Dopo i Mondiali: quale futuro?

Si è da poco conclusa anche l’edizione 2012 dei Mondiali di pesca in apnea dove la nostra Nazionale tra luci e ombre continua a scendere nel ranking delle quotazioni.

Ci sono polemiche e commenti di ogni genere, pertanto vogliamo fare il punto della situazione con un ex CT della Nazionale ovvero Marco Bardi.

Marco tu hai fatto il CT della nazionale ai Mondiali del 2008 in Venezuela, come hai vissuto questo ultimo mondiale?

Partiamo proprio dal Venezuela dove abbiamo ottenuto un 2° posto a squadre ed un 4° posto individuale eppure siamo stati fortemente criticati, mentre a me alla fine sembrava un buon risultato. Certo si parte per vincere ma quando ci si accorge che non è più possibile, allora si deve fare di tutto per mantenere un risultato di prestigio. Eppure sembrava una pesante sconfitta. Adesso se guardiamo i numeri abbiamo un eccellente 5° posto individuale di Settimi al suo esordio, mentre a squadre siamo scesi al 4° posto.

Ad una prima analisi potrebbe sembrare ancora peggio e per molti lo è, ma il problema è sempre lo stesso. In oceano non siamo abituati anche se dopo tanti anni si deve iniziare a mettere da parte le esperienze. E’ inutile raccontare bufale come fanno commentatori che non hanno la minima esperienza in materia. Noi in Oceano siamo svantaggiati, come al contrario siamo i migliori in Mediterraneo.

Quali sono i principali problemi dell’Oceano?

Sono tanti e ne cito solo alcuni. Il pesce ha un comportamento molto differente, legato più alla marea e alle correnti che alla tipologia di fondale. Un atleta che pesca regolarmente in oceano, capisce subito molti di questi comportamenti che per noi sono veri e propri misteri. In oceano non si lavora con la consueta comodità del Mediterraneo, non conta la prestazione di apnea e nemmeno la tecnica sopraffina, ci vuole capacità di farsi trasportare dalle gigantesche onde di risacca e sentire alla perfezione i tempi per andare nei frangenti senza rischiare di rimanerci.

Tra dirlo e farlo vi garantisco che c’è un abisso. Noi cresciamo e ci abituiamo alle necessità del nostro mare mentre in Oceano è tutto il contrario. Siamo bravi a segnale, ma in Oceano è un limite. Siamo bravi tatticamente, ma in Oceano la tattica è spesso deleteria.

Allora cosa si può fare per diventare più competitivi?

Di idee ce ne possono essere molte, ma non è una questione di quale idea sposare, quanto di avere il coraggio di farlo. Le migliori  idee sono spesso le più preoccupanti. Nel senso che per diventare competitivi in Oceano si devono fare scelte coraggiose e stravolgere le nostre abitudini di mentalità, di gruppo, di istituzione, di metodo, con il rischio di abbandonare qualcosa che ci è abituale, senza avere certezze di come andrà. Una mia idea la avrei, ma credo che allo stato attuale non potrebbe mai essere adottata, anche perché ci vorrebbe del tempo e noi Italiani non abbiamo la pazienza di aspettare che il frutto maturi.

Dopo una deludente prova si pensa subito a cosa si potrebbe cambiare, ma alla fine si cambiano solo i nomi e invece di migliorare a volte si torna anche indietro. Questo dimostra che sono i metodi e non i nomi che possono fare la differenza.

Pensi che l’attuale direzione tecnica sia all’altezza?

A questo Mondiale avevamo Cappucciati e Milano che sono due esperti e si può dire di tutto tranne che non siano all’altezza. Avevamo tre atleti fortissimi, con caratteristiche diverse ma tutti bravi sui quali non si può discutere. Le gare come queste però si giocano anche su equilibri non direttamente legati alle capacità tecniche, quanto ad altri meccanismi fondamentali. Meccanismi che non posso analizzare in relazione a questo Mondiale perché non ero con loro.

A questo punto sorge spontanea la domanda, perché Giannini vinceva ed è stato considerato il migliore?

