Dopo il Mondiale: Felice Concetto

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Questa settimana abbiamo avuto il piacere di intervistare Felice Concetto, un atleta che ha saputo portare in alto l’orgoglio italiano nei mondiali di pesca in apnea, che hanno avuto luogo in Perù nel mese di Ottobre.

Felice, innanzitutto complimenti per questa bellissima gara e per il risultato ottenuto; al momento del tuo arrivo in Perù, in che condizioni fisiche ti trovavi?

<<Direi che le mie condizioni fisiche, al momento della gara, erano davvero ottime. Avevo dedicato tutto l’anno ad un duro allenamento, sia a mare che in palestra, in vista di questa competizione, e penso di aver trovato il riscontro della mia preparazione atletica già al campionato svoltosi in Sardegna, nel mese di Settembre. Sono arrivato in Perù fisicamente preparato e molto determinato>>.

Quindi, durante la preparazione, non hai riscontrato particolari problemi?

<<In tutta onestà, la preparazione non è iniziata nel migliore dei modi, viste le numerose noie causate dai motori dei gommoni. Ma, oltre a qualche problema di tipo tecnico, preparare un campo gara era diventato anche rischioso, a causa della violenza delle onde e della corrente, che continuavano a trascinarci verso le rocce.

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Naturalmente, oltre che cercare le zone migliori, il mio scopo era quello di capire il comportamento delle prede, piuttosto diverse dalle specie presenti nel Mediterraneo. E, a proposito di specie differenti, mi torna in mente adesso un curioso episodio di un giorno in cui, oltre le solite foche che si avvicinavano, e di cui non si conoscevano mai le reali intenzioni, notai, tra le onde, per ben tre volte, uno squalo toro che nuotava nella mia direzione e che, a detta dei locali, si spinge verso terra solamente durante la caccia>>.

Insomma, una preparazione abbastanza burrascosa! Ma la situazione è sicuramente cambiata tra la prima e la seconda giornata di gara.

<<Beh, in realtà, la mia situazione era questa: dopo tre ore dall’inizio della gara, mi ritrovavo ancora con il carniere vuoto, e decisi quindi di spostarmi in una zona in cui vi erano molti altri atleti; e lì la svolta. In un’ora riuscii a sparare nove pesci, ed, in seguito ad un altro spostamento, invano, decisi di tornare al posto di partenza, riuscendo a sparare altri tre pesci, e ritrovandomi, allo scadere del tempo, con un pesce ancora nell’asta. La bilancia diede il responso di nove prede valide su undici.

felicemondialeLa seconda giornata, ho effettuato una partenza in una zona in cui, durante la preparazione, avevo notato qualche preda valida, che pensavo di dover condividere con molti altri atleti. Ma, con mia grande sorpresa, ed indubbiamente un po’ di fortuna, mi ritrovai da solo a pedagnare la zona. Qualche minuto dopo dovetti ricredermi: delle prede adocchiate in preparazione non c’era traccia. Decisi quindi di improvvisare, sperando di riuscire a prendere qualcosa che mi avrebbe permesso di rimanere ai vertici della classifica. Il finale, come il giorno precedente, si concluse con un pesce nell’asta ed un totale di tre prede valide>>.

Certamente non si può dire che tu non sia riuscito nel tuo intento, o, per lo meno, non ci sia andato così lontano. Pensi che avresti potuto concludere la competizione in modo migliore?

<<Sì, sono abbastanza rammaricato di non aver raggiunto in pieno quello che era l’obiettivo che mi ero imposto, ma non ho nulla da rimproverarmi, perché penso che, se fossi stato avvantaggiato com’erano gli atleti spagnoli, con mezzi migliori, più atleti a disposizione, ed attrezzature che permettono una preparazione quasi scientifica, avrei potuto fare di meglio>>.

A cura di G. Ricciardi