E il giorno dopo a pesca! Chiunque conosca un po’ il nostro sport sa benissimo che tra preparazione dell’attrezzatura, arrivo sul luogo di pesca, spostamenti successivi, quattro o cinque ore di pesca effettiva in acqua e risciacquo successivo dell’attrezzatura, la giornata passa in battibaleno. E così mi ritrovo subito al sabato sera mentre sto cucinandomi tranquillamente per cena uno dei pesci che ho pescato. E’ stata una giornata splendida, mi sono divertito da impazzire e mi sento sereno, rilassato e in pace con il mondo. Ripenso alla città che mi sono lasciato alle spalle, alle decine di teatri, alle centinaia di cinema, alle migliaia di locali e ai milioni di persone ed automobili.
Così tante cose per non avere nemmeno la metà della metà della felicità che il Mare mi ha dato con due cefali. Cinque euro di valore economico?
Ecco cosa voglio di più. Voglio ritornare a vivere come un essere umano. Non mi importa di avere soldi ed onori, rivoglio indietro la mia vita ed una felicità fatta di niente.
Dalla mia terrazza guardo le onde del golfo di levante e sembra quasi che ridano della presunzione umana e della pretesa di urbanizzare il mondo. La razza umana? Un milione di anni fa non c’era e tra un milione di anni probabilmente non ci sarà più. Cosa volete che gliene importi alle onde della folle ambizione di questa razza idiota di primati glabri.
Gherardo Zei
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Semplicemente bellissimo!
Devo dire che ogni volta che leggo i racconti di Gherardo su pescasub resto affascinato dalle sue avventure e incuriosito dalle sue bellissime catture fatte in luoghi comuni e affollati che anche io frequento con scarsi risultati. Nelle sue parole si legge la passione e la poesia che prova nei confronti di questa bellissima attività ! Per me , modestissimo pescatore , è veramente un punto di riferimento . Continua così !
che dire, da una vita cerco (inutilmente) delle performance psicofisiche in questo sport, non ci riesco, è davvero lo sport più difficile al mondo. per gli atleti e gli agonisti di questa magnifica disciplina nutro la più assoluta ammirazione.
questo è il prelievo ittico più razionale ed ecologico che esiste, se tutti fossero costretti a pescare sia da dilettanti che da professionisti con maschera e fucile, il mare ritornerebbe a brulicare di vita come il mediterraneo di 100 anni fa. sono gli altri tipi di pesca, indiscriminati e massivi ,anche quelli minori che depauperano il mare.
ragazzi grazie di esistere, siete tutti magnifici.
ah !! dimenticavo, chi vincerà l’assoluto di marsala?
Ovvio, sua maestà Nicolò Riolo.
saluti da Lecce
E’ davvero bello leggere le medesime senzazioni, un saluto ad un amico del mare
Gherardo complimenti per il racconto…hai tirato fuori tutto cio’ che vorrei in queste tue poche parole che raccolgono una vita umana..tutti i giorni mi sveglio e sono convinto sempre di piu’ di fare questa scelta di vita!! Io lavoro all’estero in Polonia da quasi 4 anni e ne ho 23 ma il mare e la mia vita..ma la paura prende sempre il sopravvento poi…
“Ecco cosa voglio di più. Voglio ritornare a vivere come un essere umano. Non mi importa di avere soldi ed onori, rivoglio indietro la mia vita ed una felicità fatta di niente.”
mi commuovo ogni volta che ci penso e mi deprimo al fatto che in questo modo sembra che la vita che sto’ facendo mi stia’ rubando il bel mondo che si nasconde dove non esistono luci artificiali nella notte e rumori artificiali in luoghi incantati e sotto il velo dell’acqua..
solo…BELLO…
Grazie, grazie per le tue parole.
Nel leggere le tue “sensazioni” rivivo le mie… anch’io penso di come la gente possa trovare godimento nel caos più totale…
Mi dispiace che a causa del mio lavoro io ho solo dei ritagli di tempo e non abbia mai un fine settimana da dedicare al mare…
Ciao