Ne ho sentite di tutte le salse da parte di commentatori senza esperienza che parlavano per immaginazione. Ho sentito spesso dire che Giannini puntava tutto su un atleta, ma non è assolutamente vero.

Ho sentito dire che se non aveva Mazzarri non vinceva ed invece ricordo che per 2 anni abbiamo vinto tutto senza mai schierare Mazzarri, che portava come barcaiolo proprio per stimolare i nuovi atleti e farli crescere. Senza trascurare il fatto che quando Giannini convocò per la prima volta Mazzarri, qualcuno gridò allo scandalo perché Mazzarri era un emerito sconosciuto, ma Giannini aveva saputo cogliere in lui le doti del fuoriclasse che poi si dimostrò dopo poco.  Era un Capitano che sapeva gestire molto bene il gruppo e riusciva nel miracolo di fare sentire tutti a loro agio e dare il massimo, scartava gli atleti che non sapevano adattarsi alla sua visione di vittoria e sceglieva quelli più idonei senza guardare i risultati individuali in altre gare. Poi un’altra dote era quella di trasmettere piena fiducia e rispetto reciproco che significa avere un valore aggiunto in tutta la squadra. Nessuno si deve sentire privilegiato e tutti lavorano per se stessi ma anche per i compagni. Nessuno si permette di criticare o di contravvenire alle regole di gruppo.

Nelle nazionali vincenti non si sente mai un atleta lamentarsi e tutti si comportano come dei professionisti adattandosi alle strategie del Capitano e alle necessità della squadra. Quando poi il gruppo diventa forte anche il singolo centuplica le sue capacità. Nelle squadre di calcio vincenti si vede esattamente la stessa cosa, tutti corrono e i campioni più blasonati si sacrificano, altri cambiano ruolo e migliorano e così via. Giannini si alzava sempre un ora prima degli atleti e sbrigava faccende noiose lasciando poi agli atleti il tempo di concentrarsi sulla preparazione e sullo studio. Non aveva un passato da agonista ma andava tutti i giorni in mare e si scriveva tutto per avere un quadro completo.

Un giorno trovai una grossa cernia in mezzo al mare e nemmeno il tempo di risalire in superficie, mi disse: questa cernia l’ha trovata Mazzarri il 12 alle 15,30 quindi allontanati da qui. Un’altra volta mi venne a prendere in preparazione e mi portò poco più avanti dicendomi, più o meno in questa zona si sono fermati a lungo i Francesi, ci deve essere qualcosa di interessante. Infatti venti minuti dopo trovai un posto fantastico dove prendemmo i pesci che ci consentirono di vincere anche perché li togliemmo proprio ai nostri diretti rivali Francesi che arrivarono secondi. Ad un campionato Assoluto dopo la mia prima convocazione in Nazionale, mi seguiva e mi incitava, dicendomi che aveva fiducia in me e che dovevo fare bene anche per lui, ma intanto mi stava studiando.

Una volta nonostante arrivai sul podio all’assoluto, mi sentii dire che non mi convocava come titolare perché per quella gara aveva più fiducia in un altro atleta. Ci rimasi male ma non criticai quella sua scelta, non mi sarei mai permesso di farlo, anzi andai come riserva e lavorai di più dei titolari. Anche questa volta mi stava studiando e mi aveva messo alla prova e poi mi confessò che avevo superato l’esame a pieni voti. Di questi episodi ne potrei raccontare a decine, ma bastano questi per avere un quadro chiaro. A onor del vero c’è anche da dire che Giannini ha avuto la fortuna di gareggiare sempre in Mediterraneo e l’unica esperienza in Oceano fu difficile anche per lui e poi aveva molti più mezzi di adesso sia economici che istituzionali.

Ciò non significa che i capitani attuali o precedenti non siano stati bravi, anzi possiamo riscontrare molte note positive, ma è anche vero che pensare al passato con nostalgia è un errore, anzi con tutto il rispetto per Giannini, sono convinto che si deve pensare a fare meglio.

