Il 13 dicembre 2010 William Trubridge entra nella storia dell’apnea.
È lui il primo uomo ad essere sceso alla monumentale profondità di… un “ettometro” (in inglese “Hectometer”, 100 metri, da qui il nome del suo progetto per questo record).
William scende senza l’ausilio di alcuna pinna, monopinna o qualsiasi altro mezzo propulsivo, quanto meno senza l’ausilio di zavorre mobili.
È questa una delle discipline più pure dell’apnea… William dipende esclusivamente da se stesso, dalla sua coscienza corporea, tutti gli allenamenti, immersioni, esperienza accumulata per realizzare questa impresa. Dalla sua sicurezza, fiducia dei suoi mezzi.
Un record “sofferto”, eseguito al terzo tentativo.
Ecco un riepilogo di cosa è successo.
Il progetto Hector ha una finestra operativa di 6 giorni (dal 10 dicembre al 16). William Trubridge ha potuto usufruire di questo periodo, anche strategicamente (condizioni meteo, sensazioni personali…) per raggiungere l’ettometro.
Tutto il team organizzatore, apneisti di sicurezza, sub di profondità, i giudici AIDA, il dottore, cameraman e fotografi sempre pronti ogni giorno per supportare la storica discesa di William.
10.12.2010, venerdì mattina.
William decide per un record interlocutorio, di -96 anche per testare la macchina organizzativa. Migliorando così di un metro il suo precendete record di -95 metri. L’immersione è disturbata dalla corrente ascensionale delle bolle di un somozzatore ma William riesce a completare con successo questa nuova quota. È già record del mondo.
William decide di prendere un day off (sabato) e provare domenica l’ettometro.
12.12.2010, domenica mattina.
È il giorno dell’ettometro. Tutto sembra andare per il meglio, la giornata è splendida e il mare tranquillo. William si rilassa. Sulla piattaforma d’appoggio non si sente volare una mosca. Verso le 11:50 William si immerge.
Dopo le consuete 7 bracciate inizia il “freefall”, la lunga, lunghissima caduta libera verso il piattello a -100.
La risalita è decisa e non ci sono sbavature; come sempre William è stilisticamente perfetto. In superficie William si tiene al cavo e inizia il protocollo davanti ai giudici AIDA. Sua moglie Brittany da buon coach gli urla “respira, respira” gli “occhialini”, “tappanaso”…
Purtroppo quello che sembra una cosa molto semplice dopo un immersione diventa assai più ostica. William sbaglia la sequenza e dice “I’m ok” prima di avere levato il tappanaso. Subito si rende conto dell’errore… l’uscita era molto pulita; ma è un errore che costa carissimo. Dai giudici AIDA arriva infatti il cartellino rosso. L’ettometro è così vicino per William… ma gli è sfuggito per un’inezia.
Si torna a casa: tutto da rifare. La pressione per la buona riuscita del record aumenta anche se ci sono ancora diversi giorni a disposizione per fare meglio.
William mette tutti in stand by per ritentare l’ettometro l’indomani.
Intanto danno brutto tempo in arrivo e oltretutto a William è saltato fuori un noioso torcicollo…
13.12.2010, lunedì mattina.
Per tutta la notte ha soffiato un vento fortissimo.
William arriva di buon ora da noi (siamo aloggiati in un appartamento adiacente il suo). Essendo il primo ad essermi svegliato, lo osservo un attimo e chiedo subito:
“Lo facciamo?”
e lui risponde subito:
“Si credo di provare…”
“Il collo và meglio?” gli chiedo.
“Si và bene… sento ancora qualcosa ma il dolore è andato via quasi tutto.”
Tira ancora un brutto vento ed è piuttosto nuvoloso. Ci dirigiano verso la zona “Dean’s” e subito ci accorgiamo che il vento soffia da terra verso il mare quindi c’è poca onda.
Il Blue Hole nonostante il tempaccio è inverosimilmente calmo e l’acqua sembra molto limpida. Chiamiamo col cellulare subito “Billy” (William) per informarlo delle condizioni meteo dell’acqua. Di stare tranquillo che và tutto bene.
Sulla piattaforma siamo io (fotografo ma anche assistente sulla piattaforma), Brian Pucella, Alfredo Romo, Charlie Beede (apneisti sicurezza e assistenti), Nic Rowan (assistente) e Tom (dottore).
Subito viene misurato il cavo sotto i vigili occhi del giudice AIDA.
Il profondimetro ufficiale viene lasciato 2 minuti in fondo al piattello a -100 per avere l’ultima conferma dell’esattezza della quota. Bisogna risalpare i 100 metri e montare il faretto sotto il piattello. Contemporaneamente caliamo un speciale telaio su cui abbiamo montato un “Seawiever”, una specie di webcam subacquea con un cavo lungo oltre 100 metri che punterà esattamente il piattello (e quindi la virata sul fondo di William).
Il Seawiever è collegato a un minimonitor che può anche registrare il video e viene comandato dalla piattaforma in superficie. Lungo i 100 metri William ha organizzato ben tre telecamere. Sono Brian (che scenderà fino a -100) Paul (attorno ai -55) e Jason (-25/30). Due dei tre apneisti di sicurezza inoltre indosseranno delle piccole camere digitali grandagolari montate in fronte (in modo da avere altri due testimonianze video).