In conclusione come vedi un nostro futuro?

Anche quando tutti gridavano di paura io ero fiducioso. Sembrava che non ci fossero più giovani ed invece ne abbiamo tanti. Anche questa volta vedo note positive sul futuro, a patto che si trovino appunto i nuovi metodi per potenziare la nostra tradizione. Il discorso è molto lungo e articolato, ma per farla in breve dico che ho fiducia nel futuro. Facciamo tesoro degli errori e delle esperienze e costruiamo un futuro fatto di piccoli passi, di rinnovati equilibri e di tanta concretezza.

23 pensieri su “Dopo i Mondiali: quale futuro?

  1. Sono pienamente d’accordo, finalmente un commento autorevole, argomentato e realistico, dopo un fiume di scemenze senza fondamento che hanno invaso il web in questi giorni.
    Come al solito da Marco c’è sempre da imparare.
    Ciao Marco grazie per l’interessantissima disamina.

  2. “Ho sentito dire che se non aveva Mazzarri non vinceva ed invece ricordo che per 2 anni abbiamo vinto tutto senza mai schierare Mazzarri”
    Mi sa che Marco ricorda male. Mi dica gli anni dove la Nazionale ha vinto senza MAi schierare Mazzarri…
    😉

  3. Ho sentito i ragazzi ed in particolare Concetto. A quanto ho capito sono stati molto penalizzati dalla pessima conservazione del pescato che è rimasto per ore sotto il peso schiacciante degli altri carnieri. In questo modo diversi pesci che potevano avere 1100 grammi sono risultati 980- 970….
    Da quanto scrive Marco, mi viene da pensare che un Giannini avrebbe fatto mettere i carnieri degli azzurri in una cesta a parte.
    Per il resto mi sembra che il risultato sia in linea con le solite prestazioni in oceano, che non ci hanno quasi mai visto brillare.

    • Un anno che non ricordo bene, ma credo che se fosse il c’era il circuito di coppa EURO AFRICANA, una sorta di Europeo che si disputava in 4 prove. Giannini decise di far gareggiare tre ragazzi : Bardi – Bellani – Ramacciotti Quindi partimmo per Bulgaria e Turchia vincendo entrambe le gare e la terza si disputava in Francia a La CIOTAT. Per l’occasione visto che eravamo in netto vantaggio su tutti, decise di portare Mazzarri e Riolo come barcaioli anche per darci una ricca soddisfazione e continuare con questa squadra di giovani. Io avevo proprio Mazzarri che mi passava i fucili e mi incitava (inutile dire che andavo a 3.000) Insomma Renzo fu il mio barcaiolo e presi 28 pesci in un carniere misto. Sembrava che avevo vinto la prova invece un altro ragazzaccio un certo “CARBONELL” portò al peso un carniere di 27 prede ma di pochi grammi più grandi delle mie tanto che vinse lui e io dovetti per l’ennesima volta accontentarmi del secondo posto. Confesso che dissi tra me” ma chi cavolo è questo Spagnolo che mi ha rovinato la festa??
      Invece apprezzai molto lo sforzo di Mazzarri che aveva già due titoli mondiali all’attivo e che per spirito di squadra accettò senza un minimo di dubbio di partecipare. Vincemmo anche quella gara e ci presentammo all’ultima già campioni d’Europa anche se finivamo ultimi in classifica.

  4. Era il 1991 Marco e a Stromboli (prima prova di coppa europa dell’anno) vinse Riolo (tu facevi il secondo a Molteni). Poi ci fu la Prova Spgnola e Mazzarri massacrò tutti (tu facevi il secondo a Riolo). Poi ci fu Istambul e Giannini cominciò a mettere in campo i giovani: Vinse Carbonell di poco davanti a Bellani. A squdre ervamo primi in coppa Europa e a Le Ciotat nell’ultima prova in Francia tutti nella schiuma con i Big a far da secondi: vinse Carbonell davanti alla tua prova strepitosa ( se non erro prendesti pure il pesce più grosso della gara… credo una spigola) solo perchè aveva cefali pesanti. L’Italia vinse tutto.

  5. Però è bene ricordare che la classifica a squadre in Venezuela non aveva alcun valore. Fino a quell’anno il regolamento internazionale CMAS prevedeva che il titolo a squadre venisse assegnato con una competizione ad hoc e NON sommando i punteggi del mondiale individuale.

    Anche oggi che pure la classifica a squadre si stila sommando i punteggi vale pressochè zero, prova ne è il fatto che nessuna cerimonia di premiazione e nessuna medaglia viene riservata alle squadre “vincitrici”.

    • è verissimo: nela pesca in apnea agonistica Nazionale se ci fossero le Olimpiadi del “tira l’acqua al tuo mulino” saremmo imbattibili.

      • Probabilmente da un lato è sbagliato considerare un fallimento qualsiasi piazzamento fuori dal podio, dobbiamo metterci in testa che non abbiamo più gli squadroni del passato e mentre gli spagnoli sono rimasti dov’erano, noi siamo stati sopravanzati da diverse altre nazioni. L’Oceano è sempre stato un alibi, in fondo non abbiamo avuto risultati eclatanti nemmeno in mediterraneo, qualcosa vorrà pur dire.

        Dall’altro è patetico sentire la dirigenza dichiarare (quando non c’è il silenzio stampa!) degli obiettivi talmente ridicoli da far cadere le braccia a chiunque. Già in Venezuela è stato deprimente sentire che si puntava ad un podio a squadre che non esisteva, dopo si è sempre cercato di volare basso. Con delle aspettative rasoterra vorrei capire gli atleti dove dovrebbero trovare gli stimoli per essere competitivi.

        Gli Ucraini hanno fatto molto bene, e si che loro SOGNAVANO un piazzamento del genere…

  6. “AVoja” di leccare e dar carezze ognuno per un suo tornaconto tanto lo sappiamo che il pesce puzza dalla testa. Io penso che i nostri atleti siano capaci a prendere cefali, balestra, tordi sia in mediterraneo sia in oceano.
    Risultati di squadra? Il nostro è uno sport individuale, il resto sono chiacchiere.
    Giannini con intelligenza aveva capito in tempo chi c’era al governo né usci in tempo!!

  7. Noto con piacere che qualcuno la pensa come me!
    Mi piacerebbe sapere qual’è il significato del puntare al titolo a squadre in una gara individuale, dove, tra l’altro questo fantomatico titolo è ottenuto dalla somma dei punteggi degli atleti in gara? Quale tattica acuta bisogna attuare per aggiudicarsi il titolo che non c’è. A me pare che basti puntare alla vittoria individuale. Quella di Rovigno è una gara a squadre, il campionato per Società è una gara a squadre, qualche anno fa fu disputato un campionato europeo a squadre, poi non ha più avuto seguito.
    A me pare che questo atteggiamento sia un modo per mettere avanti le mani dovuto all’idea, magari inconscia, di non essere certi del valore dei singoli, se non si può puntare a vincere singolarmente, tre buoni piazzamenti, sommati, potrebbero farci fare un buon risultato nella classifica che non c’è.