In superficie Matthew Brown riprenderà la fase di rilassamento, la capovolta e la fase di riemersione con il delicato protocollo davanti ai giudici. Matthew è il regista incaricato da William che userà tutto il materiale video (un totale di sei camere subacquee) per montare un film su questa impresa.
Quando William arriva in spiaggia verso le 10’30 di mattina noi in piattaforma siamo già pronti per il tuffo. Bisogna evitare in qualsiasi maniera di avere gente che lavora, si muove troppo o parla forte sulla piattaforma in sua presenza nella fase estrema concentrazione preimmersione. Tutte le persone non neccessarie devono abbandonare la piattaforma. Mi butto in acqua anche io, insieme a Paolo Valenti (nel frattempo arrivato) i due fotografi ufficiali del progetto Hector. Dobbiamo fotografare il più possibile…
Arriva William e con lui Brittany (recentemente sposati per la cronaca). Billy si stende e inizia tutti quei semplici rituali di preparazione al tuffo.
William non fa tuffi di riscaldamento.
Scende solo 7-8 metri, forse a polmoni vuoti e torna su per ristendersi in piattaforma. Bisogna evitare assolutamente di prendere freddo.
William indossa una muta ORCA FREE 2 mm (senza cappuccio) l’acqua si aggira attorno i 26/27°C.
Quando William si dirige verso il cavo per gli ultimi 4 minuti (circa) di rilassamento, tutti gli scubadivers si fiondano nell’abisso del blue hole. Ognuno si dispone al proprio posto.
Non c’è un countdown vero e proprio, William può partire quando vuole.
La carpa di William dura almeno 30 secondi. Tutti lo osserviamo per capire quando arriverà quel momento. Quando inizia la manovra della carpa è tempo per me di scendere. Le più belle foto di lui le prendo poco prima della caduta libera, verso le sue ultime bracciate a rana. Per questo devo scendere circa a -25 metri (fotografo anche io in apnea). Oggi riesco avedere chiaramente la superficie da quella quota.
William parte… ma si blocca subito. Qualcosa non è andato bene… ma cosa? Il lanyard si e bloccato?
Accanto a me c’è Jason con le bombole e un enorme scafandro che contiene la sua telecamera. Lo guardo e allargo le braccia “non so!”. Torno subito su ma ancora non capisco cosa è successo.
“Ha inghiottito dell’aria…”
Brutto affare… ma ancora una volta il tuffo è rimandato. William ci avvisa che riproverà in 20 minuti circa siccome ora è già preso dal freddo. Torna in spiaggia e si chiude nella sua jeep col riscaldamento al massimo.
Siamo tutti ammutoliti e preoccupati per lui e questo record così difficile da realizzare e che sembra ogni volta sfuggirgli di mano.
Ma William ritorna e questa volta per scrivere una pagina di storia dell’apnea.
Si ripetono tutte le operazioni preparative, i rituali. Ognuno prende posto (tranne Brian che è dovuto tornare a quote meno profonde).
Alle 11:43 (secondo il mio Suunto D4) William ci riprova. Questa volta non è una partenza falsa. In discesa lo incontro verso i -25 metri e riesco a prendere qualche buon scatto, poi scompare in questa profonda bocca che buca la terra fino a 206 metri più giù.
Il tempo passa lentamente. L’apneista di sicurezza Alfredo scende per primo a -30 metri dopo circa 2 minuti e 50 secondi che William è partito. Brian lo segue poco dopo a -20 metri. Scendo anche io dietro a lui e dopo di me l’ultimo apneista di sicurezza Charle.
Quasi subito vedo Alfredo a -30 e William che risale. Sembra tutto ok.
William rimerge dopo 4 minuti e 10 secondi.
Afferra il cavo qualche respiro profondo e questa volta, una corretta esecuzione del protocollo (surface protocol). Bisogna aspettare 30 secondi in tutto. Trenta lunghissimi secondi. Siamo tutti “congelati” osservando quello che sta per succedere. William ha riportato anche il TAG che mostra ai giudici AIDA.
Alla fine i giudici annuiscono. È FATTA.
Cartellino bianco!
William ha conquistato una quota storica con il solo ausilio delle proprie forze.
Nel 1976 Jacques Mayol scendeva a 100 metri di profondità in assetto variabile. Trentaquattro anni dopo un uomo scenderà alla stessa quota nella forma più pura dell’apnea.
L’angelo degli abissi… è il giorno dell’Ettometro, il giorno di William Trubridge!
Ecco il video del tuffo in apnea record:
A cura di Igor Liberti
Foto: Igor Liberti
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Tag: Aida, apnea, Blue Hole, ettometro, free diving, Hectometer, Igor Liberti, Jacques Mayol, muta Orca, record apnea, surface protocol, The day of the Hectometer, William Trubridge






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stupefacente
la purezza di questo sport è limpida come l’acqua del mare .
William Trubridge c’è l’ha fatto vedere.
incantevole prestazione complimenti
eccezionale record a zero tecnologia
Impressionante discisplina e costanza! Bravissimo.
Qual’è il surface protocol? E cosa significa “Ha inghiottito dell’aria…”? Ad ogni modo William Trubridge ha fatto una onorevole prestazione! Impressionante!