    • Nella mia carriera ho avuto 4 capitani e sono cambiati 3 volte i dirigenti Federali, quindi un poca di esperienza la ho fatta e posso garantire che non è mai cambiato niente.
      Ebbene tutti, in particolare Giannini, la prima cosa ti dicevano era fare un risultato di gruppo per dare morale e costruire esperienza. Nel mio caso mi venne chiesto di fare il capitano solo per il mondiale Venezuelano perché non potevo impegnarmi oltre. Mi venne chiesto di ricostruire il gruppo che era disorientato e portare a casa almeno un posto sul podio.
      Voglio anche fare un’altra precisazione: se si puntasse solo al titolo individuale bisognerebbe gareggiare in tre per uno solo. Dovrebbe prendere tutti i segnali solo uno e scegliere i migliori. Potrebbe scegliersi l’aiutante e il mezzo nautico che danno più garanzie. Bisognerebbe investire su di lui tutto il denaro disponibile e le risorse di tempo e quant’altro. Gli altri due atleti cosa farebbero?? Gli altri atleti aiutanti come partirebbero per una gara con la nazionale?
      La storia ci dimostra che invece è sempre stato il contrario anche per quelle nazioni emergenti che oggi sono davanti a noi. Hanno fatto un lavoro di gruppo per ottenere quello che hanno adesso e sempre dal lavoro globale è nato lo stimolo per il Gospic di turno che ha iniziato dietro le quinte e poi ha decollato come potrebbe fare uno dei nostri giovani.
      Quando vincevamo tutto noi, la Spagna era al nostro attuale posto, investiva e sopportava la sconfitta, però continuava a investire aspettando il momento idoneo.
      Comunque sono punti di vista ed è giusto che ognuno la veda a modo suo.
      Nel mio caso, sono convinto che si ottiene di più con un investimento di gruppo anche se la classifica a squadre non è così importante, ma ci vuole pazienza. Non a caso si dice che la pazienza è la virtù dei forti…..

  8. Ai più presumo che sfugga che tra i tre titolari ci siano talenti scovati e curati da Marco Bardi che li ha presi nel Team Omer che dirige da sempre…(parlo di Settimi e anche De Silvestri fino all’assoluto di Calasetta.)Settimi per il suo talento non avrebbe problemi a salire nel gradino più alto se s’investisse a fargli maturare le esperienze necessarie alla pesca in oceano. Serio, capace, grande fiuto ha dimostrato il suo valore negli assoluti del recente passato tutt’altro che facili ai fini della classifica. Merita il biglietto per la massima considerazione e conferme verso una serenità agonistica. Il suo talento a mio giudizio è indiscutibile. Mi pare evidente che dopo il Venezuela in un modo o nell’altro si vanno a raccogliere i frutti di Marco Bardi che presente o assente è sempre protagonista indiscutilmente in positivo sulle sorti del nostro agonismo grazie agli atleti che cura…….Grande intervista ed esposizione a chiare lettere della situazione agonistica oltre confine. Sono andato a rivedere le interviste video del Venezuela prima e dopo gara…idem quelle di Vigo…le clip messe a confronto parlano da sole: dalle critiche di allora si può solo vedere una situazione infinitamente peggiorata provato che la baracca l’ha tenuta in piedi il solo talento personale di Settimi….eppure c’è ancora chi rema contro a chi si fa il mazzo da una vita a mantenere in vita l’agonismo che conta…

  9. beh, di fronte a cotanta sapienza bisogna arrendrsi.
    P.S. voglio troppo bene a Lorè 😉

  10. Gentili amici ,
    intervengo a sostenere la tesi di Bardi , che condivido in pieno , anche col supporto di ulteriori motivi , anche extra agonostici. La “baracca da tenere in piedi ” non è solo quella di una squadra o un’ atleta da mandare ai Mondiali , ma tutta la “baracca”,( e il termine non mi piace) , della pesca subacquea in apnea , compresa e forse in maniera privilegiata, quella dell’ attività amatoriale. E’ infatti da una platea più vasta di praticanti che può uscire per selezione o per talento naturale uno più atleti di livello. Aprite i siti di pesca sub spagnoli , e troverete gite sociali in pullman per le gare zonali , partecipazione popolare e diffusa a questo sport. Anche in Croazia , con meno displey determination avvengono cose simili . Vero è che la Croazia a Vigo ha potuto supplire egregiamente al default di uno dei suoi atleti di punta , ricorrendo all’ amico Jakupovic di Lussino che ha tenuto botta egregiamente , se non mi sbaglio. Dare verso l’ esterno del nostro mondo l’ immagine di uno sport eco compatibile , sicuro , praticato da atleti seri e capaci di lavorare in gruppo : questo penso sia necessario per non soccombere alla “furia pseudo-ambientalista” ai telegiornali che parlano di drammatici incidenti a sub solitari , alle tutele delle Capitanerie verso i poveri bagnanti insidiati dagli arbalete clandestini. Che poi Settimi sia bravissimo è cosa certa, anche se a Rovigno erano Claut e Bisulli ad avere la chiave della pescheria! La punta della piramide sta su una larga base. Saraghi e salute a tutti

    • Bravo Giovanni, mi cpomplimento per la tua analisi che rappresenta la voce nascosta della maggior parte degli appassionati. Spesso infatti ci si dimentica che esiste un pubblico AMPIO e VARIO, non solo gli accaniti ch eoltre a essere pochi sono spesso distruttivi perchè ne fanno una questione personale. Solo in gruppo si ottiene qualcosa sopratutto quando si riesce a vedere oltre gli schemi personali.

  11. Forse non sono riuscito a spiegarmi, vorrei chiarire il mio concetto ed il disappunto che ho espresso.
    Concordo con Marco sulla visione della gestione della Nazionale per creare un gruppo coeso ed affiatato di atleti anche per avere un clima ideale nelle trasferte, soprattutto in occasione di grandi eventi come i mondiali, concordo anche sul fatto che una Federazione ed un ct possa investire per riuscire ad ottenere delle ottime prove corali degli atleti che prendono parte alle manifestazioni agonistiche internazionali, che certamente fanno bene a tutto il movimento.
    Rimane il fatto però che ora come ora non sono riconosciuti dalla CMAS titoli a squadre nelle competizioni individuali, questo può piacere o meno, può essere giusto o sbagliato, ma è un dato di fatto, conseguentemente ritengo sia quasi ridicolo che si parta per un mondiale con l’obiettivo dichiarato di “fare bene a squadre” o che si commenti il risultato ottenuto in funzione del piazzamento della nazionale in una classifica fai da te che non porta alcun riconoscimento, perdonatemi ma per me tutto ciò non ha alcun senso. Mi sembra come dire che la nazionale di calcio va a fare un mondiale con l’obiettivo di vincere la classifica cannonieri o segnare più gol di tutte le altre squadre. La prova corale della squadra può sicuramente e deve essere motivo di analisi post gara da parte di dirigenti e tecnici federali, ma nulla di più, dati i parametri delle competizioni internazionali come sono ora.
    Inoltre scusate ma omai ho molti anni di competizioni sulle spalle ed anche qualcuno in nazionale e senza timori di smentite vi assicuro che la pesca in apnea è uno sport altamente individuale, chi fa un campionato del mondo ha un unico obiettivo ottenere il massimo risultato personale, anche a discapito dei suoi compagni di squadra se fosse necessario, lo spirito di squadre esiste e deve esistere tra atleta e barcaiolo, ma nulla oltre questo, chi sostiene il contrario o non ha alcuna esperienza o mente.
    Buon mare a tutti

  12. Gentile sig. Petrolini,
    ritengo che i blog come questo siano utili in quanto consentono uno scambio d’ idee dal quale chi legge possa trarre positivi stimoli per sè medesimo e per ciò che rappresenta. Rispondo quindi alle sue deduzioni con argomentazioni più ampie che spero non siano di tedio per chi le legge.
    Quanto lei dice e quanto asserisco io col conforto del sig. Bardi , non sono posizioni duali , ma complementari , purchè ad ognuna venga attribuita la giusta valenza. Vengo al merito.
    In primo luogo , mi permetta, ritengo infelice e inappropriato il paragone col calcio. Le logiche e gli schemi agonistici del nostro sport possono forse confrontarsi con quelle del ciclismo . Concetti di squadra, capitano, gerarchie e rapporti come quelli richiamati da Bardi esistono, anche in forme deteriori , nelle corse a tappe. Il Tour lo vince uno , supportato da una squadra dove tutti possono essere sacrificati per lui , anche uno che gli è superiore. Che poi sia anche una squadra a vincere forse non lo ricorda più nessuno , come nessuno , oltre alla cerchia dei più appassionati, non ricorda il secondo o il terzo.
    Un secondo ragionamento : Settimi, del quale lei è calcisticamente “tifoso”, pesca con un fucile che non si è costruito di notte , o una muta fatta all’ uncinetto , ma con prodotti che sono il vertice tenologico di una o più ditte che li producono. Ditte che , tramite l’ immagne di un atleta , di una squadra o di un gruppo sportivo, puntano ad acquisire mercato e raggiungere degli utili, parte dei quali saranno reinvestiti a ottimizzare prodotti e a concorrere a cercare il Settimi del 2020. Mercato nel qual ci sono anch’ io , che per aumentre le mie speranze di catture andrò alla SEPASB di Duilio Seri a farmi vendere il miglio arbalete , quello che usano gli atleti come Settimi. Settimi che , nella sua Società e nell’ intorno territoriale rappresenterà un modello da seguire ed imitare. Se a primeggiare nelle com’etizioni è una squadra , avrò più riferimenti territoriali , vicini al mercato Concetto è siciliano , poi De Silvestri è sardo , Claut è triestino e Smeraldi , se non erro è dei laghi. Oltre al loro valore, saggia scelta sul territorio. E questi signori, forse, oltre a un modello per tecnoica e prodotti saranno anche un modello in termini di lealtà sportiva e non certo se volessero primeggiare ” …anche a discapito dei suoi compagni di squadra se fosse necessario. ” Lo sport esiste in quanto strumento di formazione individuale e sociale , indipendentemente dalle deviazioni economico-spettacolistiche che molte “specialità” offrono ( doping . incontri tuccati e quant’ altro ) e alle quali non vorrei mai che la subacquea fosse associata. E in quest’ ottica,ma solo in questo ambito, riveste valore positivo e propulsivo l’ ambizione individuale che lei invece reputa essere l’ unico motore plausibile per la subacquea.
    Terzo argomento : le”norme” del Mondiale. In linea di principio di tecnica di produzione giuridica , è la norma che deve adattarsi alla realtà fattuale , e non viceversa, pur sempre in ambito di astrattezza , unversalità ed efficacia.
    La CIMAS non mi è mai parsa attenta al suo dominio , tanto da pedersi importanti pezzi per strada . Dunque se emerge la volontà ( o per rispettare anche le altre opinioni ) o il preponderante interesse per un ” Campionato del mondo per Nazioni” , forse sarebbe opportuno pensarlo con queste priorità . Posso assicurare che , vivendo in prossimità a sloveni e croati , le “provocazioni” sono tra il “noi” e il “voi” , mai tra un Gospic e , rieccolo!, un Settimi . E qualcuno di quei “noi” o “voi” , che magari ha più risorse, asseconderà suo figlio a praticare uno sport povero come il nostro.
    Spero che la sintesi di quanto posso argomentare sia efficace.
    Consentimi quindi di pensarla in maniera differente da te , gentile amico, almeno nei termini che ho cercato di illustrare, senza per questo dedurre che io sia falso o ignorante.
    Un saluto a tutti

  13. Caro Giovanni, innanzitutto mi scuso se sono sembrato in qualche modo offensivo nei confronti delle opinioni altrui, non era mia volontà, rispetto le tue opinioni ed in gran parte, le condivido anche, come quelle di Marco, come avevo già affermato, in entrambi i post che ho scritto.
    Vorrei replicare con alcune osservazioni.
    Sicuramente l’esempio del ciclismo che hai fatto è più azzeccato del calcio, io però non avevo l’intento di assimilare due sport, ma quello di evidenziare gli obiettivi di una nazionale rispetto all’impegno che va ad affrontare, ovvero se la posta in palio è un titolo individuale ritengo anacronistico perseguirne un altro non riconosciuto da chi organizza la manifestazione.
    Se poi invece vogliamo disquisire sull’eliminazione di un titolo a squadre da parte della CMAS, sono il primo a dire che non sembra giusto neanche a me, se io ne fossi a capo sicuramente organizzerei anche dei titoli per nazioni oltre che quelli individuali, ma in due competizioni distinte, concordo infatti con la CMAS nel non riconoscere in una competizione individuale un titolo a squadre ottenuto sommando i punteggi di tre atleti che competono individualmente, ognuno per se. In una gara a squadre come ho già accennato in precedenza, deve esserci una squadra con una stessa imbarcazione, con uno stesso barcaiolo, un gruppo che gareggia insieme per un risultato di squadra, non individuale, atleti che si aiutano a vicenda per l’ottenimento di un risultato che appaga tutti i componenti della squadra.
    Ho citato come esempio i campionati italiani per società o la gara di Rovigno, quelle sono gare in cui non vince un atleta solo, ma una squadra di atleti.
    Mi contesti l’affermazione che un atleta ad un mondiale vuole primeggiare anche a discapito dei suoi compagni di squadra se fosse necessario, può piacere o no ma è la realtà. Ovviamente non parlo di scorrettezze tra atleti della stessa maglia, quello sarebbe gravissimo, ma se ci si trova a pescare fianco a fianco, perchè uno dovrebbe cedere il passo all’altro?
    Se sei un vero agonista e ti assicuro che i selezionati nella nazionale lo sono, vai ad un mondiale per vincere, si, per la tua nazione, ma per vincere tu, non per far vincere il tuo compagno della tua stessa nazione, vincere significa arrivare prima di tutti, anche dei tuoi compagni di nazionale.
    Se non si ha questo obiettivo, se non si crede fermamente di poterlo fare, di essere migliore di tutti gli altri è meglio cedere il passo ad altri che lo hanno, a certi livelli, per primeggiare devi avere qualcosa in più degli altri, non c’è spazio per signorate o gentilezze verso gli avversari.
    Carissimo Giovanni, non darmi più del gentile sig, Petrolini, il mio cognome è Petrollini con due elle :-)))
    Cocordo con molte delle tue osservazioni e rispetto quelle in cui divergiamo.
    Cari saluti
    Daniele

    • ma e la pura verita !! e nessuno lo a capito, ho fa finta di non capire! non esiste , e uno sport INDIVIDUALE!! ma quando mai si e visto che uno va a far il mondiale pensando di far risultato di squadra?? forse in un campionato per socetà? o magari se farebbero il mondiale a squadre con formula identica a quella del assoluto per socetà, con tre atleti per ogni gommone, e unico carniere…! magari…

  14. Bisogna capire una cosa: la caccia non è sport. E’ caccia. Inutile insistere. Lo sport, per definizione, è sublimazione della violenza. E’ gesto simbolico che rinuncia al danno dell’avversario, per diventare arte, fine a se stesso. La caccia, così come la pesca, è violenza reale, conclamata. Lo scopo del gesto è uccidere. E’ caccia. E’ pesca. Non è sport. Di conseguenza, gli “appassionati” farebbero bene a rassegnarsi: le “gare” di pesca sono un controsenso, una perversione, sotto certi aspetti. Andrebbero quindi abolite, vietate tout-court. Non si può fare della morte una gara.

  15. Sono felice di lasciare un commento in una discussione dove sono intervenuti Marco Bardi, che seguo da quando ero piccolo, e tanti altri bravi pescatori italiani.
    Nonostante anche io sia un pescatore subacqueo, sono d’accordo con il sig. Mario. Oramai, nel 2012, provo delle sensazioni contrastanti quando vedo le gare di pesca. Penso che la caccia, così come la pesca, sia un’attività primordiale dell’uomo. Allo stesso tempo non mi piace vedere tanta gente che si cimenta nell’uccidere delle creature viventi per uno scopo *agonistico*.

  16. non esiste atleta che regalerebbe un pesce in un mondiale a nessuno dei suoi compagni di “team” e questo lo sapeva bene Giannini, provate a chiedere a Renzo Mazzarri se avrebbe dato un segnale di una cernia a Bellani o a Riolo nel mondiale di Porto Cristo?? haha MAI! quelli che credono ancora alle favole non hanno capito nulla dello sport della pesca sub in gara! vincere e tassativo, dopo il 3 posto non sei nulla!! e crudele ma e così! e qualcuno ANCORA NON L’HA CAPITO Aldo si…ma i nuovi forse no

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